giovedì 26 novembre 2009

diariospycam / Massimo D'Alema

La telefonata di Schultz mi conferma quanto va sparando sui giornali. Pazienza. Mi godo la vista di Roma, per adesso, sul terrazzo, mentre mi sta parlando. E rimpiango un po' Bruxelles, brutta, sì, come città. Però, Bruxelles valeva bene una messa, no?

Vuoi mettere, una carica europea. Una figata istituzionale. Un pacco di soldi. Prestigio. Io, un ministro degli Esteri europeo, coi baffi. E invece niente. E' stato lui, il capo del governo italiano: lui, a non volere uno della mia statura, del mio calibro, in Europa. Me la pagherà.
Io non faccio così. Mai fatto così. Sono leale. Io, se c'è Milan Real Madrid, io tifo Milan. Lui invece non ha tifato per me. Ha preferito uno straniero al posto mio come ministro europeo. Alla prossima finale di copppa, tanto, ne riparliamo. Tiferò Aiax. Tiferò Atletico Bilbao. Arsenal. Così impara. Altro che Milan, non tifo Milan io la prossima volta. Piuttosto mi uccido.

E ancora io, che dicevo ai giornalisti: non bisogna mai demonizzare l'avversario... soprattutto quando si è già impossessato di noi, aggiungo ora con una punta di amarezza. E ora ne pago le conseguenze... sì, di non aver tifato Real Madrid. A scapito suo.

Onestamente, credo, caro diario, che la differenza tra Marrazzo e me è semplicemente questa: lui trombava. Mentre io, sono stato trombato.

(IDEALMENTE TRATTO DAL DIARIO PERSONALE DI MASSIMO D'ALEMA)

domenica 22 novembre 2009

AEROPORTO CALTAGIRONE, VOLI DI LINEA E INTERNAZIONALI





Nella Baghdad non ancora invasa dagli americani l’aeroporto internazionale si chiamava “Aeroporto Saddam Hussein”. Naturalmente oggi la dicitura è differente. Eppure qui, nella pre-democratica Siena, quei fascisti che misero su le due piste per velivoli e che battezzarono l'intero blocco “Aeroporto di Ampugnano”, vedono ancora persistere intatta la loro antica denominazione.
Beh, se è vero che l’esportazione democratica è arrivata fino a qui, forse è giunto il momento di ribattezzare la megalomania senese con un nome e cognome preciso: “Aeroporto Caltagirone, voli di linea e internazionali”. Già Ampugnano: vecchio aeroporto militare degli anni trenta che oggi le lobby finanziarie e del cemento armato vorrebbero ampliare a dismisura. Senza chiedere il permesso a nessuno - esattamente come fecero i fascisti. In barba al territorio. Alla democrazia che esportiamo altrove, tranne che tenercela qui. E senza naturalmente interpellare i cittadini, gli abitanti dei comuni limitrofi. Nessuna analisi sui costi reali, né quali siano i danni rurali irreversibili. In breve, se vale davvero la spesa per l’impresa. Ma in verità la “spesa” vale soltanto se serve all’”Impresa”. Almeno in questo caso conclamato.


Ora, un conto è verificare se un progetto produce deficit – e cioè, se la futura gestione di un simile aeroporto è destinata a fallire - e altro conto è capire se i colletti bianchi a ranghi completi hanno già deciso a tavolino che il mostro ecologico si farà, perché a conti fatti conviene: appunto, “Pubblica spesa” per la “privata Impresa”. Come negarlo, per loro sì che vale letteralmente "la spesa per l'impresa"!
Poco importa se le previsioni indicano brutte cifre. Se tale andazzo finirà per generare il colore gestionale preferito dai colletti bianchi: il rosso, il deficit costante. No, nessun problema riguardo a questo. Se il budget non quadra, pazienza. Si fa ricadere tutto sulla collettività. È la regola: profitto ai privati e perdite al Pubblico. È il Welfare State del contrario. L’astuto Robin Hood globale del Post New Deal: rubare a tutti, per regalare a uno. Ciò colloca Ampugnano nelle tonalità cromatiche di un bizzarro caleidoscopio politico: un aeroporto costruito dai "neri", fortemente desiderato dai colletti bianchi e destinato a rimanere perennemente in rosso.


