martedì 29 dicembre 2009

Pierferdinando D'Alema, il giovane "andreotti" senza gobba


Volete vedere la faccia di Pierferdinando D’Alema? Scendete giù in Puglia. A quanto pare dei “facinorosi” – proprio così li dipinge il sindaco Emiliano - si sono messi a protestare a voce alta contro il diktat dalemiano. Esatto. Col telecomando a distanza, il leader più oscuro del Pd (in quanto non è stato eletto da nessuno) vorrebbe imporre il proprio candidato: Emiliano, appunto. E i delegati protestano. Apriti cielo, la democrazia!
È guerra aperta. “Vendola ritiri le sue truppe!” sbraitano i luogotenenti del partito democratico. Emiliano in testa.

Chissà perché, quando gli studenti protestano in Iran tutti concordano sul fatto che invocano la democrazia parlamentare; quando però accade la stessa cosa all’interno del partito democratico, si tratta solo di semplici facinorosi: scissionisti, seminatori di odio. Terroristi e black block.

La verità è che Pierferdinando D’Alema ha deciso per tutti. Ci sono affari in vista. C’è un’alleanza coatta da coltivare con l’Udc di Casini - suocero di Caltagirone. E Nichi Vendola a quanto pare non è desiderabile come presidente.

Il motivo è semplice. Vendola è stato capace di azzerare l’intera giunta regionale subito dopo il coinvolgimento negli scandali già noti. Eccolo il vero reato della giunta Vendola: la moralità premeditata. Un comportamento anomalo. Bassolino docet. E la Calabria non è da meno. Né qualche spurio lucano scherza. Di regola si resiste “berlusconianamente” fino alla condanna definitiva. Altro che dimissioni per beghe giudiziarie. Guardate per esempio l’Udc Totò Cuffaro condannato in secondo grado e tuttora in Parlamento. Guardate il Pd Tedesco, coinvolto negli scandali pugliesi e promosso da D’Alema al senato.


Eccovi signore e signori spiegata l’etica della coalizione coatta piovuta dai cieli di Roma. Credere obbedire e candidare. Benvenuti nel Partito democratico. Il partito dove la democrazia è partita.

lunedì 28 dicembre 2009

¡No pasarán!



(Intervista a Tabucchi sulla libertà di stampa)

PER UNA VERSIONE SOTTOTITOLATA IN ITALIANO
Clicca su:

http://www.youtube.com/watch?v=PPdcpYUPIec

domenica 27 dicembre 2009

Se l'odio per papi ci spinge ad aggredire il papa...


Non ci bastava l'aggressione a papi come fatto di cronaca. No. Ci tocca leggere nientemeno dell'aggressione al papa. E papi che puntuale rilascia via telefono al tg 1: "basta odio ed estremismi".

Il papa l'indomani benedice urbi et orbi. Papi telefona urbi et orbi a ogni trasmissione televisiva. Ai terremotati in Abruzzo. Ai tg. Praticamente è in ogni luogo.

Il papa nel frattempo si affaccia dal balcone e benedice i suoi fedeli. Il fido direttore Minzolin invece s'inginocchia sull'etere per lasciar commentare a papi l'accaduto. "Ho pensato che davvero dobbiamo contrastare queste fabbriche di menzogne - dichiara papi in difesa del papa - queste fabbriche di estremismo e anche di odio". E' la benedizione catodica del conducator della comunicazione. Urbi et orbi anche questa. E il papa Ratzinger ancora una volta non replica un bel nulla. Ma rassicura la folla compostamente.

Probabilmente il fatto di non temere processi fa la sua bella differenza. Cioè, non avere ad esempio alcun processo Mills sul groppone, significherà senz'altro che puoi snobbarle certe situazioni più che incresciose. Digerirle meglio. E magari sorvolare. O volare alto. Lasciare perdere. Ma questo può farlo il papa. Papi invece no. E' troppo invischiato con la giustizia papi. Confessiamolo pure: è nei guai fino al collo. Deve assolutamente parificare gli eventi. Salvare tanto il culo quanto l'anima.

A suo dire è chiara la medesima matrice psico-terroristica. Tentato agguato di chiaro stampo politico. Fuori nomi e cognomi dei fomentatori di odio. Travaglio e Di Pietro. Mandanti morali sia di papi che del papa.


Esisterebbe quindi un disegno eversivo trasversalmente laico. Atto a seminare odio tanto nello stato Italiano che in Vaticano. A questo punto, se la statuina lanciata a papi è stata capace di determinare un mutamento di rotta verso le riforme costituzionali, perché non approfittare di riformare il diritto canonico? E il numero di giudici della Sacra Rota? Un attentato vale un altro, no?


E poi se tanto mi da tanto - voglio dire - se l'agguato a papi è fatto dello stesso odio politico di quello commesso al papa: perché non riformare tutto? E' giunto forse il momento che in Vaticano si stemperi l'odio fazioso tra cardinali! E che, senza fumate nere, si giunga finalmente ad una stagione di riforme. Occorre un nuovo patto. La pacificazione sociale e religiosa. E' necessario un inciucio tra Tettamanzi e Bagnasco. Un lodo Tettamanzi si profila già. Destra e sinistra clericale devono governare per il bene del Vaticano. Basta. L'odio deve cessare. Sia chiaro: i mandanti morali sono noti a chiunque. Anzi, non dimentichiamo l'evidenza: la signora svizzera che si accanisce contro Ratzinger - diciamolo pure - aveva un abito dal colore inconfondibile. Era rosso. Ecco, i soliti comunisti.

mercoledì 23 dicembre 2009

NOTTE DELLA CULTURA, GLI ARTISTI PER LE DIFFERENZE CULTURALI




NELL'AMBITO DELLA SETTIMANA DELLA CULTURA

Musica rock, Jazz, Grunge, Acustico e folk, mostra fotografica,di pittura e scultura, videoproiezioni e installazioni artistiche, performance teatrali, letture di poesie, writers


Sabato 26 dicembre 2009

alle ore 20.00

(Arci, Arco Olimpo - Francavilla Fontana, Br.)

reading di
ALFONSO DIEGO CASELLA

e del suo romanzo

CICORIA

- 2° edizione -

BONDI, IL POETA CHE INSULTAVA CON SCAMPOLI DI POESIA



Piccolo quesito da settimana enigmistica. Cinque lettere. Orizzontale. Poeta che scrisse come incipit "Vertigine del nulla". Bondi? Esatto, indovinato. Il ministro Sandro Bondi. Poeta improvvisato e ministro della Cultura. Ma tralasciamo quiz e sciarade impossibili. Un dubbio politico più modesta. Eccolo qua.

Chissà perché il ministro ogni volta che si parla di guai giudiziari della signora Abelli (in Gariboldi) se la prende così tanto da diventare scuscettibile fino a insultare chiunque. E' accaduto già due volte. La prima. Un giornalista racconta in televisione che il ministro Bondi va a trovare spesso una elegante signora in carcere perché accusata di riciclaggio, moglie tra l'altro dell'onorevole Abelli - deputato PDL, capo della segreteria politica del ministero della Cultura nonché Assessore della Sanità in Lombardia - e il poeta-ministro invia un fax alla trasmissione definendo il fatto espresso dal giornalista (non l'opinione) "una infamia e una barbarie" senza smentire un bel nulla.

La seconda è oggi. Il gip motiva il rigetto d'istanza di scarcerazione per la signora in questione e giù il poeta Bondi ad accusare nuovamente il giudice di "disumanità".

Ma tralsciamo la poesia e passiamo ai fatti. Lo scorso ottobre arrestano un imprenditore per fatture gonfiate. Il caso riguarda la bonifica del quartiere San Giulia, a Milano, che coinvolge la signora Gariboldi contestualmente accusata di riciclaggio di denaro. La signora patteggia. Propone di restituire 1,2 milioni di euro. Il che significa da una parte che è intenzionata a restituire il maltolto, dall'altra, che implicitamente sta ammettendo una colpa.

Insomma, perché è "barbarie" raccontare in diretta all'opinione pubblica che un ministro va e viene dal carcere per assistere una signora accusata di riciclaggio e che ha patteggiato? E perché va giudicato come "inumano" il giudice che grazie alle indagini fa rientrare una considerevole somma nelle casse dello stato?

A sentire il ministro è barbarie. A sentire il marito della donna, l'onorevole Gariboldi: "Mia moglie è una donna onesta" così avrebbe dichiarato. Bondi si definisce "sgomento per il mancato senso di umanità".

A noi, ciò che lascia veramente sgomenti è la somma che la signora intende restituire allo stato: 1,2 milioni di euro. Alla faccia della crisi diciamo. Alla faccia degli stabilimenti che chiudono. Ma è colpa nostra. Forse non siamo abbastanza raffinati. Ci manca la poesia. E ci esprimiamo con espressioni ruspanti da barbarie. Apprezziamo le gesta della magistratura che non ha alcun senso di umanità. D'altronde, la cultura è cultura. E non giustizialismo. La poesia è poesia. E Bondi poeta lo è davvero. Altro che cazzi!

venerdì 18 dicembre 2009

E IL PREMIER SI FECE CARNE E VISSE TRA NOI



Avevamo augurato una pronta guarigione al premier. Tenendo ben distinte le due cose: la guarigione breve dal processo breve. La salute personale dalla salute del paese, le riforme ad personam dalle riforme costituzionali, il legittimo impedimento e il reale impedimento di questo paese ad andare avanti. Questo non sembra più una nazione. È un computer impallato. Immobile. Che ripete e ripete ossessivamente un nome: Berlusconi. Che discute e discute ossessivamente sullo stesso nome: Berlusconi. Siamo impallati. Non dobbiamo soltanto abbassare i toni, qui c’è da spegnere il computer e riavviarlo. E cliccare su un’altra parola - se Schifani naturalmente non riterrà ciò contra-legem. Perfino quando si tratta di riforme del paese, le riforme riguardano esclusivamente il premier.


Ora è ritornato. E l’amore vince sempre, questo ha rilasciato. Somiglia quasi a un Padre Pio new age. "Se cambia il clima il suo dolore non è stato inutile". E ancora: "Ricorderà l’amore dei molti e l’odio dei pochi.” Siamo al vangelo puro. Alla passione di nostro signore Gesù Cristo. Il premier che si fece carne e visse tra noi. Ma che trovata geniale. Il “fruitore finale” che predica l’amore mistico.


Egregio presidente,
rilascio una dichiarazione anch’ io, approfittando del suo rientro ad Arcore. Cosa di cui sono contento. E lo dico con sincerità. Mi chiamo Alfonso Diego Casella. Non c’è nessun anonimato dietro a questo blog. E non appartengo né a coloro che la odiano né a coloro che la amano. Io Le ho augurato una breve guarigione. Ma il processo breve è un'altra cosa. Non c’entra con la sua guarigione. Credo che Lei lo sappia. E lo sappia Cota. Alfano. Schifani. Bonaiuti. Tutti lo sanno.

Ora, se io non appartengo alla schiera dei “pochi” che la odiano e se non non appartengo ai “molti” che la amano: in che cosa consiste mia posizione da terza via emotiva?
Ecco. Appartengo fortunatamente alla Società Civile, alla parte migliore di questo paese. Alla parte più sana, più razionale. A quella che giudica lucidamente adoperando le opinioni e il libero pensiero. Appartengo a quella parte di società che non si lascia travolgere dalla emotività dell’odio né dall’emotività dell’amore. Sono dentro fino al collo, impastato con la Società Civile che argomenta e giudica con serenità, ripeto: tralasciando le emozioni forti. Un partner politico non è un partner sentimentale. La sfera emotiva e la gestione della cosa pubblica sono due cose differenti.

