martedì 29 dicembre 2009

Pierferdinando D'Alema, il giovane "andreotti" senza gobba


Volete vedere la faccia di Pierferdinando D’Alema? Scendete giù in Puglia. A quanto pare dei “facinorosi” – proprio così li dipinge il sindaco Emiliano - si sono messi a protestare a voce alta contro il diktat dalemiano. Esatto. Col telecomando a distanza, il leader più oscuro del Pd (in quanto non è stato eletto da nessuno) vorrebbe imporre il proprio candidato: Emiliano, appunto. E i delegati protestano. Apriti cielo, la democrazia!
È guerra aperta. “Vendola ritiri le sue truppe!” sbraitano i luogotenenti del partito democratico. Emiliano in testa.

Chissà perché, quando gli studenti protestano in Iran tutti concordano sul fatto che invocano la democrazia parlamentare; quando però accade la stessa cosa all’interno del partito democratico, si tratta solo di semplici facinorosi: scissionisti, seminatori di odio. Terroristi e black block.

La verità è che Pierferdinando D’Alema ha deciso per tutti. Ci sono affari in vista. C’è un’alleanza coatta da coltivare con l’Udc di Casini - suocero di Caltagirone. E Nichi Vendola a quanto pare non è desiderabile come presidente.

Il motivo è semplice. Vendola è stato capace di azzerare l’intera giunta regionale subito dopo il coinvolgimento negli scandali già noti. Eccolo il vero reato della giunta Vendola: la moralità premeditata. Un comportamento anomalo. Bassolino docet. E la Calabria non è da meno. Né qualche spurio lucano scherza. Di regola si resiste “berlusconianamente” fino alla condanna definitiva. Altro che dimissioni per beghe giudiziarie. Guardate per esempio l’Udc Totò Cuffaro condannato in secondo grado e tuttora in Parlamento. Guardate il Pd Tedesco, coinvolto negli scandali pugliesi e promosso da D’Alema al senato.


Eccovi signore e signori spiegata l’etica della coalizione coatta piovuta dai cieli di Roma. Credere obbedire e candidare. Benvenuti nel Partito democratico. Il partito dove la democrazia è partita.

lunedì 28 dicembre 2009

¡No pasarán!



(Intervista a Tabucchi sulla libertà di stampa)

PER UNA VERSIONE SOTTOTITOLATA IN ITALIANO
Clicca su:

http://www.youtube.com/watch?v=PPdcpYUPIec

domenica 27 dicembre 2009

Se l'odio per papi ci spinge ad aggredire il papa...


Non ci bastava l'aggressione a papi come fatto di cronaca. No. Ci tocca leggere nientemeno dell'aggressione al papa. E papi che puntuale rilascia via telefono al tg 1: "basta odio ed estremismi".

Il papa l'indomani benedice urbi et orbi. Papi telefona urbi et orbi a ogni trasmissione televisiva. Ai terremotati in Abruzzo. Ai tg. Praticamente è in ogni luogo.

Il papa nel frattempo si affaccia dal balcone e benedice i suoi fedeli. Il fido direttore Minzolin invece s'inginocchia sull'etere per lasciar commentare a papi l'accaduto. "Ho pensato che davvero dobbiamo contrastare queste fabbriche di menzogne - dichiara papi in difesa del papa - queste fabbriche di estremismo e anche di odio". E' la benedizione catodica del conducator della comunicazione. Urbi et orbi anche questa. E il papa Ratzinger ancora una volta non replica un bel nulla. Ma rassicura la folla compostamente.

Probabilmente il fatto di non temere processi fa la sua bella differenza. Cioè, non avere ad esempio alcun processo Mills sul groppone, significherà senz'altro che puoi snobbarle certe situazioni più che incresciose. Digerirle meglio. E magari sorvolare. O volare alto. Lasciare perdere. Ma questo può farlo il papa. Papi invece no. E' troppo invischiato con la giustizia papi. Confessiamolo pure: è nei guai fino al collo. Deve assolutamente parificare gli eventi. Salvare tanto il culo quanto l'anima.

