giovedì 30 aprile 2009

EMANULE FILIBERTO DI SAVOIA / diariospycam

La domestica mi ha detto oggi a colazione: "Sua Maestà, finalmente ce l'ha fatta." E io mi sono meravigliato molto che le domestiche leggano i giornali. E che abbiano frequentato le scuole dell'obbligo. Poi me lo ha detto chiaro e tondo: la notizia della mia entrata in politica l'ha appresa in televisione. Ecco, ora mi sembra una cosa più normale. Una domestica che legge i giornali, una domestica colta sarebbe senz'altro da licenziare.
Così come un qualunque popolo colto è da confinare. "La democrazia è far bastonare il popolo dal popolo, in nome del popolo" così diceva Oscar Wide. Meglio se è bello stupido questo popolo. Se è tonto. Esatto. Il popolo deve essere tonto, altrimenti come entravo io in politica con questi pettorali da fitness. Ma sopratuttutto, come rientravo in Italia dopo che le Disposizioni Transitorie e Finali della Costituzione me lo proibivano! Hai voglia a sbarcare a Lampedusa io e Daddy coi clandestini e le nobildonne incinte per non dare nell'occhio! E lo sai quante volte mi avrebbero rimandato indietro quei bastardi, col foglio di via! Di CPT in CPT. Oddio, che puzza. E invece, dal rischio di finire in un CPT ecco che vado dritto a finire a Strasburgo, passando ovviamente dalla televisione, come super ballerino ginnico e piacione.
La domestica mi pure ha detto: "Sua Maestà c'ha l'appeal".
Sono da palestra io. Quindi sono da Parlamento Europeo, vuoi scherzare?
Mi viene tanto da ridere se penso a quel coglione di Altiero Spinelli. Quel tizio che ha scritto il Manifesto sull'Europa... che lui sognava l'Europa federale, mentre se ne stava fottuto lì al confino sull'isola di Ventotene. Un comunista di merda era lui, poi diventò socialista, ma è uguale. E il duce giustamente lo aveva spedito lì, complice mio nonno ovviamente. Il nano fuggitivo, mica era alto quanto me. Insomma, a me viene tanto da ridere se penso a lui ogni tanto, a Spinelli, che sognava, al confino, questa Europa. Una Europa federalista secondo lui. E invece è una Europa interamente fancazzista, e cioè composta da veline sedute nel parlamento e da reucci mezzo ballerini televisivi e che se la menano mediaticamente coi sondaggi.
Un tempo i coglioni più facinorosi, gli intellettuali più sborioni, noi li mandavamo dritti al confino, in esilio. Adesso no. E' tutto più semplice adesso, non li facciamo uscire in televisione, e quelli, a forza di non uscire mai, diventano politicamente sempre più invisibili, fino a scomparire lentamente. Ecco il nuovo esilio, il nuovo confino: è mediatico. Io credo onestamente che ci devono essere ancora troppi comunisti in giro.
Ma le veline avanzano più che mai scosciate, procaci, provocanti. Li batteremo. Avanzano,avanzano le veline. Mio padre Amedeo di Savoia ha detto l'altro giorno: "Ma quanta belle gnocche stanno mettendo nelle liste, eh figlio mio? Beato te, che vai a Strasburgo... quasi quasi mi candido pure io"!
E gli ho spiegato ben bene: "Guarda papà... che è per via delle quote rosa".
E lui che crede che le quote si chiamino "rosa" in onore della vecchia amante del mio bisnonno, che appunto si chiamava Rosina... ecco che mi fa lui: Ah... quote Rosa... Rosa... Rosina vuoi dire! Vedi, vedi figlio mio... che la tradizione sabauda ancora continua?
E' inutile, secondo me l'Italia è un popolo veramente di santi, di eroi e di puttanieri. E anche di coglioni; scriviamolo chiaramente, qui, su questo diario personale.
A questo punto la domestica ha sparecchiato la tavola. E io sono andato in palestra. Gli addominali oggi, non sono niente male. In Europa dovrebbero piacere addominali così. Almeno, credo. Non ne sono sicuro: i sondaggi politici ancora non li ho letti.