La regola è semplice. Tanti aeroporti quanti sono i campanili. Tifo e sciovinismo locale. Liti sciocche da bar, dopo l’ennesima zuffa sul derby e sul fuorigioco. Le immagino. Per esempio, l’aeroporto di Canicattì è più bello di quello di Cepagatti. L’aeroporto di Cascia più funzionale di quello Gubbio. Ma vuoi mettere, costruire un aeroporto a Campomarino, a ridosso della sabbia? E sulle isole Tremiti? E a Murlo? A San Gusmé? Mica male come idea costruirne uno a Pontedera, a Casale di Principe, a Pontida. Ad Abbiate Grasso. A Viggiù. E cosa ne dite di una bella pista di atterraggio in piazza del Campo, personale, per il sindaco Cenni? No, c’è già l’Aeroporto Caltagirone da allargare. Tanto, un non-luogo vale un altro.

sabato 21 novembre 2009

diariospycam / Brenda

Sono morta. Troppi clienti importanti nel mirino. Troppi soldi sporchi nel taschino. Chissà. Altri nomi da fare. Ricatti vecchi e nuovi. Che so, altri governatori. Ministri della famiglia. Filibustieri. Riposo in pace. Amen. Ah, una confessione. A uccidermi è stato... E' stato. Cavolo. Non posso. E'incredibile la falsità dell'oltremondo. Ricattano anche qui.



(IDEALMENTE TRATTO DAL DIARIO DI BRENDA)

L'EUROPA AI TEMPI DELLA POST DEMOCRAZIA




Nella nomina dei vertici Ue ha vinto l'Europa delle lobby oscure. Quella padronale dell'asse franco-tedesco che si sceglie i propri uomini di paglia. Eccolo siglato il patto d'Acciaio tra la Merkel e Sarkozy. La scelta cade su due perfetti sconosciuti. Statura internazionale meno di zero. Rasa al suolo. Nulla meglio dell'anonimato per garantire la sotterranea perpetuazione del potere. Nominati Van Rompuy e Catherine Ashton. Rispettivamente presidente del Consiglio europeo e Alto rappresentante per la politica estera. Ma chi sono costoro? Mai sentiti nominare da nessuno. Vince l'Europa come proprietà privata. L'Europa prigioniera degli interessi nazionali. Dei compromessi elitari e del ricatto economico.


E ciliegina sulla torta, Romano Prodi che tiene una lecture al Woodrow Wilson International Center for Scholars di Washington DC. E azzarda ipotesi inquetanti. Basta con le decisioni all'unanimità. Portano alla paralisi delle Istituzioni Ue. E poi più potere alla Commissione. Se è per questo, anche il Duce se la prendeva con le plutocrazie democratiche!

Ma Prodi ci deve spiegare invece perché la democrazia porta alla paralisi? E da quando in qua due soli paesi decidono il destino di 25 nazioni? E soprattutto, quale corpo elettorale europeo elegge la Commissione che lui vorrebbe con più poteri? Nessuno. Nessun corpo elettorale la elegge. Questo è lo sconforto maggiore. La scelgono i partiti, i governi nazionali. E Prodi ne sa qualcosa dato che in qualità di presidente del Consiglio trombato fu mandato qualche anno fa a Bruxelles. Insomma, CHI elegge CHI nell'Unione? E quale sostanza e quale senso democratico tengono in piedi questa inutile zavorra di nazioni che chiamano Unione?
Una realtà di 496 milioni di persone senza una pubblica opinione. Interamente disinformata su chi realmente li governa. Chi sta dietro le quinte e ne determina il destino? Mostro a due teste questa Europa. Tirannide oscura di lobby sofisticate. Democrazia come hobby. E il mercato come dittatura dell'abbondanza. Uno spazio in perenne espansione territoriale, allargamento dopo allargamento. Fino all'infinito globalizzato. Tutta libertà economica a scapito di quella politica.