A suo dire è chiara la medesima matrice psico-terroristica. Tentato agguato di chiaro stampo politico. Fuori nomi e cognomi dei fomentatori di odio. Travaglio e Di Pietro. Mandanti morali sia di papi che del papa.


Esisterebbe quindi un disegno eversivo trasversalmente laico. Atto a seminare odio tanto nello stato Italiano che in Vaticano. A questo punto, se la statuina lanciata a papi è stata capace di determinare un mutamento di rotta verso le riforme costituzionali, perché non approfittare di riformare il diritto canonico? E il numero di giudici della Sacra Rota? Un attentato vale un altro, no?


E poi se tanto mi da tanto - voglio dire - se l'agguato a papi è fatto dello stesso odio politico di quello commesso al papa: perché non riformare tutto? E' giunto forse il momento che in Vaticano si stemperi l'odio fazioso tra cardinali! E che, senza fumate nere, si giunga finalmente ad una stagione di riforme. Occorre un nuovo patto. La pacificazione sociale e religiosa. E' necessario un inciucio tra Tettamanzi e Bagnasco. Un lodo Tettamanzi si profila già. Destra e sinistra clericale devono governare per il bene del Vaticano. Basta. L'odio deve cessare. Sia chiaro: i mandanti morali sono noti a chiunque. Anzi, non dimentichiamo l'evidenza: la signora svizzera che si accanisce contro Ratzinger - diciamolo pure - aveva un abito dal colore inconfondibile. Era rosso. Ecco, i soliti comunisti.

mercoledì 23 dicembre 2009

NOTTE DELLA CULTURA, GLI ARTISTI PER LE DIFFERENZE CULTURALI




NELL'AMBITO DELLA SETTIMANA DELLA CULTURA

Musica rock, Jazz, Grunge, Acustico e folk, mostra fotografica,di pittura e scultura, videoproiezioni e installazioni artistiche, performance teatrali, letture di poesie, writers


Sabato 26 dicembre 2009

alle ore 20.00

(Arci, Arco Olimpo - Francavilla Fontana, Br.)

reading di
ALFONSO DIEGO CASELLA

e del suo romanzo

CICORIA

- 2° edizione -

BONDI, IL POETA CHE INSULTAVA CON SCAMPOLI DI POESIA



Piccolo quesito da settimana enigmistica. Cinque lettere. Orizzontale. Poeta che scrisse come incipit "Vertigine del nulla". Bondi? Esatto, indovinato. Il ministro Sandro Bondi. Poeta improvvisato e ministro della Cultura. Ma tralasciamo quiz e sciarade impossibili. Un dubbio politico più modesta. Eccolo qua.

Chissà perché il ministro ogni volta che si parla di guai giudiziari della signora Abelli (in Gariboldi) se la prende così tanto da diventare scuscettibile fino a insultare chiunque. E' accaduto già due volte. La prima. Un giornalista racconta in televisione che il ministro Bondi va a trovare spesso una elegante signora in carcere perché accusata di riciclaggio, moglie tra l'altro dell'onorevole Abelli - deputato PDL, capo della segreteria politica del ministero della Cultura nonché Assessore della Sanità in Lombardia - e il poeta-ministro invia un fax alla trasmissione definendo il fatto espresso dal giornalista (non l'opinione) "una infamia e una barbarie" senza smentire un bel nulla.

La seconda è oggi. Il gip motiva il rigetto d'istanza di scarcerazione per la signora in questione e giù il poeta Bondi ad accusare nuovamente il giudice di "disumanità".

Ma tralsciamo la poesia e passiamo ai fatti. Lo scorso ottobre arrestano un imprenditore per fatture gonfiate. Il caso riguarda la bonifica del quartiere San Giulia, a Milano, che coinvolge la signora Gariboldi contestualmente accusata di riciclaggio di denaro. La signora patteggia. Propone di restituire 1,2 milioni di euro. Il che significa da una parte che è intenzionata a restituire il maltolto, dall'altra, che implicitamente sta ammettendo una colpa.