Le ripeto, egregio presidente: odio e amore sono entrambi sbagliati. Un leader non si odia e non si ama mai. Un leader governa e basta. Se sa governare viene rieletto, se non sa governare non viene più rieletto. Se ha un processo in corso deve sottoporsi alla legge, se non lo ha continua a governare. Questo è un leader: senza conflitti di interessi coi giornali, tv pubbliche e private. Senza sindrome del nemico. Senza conflitti con se stesso. E soprattutto, un leader è uno che governa senza legittimi impedimenti.


La gente che odia e che ama non è gente che ama la democrazia. Attenzione, le riforme che il paese vuole, sono altre. Il patto democratico che il paese vuole è un altro. Il paese è impallato ogni volta che si pronuncia un suo processo, ogni volta che si clicca il suo nome, egregio presidente. Basta. La smetta di “lavorare” per la “gente”. La democrazia non è astrattamente composta da "gente".


La democrazia è fatta di cittadini, di soggetti di diritti – attivi e passivi – di rappresentatività. La democrazia è fatta di istituzioni democratiche, di norme di rango costituzionale che richiedono procedure aggravate per approvarle proprio perché riguardano aspetti fondamentali della vita pubblica di ognuno. Insomma, la democrazia è fatta di Società Civile, egregio presidente, appunto, quella stessa a cui mi onoro di appartenere.

giovedì 17 dicembre 2009

Vittorio Feltri / diariospycam

Disonesti. C'è ancora clima di odio. Berlusconi è in ospedale e l'Italia rimane sospesa tra rovesci e nevicate. Gelo ovunque. Tempo inclemente. E' inutile, il clima di odio nei confronti di Berlusconi permane. Dilaga in tutta la penisola. Fa freddo. Nessuno ha pietà per lui. Termosifoni accesi a palla, per colpa dei comunisti. I metereologi sono notoriamente comunisti. E incitano. Sono favorevoli alle temperature basse. Tutti sono contro di lui: vergognosi mandanti morali del maltempo. Fini, le opoosizioni, Travaglio, i metereologi. Tutti remano contro. Incluso il clima.

Si sta avvicinando per esempio una colata fredda dalla Russia. Dalla Siberia comunista arriva. Roba da gulag, caro diario. Mosca è sotto i - 20. Incredibile. E pensare che Putin a telefono gli aveva dato garanzie e rassicurazioni sul clima nella Madre Russia. E' inutile, rimangono dei vecchi comunisti. Anche Putin. Tutti. Non abbassano i toni per niente. Alimentano il clima di odio nei confronti del premier.

C'è un blcco di freddo in tutta la penisola. Correnti gelide nel Mediterraneo, passando in parte dalla Valle del Rodano e in parte dalla Porta della Bora.

Che disonesti. Il contrasto con le acque più calde del Mare Nostrum sarà inevitabile. Minimi depressionari arriveranno dal Parlamento. Di Pietro in testa con la sua nuvolaglia di pioggia e di insulti.

Una depressione sarà attiva tra il Mar Ligure e l'alto Tirreno. Notorie zone dove vigono amministrazioni rosse. Comunisti. Anarchici. E' chiaro, è chiaro: costoro gestiscono il maltempo appoggiati dalle lobby. Alimentano il clima di odio verso il premier. Rovesci e nevicate. Tutti sono contro Berlusconi.


Ma io propongo qui: caro diario, dato che è davvero molto amato dagli italiani... e dato che davvero ha la maggioranza parlamentare: perché il governo non mette la fiducia - a dispetto di Fini. E con un bel decreto legge facciamo uscire il sole irretroattivamente e dappertutto? Sai come ci restano questi comunisti di merda! Con tanto di naso ci restano caro diario. Con tanto di naso, sì.



( LIBERAMENTE TRATTO DAL DIARIO PERSONALE DI VITTORIO FELTRI)

martedì 15 dicembre 2009

CHI HA TIMORE DELLA PIAZZA E DEL WEB




La campagna di odio - quella vera - è iniziata. Via la lista dei mandanti morali. Magistrati visti come lobbisti. Travaglio come terrorista mediatico. E Di Pietro, considerato oramai un extraparlamentare. Annunciano leggi speciali in arrivo. Minacciano che sarà vietato fischiare nelle piazze. Protestare. Giro di vite sulle manifestazioni. Blindare le piazze, equiparando chi manifesta a dei poveri hooligans incazzati. Ficcare il naso sui siti e sui blog criminalizzando l'informazione digitale. E tutto nel breve delirio di due giorni. Proposte degne dell'Iran di Alì Khamenei quando afferma: aboliremo l'opposizione.


Li prevedo già gli effetti letali della follia di uno soltanto sopra tutti quanti. Che strano. Esattamente all'indomani del quarantennale della strage di piazza Fontana qualcosa è accaduto. Una nuova e più moderna strategia della tensione si sta profilando nel paese. Come dire, una specie di strategia capovolta.


Lo stato non risulterà più colpevole di stragi d'ora in poi. Non ucciderà più nessuno. Toccherà alle opposizioni e ai giornali e ai cittadini sentirsi in colpa per i fatti che accadono. Sia anche per colpa di uno psicolabile.

Questa strategia capovolta io la definerei "strategia della commiserazione". Ancora più pericolosa di quella più vecchia: denominata appunto della "tensione". O della "conservazione".

La commiserazione intesa come mera strategia fa un po' paura. E' pericolosa. Può produrre effetti davvero devastanti. Attenzione. Può accedere come con le Torri Gemelle dopo l'undici settembre: te la fanno vedere e rivedere fino a farti perdere i contorni del reale. Perché a forza di ricalcare il reale, l'immagine vera finisce per scomparire. La ripetizione compulsiva e ipnotica della medesima immagine ha scatenato due guerre globali.
La maschera di sangue del signor B. ripetuta e ripetuta all'infinito: che cosa scatenerà?

lunedì 14 dicembre 2009

Pierluigi Bersani / diariospycam

Oggi mi sono svegliato senza "se" e senza "ma".






(LIBERAMENTE TRATTO DAL DIARIO PERSONALE DI LUIGI BERSANI)

MINI PROTOCOLLO DI KYOTO SUL CLIMA POLITICO DEL PAESE




Il premier come sta? Chiede la giornalista del tg2 al fido Bonaiuti. “Sta meglio” dice lui. “È un leone” spiega Bonaiuti. “E’ un vero leone”. “E quindi ritornerà presto a dare zampate!” Riporto fedelmente Bonaiuti.
Questa dichiarazione è uno spasso. A proposito del clima d’odio. Un perfetto esempio su come abbassare i toni. "Il premier ha rischiato di essere ucciso" alza il tiro Maroni in una conferenza. Andedda al Csm accusa nientemeno due magistrati, facendo i nomi. Tra cui Ingroia. "L’aggressione non è il gesto di folle" asserisce un Alfano sempre più capellone, a dispetto della calvizie.

Il ministro Rotondi sospetta che qualcuno avrebbe mandato lì a Tartaglia per un lavoro sporco. Benché lo stesso Tartaglia dichiari agli inquirenti di non essere il killer di nessuno. No. Non vale. Secondo il ministro Rotondi l'attentatore era stato spedito lì. Per rendere a qualcuno un “servizio utile”. Grazie ministro. Ottima lezione su come abbassare i toni. Su come fermare la spirale di violenza. Come impedire le esasperazioni politiche.

Alla faccia del confronto. Alla faccia del clima di odio che a sentire Bonaiuti sarebbe stato il vero germe della violenza nei confronti del re Leone. E che avrebbe provocato l’attentato. Ma Bonaiuti si riprende subito. E termina così: “noi sempre pronti a fare la nostra parte. Noi siamo un grande partito di moderati. Ci chiamiamo Il partito delle libertà.” Alla faccia. Un autentico moderato senza “se” e senza “ma”. Non sarebbe forse il caso di un mini protocollo di Kyoto sul clima del paese?

domenica 13 dicembre 2009

TARTAGLIA, LA STATUINA DEL DUOMO E LA STATUA DELLA LIBERTA’




Due notizie. La prima. In Iran, dei manifestanti bruciano in segno di protesta l' immagine dell'ayatollah Khomeini - padre della rivoluzione teocratica. Per tutta risposta Alì Khamenei dichiara: elimineremo l'opposizione. E poi rincara la dose: le elezioni di Ahmadinejad sono valide. Questione chiusa. No. Un attimo. Riepiloghiamo.

In primo luogo non si bruciano in pubblico le immagini di nessuno. Anche se si tratta di leader teocratici che poco si sopportano. Gesti simili non vanno mai appoggiati. Restano dei fatti ignobili, contrari a ogni senso civile. Ma va aggiunto anche un fatto. Khamenei ha torto. Non si può abolire l’opposizione perché qualcuno ha bruciato delle foto. E non si dichiara il falso sulle elezioni. Le elezioni di Ahmadinejad non sono valide. Sono truccate. Lo sanno anche le pietre.

Conclusione: non si bruciano le immagini dei politici che si odiano. E non si abolisce l’opposizione.


E passiamo alla seconda notizia. Milano, Italia. Silvio Berlusconi è colpito gravemente al volto. A commettere il folle gesto è un quarantaduenne esaltato e con qualche problema di salute mentale. Bonaiuti e Formigoni accusano immediatamente stampa piazze e opposizione per aver alimentato una campagna di odio nei confronti del premier. Cito testualmente Cicchitto: “È uno squilibrato, non è uno squilibrato, questo significa poco, c’è un clima di odio contro Berlusconi”. Attenzione ai “nipotini di Di Pietro e di Eugenio Scalfari”. Queste le parole. L’attentatore dunque non sarebbe uno squilibrato, ma la povera vittima di una trappola mediatica. Condizionato dal surriscaldamento del clima d’odio provocato nel paese da certa stampa e certa tv. Da piazze e opposizione. No. Neanche questo è corretto.

Ricapitoliamo. Una cosa è l’isterico che tira oggetti contundenti sulla faccia del presidente del consiglio. Altra cosa sono le piazze le opposizioni e i giornali che protestano o che sostengono idee e opinioni difformi rispetto a quelle del presidente del Consiglio. E che legittimamente ripristinano l’equilibrio tra pubblica opinione e potere pubblico.


Ci addoloriamo pertanto come cittadini per l’inqualificabile incidente accaduto oggi a Milano. Auguriamo una pronta guarigione al presidente Silvio Berlusconi. Questo vale a livello personale. Diciamo, sul piano umano. Sul piano dell’operato politico invece le considerazioni sul premier non vengono modificate d’una virgola. Resta tutto identico a prima. E nulla dovrebbe cambiare sui suoi processi.

Riepilogo definitivo.
1) Non si bruciano le immagini.
2) Non si abolisce l’opposizione.
3) Non si aggredisce nessun leader dopo un comizio - a prescindere da ciò che il leader dica.

E allo stesso modo:
1) non si criminalizzano le piazze.
2) Non si accusa l’opposizione. O la stampa. O certe trasmissioni televisive.


Fair play e politically correct vuole che ciascuno prenda le distanze dai gesti deprecabili. Da ogni espressione di violenza fisica. Ma non si possono sospendere le opinioni politiche in nessun caso. Una cosa è contestare, una cosa è lanciare oggetti. Il contraddittorio e la dialettica democratica non possono subire distorsioni né essere viziati da un esaltato qualunque in cerca di luci della ribalta. Non si confonda - per favore – il trauma cranico con il trauma politico, la statuina del duomo con la statua della libertà.