diariospycam / Lula

Telefonate su telefonate oggi. Un caldo pazzesco, non si respirava quasi alle dieci. L'aria condizionata funzionava a tratti. O almeno, così mi pareva. Uno stuolo di ministri intorno, delegazioni alla porta. Mi attendevano seduti nel corridoio. I giudici, persino. I giudici del caso Battisti. La segretaria premeva. Basta. Mi sono alzato in piedi. Un caffè, ho detto. Pausa. Mi tocco la barba. Sto ancora riflettendo. La decisione finale su Battisti spetta solo a me. Cosa fare. Sarà una decisione successiva a quella dei giudici brasiliani. Devo pensarci bene su.

Comunque puzza di sospetto questo Stato Italiano: lavora tanto sull' impunità vergognosa del suo premier e poi, qui, non fa altro che incaponirsi perché vuole catturare questo Battisti. Ma cosa significa: o tutti, o nessuno. E invece no. Ho notato, che più l'impunità del premier italiano si consolida, più il suo stesso governo ha una necessità sfrenata di ripristinare a modo suo un simbolico senso di legalità... una soglia minima di certezza del diritto. Niente è più funzionale della estradizione coatta di questo Battisti, fuggitivo, dalla Francia fino a qui. E' un po' bizzarro, no? Buffo capro espiatorio del capo.

Alla fine avanzerò una proposta all'Italia, onesta, una soluzione definitiva - prendere o lasciare: noi consegniamo Battisti nelle mani del ministro Maroni, loro, in cambio, ci concedono la possibilità di estradare Silvio Berlusconi, qui, in Brasile. Insomma, che almeno una volta questo signore venga condannato, dopo sei prescrizioni. Il caffè a questo punto era finito. E la pausa anche. Mi attendeva la segretaria in ufficio. Le delegazioni fuori, nei corridoi. Altre telefonate.


( IDEALMENTE TRATTO DAL DIARIO PERSONALE DI LULA)

lunedì 16 novembre 2009

diariospycam / Gesù di Nazaret

Stamattina in aula la professoressa insisteva sul fatto che io dovessi restare appeso al muro. Alla faccia della sentenza europea. Alla sentenza sul crocifisso, intendeva lei, la maestra di vita. Ora, non solo questa qui ignora la Storia, ho pensato io. Disprezza anche il Diritto. Che audacia. Naturalmente è pienamente d'accordo con quei buzzurri dei politici italiani, vale a dire, quattro amici degli amici e contemporaneamente degli arcivescovi. Dei papi,a volte.
I ragazzi annuivano, come piccoli tonti. Poverini. Senso critico zero. Altro che poveri di spirito. Troppa televisione, credo. Fa veramente male secondo me. Peccato che ai tempi miei, non esisteva per niente la televisione, né la potevo immaginare come invenzione. Eh, altrimenti nel discorso della montagna io avrei improvvisato una ultima beatitudine: beati quelli che non guarderanno mai la televisione, perché loro vedranno in diretta la Verità.
Mi ha stupito comunque l'energia e l'alito puzzolente con cui la professoressa di Storia difendeva me e le radici cristiane. Il crocifisso non si tocca. Ma che c'entrano le radici cristiane dell'Europa e dell'Italia, mi sono detto io, appeso lì, in croce. A guardare i ragazzi che annuivano. Il discorso non teneva proprio. Avrei voluto scendere da quella croce, e dire alla signora: ma scusi,che diavolo vai blaterando: ignorante. E invece niente. Non era possibile. Mi sono arruginito a fare miracoli. Un crocifisso purtroppo deve stare fermo. Lì. Zitto. Buono. Deve fare il crocifisso, cioè, simboleggiare quello che vogliono loro e la loro insana ipocrisia. Ma io sono sempre stato un rivoluzionario. E' da due millenni che detesto i sepolcri imbiancati. Per esempio, mi meraviglio tanto della professoressa di Storia. Ma come fa costei a ignorare la sua stessa materia! La insegna da venticinque anni. Certo, conosco anche il tipo. Le sue belle raccomandazioni - non a Dio, intendiamoci, al Provveditorato, ministri che si sono succeduti, ecco perché lei sta lì.