Insomma, perché è "barbarie" raccontare in diretta all'opinione pubblica che un ministro va e viene dal carcere per assistere una signora accusata di riciclaggio e che ha patteggiato? E perché va giudicato come "inumano" il giudice che grazie alle indagini fa rientrare una considerevole somma nelle casse dello stato?

A sentire il ministro è barbarie. A sentire il marito della donna, l'onorevole Gariboldi: "Mia moglie è una donna onesta" così avrebbe dichiarato. Bondi si definisce "sgomento per il mancato senso di umanità".

A noi, ciò che lascia veramente sgomenti è la somma che la signora intende restituire allo stato: 1,2 milioni di euro. Alla faccia della crisi diciamo. Alla faccia degli stabilimenti che chiudono. Ma è colpa nostra. Forse non siamo abbastanza raffinati. Ci manca la poesia. E ci esprimiamo con espressioni ruspanti da barbarie. Apprezziamo le gesta della magistratura che non ha alcun senso di umanità. D'altronde, la cultura è cultura. E non giustizialismo. La poesia è poesia. E Bondi poeta lo è davvero. Altro che cazzi!

venerdì 18 dicembre 2009

E IL PREMIER SI FECE CARNE E VISSE TRA NOI



Avevamo augurato una pronta guarigione al premier. Tenendo ben distinte le due cose: la guarigione breve dal processo breve. La salute personale dalla salute del paese, le riforme ad personam dalle riforme costituzionali, il legittimo impedimento e il reale impedimento di questo paese ad andare avanti. Questo non sembra più una nazione. È un computer impallato. Immobile. Che ripete e ripete ossessivamente un nome: Berlusconi. Che discute e discute ossessivamente sullo stesso nome: Berlusconi. Siamo impallati. Non dobbiamo soltanto abbassare i toni, qui c’è da spegnere il computer e riavviarlo. E cliccare su un’altra parola - se Schifani naturalmente non riterrà ciò contra-legem. Perfino quando si tratta di riforme del paese, le riforme riguardano esclusivamente il premier.


Ora è ritornato. E l’amore vince sempre, questo ha rilasciato. Somiglia quasi a un Padre Pio new age. "Se cambia il clima il suo dolore non è stato inutile". E ancora: "Ricorderà l’amore dei molti e l’odio dei pochi.” Siamo al vangelo puro. Alla passione di nostro signore Gesù Cristo. Il premier che si fece carne e visse tra noi. Ma che trovata geniale. Il “fruitore finale” che predica l’amore mistico.


Egregio presidente,
rilascio una dichiarazione anch’ io, approfittando del suo rientro ad Arcore. Cosa di cui sono contento. E lo dico con sincerità. Mi chiamo Alfonso Diego Casella. Non c’è nessun anonimato dietro a questo blog. E non appartengo né a coloro che la odiano né a coloro che la amano. Io Le ho augurato una breve guarigione. Ma il processo breve è un'altra cosa. Non c’entra con la sua guarigione. Credo che Lei lo sappia. E lo sappia Cota. Alfano. Schifani. Bonaiuti. Tutti lo sanno.

Ora, se io non appartengo alla schiera dei “pochi” che la odiano e se non non appartengo ai “molti” che la amano: in che cosa consiste mia posizione da terza via emotiva?
Ecco. Appartengo fortunatamente alla Società Civile, alla parte migliore di questo paese. Alla parte più sana, più razionale. A quella che giudica lucidamente adoperando le opinioni e il libero pensiero. Appartengo a quella parte di società che non si lascia travolgere dalla emotività dell’odio né dall’emotività dell’amore. Sono dentro fino al collo, impastato con la Società Civile che argomenta e giudica con serenità, ripeto: tralasciando le emozioni forti. Un partner politico non è un partner sentimentale. La sfera emotiva e la gestione della cosa pubblica sono due cose differenti.