40° ANNIVERSARIO, BUONA STRAGE A TUTTI




Piazza Fontana. Quarantanni fa si saltava in aria. Tutti incolpevoli.
Quarantanni dopo la polizia blocca l'accesso ad alcuni manifestanti. Alt! Fermi tutti. Non si può passare sul luogo del delitto. Vietato lasciare un fiore per ricordo. E' il 40° anniversario. Niente torta. Niente candeline. Niente fiori. Solo botte e manganellate della polizia. Buona strage a tutti!

venerdì 11 dicembre 2009

40 DALLA STRAGE DI PIAZZA FONTANA


CIRCOLO ARCI

ANCAIANO (SI)

12 DICEMBRE 2009

Ore 20,00

CENA

Intervento politico e canti di lotta

con Pardo Fornaciari

e i Guccini di Campagna

SPATUZZA TRAVESTITO DA BOSSI ACCUSA BERLUSCONI




"COSA NOSTRA SI E' FATTA ANCHE UN PARTITO!"
Dichiarazione di Umberto Bossi

Incredibile. Le dichiarazioni di Spatuzza anticipate una decina d'anni prima.

mercoledì 9 dicembre 2009

DIVINELY IRRIVERENT / DANA ELLYN'S EXHIBITION


Divinely Irreverent"



Opening reception:
Saturday, December 5th from 4-7pm
Free & open to the public
Evolve Urban Arts / Pierce School
1375 Maryland Ave, NE
Washington DC
Click here for map


For more information about Dana Ellyn
please visit:


http://www.danaellyn.com/press/irreverent/irreverent.html

domenica 6 dicembre 2009

diariospycam / Silvio Berlusconi

Sondaggi e previsioni del tempo erano in mio favore. Mi davano perturbazioni. E pioggie torrenziali nel pomeriggio. Smottamenti sul grande raccordo anulare, in mattinata. E anche un piccolo Tsunami a Ostia. Calcoli sbagliati. E' venuta fuori una giornata primaverile. Di sole. C'era caldo. 500.00 stronzi hanno letteralmente invaso Roma. A protestare contro di me. Stronzi. Stronzi. Neanche una goccia di pioggia. Niente più Tsunami a Ostia.
A questo punto lo so. Ora ne sono quasi certo: Dio è veramente un comunista!





(LIBERAMENTE TRATTO DAL DIARIO PERSONALE DI SILVIO BERLUSCONI)

DELLA PRATICA UTILITA' DI AVERE UN PALLOTTOLIERE IN QUESTURA



(ROMA. NO BERLUSCONI DAY. Quello in foto con un grembiule e slogan di fattura artigianale sono io: "ROSSO DI SERA, PREMIER IN GALERA / many thanks to Veronica di Viterbo)






Problema. 700 pullman partono per una manifestazione chiamata NO B DAY. Considerato che ogni pullman contiene circa 50 posti a sedere, quanti passeggeri hanno partecipato all'evento?
Fin qui è facile. Persino un carabiniere arriverebbe a calcolarne a occhio e croce 350.00. Ma alla soluzione del problema vanno aggiunti anche i treni speciali. Un traghetto dalla Sardegna, le tante auto che hanno raggiunto Roma da ogni parte d'Italia per partecipare all'evento. Allora, quanto fa signor Questore? Boh. Il questore ne dichiara 90 mila. Punto.


Eppure in tempi elettorali le televisioni sono prese d'assalto dai sondaggisti. Matematici. Luminari delle scienze statistiche in diretta. E ci contano, a uno a uno. Ci contano. Una pecora, due pecore, tre pecore.

In genere a lora basta un nonnulla: che so, da un semplice starnuto riconoscono quale vento politico tirerà in tutta la nazione. Sono mirabolanti calcoli probabilistici: la forbice, le oscillazioni, il margine di dubbio, la scientificità delle osservazioni. Tutti elementi che poi combaciano alla fine con la proiezione definitiva dei dati reali. Miracolo!

Ma ripeto, in tempi elettorali. Cioè quando si contano le pecore chiuse nell'ovile. Che il pastore ha portato a pascolare. E le richiude. E le riconta meglio, per sicurezza. Una pecora, due pecore, tre pecore.
Cosa succede invece nelle manifestazioni pubbliche? Vale a dire, quando le pecore scappano dall'ovile? Regola numero uno: in quei casi le pecore non vanno mai contate. Sono pericolose. Pensano. Esprimono il dissenso. Pubblica opinione. Zero pecore. Non contano e perciò non le dobbiamo contare.


Sembrerà senz'altro una banalità ma è la matematica a regnare nelle democrazie. Forse più della politica. L'essenza di ogni democrazia sta nella esattezza dei suoi numeri. Le cifre contano più degli uomini che dicono di contare. E questo fin dai tempi della vecchia democrazia ateniese. Tucidite: "il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi".


Ecco, se le cose stanno così: perché non dobbiamo verificare se sono "molto" o "pochi" i partecipanti a una manifestazione? Sono più di 350.000, oppure 90.00 come riferisce la questura? Qui sicuramente sbagliano anche gli organizzatori a barare, alzando subdolamente il tiro: 1 milione! Infausta esagerazione che rischia di affossare una verità incontestabile - fatta di fisicità - dentro un marasma di dichiarazioni infondate. No, la democrazia è una cosa seria. I numeri devono essere una cosa seria: sia per la questura di Roma che per gli organizzatori.


Trattasi di una faccenda cruciale, di vita o di morte. E' la consistenza numerica dei "molti" rispetto ai "pochi". E' la Resistenza politica dei "pochi" rispetto ai "molti". E non si dica che tutto ciò è obbligatorio solo in caso di elezioni mentre in altre forme di democrazia partecipativa è solo un optional. No. L'afflusso di cittadini in una piazza non vale meno di una tornata elettorale. Non esiste pubblica opinione senza pubblico. E perciò è necessario misurare CHI proclama COSA.


Ed è facile. Basterebbe un pallottoliere. Basterebbe sapere che la democrazia è una cosa seria. Che è molto importante contare i "molti" e i "pochi". Evviva dunque i pallottolieri! E che si metta al bando d'ora in poi l'approssimazione.

E dài, contiamoli una buona volta quanti sono i "vaffanculo" gloriosi che vengono pontificati in coro in una pubblica piazza! Sì. Bisogna enumerarli con un pallottoliere, e rispettosamente; in modo da intuire subito se colui che ci governa è uno che conta oppure no.

mercoledì 2 dicembre 2009

diariospycam / Gianfranco Fini

Leggendo i giornali di oggi trovo stampate le mie considerazioni rivolte in via confidenziale. Registrate e spiattellate in prima pagina. In pasto al pubblico. E tutti ora che parlano di me. Ci deve essere una tale penuria di libertà di pensiero e di parola, che qualunque lapalissiana osservazione viene immortalata. Come se avessi detto chissà cosa. Ho detto semplicemente la verità. Basta. Cosa c'è di strano.

Ma possibile che tocca proprio a un ex fascista come me difendere la democrazia? C'è o non c'è un Partito "Democratrico" all'opposizione? Tocca proprio a me: al delfino di Giorgio Almirante? Sì, Giorgio Almirante. Quel signore elegante. Quel repubblichino fedelissimo. Il fascismo è qui, disse una volta Almirante in un congresso. Io c'ero. Ho battuto le mani. Lo confesso.

Ma sogno o sto scherzando? Ma non fui sempre io, caro diario, a festeggiare nel 1992 il settantesimo anniversario della marcia su Roma? E mi sembra che lo feci anche in pubblico - se non ricordo male. Sono consultabili in qualunque archivio foto e articoli dell'epoca. Io, impettito accanto ai vecchi camerati. Virile e in posa. Senza nessuna vergogna. Più meno qualche mese prima che arrivasse la grande svolta di Fiuggi.

E Pino Rauti non ci stava nella pelle. Cambiare nome al Movimento Sociale. No, mai. Sarebbe come chiedere a un cattolico di diventare buddhista. Proprio così disse il vecchio camerata Pino Rauti al Congresso. E aggiunse: Io resto Cattolico. Apostolico. E romano. Queste le sue parole. Le ricordo ancora troppo bene. Scolpite nella mente.


Ma a cosa serve ora questo rewind. Oggi. Che tutti mi credono ormai il leader dell'opposizione. Non si rendono nemmeno conto che un figlio della Lupa può perdere il pelo, giammai il vizio. Resta il fatto che gli italiani si bevono qualunque cosa. Dimenticano presto e tutto. E perdonano. Perdonano. Sono cattolici gli italiani. Troppo cattolici. E poi sono machiavellici. Ecco la verità, sono machiavellici. Appunto, come dire: il "Fini" giustifica i mezzi.



(LIBERAMENTE TRATTO DAL DIARIO PERSONALE DI GIANFRANCO FINI)

giovedì 26 novembre 2009

diariospycam / Massimo D'Alema

La telefonata di Schultz mi conferma quanto va sparando sui giornali. Pazienza. Mi godo la vista di Roma, per adesso, sul terrazzo, mentre mi sta parlando. E rimpiango un po' Bruxelles, brutta, sì, come città. Però, Bruxelles valeva bene una messa, no?

Vuoi mettere, una carica europea. Una figata istituzionale. Un pacco di soldi. Prestigio. Io, un ministro degli Esteri europeo, coi baffi. E invece niente. E' stato lui, il capo del governo italiano: lui, a non volere uno della mia statura, del mio calibro, in Europa. Me la pagherà.
Io non faccio così. Mai fatto così. Sono leale. Io, se c'è Milan Real Madrid, io tifo Milan. Lui invece non ha tifato per me. Ha preferito uno straniero al posto mio come ministro europeo. Alla prossima finale di copppa, tanto, ne riparliamo. Tiferò Aiax. Tiferò Atletico Bilbao. Arsenal. Così impara. Altro che Milan, non tifo Milan io la prossima volta. Piuttosto mi uccido.

E ancora io, che dicevo ai giornalisti: non bisogna mai demonizzare l'avversario... soprattutto quando si è già impossessato di noi, aggiungo ora con una punta di amarezza. E ora ne pago le conseguenze... sì, di non aver tifato Real Madrid. A scapito suo.

Onestamente, credo, caro diario, che la differenza tra Marrazzo e me è semplicemente questa: lui trombava. Mentre io, sono stato trombato.

(IDEALMENTE TRATTO DAL DIARIO PERSONALE DI MASSIMO D'ALEMA)

domenica 22 novembre 2009

AEROPORTO CALTAGIRONE, VOLI DI LINEA E INTERNAZIONALI





Nella Baghdad non ancora invasa dagli americani l’aeroporto internazionale si chiamava “Aeroporto Saddam Hussein”. Naturalmente oggi la dicitura è differente. Eppure qui, nella pre-democratica Siena, quei fascisti che misero su le due piste per velivoli e che battezzarono l'intero blocco “Aeroporto di Ampugnano”, vedono ancora persistere intatta la loro antica denominazione.
Beh, se è vero che l’esportazione democratica è arrivata fino a qui, forse è giunto il momento di ribattezzare la megalomania senese con un nome e cognome preciso: “Aeroporto Caltagirone, voli di linea e internazionali”. Già Ampugnano: vecchio aeroporto militare degli anni trenta che oggi le lobby finanziarie e del cemento armato vorrebbero ampliare a dismisura. Senza chiedere il permesso a nessuno - esattamente come fecero i fascisti. In barba al territorio. Alla democrazia che esportiamo altrove, tranne che tenercela qui. E senza naturalmente interpellare i cittadini, gli abitanti dei comuni limitrofi. Nessuna analisi sui costi reali, né quali siano i danni rurali irreversibili. In breve, se vale davvero la spesa per l’impresa. Ma in verità la “spesa” vale soltanto se serve all’”Impresa”. Almeno in questo caso conclamato.