(IDEALMENTE TRATTO DAL DIARIO PERSONALE DI EMANUELE FILIBERTO DI SAVOIA)

sabato 25 aprile 2009

CARO MINISTRO, LIBERATE 'STO CAOS!




a cura di Karakirisushi



(Il brano seguente è tratto dall’intervento di Alfonso Diego Casella tenuto in occasione della presentazione del romanzo di Bruno Travaglini “Un luogo un tempo” - Il Ponte editore - avvenuta il 23 aprile 2009 nei locali dell’Asociazione Serperegolo di Sovicille – Si)




“[...]Il ministro Ignazio La Russa, notorio ex fascista, negli ultimi giorni va affermando ai quattro venti e con la boriosa convinzione pecoreccia che lo contraddistingue quasi da sempre, che i partigiani in effetti non hanno liberato l’Italia: e questo è vero. Lo so, è un po’ strano a dirsi, ma per una volta almeno nella vita devo prendere atto che il ministro ha ragione. Lo so, è difficile dare ragione a un fascista (pardon, ex fascista), ma a volte è la democrazia che lo impone come sovrapprezzo politico, quasi una sorta di surplus etico me lo richiede o come dire molto più semplicemente: “richesse oblige”.
Dunque, da un punto di vista meramente storico La Russa ha ragione; voglio dire, se ci atteniamo strettamente ai fatti, alle contingenze di allora… Lo ammetto. Sì, certo, signor ministro, faccio qui pubblica ammenda e abiuro le vecchie convinzioni che ho conservato fino a qualche giorno fa: i Partigiani alla macchia, e cioè quelli stessi che venivano trucidati seduta stante da SS e repubblichini (anche per espresso ordine del padrino politico di La Russa, tale Giorgio Almirante, redattore de “La difesa della razza” nonché Capo di Gabinetto di un ministero altrettanto strategico quanto quello che oggi presiede La Russa) ecco, ripeto: questi anonimi giovinastri, con la passione della montagna, non hanno liberato l’Italia. Al contrario, a ben guardare le fonti, le evidenze, la realtà, furono organizzazioni militari ben equipaggiate e cioè le truppe anglo-americane a liberare il suolo patrio. Ahimé, il ministro ha perfettamente ragione. Ai partigiani non resta che meno di una quota epica residuale, non più di uno scampolo di gloria che avanza. E poi basta. Già troppa grazia!
[...] Insomma, confermo la tesi inconfutabile di La Russa: i Partigiani non liberarono affatto l’Italia. Diciamo che collaborarono attivamente con i liberatori, questo sì. Offrirono cioè un valido supporto territoriale, e lo fecero con generosità, con lealtà, con sacrificio e pagando spesso di persona l’alto rischio che si assunsero. Quindi, La Russa ha purtroppo ragione, richesse oblige: e ripetiamolo ancora fino a stancarci, fino alla nausea più revisionista: gli anglo-americani liberarono l’Italia mentre i Partigiani collaborarono alla stessa liberazione con piccoli atti di sabotaggio, con imboscate varie e infine unendosi all’esercito dei liberatori. La mia conclusione però la devo portare logicamente fino in fondo.
È a questo punto preciso che, la mia faziosa partigianeria richiede un piccolo sforzo d’ali, una analisi più sottile e brutalmente più bipartisan.

E quindi concludo il teorema matematico del mio farraginoso discorso nel modo seguente: gli anglo-americani liberarono l’Italia con il supporto strategico dei Partigiani, esattamente come i Servizi Segreti commisero le Stragi di Stato nel dopoguerra con il supporto logistico dei fascisti. Sto parlando delle cosiddette “Stragi nere” quelle che insanguinarono l’Italia democratica e repubblicana a ogni minimo rigurgito di società civile, stragi che rientrano pienamente in una chiara logica di rappresaglia permanente. Stragi che seguirono a quella di Marzabotto, di Montemaggio, di Niccioleta e via dicendo. Stragi che sostituirono alla vecchia strategia della ritorsione nazifascista, la strategia della tensione post-fascista. E qui concludo il mio breve e scellerato intervento: gli anglo-americani liberatori stanno ai Partigiani-collaboratori, come i servizi segreti stanno ai post-fascisti nell'Italia repubblicana del dopoguerra...”

venerdì 24 aprile 2009

DALLA PAGHETTA AL PRECARIATO... DALLA RESISTENZA ALLA LIBERAZIONE?