Le ripeto, egregio presidente: odio e amore sono entrambi sbagliati. Un leader non si odia e non si ama mai. Un leader governa e basta. Se sa governare viene rieletto, se non sa governare non viene più rieletto. Se ha un processo in corso deve sottoporsi alla legge, se non lo ha continua a governare. Questo è un leader: senza conflitti di interessi coi giornali, tv pubbliche e private. Senza sindrome del nemico. Senza conflitti con se stesso. E soprattutto, un leader è uno che governa senza legittimi impedimenti.


La gente che odia e che ama non è gente che ama la democrazia. Attenzione, le riforme che il paese vuole, sono altre. Il patto democratico che il paese vuole è un altro. Il paese è impallato ogni volta che si pronuncia un suo processo, ogni volta che si clicca il suo nome, egregio presidente. Basta. La smetta di “lavorare” per la “gente”. La democrazia non è astrattamente composta da "gente".


La democrazia è fatta di cittadini, di soggetti di diritti – attivi e passivi – di rappresentatività. La democrazia è fatta di istituzioni democratiche, di norme di rango costituzionale che richiedono procedure aggravate per approvarle proprio perché riguardano aspetti fondamentali della vita pubblica di ognuno. Insomma, la democrazia è fatta di Società Civile, egregio presidente, appunto, quella stessa a cui mi onoro di appartenere.

giovedì 17 dicembre 2009

Vittorio Feltri / diariospycam

Disonesti. C'è ancora clima di odio. Berlusconi è in ospedale e l'Italia rimane sospesa tra rovesci e nevicate. Gelo ovunque. Tempo inclemente. E' inutile, il clima di odio nei confronti di Berlusconi permane. Dilaga in tutta la penisola. Fa freddo. Nessuno ha pietà per lui. Termosifoni accesi a palla, per colpa dei comunisti. I metereologi sono notoriamente comunisti. E incitano. Sono favorevoli alle temperature basse. Tutti sono contro di lui: vergognosi mandanti morali del maltempo. Fini, le opoosizioni, Travaglio, i metereologi. Tutti remano contro. Incluso il clima.

Si sta avvicinando per esempio una colata fredda dalla Russia. Dalla Siberia comunista arriva. Roba da gulag, caro diario. Mosca è sotto i - 20. Incredibile. E pensare che Putin a telefono gli aveva dato garanzie e rassicurazioni sul clima nella Madre Russia. E' inutile, rimangono dei vecchi comunisti. Anche Putin. Tutti. Non abbassano i toni per niente. Alimentano il clima di odio nei confronti del premier.

C'è un blcco di freddo in tutta la penisola. Correnti gelide nel Mediterraneo, passando in parte dalla Valle del Rodano e in parte dalla Porta della Bora.

Che disonesti. Il contrasto con le acque più calde del Mare Nostrum sarà inevitabile. Minimi depressionari arriveranno dal Parlamento. Di Pietro in testa con la sua nuvolaglia di pioggia e di insulti.

Una depressione sarà attiva tra il Mar Ligure e l'alto Tirreno. Notorie zone dove vigono amministrazioni rosse. Comunisti. Anarchici. E' chiaro, è chiaro: costoro gestiscono il maltempo appoggiati dalle lobby. Alimentano il clima di odio verso il premier. Rovesci e nevicate. Tutti sono contro Berlusconi.


Ma io propongo qui: caro diario, dato che è davvero molto amato dagli italiani... e dato che davvero ha la maggioranza parlamentare: perché il governo non mette la fiducia - a dispetto di Fini. E con un bel decreto legge facciamo uscire il sole irretroattivamente e dappertutto? Sai come ci restano questi comunisti di merda! Con tanto di naso ci restano caro diario. Con tanto di naso, sì.



( LIBERAMENTE TRATTO DAL DIARIO PERSONALE DI VITTORIO FELTRI)

martedì 15 dicembre 2009

CHI HA TIMORE DELLA PIAZZA E DEL WEB




La campagna di odio - quella vera - è iniziata. Via la lista dei mandanti morali. Magistrati visti come lobbisti. Travaglio come terrorista mediatico. E Di Pietro, considerato oramai un extraparlamentare. Annunciano leggi speciali in arrivo. Minacciano che sarà vietato fischiare nelle piazze. Protestare. Giro di vite sulle manifestazioni. Blindare le piazze, equiparando chi manifesta a dei poveri hooligans incazzati. Ficcare il naso sui siti e sui blog criminalizzando l'informazione digitale. E tutto nel breve delirio di due giorni. Proposte degne dell'Iran di Alì Khamenei quando afferma: aboliremo l'opposizione.


