giovedì 29 gennaio 2009

L'OMERTA' DEI QUAQQUARAQQUA'





"Hanno perso la testa" intitolava "Il Giornale" stamattina. E' vero. La mafia postmoderna invece ha perso solo la coppola nel disfarsi del suo vecchio look. In cambio ha acquistato un delizioso colletto bianco alla moda che la rende quasi più chic.
La mafia è elegante. Non perde la testa. Siede indisturbata in Parlamento. Forse si è addirittura impadronita dell'Esecutivo. Per certo comanda i media e ordina i titoli di tv e giornali. Vedi per esempio l'intervista alla figlia di Totò Riina in prima pagina sulla Repubblica di ieri. Proprio lo stesso giorno in cui, a Roma, l'Associazione Nazionale Familiari Vittime della mafia difendeva la democrazia e la memoria dei loro cari: da Falcone a Borsellino, da Scopelliti a Livatino. Oltre a sostenere come logica conseguenza Luigi De Magistris, Clementina Forleo e Luigi Apicella vittime della "mafia" anche loro.
La mafia insomma avrebbe affinato le sue tecniche intimidatorie. Attaccando in modo sempre più sotterraneo. Nascondendosi all'ombra dei palazzi. Lasciando il tritolo nel cassetto in modo da evitare il fragore delle stragi. Di qui una infiltrazione lenta, inesorabile, strategica nel cuore delle Istituzioni.
La pax mafiosa è compiuta. Niente più bombe. Basta armare d'inchiostro i sedicenti giornalisti di regime. Riempire di menzogne i telegiornali serali. Sabotare professionalmente l'informazione. E' quasi uno squadrismo mediatico di ritorno, che agita il suo bastone sull'etere. E che calibra le dosi di olio di ricino catodico.
Eccola l'omertà dei quaqquaraqqua'. A proposito, diceva Sciascia che il fascismo non fu solo l'errore dei peggiori. Ma fu in special modo un errore dei migliori. Meditate gente. Meditate.

GIORGIO NAPOLITANO / diariospycam

Appena mi sono svegliato verso mezzogiorno, l'ufficio stampa mi ha subito avvertito che la polizia aveva rimosso in piazza Farnese durante una manifestazione un lungo striscione offensivo nei miei riguardi perché recitava così: "Napolitano dorme" Forse costoro si riferiscono al mio contegno presidenziale. La viltà costituzionale con cui ho trattato l'intera vicenda Forleo, il Lodo Alfano, il caso de Magistris, la vergognosa sospensione di Apicella. Ma io lo so bene come stanno le cose. Conosco tutta la verità. Non sgarro. Ma non posso farci niente purtroppo. Ad esempio, lo so bene che Apicella ha agito legittimamente perquisendo la procura di Catanzaro perché quei giudici stavano insabbiando le indagini Why not. Embè? Capisco, lo ripeto. E capisco anche che Catanzaro non poteva assolutamente reagire come ha fatto, denunciando in quel modo così goffo da far ridere sia i polli che qualunque giurista assennato. Queste cose lo so. Ecco... che Catanzaro non ha alcuna competenza in merito. Insomma voglio dire (sul mio diario personale questo lo posso affermare liberamente) se Salerno aveva legittima competenza su Catanzaro, è la Procura di Napoli a essere competente sugli atti di Salerno. Quindi capisco che non ha senso la querelle tra procure, le ispezioni, le sanzioni disciplinari disposte dal CSM. Non a caso il Tribunale del Riesame ha dato ragione ai giudici Salerno. Queste cose io le so. Non le posso ignorare. Ma intanto ai giudici rompicoglioni li sospendiamo ugualmente. C'è il Diktat di regime. Il CSM deve obbedire alla politica. Come se fosse una vera badante della politica. Lo so che è sbagliato, che il CSM è un organo di autonomia dei giudici... ma va fatto ugualmente. E Capisco infine che questo ignorante di Alfano non può mica intervenire come ha fatto. Insomma, io avrei capito tutto quanto. Ma devo tacere per forza. Muto devo stare. Lo confesso soltanto a questo diaro. Acqua in bocca diario. Io non sono un vero presidente, questo voglio scrivere oggi. E non merito nemmeno la nomea di arbitro imparziale. No, sono un vero arbitro venduto. Proprio come gli arbitri di Moggi, quelli incastrati dalle intercettazioni telefoniche. Infatti ora aboliremo anche le intercettazioni. In modo da da salvaguardare Berlusconi me e Luciano Moggi. Non c'è nessuna differenza fra me e un arbitro venduto. Io sto truccando in verità la politica di questo ignobile Paese.
La verità sul mio diario personale purtroppo devo scriverla. Eccola qua la verità. Non esiste nessuna la verità. Non è mai esistita nessuna verità. Del resto, da giovane comunista io ho sempre negato la verità sull'invasione in Ungheria. E ora, coerentemente, da vecchio presidente mummificato continuo a mentire spudoratamente come ho sempre fatto. Nego. Nego. Nego. Nego la verità. Ho speso una intera carriera politica nei panni del bugiardo patologico. Adesso ho la senilità dalla mia parte. Magari tutti dovrebbero giustificarmi ora. Comprendermi. Che so, mi dovrebbero delle scuse. Ad esempio Di Pietro. E l'Associazione nazionale familiari vittime della mafia che oggi era in piazza Farnese con lo striscione. E il fratello del giudice Borsellino buonanima, per le dichiarazioni al vetriolo rilasciate in quella stessa piazza sul mio conto e su Mancino. D'altronde sarò pure bugiardo e certamente un presidente addormentato, però, resto sempre il presidente della repubblica in questo piccolo paese delle banane.




