mercoledì 28 gennaio 2009

LE BUGIE DEL TIRO MANCINO A MANCINO


Roba dell'altro mondo. Una teppaglia di fascistelli sbracati scarabocchia un manifesto in cui si chiedono le dimissioni del vice-presidente del CSM Nicola Mancino per non aver fatto chiarezza sul presunto accordo Stato-Mafia che lo riguarderebbe di persona. E Mancino cosa fa per difendersi dalle maldicenze? Minaccia di querelare i quattro fascistelli. E non solo, il ministro Meloni si esibisce in un balletto di scuse istituzionalmente pagliaccesche.
Sorge ora una domanda più che lecita: ma qual'è il vero scopo di questa manfrina mediatica? E dài, per un manifestino scritto col pennarello! Ci scappa un po' da ridere a dire il vero. Possibile che tutto debba ridursi a una bravata sconcia di giovanottelli discoli che se vanno in giro ad appendere pasquinate? Questa non la dànno a bere proprio. Ora, se Mancino volesse veramente querelare, perché non cita in giudizio Giuseppe Lo Bianca e Sandra Rizzo, vale a dire i due giornalisti autori dell'articolo intitolato "Mistero Borsellino" uscito all'inizio di gennaio sull'Epresso e che racconta per filo e per segno come andarono le cose?
In due parole, Ciancimino junior è credibile oppure no? Il patto tra Stato e Mafia ci fu veramente oppure no? E Borsellino, morì per questa ragione? Il presidente del CSM non deve scomodare inutilmente le cancellerie denunciando quattro ragazzacci da strada. Tra l'altro anonimi. Ha in edicola un articolo stampato con tanto di nome e cognome da citare in giudizio. Avrebbe anche un editore come Rizzoli da trascinare in Tribunale che ha pubblicato tempo fa “L’agenda rossa di Paolo Borsellino”, scritto sempre dai medesimi autori dell'articolo sul settimanale l'Espresso.
Mancino non se la deve prendere col fascistume patrio recitando la vittima che simula di aver subìto una bravata, ma con un articolo giornalistico ed un libro-inchiesta. Esitono nomi e cognomi precisi nonché delle accuse altrettanto precise. Non si tratta di un manifesto tout court. Non è una pasquinata qualunque. Sotto c'è qualcosa di più.