Ora, un conto è verificare se un progetto produce deficit – e cioè, se la futura gestione di un simile aeroporto è destinata a fallire - e altro conto è capire se i colletti bianchi a ranghi completi hanno già deciso a tavolino che il mostro ecologico si farà, perché a conti fatti conviene: appunto, “Pubblica spesa” per la “privata Impresa”. Come negarlo, per loro sì che vale letteralmente "la spesa per l'impresa"!
Poco importa se le previsioni indicano brutte cifre. Se tale andazzo finirà per generare il colore gestionale preferito dai colletti bianchi: il rosso, il deficit costante. No, nessun problema riguardo a questo. Se il budget non quadra, pazienza. Si fa ricadere tutto sulla collettività. È la regola: profitto ai privati e perdite al Pubblico. È il Welfare State del contrario. L’astuto Robin Hood globale del Post New Deal: rubare a tutti, per regalare a uno. Ciò colloca Ampugnano nelle tonalità cromatiche di un bizzarro caleidoscopio politico: un aeroporto costruito dai "neri", fortemente desiderato dai colletti bianchi e destinato a rimanere perennemente in rosso.


La regola è semplice. Tanti aeroporti quanti sono i campanili. Tifo e sciovinismo locale. Liti sciocche da bar, dopo l’ennesima zuffa sul derby e sul fuorigioco. Le immagino. Per esempio, l’aeroporto di Canicattì è più bello di quello di Cepagatti. L’aeroporto di Cascia più funzionale di quello Gubbio. Ma vuoi mettere, costruire un aeroporto a Campomarino, a ridosso della sabbia? E sulle isole Tremiti? E a Murlo? A San Gusmé? Mica male come idea costruirne uno a Pontedera, a Casale di Principe, a Pontida. Ad Abbiate Grasso. A Viggiù. E cosa ne dite di una bella pista di atterraggio in piazza del Campo, personale, per il sindaco Cenni? No, c’è già l’Aeroporto Caltagirone da allargare. Tanto, un non-luogo vale un altro.

sabato 21 novembre 2009

diariospycam / Brenda

Sono morta. Troppi clienti importanti nel mirino. Troppi soldi sporchi nel taschino. Chissà. Altri nomi da fare. Ricatti vecchi e nuovi. Che so, altri governatori. Ministri della famiglia. Filibustieri. Riposo in pace. Amen. Ah, una confessione. A uccidermi è stato... E' stato. Cavolo. Non posso. E'incredibile la falsità dell'oltremondo. Ricattano anche qui.



(IDEALMENTE TRATTO DAL DIARIO DI BRENDA)

L'EUROPA AI TEMPI DELLA POST DEMOCRAZIA




Nella nomina dei vertici Ue ha vinto l'Europa delle lobby oscure. Quella padronale dell'asse franco-tedesco che si sceglie i propri uomini di paglia. Eccolo siglato il patto d'Acciaio tra la Merkel e Sarkozy. La scelta cade su due perfetti sconosciuti. Statura internazionale meno di zero. Rasa al suolo. Nulla meglio dell'anonimato per garantire la sotterranea perpetuazione del potere. Nominati Van Rompuy e Catherine Ashton. Rispettivamente presidente del Consiglio europeo e Alto rappresentante per la politica estera. Ma chi sono costoro? Mai sentiti nominare da nessuno. Vince l'Europa come proprietà privata. L'Europa prigioniera degli interessi nazionali. Dei compromessi elitari e del ricatto economico.


E ciliegina sulla torta, Romano Prodi che tiene una lecture al Woodrow Wilson International Center for Scholars di Washington DC. E azzarda ipotesi inquetanti. Basta con le decisioni all'unanimità. Portano alla paralisi delle Istituzioni Ue. E poi più potere alla Commissione. Se è per questo, anche il Duce se la prendeva con le plutocrazie democratiche!

Ma Prodi ci deve spiegare invece perché la democrazia porta alla paralisi? E da quando in qua due soli paesi decidono il destino di 25 nazioni? E soprattutto, quale corpo elettorale europeo elegge la Commissione che lui vorrebbe con più poteri? Nessuno. Nessun corpo elettorale la elegge. Questo è lo sconforto maggiore. La scelgono i partiti, i governi nazionali. E Prodi ne sa qualcosa dato che in qualità di presidente del Consiglio trombato fu mandato qualche anno fa a Bruxelles. Insomma, CHI elegge CHI nell'Unione? E quale sostanza e quale senso democratico tengono in piedi questa inutile zavorra di nazioni che chiamano Unione?
Una realtà di 496 milioni di persone senza una pubblica opinione. Interamente disinformata su chi realmente li governa. Chi sta dietro le quinte e ne determina il destino? Mostro a due teste questa Europa. Tirannide oscura di lobby sofisticate. Democrazia come hobby. E il mercato come dittatura dell'abbondanza. Uno spazio in perenne espansione territoriale, allargamento dopo allargamento. Fino all'infinito globalizzato. Tutta libertà economica a scapito di quella politica.

diariospycam / Lula

Telefonate su telefonate oggi. Un caldo pazzesco, non si respirava quasi alle dieci. L'aria condizionata funzionava a tratti. O almeno, così mi pareva. Uno stuolo di ministri intorno, delegazioni alla porta. Mi attendevano seduti nel corridoio. I giudici, persino. I giudici del caso Battisti. La segretaria premeva. Basta. Mi sono alzato in piedi. Un caffè, ho detto. Pausa. Mi tocco la barba. Sto ancora riflettendo. La decisione finale su Battisti spetta solo a me. Cosa fare. Sarà una decisione successiva a quella dei giudici brasiliani. Devo pensarci bene su.

Comunque puzza di sospetto questo Stato Italiano: lavora tanto sull' impunità vergognosa del suo premier e poi, qui, non fa altro che incaponirsi perché vuole catturare questo Battisti. Ma cosa significa: o tutti, o nessuno. E invece no. Ho notato, che più l'impunità del premier italiano si consolida, più il suo stesso governo ha una necessità sfrenata di ripristinare a modo suo un simbolico senso di legalità... una soglia minima di certezza del diritto. Niente è più funzionale della estradizione coatta di questo Battisti, fuggitivo, dalla Francia fino a qui. E' un po' bizzarro, no? Buffo capro espiatorio del capo.

Alla fine avanzerò una proposta all'Italia, onesta, una soluzione definitiva - prendere o lasciare: noi consegniamo Battisti nelle mani del ministro Maroni, loro, in cambio, ci concedono la possibilità di estradare Silvio Berlusconi, qui, in Brasile. Insomma, che almeno una volta questo signore venga condannato, dopo sei prescrizioni. Il caffè a questo punto era finito. E la pausa anche. Mi attendeva la segretaria in ufficio. Le delegazioni fuori, nei corridoi. Altre telefonate.


( IDEALMENTE TRATTO DAL DIARIO PERSONALE DI LULA)

lunedì 16 novembre 2009

diariospycam / Gesù di Nazaret

Stamattina in aula la professoressa insisteva sul fatto che io dovessi restare appeso al muro. Alla faccia della sentenza europea. Alla sentenza sul crocifisso, intendeva lei, la maestra di vita. Ora, non solo questa qui ignora la Storia, ho pensato io. Disprezza anche il Diritto. Che audacia. Naturalmente è pienamente d'accordo con quei buzzurri dei politici italiani, vale a dire, quattro amici degli amici e contemporaneamente degli arcivescovi. Dei papi,a volte.
I ragazzi annuivano, come piccoli tonti. Poverini. Senso critico zero. Altro che poveri di spirito. Troppa televisione, credo. Fa veramente male secondo me. Peccato che ai tempi miei, non esisteva per niente la televisione, né la potevo immaginare come invenzione. Eh, altrimenti nel discorso della montagna io avrei improvvisato una ultima beatitudine: beati quelli che non guarderanno mai la televisione, perché loro vedranno in diretta la Verità.
Mi ha stupito comunque l'energia e l'alito puzzolente con cui la professoressa di Storia difendeva me e le radici cristiane. Il crocifisso non si tocca. Ma che c'entrano le radici cristiane dell'Europa e dell'Italia, mi sono detto io, appeso lì, in croce. A guardare i ragazzi che annuivano. Il discorso non teneva proprio. Avrei voluto scendere da quella croce, e dire alla signora: ma scusi,che diavolo vai blaterando: ignorante. E invece niente. Non era possibile. Mi sono arruginito a fare miracoli. Un crocifisso purtroppo deve stare fermo. Lì. Zitto. Buono. Deve fare il crocifisso, cioè, simboleggiare quello che vogliono loro e la loro insana ipocrisia. Ma io sono sempre stato un rivoluzionario. E' da due millenni che detesto i sepolcri imbiancati. Per esempio, mi meraviglio tanto della professoressa di Storia. Ma come fa costei a ignorare la sua stessa materia! La insegna da venticinque anni. Certo, conosco anche il tipo. Le sue belle raccomandazioni - non a Dio, intendiamoci, al Provveditorato, ministri che si sono succeduti, ecco perché lei sta lì.

Ora, a prescindere da questo... ecco, mio caro diario, formulo una riflessione in forma di domanda: come fa costei a ignorare totalmente la storia d'Italia. E la posizione del papa. E di Garibaldi. Di Cavour... guardi che io sono stato già tolto dalle aule, perché, ricordo, questa nazione era laica, e guardacaso il primo a non volere questa nazione, a disprezzarla, a ostacolarla... era proprio lui, il Papa!Sì.

Di quali radici, parla ora la povera maestrina! Lo sa o non lo sa la maestrina, che io, come simbolo - non religioso, ma come semplice religione di stato - sono stato imposto dopo i patti lateranensi, e cioè da Benito Mussolini? Insomma, proprio i fasciti mi hanno messo in croce nelle aule, ecco la nuda verità. E non l'avessero mai fatto.

E' stata una insopportabile tortura. E' quasi un secolo che ascolto le cazzate dei professori. Dalla riforma Gentile in poi. Presidi corrotti, leccapiedi, bidelli raccomandati dalla Democrazia Cristiana. E poi, interrogazioni. Idiozie a ricreazione. Non ne posso veramente più. Liberatemi. Vi prego liberatemi. E' peggio della croce. Qui, è un Golgota ogni mattina. Nessuno si rende conto di quante stupidaggini a raffica possono sparare i professori italiani. Tutti quanti devoti al papa, a mio padre. Religiosi doc, per carità di Dio! Anche se a modo loro, ovviamente.

Vi prego, liberatemi. Liberatemi dai maestri, dagli allievi, dalla ricreazione, dai ragionamenti sul calcio dei ragazzini, dai discorsi di La Russa, dai puttanieri di Stato che mi difendono. E liberatemi dal Pd, che finge di difendermi. Liberatemi soprattutto dal cilicio della Binetti. Insomma, mi volete mandare una volta tanto in vacanze. Voglio riposare. Che ne so, ovunque, anche alle Bahamas, me lo merito, no? Non solo a me tocca scontare i vostri peccati... qui, mi tocca pure sentire tutte le insulsaggini che dichiarano i politici italiani per loro sporca convenienza. Vi prego, vi prego, liberatemi. Se avete un po' di pietà, fatelo. Vi prego. E ancora, se avete tanta voglia di radici cristiane: ma perché non andate a pregare in chiesa, invece di andare a puttane?