(IDEALMENTE TRATTO DAL DIARIO DI GIORGIO NAPOLITANO)

mercoledì 28 gennaio 2009

LE BUGIE DEL TIRO MANCINO A MANCINO


Roba dell'altro mondo. Una teppaglia di fascistelli sbracati scarabocchia un manifesto in cui si chiedono le dimissioni del vice-presidente del CSM Nicola Mancino per non aver fatto chiarezza sul presunto accordo Stato-Mafia che lo riguarderebbe di persona. E Mancino cosa fa per difendersi dalle maldicenze? Minaccia di querelare i quattro fascistelli. E non solo, il ministro Meloni si esibisce in un balletto di scuse istituzionalmente pagliaccesche.
Sorge ora una domanda più che lecita: ma qual'è il vero scopo di questa manfrina mediatica? E dài, per un manifestino scritto col pennarello! Ci scappa un po' da ridere a dire il vero. Possibile che tutto debba ridursi a una bravata sconcia di giovanottelli discoli che se vanno in giro ad appendere pasquinate? Questa non la dànno a bere proprio. Ora, se Mancino volesse veramente querelare, perché non cita in giudizio Giuseppe Lo Bianca e Sandra Rizzo, vale a dire i due giornalisti autori dell'articolo intitolato "Mistero Borsellino" uscito all'inizio di gennaio sull'Epresso e che racconta per filo e per segno come andarono le cose?
In due parole, Ciancimino junior è credibile oppure no? Il patto tra Stato e Mafia ci fu veramente oppure no? E Borsellino, morì per questa ragione? Il presidente del CSM non deve scomodare inutilmente le cancellerie denunciando quattro ragazzacci da strada. Tra l'altro anonimi. Ha in edicola un articolo stampato con tanto di nome e cognome da citare in giudizio. Avrebbe anche un editore come Rizzoli da trascinare in Tribunale che ha pubblicato tempo fa “L’agenda rossa di Paolo Borsellino”, scritto sempre dai medesimi autori dell'articolo sul settimanale l'Espresso.
Mancino non se la deve prendere col fascistume patrio recitando la vittima che simula di aver subìto una bravata, ma con un articolo giornalistico ed un libro-inchiesta. Esitono nomi e cognomi precisi nonché delle accuse altrettanto precise. Non si tratta di un manifesto tout court. Non è una pasquinata qualunque. Sotto c'è qualcosa di più.

mercoledì 14 gennaio 2009

DINOSAURO NON SI NASCE, SI DIVENTA


Se Cesare dichiarò: “vedi vidi vici…” Andreotti sublimò la conquista del potere con un motto alternativo altrettanto efficace e da perfetta scuola siciliana: “nente vidi e nenti sacciu.” Bando alle ciance. L’onorevole più muto d’Italia compie oggi 90 anni.
“Quando Andreotti un giorno morirà – vecchia battuta di Grillo - scopriremo che nella gobba aveva la scatola nera di Ustica!”
E poi, se è vero che “il potere logora chi non c’è l’ha” occorre tuttavia precisare che viceversa la vecchiaia logora chiunque! Al posto delle candeline sulla torta invitiamo chiunque a rileggere bene il dispositivo della sua sentenza per associazione mafiosa. E mi raccomando. Occhio alla parola “prescrizione”. Inutile chiedersi cosa diavolo ci faccia una mummia del genere (un mafioso "storico" ma non processuale) nel parlamento italiano. Meglio di no. Rovineremmo forse le fastose celebrazioni romane. E la torta senz’altro finirebbe di traverso nella gobba. Possiamo solo concludere citando il più breve racconto che sia mai stato scritto nella storia della letteratura: “Quando l’uomo si risvegliò, il dinosauro era ancora lì”.Come a dire, stando ai canoni della gerontocrazia fallocentrica italiana: dinosauri non si nasce… si diventa!