Ora, a prescindere da questo... ecco, mio caro diario, formulo una riflessione in forma di domanda: come fa costei a ignorare totalmente la storia d'Italia. E la posizione del papa. E di Garibaldi. Di Cavour... guardi che io sono stato già tolto dalle aule, perché, ricordo, questa nazione era laica, e guardacaso il primo a non volere questa nazione, a disprezzarla, a ostacolarla... era proprio lui, il Papa!Sì.

Di quali radici, parla ora la povera maestrina! Lo sa o non lo sa la maestrina, che io, come simbolo - non religioso, ma come semplice religione di stato - sono stato imposto dopo i patti lateranensi, e cioè da Benito Mussolini? Insomma, proprio i fasciti mi hanno messo in croce nelle aule, ecco la nuda verità. E non l'avessero mai fatto.

E' stata una insopportabile tortura. E' quasi un secolo che ascolto le cazzate dei professori. Dalla riforma Gentile in poi. Presidi corrotti, leccapiedi, bidelli raccomandati dalla Democrazia Cristiana. E poi, interrogazioni. Idiozie a ricreazione. Non ne posso veramente più. Liberatemi. Vi prego liberatemi. E' peggio della croce. Qui, è un Golgota ogni mattina. Nessuno si rende conto di quante stupidaggini a raffica possono sparare i professori italiani. Tutti quanti devoti al papa, a mio padre. Religiosi doc, per carità di Dio! Anche se a modo loro, ovviamente.

Vi prego, liberatemi. Liberatemi dai maestri, dagli allievi, dalla ricreazione, dai ragionamenti sul calcio dei ragazzini, dai discorsi di La Russa, dai puttanieri di Stato che mi difendono. E liberatemi dal Pd, che finge di difendermi. Liberatemi soprattutto dal cilicio della Binetti. Insomma, mi volete mandare una volta tanto in vacanze. Voglio riposare. Che ne so, ovunque, anche alle Bahamas, me lo merito, no? Non solo a me tocca scontare i vostri peccati... qui, mi tocca pure sentire tutte le insulsaggini che dichiarano i politici italiani per loro sporca convenienza. Vi prego, vi prego, liberatemi. Se avete un po' di pietà, fatelo. Vi prego. E ancora, se avete tanta voglia di radici cristiane: ma perché non andate a pregare in chiesa, invece di andare a puttane?



(LIBERAMENTE TRATTO DAL DIARIO PERSONALE DI GESU' DI NAZARET)

giovedì 12 novembre 2009

Elementare, Watson! Ma per gli italiani no


Se Maometto non va alla montagna, si dice, è la montagna che renderà visita a Maometto. E traduco in due parole: se il Lodo Alfano non arriva all’impunità, sarà l’impunità a riproporre il Lodo Alfano. Ecco, questo è il punto. Come lasciare entrare il Lodo Alfano dalla finestra.
Ce lo spiegano bene lorsignori. È facile. Basta fingere di riformare la giustizia: prescrizione, immunità parlamentare, abbreviare la durata dei processi. E poi la solita pornografia mediatica delle bugie di regime in grande stile. Ed è fatto. I complimenti più sinceri agli spacciatori professionali di notizie.
Ma ciò che veramente inquieta è la bassa considerazione di lorsignori nei confronti del cosiddetto popolo italiano. Dei cittadini ridotti ormai al rango di poveri coglioni. Considerati come bambini ritardati. Che non possono capire. Il senso è questo: il cittadino medio non è capace di fare due conti. Neanche un pensierino semplice semplice.
Che ne so, nei primi di ottobre la Consulta boccia il Lodo Alfano e a mapalena un mese dopo arriva puntualissima la prescrizione, ventilata come assoluta necessità - la solita necessità berlusconiana, pro domo sua. Ma forse il problema non riguarda più ciò che è giusto o sbagliato al riguardo. Se si è favorevoli o contrari a una determinata norma. No. Il fatto veramente grave è che il cittadino venga disinvoltamente gabbato come un disgraziato dilettante della notizia, quasi fosse un povero demente. Secondo la sgangherata ghenga di Alfano, Ghedini e company si tratterebbe di poveri tonti. Che si drogano quotidianamente di calcio. Di pubblicità. Di Maria de Filippi. Di Grandi Fratelli. Alla fin fine, chi vuoi che vada a fare due conti per riflettere sulla elementare distanza cronologica tra un Lodo bocciato i primi di ottobre e una legge a poche settimane di distanza che lo fa rientrare dalla finestra? Inutile, il popolo italiano tanto non capisce, secondo loro. Non legge mica i giornali il popolo italiano. Al massimo, quello sportivo legge. E la nazionale italiana di calcio che va nei luoghi del sisma, in Abruzzo. Ma che bravi ragazzi. Eroi atletici. Bandiere italiane appese alla finestra. Evviva la patria. Dopotutto, siamo sempre campioni del mondo. Mica male come consolazione, no?

