sabato 27 giugno 2009

MAZZELLA, UN GIUDICE ALTAMENTE INCOSTITUZIONALE





Indovina chi viene a cena? Il ministro di Grazia e Giustizia Angelino Alfano e il premier a piede libero a causa del Lodo Alfano. E invitati da chi? Ma da Luigi Mazzella: ex socialista di fede craxiana. Ex ministro della Funzione Pubblica nel governo Berlusconi. E ora? Attualmente ricopre l'incarico di Giudice della stessa Consulta che il 6 ottobre prossimo deciderà sulla Costituzionalità del Lodo Alfano. Lodo che porta il nome di uno degli invitati. E che riguarda tra l'altro l'impunibilità di Berlusconi - secondo invitato alla cena in questione. Bizzarra coincidenza!
La domanda rivolta dalla giornalista Liana Milella è di una semplicità elementare: "Signor giudice, ma non è scorretto che chi deve decidere sul Lodo Alfano vada a cena con lo stesso Alfano e con Berlusconi?". Macché risponde ingenuamente l'alto giudice. "Non credo che io da indviduo privato - dice Mazzella - debba dar conto delle cene che faccio".
E la separazione dei poteri? Mai sentita nominare. E la ricusazione? Le dimissioni? Il concetto di terzietà? Niente. Tutta roba che non esiste nel mondo del diritto a sentire l'ex craxiano di ferro.
E pensare che l'avocazione-scippo delle indagini di Catanzaro a De Magistris si basava proprio su un concetto - tra l'altro formulato in termini erronei sotto l'aspetto giuridico - di segno opposto: come dire, il fatto che de Magistris nutrisse pregiudizi nei confronti dell'allora Ministro di Grazia e Giustizia Clemente Mastella, determinava sia lo scippo delle indagini che l'allontanamento dello stesso magistrato.
Che cosa succede invece nel caso tipicamente opposto: ipotesi cioè in cui è comprovata sia l'amicizia tra giudicante e giudicato che la totale assenza di una chiara e distesa serenità di decisione? Niente succede. Eppure potrebbe ritenersi l'amicizia tra giudicante e giudicato una discriminazione in senso positivo. In due parole, può produrre la frequentazione assidua un pregiudizio capovolto? E ancora, un eventuale esito favorevole a carico dell'interessato: potrebbe derivare proprio dell'assenza del cosiddetto filtro della "terzietà"? Beh, evidentemente sì.


Tra un rutto e un altro di questa amichevole orgia di portate, possiamo udire anche il latrato dell'avvocato personale del premier: Niccolò Ghedini, in parlamento a spese nostre naturalmente - e non a carico del premier per cui lavora quotidianamente - il quale sputacchia fuori dal piatto in cui mangia, le solite fetenzìe formali di chiaro stampo fideistico, le solite porcate mediatiche senza alcun fondamento giuridico: "I giudici è normale che frequentino le alte cariche". Montesquieu avrebbe risposto così a Ghedini, rammentandogli la sacrosanta separazione dei Poteri: "Monsieur l'avocat, écoutez-moi... ma vai a cagare!" Parola di Montesquieu. Io non c'entro niente!

mercoledì 24 giugno 2009

IN CASO DI PIOGGIA SARA' PRESENTE L'AUTORE




SABATO 27 GIUGNO 2009

ORE 21.00
ASSOCIAZIONE SERPEREGOLO

(Piazza Marconi 5, Sovicille, Si)


CICORIA UNPLUGGED

Concerto-presentazione

del romanzo

CICORIA

di Alfonso Diego Casella


IN CASO DI PIOGGIA SARA' PRESENTE L'AUTORE

venerdì 19 giugno 2009

CLEMENTE MASTELLA / diariospycam

Io che nasco come giornalista Rai raccomandato da De Mita.
Io che divento deputato per la Democrazia Cristiana nel ’76.