PER UNA SCUOLA ANTIFASCISTA: ATTUALIZZIAMO IL 25 APRILE!

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO L'INVITO DEL MOVIMENTO INSEGNANTI PRECARI - ROMA
A PARTECIPARE ALLA MANIFESTAZIONE VENERDI' 25 APRILE ORE 10.30 A PORTA SAN PAOLO



Ci sono vari modi di fare e ricordare la storia. Uno è quello di negarla completamente, come se le lotte, le conquiste e le loro figure sociali non fossero mai esistite. E’ il metodo del governo, che rivisitando la storia, la nega, per nascondere le malefatte dei fascisti. C’è poi un altro modo di procedere con la storia, è quello dell’appiattimento sulla rievocazione di un passato che non tesse nessun rapporto con il presente; la storia delle nozioni per intenderci, quella che insegna alle persone il nulla del presente, soffocando qualsiasi fiducia di poter cambiare la realtà.

Questi due modi di fare storia li vediamo all’opera in occasione degli anniversari, ed il 25 Aprile è una di queste occasioni. Periodicamente i personaggi che ci governano fanno passare un’immagine degradante della Resistenza, per occultare la lotta antifascista sotto una patina di epicità, che cristallizza l’evento, con il chiaro scopo di bloccare qualsiasi pensiero arrivi ad attualizzare la lotta per la libertà, che, più di mezzo secolo fa, portò una buona parte degli Italiani a scegliere la strada della ribellione di fronte alla tirannide e alle violenze.
Di fronte a questi due modi di fare storia, noi insegnanti precari ne vogliamo scegliere un terzo:
quello di capire il passato, per agire nel presente, e recuperare la fiducia per costruire il nostro futuro.


E’ importante ricordare che la lotta antifascista nella scuola è stata particolarmente significativa, perché ha coinvolto, già dalla metà degli anni trenta, in pieno regime fascista, molti insegnanti che insieme agli studenti si sono opposti tenacemente al tentativo del regime di fare della scuola uno strumento di consenso verso la sua politica, pagando con la vita la loro azione opposizione, che ha portato l’Italia alla liberazione dal nazi-fascismo. Qui vogliamo ricordare alcuni di questi martiri della Resistenza romana, i professori Pilo Albertelli, Giocchino Gesmundo, Raffaele Persichetti, Marino Buratti, Salvatore Canalis e gli studenti Massimo Gizzio, Ferdinando Agnini, Romualdo Chiesa.


Nonostante la Resistenza e le conquiste sociali successive abbiano cambiato positivamente il volto di questo Paese, ci accorgiamo che il nostro territorio presenta una situazione drammatica. Ancora una volta a pagarne il prezzo più alto è la scuola pubblica, che, svuotata dall’interno della sua funzione primaria di garantire a tutti gli studenti e le studentesse una visione critica della realtà attraverso le conoscenze elaborate nell’ambito di uno spirito cooperativo, rischia di essere travolta dalle sue stesse mura insieme a coloro che ogni giorno vivono in esse.


Le decine di studenti morti nella casa dello studente in Abruzzo, i bambini e la maestra della scuola di San Giuliano, la morte dello studente dei liceo di Rivoli e i tanti incidenti che ogni giorno avvengono nelle scuole non sono una fatalità,
ma la prova di quello che attende la scuola pubblica italiana tutta, se il governo non deciderà di ripensare l’intera politica sulla scuola statale, ritirando tutti i 130.000 tagli previsti per i prossimi tre anni e attuando concretamente un vasto piano di rilancio dell’istruzione pubblica, partendo dalla messa in sicurezza degli edifici scolastici, delle università e delle case dello studente. In queste strutture le giovani generazioni trascorrono momenti fondamentali della loro vita, e per questo motivo che alla stabilità delle strutture scolastiche deve corrispondere la solidità dell’offerta formativa, sostenuta da consistenti investimenti, e la stabilità degli insegnanti precari che solo così garantirebbero progettualità didattica ed educativa.