(LIBERAMENTE TRATTO DAL DIARIO PERSONALE DI GESU' DI NAZARET)

giovedì 12 novembre 2009

Elementare, Watson! Ma per gli italiani no


Se Maometto non va alla montagna, si dice, è la montagna che renderà visita a Maometto. E traduco in due parole: se il Lodo Alfano non arriva all’impunità, sarà l’impunità a riproporre il Lodo Alfano. Ecco, questo è il punto. Come lasciare entrare il Lodo Alfano dalla finestra.
Ce lo spiegano bene lorsignori. È facile. Basta fingere di riformare la giustizia: prescrizione, immunità parlamentare, abbreviare la durata dei processi. E poi la solita pornografia mediatica delle bugie di regime in grande stile. Ed è fatto. I complimenti più sinceri agli spacciatori professionali di notizie.
Ma ciò che veramente inquieta è la bassa considerazione di lorsignori nei confronti del cosiddetto popolo italiano. Dei cittadini ridotti ormai al rango di poveri coglioni. Considerati come bambini ritardati. Che non possono capire. Il senso è questo: il cittadino medio non è capace di fare due conti. Neanche un pensierino semplice semplice.
Che ne so, nei primi di ottobre la Consulta boccia il Lodo Alfano e a mapalena un mese dopo arriva puntualissima la prescrizione, ventilata come assoluta necessità - la solita necessità berlusconiana, pro domo sua. Ma forse il problema non riguarda più ciò che è giusto o sbagliato al riguardo. Se si è favorevoli o contrari a una determinata norma. No. Il fatto veramente grave è che il cittadino venga disinvoltamente gabbato come un disgraziato dilettante della notizia, quasi fosse un povero demente. Secondo la sgangherata ghenga di Alfano, Ghedini e company si tratterebbe di poveri tonti. Che si drogano quotidianamente di calcio. Di pubblicità. Di Maria de Filippi. Di Grandi Fratelli. Alla fin fine, chi vuoi che vada a fare due conti per riflettere sulla elementare distanza cronologica tra un Lodo bocciato i primi di ottobre e una legge a poche settimane di distanza che lo fa rientrare dalla finestra? Inutile, il popolo italiano tanto non capisce, secondo loro. Non legge mica i giornali il popolo italiano. Al massimo, quello sportivo legge. E la nazionale italiana di calcio che va nei luoghi del sisma, in Abruzzo. Ma che bravi ragazzi. Eroi atletici. Bandiere italiane appese alla finestra. Evviva la patria. Dopotutto, siamo sempre campioni del mondo. Mica male come consolazione, no?

sabato 7 novembre 2009

Diariospycam / Gianni G. ( pusher ufficiale di Palazzo Madama e Montecitorio)

Proprio stamattina scopro sui giornali un fatto strano: che i parlamentari hanno deciso di sottoporsi collettivamente al test antidroga. Bel trucco mediatico di falsa moralità. D’altronde, basta astenersi tre o quattro giorni per fare sparire ogni traccia di cocaina. Come dire, bastano tre giorni per rimanere puliti. Insomma, il tempo del test. Poi riprendono.

Quanto a me, lo dico sincero. Ottimo. Ho tre giorni liberi. Finalmente. Lavoro duro da una vita. E Dio sa da quante legislature! Governi caduti, governi sballati. Governi tecnici per disintossicarsi dai precedenti. Oggi, finalmente, è scoppiata l’ondata di moralità part-time. I deputati devono sottoporsi all’esame del capello per verificare se hanno abusato di sostanze stupefacenti. Bizzarra verifica di governo questa del capello e delle urine: se sono immacolate oppure no, vergini da ogni scoria di tossicità o abusate.

Che aggettivi! Immacolata… vergine. Ancora una volta, laicità e religiosità devono fare a pugni per bilanciare l’immoralità: dopo l’obbligo di togliere i crocifissi dalle aule, poverini, gli toccherà evitare pure di portare cocaina dentro al Transatlantico! D’altronde, se è vero che la religione è l’oppio dei popoli è naturale che i due ladroni (destra e centro-sinistrato) difendano entrambe il loro santissimo crocifisso, ovvio: è l’oppio dei popoli, è il loro mea culpa cromosomico… quindi, essendo oppio, è senz’altro roba buona. Specie se tagliata in modo impeccabile – cioè, senza peccato!

Pazienza, i parlamentari non snifferanno almeno per tre, quattro giorni. E io chiudo bottega l’intero week end. Niente cocaina ai potenti. Strano, per un governo che “tira” a campare!
Quanto a me, forse me ne vado in ferie. Spengo il cellulare qualche giorno. Montecitorio e Palazzo Madama addio. Non hanno bisogno di me per ora. Che bello, libero tre giorni! Vacanze. Vacanze. Vacanze. A volte, l’ondata di moralità non guasta proprio. Ne avevo proprio bisogno, credimi diario. Dovrò pure riposarmi di tanto in tanto, no?

Ma mi viene un dubbio. Vuoi vedere che in tre quattro giorni senza tirare cocaina, senza farsi… vuoi vedere, che quelli magari riescono a combinare qualcosa? Che so, una legge decente… una riforma veramente lucida. Chissà. Chissà. Miracoli dell’astinenza. Ah… San Patrignano martire: proteggili tu per favore!


(LIBERAMENTE TRATTO DAL DIARIO PERSONALE DI GIANNI G. – pusher ufficiale di Montecitorio e Palazzo Madama)

mercoledì 4 novembre 2009

diariospycam / Silvio Berlusconi

Caro diario
stanotte il sonno è poco. E poi un mal di stomaco. Devo aver bevuto assai champagne. Questa volta il party si è svolto in gran segreto. Località amena. Lolita amena. Villa sconosciuta. Sembrava un rave party quasi. Ma la segretezza era garantita ad altissimi livelli, professionali direi. Altrimenti queste intelligence italiche a cosa diavolo servono, eh! Per cosa le paghiamo a fare noi questi servizi segreti! E che diamine, se non riescono a garantire nemmeno la segretezza a un party privato del primo ministro in carica.


Ma comincio a essere stanco dei segreti. Tutta l’estate trascorsa a nascondermi, scappatella dopo scappatella. Uffa. Domani esco in televisione e lo dico chiaro e tondo: basta. Basta coi segreti dico. Dirò esattamente così: io, primo ministro in carica di questo paese. Eletto democraticamente dai miei telespettatori… io ho il diritto di non nascondermi più. E l’audience mi darà ragione. Ne sono sicuro.

Sono stato eletto. Ne avrò pure il diritto. Anzi, ho lo jus primae noctis nei confronti del gentil sesso di tutta la nazione. Sì. Chiunque deve concedersi al premier. Concedere la propria verginità. Altrimenti niente fiction. Niente più Grande Fratello. Niente veline. Ho il sacrosanto diritto della prima notte. Molto prima dei mariti. Prima dei fidanzati. Sono stato eletto. Lo dirò. E se qualche siciliano geloso protesta io gli manderò l’avvocato Ghedini a spiegare bene in termini giuridici che io sono sì un fruitore finale... Ma soprattutto sono un fruitore inziale. E Angelino Alfano tradurrà tutto questo in siciliano fluente al marito geloso, aggiungendo: nun ci scassasse più la minchia… così tradurrà Angiolin-gioiellino-Alfano.


Ma possibile che nessuno ha capito ancora che io sono il premier di questo paese? Che sono stato eletto? E che posso fare quello che mi pare… Possibile che non l’ha capito neppure chi mi ha eletto? Ho lo jus primae noctis... Basta con gli scandali. Le foto. I gossip. Addio party segreti. D’ora in poi tutto alla luce del sole. Io… voglio… il diritto… (sancito a livello costituzionale) della… prima… notte. In parole semplici. In breve, tanto per spiegarmi terra terra ai miei lettori più deficienti: ecco, voglio la verginità delle pulzelle mie elettrici. Delle figlie più acerbe – le primizie genitoriali - dei miei elettori più fidati. A Marrazzo lascio volentieri i travestiti. In eredità.

È così che sono uscito in giro, stanotte. In pigiama. Fuori dalla villa di Arcore. San Martino pullulava di luci. Ho visto una donzella in minigonna di pelle, truccata. Bellina bellina. E dico: ehi… signorina, lo sai che io avrei lo jus primae noctis nei suoi confronti in quanto io sarei stato democraticamente eletto?
La pulzella mi risponde che lei si chiama Lucia Mondella. E che qui lei sta festeggiando con le amiche padane l’addio al nubilato. Ed è qui, in discoteca. Abita nelle vicinanze.
Il marito quasi imminente si chiama Renzo Travaglino mi ha detto. E che la sta aspettando domani, tardi mattinata. In chiesa. Per condurla dritta sull’altare col suocero sottobraccio.
Ma lascia perdere questo Renzo Travaglino dico io. È un fottuto comunista, proprio così le ho detto. Un bolscevico. Uno stalinista. Nemico numero uno della patria e dello stato.
A questo punto le amiche di Lucia Mondella mi assicurano che no, signor Presidente, questo modesto operaio padano lui ha sempre votato Lega in realtà. A me questo particolare non interessava proprio per niente.
Era lo jus primae noctis che a me interessava. Lucia, me la devi dare ho detto… Sono stato eletto. E quindi, posso stare a letto con chi voglio io. Le amiche erano scandalizzate. Ma ho chiamato i miei Bravi, con un bel fischio: ed è subito spuntato Bondi, il Grifo, Feltri, Belpietro, Ghedini. Ehi sfitinzie ha sentenziato l’Azzeccacarbugli milanese. Ma va là, dice l'avvocato. Va là… poche storie sfitinzie… la sopradetta Lucia Mondella vada subito a letto con il fruitore iniziale. È Jus primae noctis dice Ghedini.
Come accertato da recente e definitiva sentenza dalla Cassazione. E qui lui ha citato una sfilza di glossatori medievali, in perfetto milanese. Don Abbondio invece è stato abilmente spaventato dal ministro della Difesa: quattro carriarmati e sei blindati Lince sono tornati apposta dall’Afghanista e stavano parcheggiati lì davanti alla canonica del pronti a sparare se si fosse sognato di andare a celebrare messa l’indomani.


Quanto a Fra Cristoforo se n’era occupato un cardinale intimo del senatore Pera. Già lo avevano trasferito sulle isole Galapagos, a convertire coccodrilli primitivi. E io, avevo la febbre. Io, il presidente del Consiglio. La febbre. Verso le due più o meno. E non era raffreddore di certo. No. Mi ero preso la scarlattina. Mi avevano infettato. Era scarlattina. Sudavo a tratti. Macchie comuniste sulla faccia avevo io. Sulla pelle. No. Non era più lo champagne. Era la febbre. La febbre rossa. Ma non mi arrendevo. Mai canterò bandiera rossa.

Lenin… ho gridato io. Esci immediatamente da questo corpo di primo ministro democratico in carica. Eletto dal popolo. Ho chiamato Vladimir Putin per farmi fare un esorcismo. Mi fido. E Putin a telefono eseguiva un curioso rituale leggendo passi brevi dalla Sacra Bibbia. A metà tra il russo e il latino. E l’esorcismo ha funzionato. Lenin è uscito da me. Solo che tremavo di febbre. Restava qualche macchia rossa sul mento. E sulle chiappe. E zac, mentre tremavo forte. Zac. Mi sono ricordato di quel dito alzato contro di me. Dal Frate Cristoforo.
Sì. Mi è tornato in mente il frate manzoniano mentre mi minacciava nella stanza di Palazzo Grazioli. E che diceva esattamente: “verrà un giorno in cui... Era arrivato. E mi sono accorto che deliravo. Deliravo. Avevo la scarlattina. Stavo delirando. E gridavo IO… SONO STATO ELETTO DAL POPOLO. Sono un leader eletto democraticamente eletto. No. Non posso avere la scarlattina. È statisticamente impossibile. I sondaggi non possono sbagliare.


A questo punto è entrata la domestica Adalgisa. A passi felpati. Tutto bene, dice l’Adalgisa. Tutto bene signor presidente?
Senti, Adalgisa le dico. Ascolta il tuo presidente. Ma tu… sei ancora vergine percàso ? Nossignore, mi risponde la domestica.

E qui io ho sbraitato severo, in preda a un delirio di profonda onnipotenza: signorina Adalgisaaaa. Ma come si permetteeee. Chi è costui che osa anticiparmi… Chi è questo bolscevico comunista che ha osato violare "il mio più dolce diritto" cioè, lo jus primae noctis?

Ma signore, mi dice la domestica… molto semplicemente: è stato mio marito.
Ho capito, mi sono detto io nauseato. Qui ora mi tocca abolire per forza il family day. Questi mariti legittimi stanno prendendo potere a livello coniugale. In fondo, tutto si può fare se sei stato eletto democraticamente, dal popolo. Lo Stato Sono Io. Lo incarno per intero, con tutto il mio lifting. L' état c’est moi. D'altronde, “la democrazia è far bastonare il popolo dal popolo, in nome del popolo”.
E ben gli sta, cazzo.