sabato 7 novembre 2009

Diariospycam / Gianni G. ( pusher ufficiale di Palazzo Madama e Montecitorio)

Proprio stamattina scopro sui giornali un fatto strano: che i parlamentari hanno deciso di sottoporsi collettivamente al test antidroga. Bel trucco mediatico di falsa moralità. D’altronde, basta astenersi tre o quattro giorni per fare sparire ogni traccia di cocaina. Come dire, bastano tre giorni per rimanere puliti. Insomma, il tempo del test. Poi riprendono.

Quanto a me, lo dico sincero. Ottimo. Ho tre giorni liberi. Finalmente. Lavoro duro da una vita. E Dio sa da quante legislature! Governi caduti, governi sballati. Governi tecnici per disintossicarsi dai precedenti. Oggi, finalmente, è scoppiata l’ondata di moralità part-time. I deputati devono sottoporsi all’esame del capello per verificare se hanno abusato di sostanze stupefacenti. Bizzarra verifica di governo questa del capello e delle urine: se sono immacolate oppure no, vergini da ogni scoria di tossicità o abusate.

Che aggettivi! Immacolata… vergine. Ancora una volta, laicità e religiosità devono fare a pugni per bilanciare l’immoralità: dopo l’obbligo di togliere i crocifissi dalle aule, poverini, gli toccherà evitare pure di portare cocaina dentro al Transatlantico! D’altronde, se è vero che la religione è l’oppio dei popoli è naturale che i due ladroni (destra e centro-sinistrato) difendano entrambe il loro santissimo crocifisso, ovvio: è l’oppio dei popoli, è il loro mea culpa cromosomico… quindi, essendo oppio, è senz’altro roba buona. Specie se tagliata in modo impeccabile – cioè, senza peccato!

Pazienza, i parlamentari non snifferanno almeno per tre, quattro giorni. E io chiudo bottega l’intero week end. Niente cocaina ai potenti. Strano, per un governo che “tira” a campare!
Quanto a me, forse me ne vado in ferie. Spengo il cellulare qualche giorno. Montecitorio e Palazzo Madama addio. Non hanno bisogno di me per ora. Che bello, libero tre giorni! Vacanze. Vacanze. Vacanze. A volte, l’ondata di moralità non guasta proprio. Ne avevo proprio bisogno, credimi diario. Dovrò pure riposarmi di tanto in tanto, no?

Ma mi viene un dubbio. Vuoi vedere che in tre quattro giorni senza tirare cocaina, senza farsi… vuoi vedere, che quelli magari riescono a combinare qualcosa? Che so, una legge decente… una riforma veramente lucida. Chissà. Chissà. Miracoli dell’astinenza. Ah… San Patrignano martire: proteggili tu per favore!