Io che fondo nel 1994 il CCD con Pierferdinando Casini.
Io, che quello stesso anno, dopo la vittoria del Polo delle Libertà, divento ministro del Lavoro nel Governo Berlusconi.

Io, che nel 1998 grazie a una scissione interna al CCD, costitutuisco una nuova formazione politica di centro che si chiamava CDR, che poi confluisce nell'UDR... e che dopo un anno appena si trasforma in UDEUR e quindi io ne divento segretario nazionale a tutti gli effetti. Ma ancora prima, cioè quando eravamo UDR, abbiamo appoggiato il governo D'Alema, veleggiando verso sinistra. E cioè dove tirava il vento.
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Io, che nel 2000 con Totò Cuffaro, vado come testimone di nozze del braccio destro di Bernardo Provenzano, Francesco Campanella. All'epoca Campanella era segretario dell’Udeur, poi si è pentito per i suoi legami con la Mafia e si è sottoposto ad un programma di protezione.

Sempre io, che nel 2003 faccio il sindaco di Ceppaloni, appoggiato dai forzisti, vincendo contro il candidato di centro-sinistra.

Io che nel 2006, dopo la vittoria elettorale del centro-sinistra, mi faccio dare l'incarico di Ministro di Grazia e Giustizia e divento un ministro del centro-sinistra.

Io, che nel gennaio 2008 mi dimetto, per le inchieste giudiziarie e mio carico.

Io che vengo trombato alle ultime politiche (dopo otto legislature a fila) perché non mi vuole né la destra né la sinistra. Peccato.

Io che mi ripresento con il Pdl (veleggiando di nuovo verso destra) alle ultime elezioni europee e arrivo a 117.710 preferenze. Vinco. Vinco da perfetto timoniere centrista. Di qua, di là. Destra, sinistra. Non faccio politica, veleggio.

«Ho vinto una scommessa con me stesso. Sono un vero gladiatore sannita!» Così ho dichiarato alla stampa l'altroieri.

E io, che scrivo qui, sul mio diario personale, che forse sono solo un camaleonte e basta. E che mi trasformo sempre. Per questo, mi ritrovo adesso per le mani un posto così, nel parlamento europeo di Strasburgo, pagato profumatamente, rimborsi e tutto. A spese dei coglioni. Ma per favore, che questo non lo si dica in giro. E cioè del fatto che io sarei un camaleonte. O come dire, politicamente incoerente. Insomma, queste qui sono faccende spicciole, da diario intimo quasi. Piccole storie private.




(IDEALMENTE TRATTO DAL DIARIO PERSONALE DI CLEMENTE MASTELLA)

martedì 16 giugno 2009

IRAN, VINCE BUSH MA AL GORE HA 500.000 VOTI IN PIU'




Il titolo è naturalmente una provocazione. Eppure a ripetersi è il medesimo scenario del novembre 2000. Chi avrà vinto le elezioni democratiche: Bush? Al Gore? La Corte Suprema lanciò all'epoca un segnale ambiguo nel decidere. E mai come nella conta dei voti la matematica non è un'opinione.
E' assodato però che la vittoria degli sconfitti porta una sfiga globale incalcolabile alla nazione che la subisce e ospita il leader fasullo. Bush ad esempio (che vinse nel 2000 senza avere i numeri) ha trascinato il mondo intero sul baratro di un conflitto geopolitico permanente. Uno stillicidio giornaliero di morti oramai irreparabile. "Giustizia infinita" così la nominarono quell'operazione scellerata di guerra i suoi più insulsi sgherri ministeriali. Accadrà ora la stessa cosa con Ahmadinejad? Dove ci porterà questo manipolatore che porta sfiga? La parola passa ai maghi e ai fattucchieri della geopolitica. A noi non resta che infilare braccialetti di rame contro il malocchio.