( LIBERAMENTE TRATTO DAL DIARIO PERSONALE DI SILVIO BERLUSCONI)

giovedì 29 ottobre 2009

Il tricolore a luci rosse... bianco e verde





Scusate. E la Calabria? Una regione ormai distrutta: fottuta. Inguaiata e inquinata più della Campania. La Calabria è radioattiva. Quanto al futuro nessuna aspettativa o previsione. Turismo, annientato. Di pesca non se ne parli nemmeno. E lo sapete chi sono i colpevoli? Boh. Ci sono in corso delle indagini? Forse. E del patto fra Stato e Mafia? Boh. Lo sapevate ad esempio che nel famigerato "papiello" di Ciancimino Jr. rispuntano alcuni nomi eccellenti? Ve li hanno detti percàso? No. E lo sapevate che al processo Mills i giudici hanno confermatato l'accusa in appello? Anche in secondo grado la sentenza sostiene che l'avvocato Mills fu corrotto da Silvio Berlusconi. E lo sapevate infine che è in arrivo una leggina facile facile per mandare il reato in prescrizione? Ricapitoliamo: Chi ha sentito parlare in tv di Calabria, di sentenza Mills, del papiello Stato-Mafia: alzi pure la mano. Quasi nessuno.



Forse questo rumore assordante della cronaca politica passerà un giorno alla storia come una delle forme di autocensura più sublimi e subliminali dell'occidente. E' il silenzio perfetto. La regola è semplice: scandali. E scandali. E poi scandali. Che mai si discuta di politica. Ma per carità. Siamo matti? Non se ne parli neanche per metafora. Meglio simulare una specie di casa del grande fratello, invece che riassumere l'inettitudine di un Palazzo di assenteisti e fancazzisti. E' così che ci raccontano la vita a corte: festini. Festini e festini. Scandali su scandali su scandali. Trans e puttane. Coca e minorenni.

E' la morte della pubblica opinione. La totale assenza del senso comune, di ciò che si potrebbe definire pubblico interesse. Di riforme. Di dibattito politico. Di fatto la crisi occupazionale e il precariato non funzinano sullo schermo. Gli manca il sex appeal per apparire nei telegiornali. Gli operai sui tetti purtroppo fanno la fame ma non fanno audience. Diciamo così, sono troppo reali per entrare nella fiction! Paradosso: l'eccesso di reality che disturba la fiction.


E dunque si discuta di puttane, transgender. Di zoccolagine parlamentare e ministeriale estrema: fotografie, nudi, video e ricatti a peso d'oro. Cocaina a fiumi, minorenni e festini a go-go. Cronaca politica? No grazie. Meglio la cronaca rosa magari a sfondo pornomacarbo. Insomma ci informano solo su Chi sta con Chi. E Chi la dà a Chi. Chi la prende in culo da Chi. E' la stampa, bellezza. Ogni tanto qualcuno si dimette in diretta, giusto se lo scandalo ammoscia troppo l'audience. Se non si rizza lo share alla percentuale stabilita. E va fuori dalla casa del Grande Fratello. E magari anche fuori dalle palle. C'è chi resta dentro però. E non si muove. Non si muove e non si muove. Invoca a milioni di telespettatori attoniti che Lodo Alfano o no lui è stato eletto dall'audience. E cioè dagli stessi spettatori che quando spengono la "sua" tv vanno a votare anche in qualità di popolo sovrano.


Il messaggio dell'attore del reality show della politica è chiaro: chi è eletto è al di sopra della legge. Cioè un sovrano assoluto. (l'etimologia di Assoluto è proprio questa: sciolto da ogni vincolo con la legge). A quanto pare l'attore del reality non deve rendere conto dei suoi reati ai magistrati, altrimenti si abbassa l'audience del programma. Il budget della pubblicità.


Ma cosa ne è della crisi economica come notizia da prima pagina? Quali reali misure sono state intraprese finora - a parte finanziare le banche, cioè le stesse che questa crisi l'hanno determinata. Assolutamente niente. Finora ci hanno sviscerato solo puttane in diretta. Interviste a transgender. E quale piano per reagire alla crisi? O meglio, quanti economisti, quanti banchieri, sono stati invitati a parlare in un pubblico dibattito televisivo? Diciamo a occhio e croce, nessuno.

Silenzio da oltretomba. Ci regalano solo le foto, il video piccante di Marrazzo. Girato dicono i primissimi giorni di luglio e poi misteriosamente apparso due giorni prima della sentenza d'appello che riguarda proprio il premier e il giudice Mills. Miracolo della distrazione perfetta. Coincidenza? Zoccole e puttane a orologeria? Eiaculazione ritardata? Non si sa. Di certo è che la volgare trasformazione del nulla politico in uno squallido avanspettacolo a luci rosse ha preso piede. I panni sporchi, si lavano in tv!

È questo formicolante regime mediatico il vero partito oligarchico che ci governa. Un partito Trans-nazionale (bipartisan e lobbisticamente "bisessuale") che sovverte e perverte tutto e tutti. E' il fatidico centro della politica che finalmente rivela la sua autentica natura: il buco del culo! E' l'oligarchia del vuoto come horror vacui legislativo nonché del voto a perdere.


L’obiettivo bilaterale della politica si riduce a questo: azzerare ogni tipo d'informazione. Annientare i fatti. Formattare le menti. Accerchiare con la distrazione la pubblica opinione. Solo gossip. Basta. E' già troppo.

Da elettori attivi ci riducono al rango di spettatori inerti e passivi della merda catodica via etere. È la fogna estrema. E' il regime della cloaca istituzionalizzata. Di carabinieri che ricattano. Di presidenti regionali che vanno a trans. Di un premier a piede libero per corruzione ( ma anche coinvolto in una ridicola storia di puttane) che telefona a Marrazzo per avvertirlo che circola un video piccante su di lui. Come dire, male comune mezzo gaudio. Quasi che la corruzione fosse un fatto da rotocalco mentre i vizietti segreti dei leader, quelle sì vicende altamente istituzionali. Anzi, fottutamente istituzionali!

martedì 13 ottobre 2009

L'ultimo Tabucchi e la letteratura a orologeria






Ritorna Tabucchi. L'autore toscano temporeggia sul tempo con queste nove storie avvincenti che non mancano di affabulare il lettore. Si avvicendano così personaggi davvero singolari, stravaganti, talora ordinari. Minime esistenze retroverse: ora è un generale degradato che riguadagna l’alto rango in tarda età e che va alla ricerca di un coetaneo – un collega gallonato che fu ai vertici di un’armata che non esiste più - ora è un ex agente dei servizi segreti che collezionava gossip per conto del regime, ridottosi a vivere da nostalgico disoccupato benestante senza più vittime da pedinare.


Ma il ritmo scandito da Antonio Tabucchi in questo libro non fa invecchiare soltanto gli uomini, soprattutto ne deforma i luoghi: i simboli, le icone, le città che abitavano prima. Come se al rapido disperdersi del tempo corrispondesse una irreversibile perdita di senso.


Si tratta più che altro di racconti ascoltati altrove prima di trasmigrare sulla pagina; fatti e nomi presi in prestito dalla realtà, ricevuti a noleggio dalla vita. A guardarli bene in effetti sono esseri totalmente ordinari, immersi nel loro presente, solo lo sguardo è rivolto sempre indietro: pensano cioè a ritroso - à rebours - proiettati verso un passato neanche poi tanto lontano.



Questa volta il rovescio che ci regala l'autore sta proprio nella prospettiva temporale: è il presente a capovolgersi d’incanto lasciando così che si ribalti la memoria.


Figure nostalgiche, voci narranti, nomi re-inventati che avvertono il presente come un relitto del passato. Ogni personaggio si scopre d'un tratto reduce fatale di un evento. Eccoli qua, eleganti signori sui cinquanta, a volte più, attempati ex di fidanzatine ignare e mai afferrate:le lancette.


Esiste infatti uno scarto cronologico che delimita sia il confine temporale che quello territoriale all’interno delle storie. Un limite preciso per separare meglio il “prima” dal “dopo” in ogni racconto: e questo evento è il 1989. Il crollo del muro di Berlino; è lui il vero fantasma politico che aleggia costantemente nella narrazione – un po’ come accade nei romanzi di Joseph Roth, in cui il protagonista è quasi sempre la Prima Guerra mondiale. Qui è il muro. Quella cortina di ferro invalicabile che tagliò il mondo in due e che per sempre segnò col suo cadere la fine un’epoca, la totale cancellazione di una mappa geografica, toponomastica inclusa.


In questo senso ogni vicenda personale narrata nel libro appartiene alla storia collettiva di ciascuno. E' su questo filo spinato della memoria che corrono spericolati gli acrobati del nuovo circo tabucchiano, con i suoi aspiranti trampolieri, i suoi cavalli che girano e rigirano senza pennacchio, clown metafisici che si portano appresso una saudade baltica che spazia invisibile - come la geografia letteraria dell’autore - dalla brezza atlantica alla neve degli Urali.

Ma attenzione, Tabucchi è un attento ascoltatore oltre che un navigato scrittore. Uno scrittore che sa ammaliare i suoi lettori proprio perché possiede l’estro di lasciarsi incantare dalle storie altrui. Lo ripeto, attenzione, queste esistenze sono pura finzione. Il bluff estetico di chi simula di riportare meri fatti. E invece c'è da una parte il senso comune della confessione orale, dall'altro c'è lo stile impeccabile di chi sa ripulire, tagliare, distillare il tutto in una cospicua cifra letteraria.


Qualche anno fa in Salento, all’uscita da una sala cinematografica durante un Festival, lo scrittore chiese a sua moglie cosa ne pensasse del film in proiezione. La pellicola era "Requiem" di Alain Tanner, tratto dall’omonimo romanzo. E la signora rispose con una recensione lapidaria: “E’ un film che si prende il suo tempo”.

Ecco, credo che risieda in queste fugaci parole il segreto “familiare” dell’opera. Una storia unica fatta di tante altre storie a tema. Come dire, un libro senza pretese filosofiche sul tempo - e che a dispetto del tempo si legge tutto d'un fiato. Ma ripeto, c'è il trucco signore e signori. Abracadabra. E' tutto un artifizio magistrale: alta letteratura a orologeria. L’arte in realtà ha una coscienza temporale propria, uno spazio autonomo: appunto, è una storia che si prende il suo tempo!

sabato 10 ottobre 2009

Rosso di sera, premier in galera!





Karl Marx si complimenta con i compagni della corte costituzionale, con il compagno Napolitano, ex spia sovietica. E infine con il comunistissimo Ghedini, ottimo agente provocatore che ha redatto una simile mostruosità giuridica, senza poi volersene attribuire la paternità, tanta era la vergogna. A tal proposito Karl Marx ringrazia anche il compagno Alfano, per averla firmata con una bella X ministeriale - ‘u picciotto purtroppo non sapeva scrivere, mischino!
Marx ringrazia il rivoluzionario della quarta Internazionale Leghista, Umberto Bossi, pronto a prendere i fucili – neanche Pietro Secchia era mai arrivato a tanto - e tutti i rossi d’Italia che hanno collaborato a questo evento glorioso, alla rivoluzione d’ottobre peninsulare. Un debito di riconoscenza va agli ex rossi Giuliano Ferrara, l’ex sindaco comunista Bondi, l’ex Lotta Continua Paolo Liguori. E al più fervido leninista di tutti i tempi: il bolscevico Emilio Fede, colui che accusa ogni giorno in diretta i nemici del popolo, i controrivoluzionari da fucilare dopo la pubblicità.
Karl Marx ringrazia ancora il combattente stalinista – ahimè, post trotzkista – Farina. E infine, la vera reincarnazione deontologica di Berjia, il giornalista Vittorio Feltri.