Per questi motivi, noi insegnanti precari ci opponiamo con forza alla logica stessa dei provvedimenti del governo, dalla legge 133 fino al ddl Aprea. La nostra lotta è volontà di dimostrare che tali provvedimenti disegnano un modello di scuola autoritario, che mostra il volto dell’autonomia solo quando pretende di far sedere nei consigli di amministrazione delle scuole personaggi dell’imprenditoria locale, i quali useranno le scuole come aziende di loro proprietà e per i loro scopi. Tutto questo mentre il ddl Aprea porta avanti il disegno d’introdurre criteri clientelari per reclutare gli insegnanti, istituendo fantomatici concorsi interni alle scuole, e lasciando ai presidi la scelta degli insegnati sulla base di criteri che non hanno nulla di oggettivo.

Al di là della critica e dell’opposizione, desideriamo proporre la nostra idea di scuola frutto della nostra esperienza e delle nostre riflessioni.


Vogliamo

che venga diminuito drasticamente il numero degli alunni per classe, partendo dalle elementari fino al biennio delle superiori, per garantire l’attuazione di modelli d’insegnamento cooperativi che, oltre a coinvolgere anche i soggetti più deboli, agisca positivamente sulla motivazione degli studenti, arginando l’abbandono scolastico.

Vogliamo

una scuola fondata sul principio di collegialità, che assegni al collegio dei docenti una funzione propositiva, decisionale e organizzativa, restituendo all’insegnante quella libertà d’insegnamento strettamente collegata alla possibilità dello studente di esprimere la sua visione della realtà, per spezzare quel meccanismo di esclusione/inclusione di cui l’attuale sistema scolastico è portatore.

Vogliamo

opporci senza tregua al vuoto culturale su cui poggia questo governo, lottando per un modello di scuola che metta al centro dei suoi interessi l’istruzione di tutti gli studenti e le studentesse qualsiasi sia il loro livello economico, culturale o sociale.

Il solo piano sicurezza che chiediamo passa dalla lotta alla precarietà sui luoghi di lavoro e di studio, mettendo in campo cospicui finanziamenti per la qualità dell’istruzione, dalle strutture alla didattica, passando per l’assunzione degli insegnanti precari.

Lanciamo un appello a tutti i soggetti della scuola, dagli insegnanti precari al personale ata, dagli studenti agli insegnanti di ruolo per iniziare un percorso insieme verso una MANIFESTAZIONE NAZIONALE DEL MOVIMENTO AUTONOMO DELLA SCUOLA E DLL'UNIVERSITA' A FINE MAGGIOmanifestazione nazionale per ottenere un’inversione di tendenza del governo in materia d’istruzione, a partire dalla sicurezza di tutte le scuole, delle università e di tutte le case dello studente, e dal ritiro dei tagli.

movimento insegnanti precari-Roma
movimentoinsegnantiprecari@gmail.com

giovedì 9 aprile 2009

NUOVO PIANO CASA, TERREMOTO & MAGNI...TU...DO


Sulla impossibilità di prevedere i terremoti è stato detto tutto. Lasciamo gli scienziati della geologia prendersi a pugni quanto gli pare e piace a colpi di diagrammi e strumenti complicati. Non alziamo polveroni virtuali: per carità, ci bastano e avanzano quelli reali!

Ma c'è una cosa che è facile prevedere fin da ora: lo sperpero di denaro pubblico e le modalità corrotte della sua destinazione. In parole povere, se non si possono prevedere i terremoti, si può tranquillamente prevedere il "magna-magna" sulla magnitudo dei terremoti medesimi. Ricordate il Belice? E l'Irpinia? Basterebbe esibire i precedenti, i semplici dati statistici per confermare tutto ciò. Eppure sia gli scienziati della politica che i cortigiani di regime, i camerieri della notizia, continuano a inquadrare pianti in diretta e macerie. Raccomandate canaglie semi-professionali. Sono loro i veri, unici, autentici avvoltoi di questo cinico circo mediatico emotivo colorato da tragedia e poi buttato lì in spettacolo di pianto collettivo, per riscuotere meglio quote pubblicitarie dallo sponsor di turno.