(LIBERAMENTE TRATTO DAL DIARIO PERSONALE DI GIANNI G. – pusher ufficiale di Montecitorio e Palazzo Madama)

mercoledì 4 novembre 2009

diariospycam / Silvio Berlusconi

Caro diario
stanotte il sonno è poco. E poi un mal di stomaco. Devo aver bevuto assai champagne. Questa volta il party si è svolto in gran segreto. Località amena. Lolita amena. Villa sconosciuta. Sembrava un rave party quasi. Ma la segretezza era garantita ad altissimi livelli, professionali direi. Altrimenti queste intelligence italiche a cosa diavolo servono, eh! Per cosa le paghiamo a fare noi questi servizi segreti! E che diamine, se non riescono a garantire nemmeno la segretezza a un party privato del primo ministro in carica.


Ma comincio a essere stanco dei segreti. Tutta l’estate trascorsa a nascondermi, scappatella dopo scappatella. Uffa. Domani esco in televisione e lo dico chiaro e tondo: basta. Basta coi segreti dico. Dirò esattamente così: io, primo ministro in carica di questo paese. Eletto democraticamente dai miei telespettatori… io ho il diritto di non nascondermi più. E l’audience mi darà ragione. Ne sono sicuro.

Sono stato eletto. Ne avrò pure il diritto. Anzi, ho lo jus primae noctis nei confronti del gentil sesso di tutta la nazione. Sì. Chiunque deve concedersi al premier. Concedere la propria verginità. Altrimenti niente fiction. Niente più Grande Fratello. Niente veline. Ho il sacrosanto diritto della prima notte. Molto prima dei mariti. Prima dei fidanzati. Sono stato eletto. Lo dirò. E se qualche siciliano geloso protesta io gli manderò l’avvocato Ghedini a spiegare bene in termini giuridici che io sono sì un fruitore finale... Ma soprattutto sono un fruitore inziale. E Angelino Alfano tradurrà tutto questo in siciliano fluente al marito geloso, aggiungendo: nun ci scassasse più la minchia… così tradurrà Angiolin-gioiellino-Alfano.


Ma possibile che nessuno ha capito ancora che io sono il premier di questo paese? Che sono stato eletto? E che posso fare quello che mi pare… Possibile che non l’ha capito neppure chi mi ha eletto? Ho lo jus primae noctis... Basta con gli scandali. Le foto. I gossip. Addio party segreti. D’ora in poi tutto alla luce del sole. Io… voglio… il diritto… (sancito a livello costituzionale) della… prima… notte. In parole semplici. In breve, tanto per spiegarmi terra terra ai miei lettori più deficienti: ecco, voglio la verginità delle pulzelle mie elettrici. Delle figlie più acerbe – le primizie genitoriali - dei miei elettori più fidati. A Marrazzo lascio volentieri i travestiti. In eredità.

È così che sono uscito in giro, stanotte. In pigiama. Fuori dalla villa di Arcore. San Martino pullulava di luci. Ho visto una donzella in minigonna di pelle, truccata. Bellina bellina. E dico: ehi… signorina, lo sai che io avrei lo jus primae noctis nei suoi confronti in quanto io sarei stato democraticamente eletto?
La pulzella mi risponde che lei si chiama Lucia Mondella. E che qui lei sta festeggiando con le amiche padane l’addio al nubilato. Ed è qui, in discoteca. Abita nelle vicinanze.
Il marito quasi imminente si chiama Renzo Travaglino mi ha detto. E che la sta aspettando domani, tardi mattinata. In chiesa. Per condurla dritta sull’altare col suocero sottobraccio.
Ma lascia perdere questo Renzo Travaglino dico io. È un fottuto comunista, proprio così le ho detto. Un bolscevico. Uno stalinista. Nemico numero uno della patria e dello stato.
A questo punto le amiche di Lucia Mondella mi assicurano che no, signor Presidente, questo modesto operaio padano lui ha sempre votato Lega in realtà. A me questo particolare non interessava proprio per niente.
Era lo jus primae noctis che a me interessava. Lucia, me la devi dare ho detto… Sono stato eletto. E quindi, posso stare a letto con chi voglio io. Le amiche erano scandalizzate. Ma ho chiamato i miei Bravi, con un bel fischio: ed è subito spuntato Bondi, il Grifo, Feltri, Belpietro, Ghedini. Ehi sfitinzie ha sentenziato l’Azzeccacarbugli milanese. Ma va là, dice l'avvocato. Va là… poche storie sfitinzie… la sopradetta Lucia Mondella vada subito a letto con il fruitore iniziale. È Jus primae noctis dice Ghedini.
Come accertato da recente e definitiva sentenza dalla Cassazione. E qui lui ha citato una sfilza di glossatori medievali, in perfetto milanese. Don Abbondio invece è stato abilmente spaventato dal ministro della Difesa: quattro carriarmati e sei blindati Lince sono tornati apposta dall’Afghanista e stavano parcheggiati lì davanti alla canonica del pronti a sparare se si fosse sognato di andare a celebrare messa l’indomani.