La piazza in Iran intanto è cosa giusta e sacrosanta. Evidente segnale di una sana aspirazione verso una democrazia matura a scapito di una teocrazia immobile da secoli. I vagiti di popolo e le urla ricordano molto le piazze americane dopo le elezioni truccate di George Bush, nel novembre 2000. Ci furono scontri anche davanti alla Casa Bianca, il giorno stesso del suo insediamento. La democratica polizia intervenne anche a Washington. E' chiaro. Ogni nazione ha i suoi pasdaran in uniforme.

Ma affinché non si ripeta la stessa tragedia, affinché la vittoria degli sconfitti non porti ancora jella, è ora di schierarci in favore della scaramanzia e della democrazia. Con un piccolo rimpianto. Purtroppo, oggi, possiamo dire solo no alle elezioni truccate di Ahmadinejad. Non possiamo fare altrettanto con quelle di George Bush contro Al Gore. Di tempo ne è passato. Che peccato. Vecchia storia e vecchia geografia che fu.

lunedì 15 giugno 2009

D'ALEMA, L'UOMO DEL MOMENTO?



Consorte. Pronto?
D'Alema. Buongiorno.
Consorte. Ciao, Massimo. Buongiomo.
D'Alema. Parlo con l'uomo del momento.
Consorte. Eh, l'uomo del momento! Lo sfigato del momento (ride)...
D'Alema. A che, a che punto siete? No, ma non mi dire nulla... No, ti volevo dire una cosa...
Consorte. E tutto chiuso.
D'Alema. t venuto a trovanni Vito Bonsignore.
Consorte. Sì. Ci ho parlato ieri. Uhm.
D'Alema. Che dà... un consiglio.
Consorte. Sì. Se rimanere dentro o vendere tutto.
D'Alema. No, voleva dirmi... voleva sapere se io gli chiedevo di fare quello che tu gli hai chiesto di fare, oppure no (ridacchia)... Consorte. (ride)...
D'Alema. Che voleva alcune altre cose, diciamo.
Consorte. Ecco, immaginavo. Non era disinteressato.
D'Alema. A latere. Su un tavolo politico.
Consorte. Eh, eh.
D'Alema. Ti volevo informare che io ho... ho regolato da parte mia.
Consorte. Eh.
D'Alema. Lui mi ha detto che lui resta, ha detto che resta...
Consorte. Ah, sì. Uhm. Bene.
D'Alema. t disposto a concordare con voi un anno, due anni...
Consorte. Uhm, uhm.
D'Alema. Il tempo che vi serve.
Consorte. Sì, sì. No, ma io lì sono stato... in effetti, ho detto: «guardi, decida come ritiene meglio - dico - se lei vuole uscire, noi... onoreremo gli mipegni subito come facciamo con gli altri, se lei rimane ci fa piacere».
D'Alema. Eh... Gianni, andiamo alla... al sodo, se vi serve resta...
Consorte. SI, sì, sì. E basta.
D'Alema. Poi... noi non ci siamo parlati, eh? Consorte. No, assolutamente.
D'Alema. Però, ecco ... (ridacchia)... Ecco, ti volevo dire questo.
Consorte. Lunedì... lunedì lanciamo l'OPA. Abbiamo finito.
D'Alema. lo poi ti devo dire una cosa... se tu trovi un secondo... direttamente.
Consorte. Va bene. No, ma tanto ... eh... è vedere quando ci sei tu a Roma, perché so che sei molto in giro.
D'Alema. No, io sono a Roma. Anche oggi alle sette.
Consorte. Eh, oggi è impossibile, che sto in giro per il mondo a mettere a punto i soldi. Domenica tu sei a Roma? D'Alema. Domattina alle otto. Eh?
Consorte. Tu domenica sei a Roma? 0 mi devi parlare prima?
D'Alema. Beh, volevo dirti... delle prudenze che devi avere. Forse...
Consorte. Uhtn.
D'Alema. Forse ti è arrivata la voce, diciamo. Consorte. Uhm.
D'Alema. Devo farti un elenco... (ride)... delle prudenze che devi avere.
Consorte. Che devo... che devo avere. Uhtn. D'Alema. Sì. Delle comunicazioni.
Consorte. Va bene. Adesso allora, guarda...
D'Alema. Oh... Eh? Consorte. Ti richiamo fra... fra una mezz'oretta e vedo come sono me... cioè come faccio ad organizzarmi. D'Alema. lo sono a un convegno su Amendola e...
Consorte. Lì a Roma?
D'Alema. Sono a Roma tutto oggi, sono al convegno su Amendola, devo vedere lo sceicco del... l'emiro del Qatar, devo... Consorte. Uhtn, uhm.
D'Alema: fare un pochino di cose, ma...
Consorte. Comunque la... la tua segretaria la tua agenda ce l'ha tutta, no?
D'Alema. Sì.
Consorte. Eh.
D'Alema. Dalle sei in poi sono libero.
Consorte. Ti saluta Pierluigi Stefanini che è qua.
D'Alema. Un saluto affettuoso.
Consorte. Eh. Te lo passo, che ti saluta personalmente.
D'Alema. Okay.
Consorte. Massimo, adesso parlo con la tua segretaria e vedo come organizzarmi. Uhm? Ti passo Pierluigì. Ciao, ciao.
D'Alema. Sì.