Marx ringrazia i semafori rossi, le tovaglie rosse, i conti bancari in rosso, le guance dei timidi, i capelli di Nicole Kidman, i donatori di sangue. Tutti quelli che hanno contribuito con loro visibilità a dare una chiara indicazione cromatico-ideologica alla Consulta. Ringrazia Dario Argento e il suo cult “Profondo Rosso”, il cantante dei Simply Red. Grazie alla Costituzione dell’Italia comunista, di stampo nettamente togliattiana. E poi ringrazia perfino il comp…merata Fini, che tanto si sta battendo per la legalità in parlamento, chissà perché poi. (ndr. Mussolini esordì politicamente come rivoluzionario socialista - ricordiamolo, fu anche direttore de L’Avanti, non a caso durante il suo esilio in Svizzera conobbe Lenin, esule anche lui - ora, vuoi vedere che il delfino del repubblichino Almirante farà il percorso inverso?)

Ma bando alle ciance revisioniste. Karl Marx vuole ancora ringraziare con la mano sul cuore tutti, tutti i comunisti all’interno del governo, tutti i componenti del Gran Consiglio del Pdl, li ringrazia a uno a uno. E con una punta di disappunto invece, Karl Marx non vuole ringraziare nessun un componente dell’opposizione borghese, i 59 che non votarono contro lo scudo fiscale.

Chiaro, costoro comunisti non lo furono mai e mai lo diventeranno. Però, al grande vecchio, al Conducator mediatico, al più grande veterocomunista della storia, degli ultimi 150 anni, a costui, Karl Marx intende riservare l’estremo saluto: l’abbraccio finale, il commiato per questo inaspettato ottobre rosso made in Italy: a lui, all’amico inseparabile del vecchio compagno Vladimir Putin, ex Kgb dell’Unione Sovietica. A lui, al padre della patria comunista italiana… ecco, Karl Marx sentitamente ringrazia. Grazie di cuore, compagno Berlusconi!

domenica 4 ottobre 2009

Baarìa di Tornatore è una autentica vaccata!





Il film Baarìa non è da boicottare perché uccidono la vacca. È da non vedere perché è una autentica vaccata. E il regista Tornatore, tranne alcuni talentuosi guizzi, si rivela un perfetto regista di fiction. In effetti ci sono attorucoli idioti provenienti proprio da quel mondo là e catapultati poi sul set. Persino c’è un losco figuro preso in presisto da Zelig e da Striscia. Certo, se la produzione è quella: Mediaset oblige!

La sinistra dunque è in crisi non solo sotto il profilo politico, lo è sotto il profilo estetico. Come produzione del libero pensiero sganciato dai capitali sospetti. È vittima della mancanza di idee. Sceneggiatura quasi nulla. Trama inesistente. Milioni di parentesi per non raccontare una vicenda precisa per intero. La strage di Portella della Ginestra, dov’è? È citata in un trafiletto di giornale, all’angolo dello schermo, mentre operai e contadini con un bottone nero sfilano dentro la città. E poi basta. Tutta qui la memoria storica?

Francesco Rosi al posto di Tornatore. A Francesco Rosi va dato un Oscar alla carriera per averci raccontato degnamente, con l’arte vera della cinematografia libera e indipendente, il bandito Giuliano e il sindacalismo in quella terra martoriata. A Bertolucci, va dato un altro Oscar per averci raccontato la sinistra contadina e operaia in un capolavoro come Novecento. Altro che le quisquilie merdose di Tornatore, spacciate per film da Oscar e fomentate dai fondi personali del padrone d’Italia.

Era il sangue dei contadini ammazzati dalla mafia che volevamo vedere, non quello la vacca. Era il sangue dei sindacalisti uccisi che volevamo vedere raccontato al posto d uno squallido telefilm! A noi non interessano né le vacca né le vaccate antistoriche.

La verità è che Tornatore non sa montare un film. Non lo sa raccontare dall’inizio alla fine: ad esempio, è un regista anomalo perché non capisce davvero quali siano le parti da tagliare e quali da montare – è un vizio vecchissimo questo, comincia da lontano, dal film “Il Camorrista” e ugualmente si ripete “Nuovo Cinema Paradiso” benché siano entrambi film di ottima fattura.

Tornatore confonde in sostanza le battute spurie, le pantomime insipide da Bagaglino televisivo, dal senso dello humour e l’ironia autentica d’autore. Non scinde, non discerne il grano dalla pula. Tornatore confonde il film d’autore con la Soap Opera. E seguita imperterrito a girare ciak su ciak nonostante gli attori si muovano da marionette recitando come cani vergognosi.

Pietà per Baarìa. Oscar per la mediocrità, questo sì: meritato. Un falso storico montato a pennello. Rivestito da macchiette semidialettali e pantomime da pupari svenduti per tre soldi. E' una storia invece, quella sindacale sull’isola, costellata di scandali, malaffare, affollata da nomi di troppi morti o tragicamente scomparsi per mano della mafia, che ha inaugurato laggiù fin dal primo dopoguerra uno stragismo ante-litteram a livello regionale, incipiente, mutatosi poi in senso più allargato in stragismo di stato vero e proprio, fino al '93. Tornatore a questo punto, farebbe bene a leggersi gli atti processuali sulle ultime stragi di stato, in cui trapelano circostanziati sospetti anche sul nome del suo benefattore filmico!


A questo punto un consiglio ai registi e agli scrittori e attori di sinistra nonché a tutti gli artisti veramente liberi: smettiamola una buona volta di domandare oblazioni ( e far fare denari) a questo oscuro signore. Insomma, siamo o no in un regime? Allora dobbiamo Resistere! Dobbiamo girare i film con contributi onesti e non con soldi riciclati o sospetti, intestati a personaggi loschi. Soprattutto quando si tratta di film politici. Che raccontano la sinistra, una certa sinistra, la libertà. Altrimenti cadiamo in una trappola e non se ne esce più. Stesso discorso vale per Saviano. Delle due milioni di copie vendute dal coraggioso reporter di Gomorra, spettano all’autore solo il dieci per cento: il resto, alla distribuzione – Berlusconi – e all’editore – Berlusconi – e al librario che talora, se la libreria si chiama Mondadori, è sempre Berlusconi. Medesimo carisma proprietario sulla promozione di questo film ( cosiddetto di sinistra) prodotto e distribuito e promosso da un solo marchio. E che marchio!

La regola è piuttosto semplice e non vale solo per Tornatore: rifiutare in privato le offerte di chi coloro che disprezziamo in pubblico! Non dividere i proventi in privato con coloro contro cui andiamo a manifestare in piazza, magari proprio in favore della libertà d'informazione.



Ma insomma, cazzo, avete mai visto antifascisti fare la Resistenza e chiedere le armi in prestito a Benito Mussolini? A Tornatore chiediamo di redimersi offrendoci un remake del suo vero film da Oscar, questa volta sì di sinistra e in chiave veramente anti berlusconiana. Un film che racconti senza fronzoli lo scudo fiscale. Una vergogna da trasmettere a cinema e probabilmente intitolare: Nuovo Cinema Paradiso Fiscale!

giovedì 1 ottobre 2009

Il Pd sciopera contro se stesso: 59 da precettare


59 esponenti del Pd non si sono presentati ieri in aula per votare sulla incostituzionalità dello scudo fiscale. Tutti assenti. Più che una casualità, un caso politico. Leader come D'Alema, Bersani, Franceschini. L'onorevole Ceccuzzi, commissione finanze, l'ex ministro Damiano. Eccetera eccetera eccetera. Risultato: favorevoli all'incostituzionalità 215. Contrari: 267. Beh, quei 59 deputati avrebbero fatto la differenza. Ennesima occasione per vincere perduta. La solita sindrome di masochismo.

Mi chiedo, pur conoscendo bene la risposta, ma esisterà pure una possibilità di precettare i propri eletti in parlamento quando costoro non compaiono. No. E se non svolgono correttamente il loro mandato? Neppure. E' l'eterno duello simulato dei diversamente concordi. Il consumato gioco delle parti che occulta un comitato d'affari trasversale. Che lo scudo fiscale sia con voi.

lunedì 28 settembre 2009

I PANNI SPORCHI NON SI LAVANO A BRUXELLES






Se questo è un presidente della Repubblica. Di grazia, ditemelo voi. Per esempio, esiste un conflitto di interessi grande quanto una casa e lui niente. Nicchia. E' di tutta evidenza un monopolio assoluto - spropositato - esercitato da uno solo su e contro tutti. E lui? Tace. Zitto e mosca! E poi, c’è il famigerato Lodo Alfano: l’avvocato inglese Mills - corrotto dal premier in carica - è già stato condannato da mesi. E cosa succede? Niente di niente. Il corruttore resta lì. A Palazzo Chigi. Al contrario, Napolitano che fa? Scrive una lunga lettera alla Corte Costituzionale in cui suggerisce alla Consulta una sentenza moderata al riguardo, morbida, senza troppi pregiudizi ad personam. Come se non si trattasse di un volgare scempio normativo.


Avanti, che altro c’è: la libertà d’informazione sotto sequestro. Le notizie sigillate. Telgiornali inguardabili. L’altro ieri con un tranello-promozione al giudice Scaduti all'antimafia, che si sta occupando del processo dell’Utri - già condannato in primo grado per mafia - il parlamento stava per escogitare un sistema per dilatarne i termini così da far cadere il reato in prescrizione. E ancora, le navi dei veleni affondate in Calabria. Imbarcazioni cariche di sostanze tossiche e radioattive. Il che vuol dire distruzione totale del territorio e delle uniche risorse economiche regionali: turismo e pesca. Il resto in effetti è 'ndrangheta e clientelismo assistenziale.


E quasi in fondo alla lista dei malanni che cominciano ormai a salire a galla: toh, una manifestazione a Roma lo scorso sabato. Associazione Familiari vittime di mafia sfilano con migliaia di cittadini liberi che sbandierano a Piazza Navona agende rosse in segno di provocazione. A voler simboleggiare l’agenda del giudice Borsellino scomparsa misteriosamente dopo la sua morte. E la questione Mancino? Ne vogliamo parlare? Quell’oscuro signore che va ripetendo imperterrito ai giudici che si tratta solo di fantasie. Che non vi fu alcun accordo tra Stato e Mafia nel lontano ‘93. E dichiara spavaldo di non ricordare affatto quel giudice lì. Ancora lui, Borsellino. Che forse sì, probabilmente gli avrà stretto la mano quel giorno. Tra le cento persone salutate – così asserisce lui. Quasi si trattasse di un garzone qualunque a cui si dà la mancia. E non del giudice antimafia Paolo Borsellino!

Una lista del genere - oltre ad arretrare l’Italia di molte posizioni livellandolo a un paese da terzo modo – segnala la sindrome di un processo allarmante di de-civilizzazione tanto morale che politico. Una metastasi. Un degrado che si espande in modo irreversibile su tutto il territorio nazionale. Vi sarebbero addirittura gli estremi per venire sbattuti fuori dall’Europa. E senza alcuna possibiità di rientro. Perché, ricordiamolo, per accedere all’Unione Europea occorrono tre parametri, tra i quali un requisito – diciamo così - fondamentale: la democrazia interna e la libera informazione.


Dunque, che razza di presidente della repubblica ci sta rappresentando? Uno che va a salutare i deputati europei made in Italy e conclude l’incontro con una raccomandazione da pater familias poco diligente: per favore – dice il presidente - evitate di usare le istituzioni europee come cassa di risonanza per ingigantire le lamentele e i problemi di carattere nazionale. Ingigantire? Esagerare? Cosa vuole dire, che i panni sporchi non si lavano a Bruxelles ma a Palazzo Chigi? Vale a dire nello stesso palazzo del signore che ha corrotto l'avvocato MIlls? Mi stupisco come fatti del genere non risultino allarmanti agli occhi del garante della costituzione. E che costui invece di denunciarli, li copra. Un avvertimento del genere è cosa di una gravità inaudita, specie perché viene da un Presidente della Repubblica nell'esercizio delle sue funzioni.