ANNO 2009, GIU' LE MANI DALLA GIUSTIZIA!

Non regge l’argomentazione secondo la quale una riforma della giustizia è necessaria altrimenti come cittadini subiremmo lo strapotere della magistratura. Viceversa, è una autentica rifondazione etica della politica che auspichiamo per riequilibrare il rapporto tra opinione pubblica e potere. Che ritorni in buona sostanza di moda il termine legalità nella pratica e nel vocabolario della politica. Il principio secondo cui chi sbaglia paga. E chi è corrotto deve abbandonare le scene. Ma non solo le scene, anche il teatro dei pupari di cui regge i fili.
In due parole chiunque cada nel refe on line delle intercettazioni telefoniche non si sogni di dover chiarire solo ai fini di una esclusiva verità processuale. No. Errore madornale. Qualsiasi giudizio di valore non va mai confuso con le logiche garantiste né con gli strumenti della tecnica processuale. Vale a dire, la verità storica è un discorso quella processuale è tutt’altra cosa. Si tratta in effetti di due criteri ben distinti che talora confliggono.
Più che di una nuova legge sulle intercettazioni telefoniche è di una deroga alla percezione morale del contenuto delle stesse che avremmo bisogno. La pubblica opinione insomma, giudichi pure la condotta morale di chi chiacchiera con taluni individui loschi, di affari loschi che spesso concernono il denaro pubblico e il pubblico interesse. E giudichino costoro secondo un semplice criterio di responsabilità politica. Responsabilità, che nulla ha a che vedere con i processi né con il quadro probatorio sciorinato dagli avvocati dell’avanspettacolo televisivo.
Avvocati eletti a furor di popolo, ancora una volta televisivo e che in parlamento si scrivono leggi da alta sartoria anti-costituzionale ben regolate da un garantismo fatto su misura. A seconda della vita e del bacino dei loro stessi clienti. E guarda caso i cosiddetti clienti sarebbero proprio altri parlamentari!

martedì 6 gennaio 2009

PRESENTAZIONE ROMANZO CICORIA











GIOVEDì 8 gennaio 2009 - ore 18.30
Caffè D'Annunzio
Via D'Annunzio n. 27 - Martina Franca


Reading-presentazione del libro di
Alfonso Diego Casella:
CICORIA
Con una nota di Antonio Tabucchi
(Edizioni MEF)

Introduce
Annalisa MANCINO
Presidente Associazione IDEA

sabato 3 gennaio 2009

CIAK, CERCASI COMPARSE ANTICRISI





SI RECLUTANO ATTORI E COMPARSE PER I TELEGIORNALI NAZIONALI CON LO SCOPO DI RECITARE LA PARTE DEL CLIENTE CHE ATTENDE IMPAZIENTE, IN FILA, L'APERTURA DEI NEGOZI E L'INIZIO DEI SALDI.


SI RACCOMANDA UNO SCIALO SMISURATO, UNA CHIAREZZA ESPOSITIVA ESAGERATA NELLE CIFRE DA ESIBIRE IN CASO DI INTERVISTA SIMULATA: AD ESEMPIO DIRE, "LA CRISI NON C'E'..." OPPURE "SPENDERO' 500 EURO COME L'ANNO SCORSO".


FINGERE INOLTRE FELICITA' E SORRISI SMAGLIANTI.
SI RICHIEDE UN MINIMO DI ESPERIENZA, ANCHE UNA PICCOLA PARTE IN QUALITA' DI AUTISTA CHE PARTE PER L'ESODO ESTIVO, O DI VIAGGIATORE BLOCCATO ALL'AEREOPORTO DA SCIPERO IMPROVVISO NONCHE' DA EX VICINO INTERVISTATO IN CASO DI ESPLOSIONE OVVERO OMICIDIO PREMEDITATO.


LA COMMISSIONE DI VIGILANZA RAI IN QUOTA AN, PDL, PD RINGRAZIA SENTITAMANTE PER L'ESIBIZIONE ANTICRISI.