(Intercettazione telefonica tra Massimo D'Alema, leader dei Ds (ora eminenza grigia Pd) e Giovanni Consorte, presidente di Unipol Assicurazioni Roma, 14 luglio 2005)

domenica 14 giugno 2009

ALL'ARMI... ALL'ARMI... ALL'ARMI SIAMO RONDE?


Bossi dichiara oggi a Pontida: "Siamo fondamentali per governare. Errata corrige.Forse voleva dire: siamo "fondamentalisti".
Si unisce Maroni al coro e dallo stesso palco rincara la dose: "Le chiamano ronde? Ebbene sì, vogliamo le ronde".
E poi prosegue ancora il titolare del Viminale:"Noi guardiamo alla sostanza, non alle chiacchiere".
A quanto pare c'è chi li accuserebbe di ritornare alle camicie nere. Bugie. Tutto falso secondo Maroni, il quale tiene a precisare davanti alla platea leghista: "Noi vogliamo consentire ai cittadini di partecipare".

Intanto è notizia di ieri che a Milano si sarebbe costituita una sedicente Guardia Nazionale Italiana composta da volontari - tra cui ex membri delle forze dell'ordine e soggetti con forti legami al MSI - che chiede di partecipare alle ronde.
Sentito oggi il presidente nazionale del Msi Gaetano Saya, avrebbe rilasciato ai microfoni di Sky le seguenti dichiarazioni: "Non siamo né nazisti né fascisti. Noi siamo nazionalisti italiani e patrioti".

Inoltre da fonti giudiziarie giungono voci che la Procura milanese avrebbe aperto un'inchiesta sulle presunte "ronde nere" senza indagati al momento, né ipotesi di reato. Il procuratore aggiunto Armando Spataro potrebbe formalizzare nei confronti del gruppo l'accusa di apologia al fascismo e ricostituzione del partito fascista.

sabato 13 giugno 2009

GHEDDAFI A ROMA, DUE CUORI E UNA CAPANNA

Smontato il Circo Togni sbarca la tenda di Gheddafi. E nani, clown, pagliacci, addomesticatori di animali, maghi, mimi, si presentano alla sua corte.
E' il pacchiano in stile agenda, da recitare come lo richiederebbe un qualunque protocollo cialtronesco. Squallore nazionalpopulistico, senzionalismo di quinta mano sfoggiato a braccio nelle conferenze stampa. Troppe foto e troppa considerazione. Manco se fosse un nuovo Mahatma Gandhi accreditato a parlare.