Bene ha fatto dunque De Magistris a denunciare l'ennesima raccomandazione alla "normalizzazione" su L’Unità di ieri, nella sua rubrica “L’agenda rossa”. Male ha fatto invece il cosiddetto garante della Costituzione a implorare omertà istituzionale ai legittimi rappresentanti degli elettori. Mossa sibillina e sbagliata. Niente vero. I deputati dovrebbero proprio vigilare in sede parlamentare europea sugli standard - previsti da Maastricht - da mantenere. E collaborare fattivamente per il ripristino della legalità in tutti i paesi dell’Unione. Ovunque ve ne fosse bisogno, inclusa l’Italia ovviamente. Un attimo. Ma costui, è un garante della costituzione… o della corruzione?

venerdì 25 settembre 2009

IL LIFTING DI DANIELA COME BURKA OCCIDENTALE


Meglio il burka o la chirurgia plastica?
La Santanché per esempio è rifatta. E' una povera ayatollah della chirurgia estetica come è noto. Ma la Santanché è anche strafatta. Drogata cioè di pregiudizi. Appunto. E questo è il vero problema estetico. Pertanto non le piace vedere il burka né le donne che lo portano. Gli abiti troppo lunghi odia. E chi non è velina odia. Chi non mette i bikini. Chi non ha mai fatto lo strip-tease in vita sua. Legittima motivazione, perché no. Democratica aspirazione a prescindere dal metodo – perché no - di una donna emancipata che vive in un mondo libero come quello occidentale. Il burqa nasconde il viso. Lo deforma. E la Santanché non sopporta l'idea che qualcuno privi una donna del suo viso. Considera tutto ciò una mutilazione fisica.

Bene. Fin qui tutto sacrosanto. Anche se è a reclamarlo è proprio una fascista borghese da salotto per cui conversare è metafora di conservare. Una mondana intrattabile con l’inguaribile vizio etnocentrico di chi capisce tutto e la fissa conclamata della superorità della razza e della civiltà.



Al contrario io non mi reputo un intollerante. Quanto a me, non sopporto il lifting. Tutto qui. Lo detesto. Del resto anche il sottoporsi a un trattamento chirurgico per tirarsi la pelle è deformare il viso. Così alzarsi il naso. Il culo. E' una deturpazione dei tratti. Mutazione. Non tanto dissimile dallo snaturare una caratteristica originale.


A mio parere è una forma di fanatismo estremo che la dittatura della bellezza televisiva ci impone ogni giorno, impone alle donne. Un obbligo comportamentale degno di uno golpe talebano. La bellezza è un obbligo. Un diktat. Merce compulsiva da scambiare per ottenere vantaggi. ll viso quindi va trattato. Il mondo delle veline ce lo insegna ogni giorno. Le famigerate escort. La De Filippi. Lele Mora. Il ricco paparazzo ricattatore. E anche lei, la Santanché. Paladina del femminismo e della emancipazione sessuale.


Di qui, una squadra di bellocce infighettate appena post adeolescenti che come regalo del loro diciottesimo compleanno ottengono una operazione facciale. Oppure per rialzarsi i seni. Ritoccare le cosce cellulitiche. Anche questo è burqa. Anche questo è fanatismo del fascino a tutti I costi e della perfezione corporea.

E' singolare perciò che proprio una donna rifatta e quindi con un burka incartapecorito sulla faccia - come la Santanché - se la prenda tanto con un altro burka esterno fatto solo di rete e stoffa, tra l’altro reversibile e non come il suo.

Quale è ora il problema fra le due tipologia due burka: che forse le legittime indossatrici sono entrambe sullo stesso piano di schiavismo. ne sono sicuro. Non è anche la ricca femminista destrorsa - poverina - vittima di una mentalità fondamentalista? Non è sottoposta anche la poverina alla tirannide della dittatura della bellezza?

Pietà per la Santanché quindi. Vanesia donna usata e deturpata e strapazzata in diretta da tv e giornali. Esibizionista compulsiva del video e prigioniera dello stesso video su cui fa le comparsate mattutine per spiegare meglio alla casalinga di Voghera il culturame occidentale. Aiutiamola.

L'idea che lancio qui sul blog oggi è la seguente: costituire in suo soccorso una associazione di donne emancipate contro il fanatismo estetico della chirurgia plastica. Contro tutti gli ayatolla del lifting che deturpano il viso - guardate Laura Antonelli, poverina, forse non esiste una donna occidentale con un burka peggiore!


Lo slogan sarà questo: liberiamo le donne occidentali dal burka della bellezza a tutti i costi.
Liberiamole dalla chirurgia plastica.
Dai dietologi imam.
Dai taliban in camice bianco.
La chirurgia plastica crea dipendenza.

Ma soprattutto, come si può notare dalla reazione esagitata della Santanché, crea una insana competizione fra fanatiche dello stesso sesso. Uno scontro di civiltà tra sessi repressi. Come dire, una lotta ad armi pari tra donne vanitose: è più bello il burka mio. No, il burka estetico rifatto da me è molto più bello. E giù le borsettate fino ai lividi. E la Santanché acida invidiosa che non può nemmeno tirare i capelli!

martedì 22 settembre 2009

IGNAZIO LA RUSSA / diariospycam

Ci sta una vibrazione strana nelle vene. Che non è di cellulare. Interviste. Funerali di Stato. Le vittime. Bagno di folla. E l’omelia alla santa messa. Tutte lacrime da protocollo. Ma oggi io mi sento un vero ministro della Guerra. Mia moglie me lo dice giusto a pranzo. Alla buvette, dove mi raggiunge. Che lì costa veramente poco. E sei servito e riverito da signore. Ignazio… adesso sembri proprio un vero ministro della Guerra. Dice che ho la statura dello statista. Così dice mia moglie. Che sembro uno del Gran Consiglio sembro. Come ai vecchi tempi. Vecchissimi proprio. Alemanno che ordina di mettere il tricolore alle finestre. Ce l’abbiamo fatta. Minchia. Minchia. Picciotti… siamo ritornati, nel vero senso della parola. E ora facciamo la storia. Spezzeremo le reni all’Afghanistan. Una piazza Venezia mediatica abbiamo conquistato. E tutti ci ascoltano con lo share. Le televendite. Le telepromozioni.

Ma quale difesa e difesa di staminchia! Io sono un vero ministro della Guerra. Ma quale peace keeping e missione di pace e tutte queste minchiate qua… Macché. Io sono un ministro della Guerra. Mi è squillato d’improvviso il cellulare. E’ un generale che mi chiama. Un tempo con i generali organizzavamo il golpe Borghese. Oggi siamo al governo punto e basta. Tutto in casa. Alla luce del sole. Purtroppo devo interrompere di scrivere questo diario qua segreto. Rispondo al cellulare rispondo. Pronto generale. Esatto, sono il ministro della Guerra. In persona. Mi dica… mi dica generale.






( IDEALMENTE TRATTO DAL DIARIO PERSONALE DI IGNAZIO LA RUSSA)

lunedì 21 settembre 2009

IL BUON SOLDATO EUGENIO, OVVERO, LEZIONI SCALFARIANE


Eugenio Scalfari – filosofo, intellettuale, giornalista nonché intimo amico dello scrittore Italo Calvino, amico con ebbe a condividere esperienze e ideali, inclusa la comune fede nella memoria resistenziale – si è trasformato ieri nell’editoriale “Come e perché restare a Kabul” in un guerrafondaio a pieno titolo. E i motivi li adduce con piglio deciso. Tanto da sembrare a tratti un piccolo Marinetti post-futurista alle prime armi. Ma purtroppo gli scappa un piccolo lapsus partigiano. Proprio mentre sta elaborando un preambolo sulla necessità di restare laggiù. A un certo punto Scalfari ammette con una franca e genuina ingenuità, forse senza nemmeno accorgersene vista l’età: “Le SS e la Wehrmacht – qui sta stabilendo un paragone con le truppe alleate - avevano le loro regole d’ingaggio che prevedevano la rappresaglia.” E quindi cita via Rasella, a Roma e l’eccidio delle fosse Ardeatine come effetto di quell’attacco. Allo stesso modo ricorda altre numerose stragi nazifasciste. Per rappresaglia.
E poi aggiunge ingenuamente: “In Afghanistan accade che molti civili vengano uccisi da bombardamenti mirati per colpire covi di terroristi”. E’ un fatto grave secondo lui, ma non si tratta di rappresaglia. “Ed in effetti i militari Usa e Nato si scusano per quegli errori”. Qui evidentemente prende le veci del Console onorario o si finge perfino ambasciatore!

Ma è proprio quando l'ambasciatore filosofeggia sul “nemico” che viene allo scoperto. E cade nel tranello ordito da lui stesso, per elaborare un editoriale emotivo su richiesta: a misura ovviamente di lettore medio domenicale, svegliatosi da poco e che non vuole neanche sentire troppe rotture di coglioni. Ma è tardi per il nostro ex direttore. Oramai il parallelo è bello e stabilito. La metafora è stata consumata. E cioè, la seguente: i nazifascisti/USA-NATO (sempre adoperando la metafora del Maestro) controllavano/controllano in maniera visibile il territorio mentre i partigiani-nostrani / beduini-nemici insorgevano/insorgono spuntando invisibili dal nulla e attaccando l’invasore/intruso. Nel primo caso – stando al filosofico ambasciatore - la reazione sarà una rappresaglia. Nella seconda, è un errore e se ne scusano democraticamente.

Evidentemente è un fatto complicato inserire i nostri morti in una casella precisa per dare un senso che non sia tragico al loro sacrificio. E come giustificare la loro eroica missione: di pace? Di guerra? Per la ricostruzione? Per la democrazia? O addirittura, per concedere Parità di diritti alle donne col burka?
Ma Scalfari ci dovrebbe anche spiegare un’altra cosa. Se è vero che gli americani – come dice lui – buttarono giù a suon di bombe il regime talibano dell’emiro Omar che appoggiava Bin Laden (ancora latitante tra l’altro, mentre i nostri poveri soldati in missione –naturalmente meridionali - e i civili muoiono) perché, gli americani non buttano giù - visto appunto che sono esportatori di democrazia – anche il corrotto e antidemocratico Karzai che ha truccato le ultime elezioni? Tutti lo sanno benissimo che quelle elezioni erano truccate, con delle liste pre-stampate. Scalfari incluso. Esiste un video. Ma forse i motivi per i quali siamo laggiù sono veramente altri e Scalfari non ce lo vuole raccontare. Preferisce filosofeggiare. Marinettare. Adoperare sapienti metafore. Certo, per non turbare il risveglio dei suoi tranquilli lettori moderati, quelli che in pigiama stanno leggendo il suo editoriale domenicale e si stanno spalmando il burro sul crostino.

E invece è proprio a causa del non-detto, di questi ipocriti e insostenibili infingimenti (Giuliana Sgrena e Barbara Spinelli comunque ce ne hanno abbondantemente parlato) che è scappato il lapsus a uno dei Gran maestri (non della Loggia) ma del giornalismo italiano. E guarda caso proprio mentre difendeva a spada tratta la nostra presenza in quei luoghi martoriati. Dimenticati da Dio e dagli uomini. Anzi, da Allah e dai giornalisti onesti.

sabato 19 settembre 2009

iL GIORNALISMO COL BURKA DAVANTI AGLI OCCHI




LA GUERRA E' PACE

LA LIBERTA' E' SCHIAVITU'

L'IGNORANZA E' FORZA


(George Orwell, 1984)