Quanto a Fra Cristoforo se n’era occupato un cardinale intimo del senatore Pera. Già lo avevano trasferito sulle isole Galapagos, a convertire coccodrilli primitivi. E io, avevo la febbre. Io, il presidente del Consiglio. La febbre. Verso le due più o meno. E non era raffreddore di certo. No. Mi ero preso la scarlattina. Mi avevano infettato. Era scarlattina. Sudavo a tratti. Macchie comuniste sulla faccia avevo io. Sulla pelle. No. Non era più lo champagne. Era la febbre. La febbre rossa. Ma non mi arrendevo. Mai canterò bandiera rossa.

Lenin… ho gridato io. Esci immediatamente da questo corpo di primo ministro democratico in carica. Eletto dal popolo. Ho chiamato Vladimir Putin per farmi fare un esorcismo. Mi fido. E Putin a telefono eseguiva un curioso rituale leggendo passi brevi dalla Sacra Bibbia. A metà tra il russo e il latino. E l’esorcismo ha funzionato. Lenin è uscito da me. Solo che tremavo di febbre. Restava qualche macchia rossa sul mento. E sulle chiappe. E zac, mentre tremavo forte. Zac. Mi sono ricordato di quel dito alzato contro di me. Dal Frate Cristoforo.
Sì. Mi è tornato in mente il frate manzoniano mentre mi minacciava nella stanza di Palazzo Grazioli. E che diceva esattamente: “verrà un giorno in cui... Era arrivato. E mi sono accorto che deliravo. Deliravo. Avevo la scarlattina. Stavo delirando. E gridavo IO… SONO STATO ELETTO DAL POPOLO. Sono un leader eletto democraticamente eletto. No. Non posso avere la scarlattina. È statisticamente impossibile. I sondaggi non possono sbagliare.


A questo punto è entrata la domestica Adalgisa. A passi felpati. Tutto bene, dice l’Adalgisa. Tutto bene signor presidente?
Senti, Adalgisa le dico. Ascolta il tuo presidente. Ma tu… sei ancora vergine percàso ? Nossignore, mi risponde la domestica.

E qui io ho sbraitato severo, in preda a un delirio di profonda onnipotenza: signorina Adalgisaaaa. Ma come si permetteeee. Chi è costui che osa anticiparmi… Chi è questo bolscevico comunista che ha osato violare "il mio più dolce diritto" cioè, lo jus primae noctis?

Ma signore, mi dice la domestica… molto semplicemente: è stato mio marito.
Ho capito, mi sono detto io nauseato. Qui ora mi tocca abolire per forza il family day. Questi mariti legittimi stanno prendendo potere a livello coniugale. In fondo, tutto si può fare se sei stato eletto democraticamente, dal popolo. Lo Stato Sono Io. Lo incarno per intero, con tutto il mio lifting. L' état c’est moi. D'altronde, “la democrazia è far bastonare il popolo dal popolo, in nome del popolo”.
E ben gli sta, cazzo.


( LIBERAMENTE TRATTO DAL DIARIO PERSONALE DI SILVIO BERLUSCONI)