E' vero, nessuno è in grado di prevedere né le scosse né l'epicentro; ma è una massima di comune esperienza che qualunque terremoto diventa l'occasione che fa di ogni politico un buon ladro, più di quanto non lo sia mai stato in termini professionali.

Il ladrocinio emergenziali dunque, è quello peggiore. Un fenomeno quantitativamente incontrollabile, difficile da calcolare: finanziamenti a pioggia, interventi strutturali di cui nessuno è a conoscenza, priorità e utilità sociale difficili da stabilire e collocare sul mercato degli appalti pubblici.
In realtà i soldi dei terremoti sono più indecifrabili delle scosse telluriche che lo hanno determinato. La formula è sempre uguale: promesse di cemento e facce di bronzo. Il risultato d'altronde è prevedibile così come la soluzione etica al problema.

Ma perché non terminare cogitando in forma di domanda: ecco, perché non istituire un comitato cittadino? Una commissione di controllo? Un gruppo civico locale? Perché non lasciare controllare i prossimi bilanci e destinazione di fondi a una fondazione etica?
E' troppo? Possibile che quando c'è da scavare in mezzo alle macerie e dare brodaglie da mangiare si trovano i volontari ( c'è bisogno di volontari) e poi, quando c'è di spartirsi fondi pubblici arrivano i soliti professionisti istituzionalizzati, i contabili di regime, i politici più affamati, i furbetti, gli imprenditori più disonesti? Ma come, i volontari e il volontarismo, la solidarietà e l'altruismo, dove va a finire non appena c'è da riscuotere il malloppo per pubblico interesse?
Possibile che non ci siano mai contabili volontari e eticamente affidabili? Ragionieri superpartes in grado di gestire l'affare?

E infine, un'ultima domandina semplice: finora, in tivù e sui giornali si sono viste solo lacrime e disperazione gratis, in diretta. Solo cinismo giornalistico. Non ci è stato ancora riportato nulla di serio tranne i numero delle vittime e degli sfollati. Nessuna informazione riguardo alle cifre finora stanziate effettivamente o cifre realmente giunte a destinazione. Quali cifre sono state soltanto promesse e quali effettivamente spese?

Un piccolo esempio, a mo' di problemino: via sms gli italiani hanno iniziato ad inviare, qualche giorno fa, un euro a testa pro terremoto. Ora, l'Italia conta poco più di 50 milioni di abitanti. Ecco, considerato che a inviare un euro siano stati 20 o 30 milioni di italian: a quanto ammonterebbe il totale accertato finora accumulato? Chi lo sta contando?
Seconda domanda: chi è in possesso della somma in questo preciso momento? E non solo, quanti di questi soldi sono stati spesi? E come? E come verranno spesi quelli che rimangono? E quelli che continueranno ad arrivare?

Soluzione al problema: boh! Insomma, matematica a parte: attenti ai terremoti, ai maremoti - che sono imprevedibili - ma è bene non farsi cogliere impreparati dalla magni...tudo, che è un evento prevedibile... anzi, prevedibilissimo.

Buona Pasqua a tutti gli sfollati, a quelli colpiti da un lutto familiare davvero difficile da elaborare, a quelli nelle tende e nei garage, a quelli nelle roulotte e negli hotel.

Buona Pasqua a tutti di vero cuore. In modo particolare all'amico Andrea, a Brunella, a Bruno, a Elisa e ai loro due gatti ( se sono rimasti vivi, sotto le macerie).

Un abbraccio

Alfonso Diego Casella

MERCOLEDI' 15 APRILE PRESENTAZIONE CICORIA






LOCOROTONDO (Ta)


Caffè Letterario
Bar Guida

Via Alberobello 13


MERCOLEDI' 15 APRILE

ORE 18.00

PRESENTAZIONE DEL ROMANZO
CICORIA

di Alfonso Diego Casella


Sarà presente l'autore