Giornalisti. Leccaculo. Strette di mano. Non manca niente e nessuno all'appello dello sconcio plateale. Foto in bianco e nero appese sul petto del sultano, in memoria di alcuni libici trucidati dai fascisti durante la colonizzazione. I post fascisti al Campidoglio nel frattempo l'attendono per gli onori di casa. Fini che si offende per il ritardo accumularo, cosa veramente inammissibile - sostiene lui - per una normale democrazia parlamentare. Cosa inaudita, dice appunto l'ex delfino di Almirante, ex repubblichino a sua volta.
Un mondo rovesciato in poche parole. Memoria storica azzerata. E chi si ricorda più della colonizzazione fascista in Libia? E chi del nemico storico numero 1 nei lontani giorni della crisi reganiana nel Golfo della Sirte? E un petardo spauracchio lanciato a mo' di vendetta su Lampedusa, stesso luogo dove oggi dirige, gettandoli in mare, i suoi rifiuti umani? E chi si ricorda della vecchia strage aerea sui cieli di Lockerbie, in Scozia?
Insomma un circo. Un circo negazionista di ogni memoria storica. D'altronde solo lo scenario provvisorio di un circo sarebb meglio deputato a riprodurre fedelmente una sceneggiata sul cattivo gusto che nega la Storia. In serata, i nani e le ballerine di corte vanno alla tenda del sultano a scusarsi per via dell'ex missino (converito di recente alla democrazia parlamentare) in quanto costui non sopporta più i ritardi. E' vero, avrebbe detto Gheddafi, ai tempi del Duce i treni arrivavano tutti in ritardo.
Comunque, i nani lo hanno incensato nella tenda chiedendogli perdono per il capriccio di Fini e per tutti quei morti trucidati dai fascisti, impiccati nella foto-messainscena dal Sultano. E quindi, fanno tutti un alalà al sultano libico, affinché non spedisca più sudditi africani dentro carrette marine stracariche di disperati verso Lampedusa. E cioè in Sicilia. Area geografica da sempre controllate territorialmente e direttamente dalla mafia. E se capita, anche dallo Stato Italiano di tanto in tanto.

martedì 9 giugno 2009

VINCE IL PUTTANIFICIO DELLA LIBERTA'





Più che prevedibile. Era scritta già la prima pagina che ricalca i numeri dell’esito finale di questa soap opera pre-registrata e magistralmente camuffata in campagna elettorale. All’ultima puntata, si afferma ai punti il puttanificio delle libertà. E così vissero felici e contenti. Le destre tutte trionfano ovunque in Europa. Le sinistre invece nessuno sa più cosa siano, né cosa dicano. A chi – soprattutto - si rivolgono? Balcanizzata com’è fino all’inverosimile, la sinistra, satura di confusione, stratificata in un dedalo di segretarie uffici e in una miriade di partitini del cazzo, la sinistra, dico, più cresce e più di divide. Simbolo di una storica frantumazione masochista. Insomma la sinistra langue nei suoi pezzi e al contempo cresce, nel suo mini-puzzle post-elettorale. O meglio, la sinistra entra in scena per poi uscire di scena platealmente. Puntualmente. Ripeto, masochismo allo stato puro, deficit di carisma e di realtà.


Grande assente alle elezioni europee comunque (vinte o non vinte) è l’Europa. Fantasma istituzionale di lobby affaristiche nascoste. Oligarchia ristretta. Sperpero di denaro pubblico. Verticalizzazione estrema e public opinion assente. Latitante. Destra o non destra, veline o non veline: avremmo eletto chi? Cosa?
Diceva Kisseinger, vecchio statista americano:”A chi devo telefonare quando devo parlare con l’Europa?”
Risposta: boh!

domenica 7 giugno 2009

COSTUI E' STATO CORROTTO DA UN AMICO DI NOEMI




L'uomo in foto è un avvocato inglese, si chiama David Mills. E'stato corrotto da un amico di Noemi per la modica somma di
2 MILIONI E 400 STERLINE.