Li prevedo già gli effetti letali della follia di uno soltanto sopra tutti quanti. Che strano. Esattamente all'indomani del quarantennale della strage di piazza Fontana qualcosa è accaduto. Una nuova e più moderna strategia della tensione si sta profilando nel paese. Come dire, una specie di strategia capovolta.


Lo stato non risulterà più colpevole di stragi d'ora in poi. Non ucciderà più nessuno. Toccherà alle opposizioni e ai giornali e ai cittadini sentirsi in colpa per i fatti che accadono. Sia anche per colpa di uno psicolabile.

Questa strategia capovolta io la definerei "strategia della commiserazione". Ancora più pericolosa di quella più vecchia: denominata appunto della "tensione". O della "conservazione".

La commiserazione intesa come mera strategia fa un po' paura. E' pericolosa. Può produrre effetti davvero devastanti. Attenzione. Può accedere come con le Torri Gemelle dopo l'undici settembre: te la fanno vedere e rivedere fino a farti perdere i contorni del reale. Perché a forza di ricalcare il reale, l'immagine vera finisce per scomparire. La ripetizione compulsiva e ipnotica della medesima immagine ha scatenato due guerre globali.
La maschera di sangue del signor B. ripetuta e ripetuta all'infinito: che cosa scatenerà?

lunedì 14 dicembre 2009

Pierluigi Bersani / diariospycam

Oggi mi sono svegliato senza "se" e senza "ma".






(LIBERAMENTE TRATTO DAL DIARIO PERSONALE DI LUIGI BERSANI)

MINI PROTOCOLLO DI KYOTO SUL CLIMA POLITICO DEL PAESE




Il premier come sta? Chiede la giornalista del tg2 al fido Bonaiuti. “Sta meglio” dice lui. “È un leone” spiega Bonaiuti. “E’ un vero leone”. “E quindi ritornerà presto a dare zampate!” Riporto fedelmente Bonaiuti.
Questa dichiarazione è uno spasso. A proposito del clima d’odio. Un perfetto esempio su come abbassare i toni. "Il premier ha rischiato di essere ucciso" alza il tiro Maroni in una conferenza. Andedda al Csm accusa nientemeno due magistrati, facendo i nomi. Tra cui Ingroia. "L’aggressione non è il gesto di folle" asserisce un Alfano sempre più capellone, a dispetto della calvizie.

Il ministro Rotondi sospetta che qualcuno avrebbe mandato lì a Tartaglia per un lavoro sporco. Benché lo stesso Tartaglia dichiari agli inquirenti di non essere il killer di nessuno. No. Non vale. Secondo il ministro Rotondi l'attentatore era stato spedito lì. Per rendere a qualcuno un “servizio utile”. Grazie ministro. Ottima lezione su come abbassare i toni. Su come fermare la spirale di violenza. Come impedire le esasperazioni politiche.

Alla faccia del confronto. Alla faccia del clima di odio che a sentire Bonaiuti sarebbe stato il vero germe della violenza nei confronti del re Leone. E che avrebbe provocato l’attentato. Ma Bonaiuti si riprende subito. E termina così: “noi sempre pronti a fare la nostra parte. Noi siamo un grande partito di moderati. Ci chiamiamo Il partito delle libertà.” Alla faccia. Un autentico moderato senza “se” e senza “ma”. Non sarebbe forse il caso di un mini protocollo di Kyoto sul clima del paese?

domenica 13 dicembre 2009

TARTAGLIA, LA STATUINA DEL DUOMO E LA STATUA DELLA LIBERTA’




Due notizie. La prima. In Iran, dei manifestanti bruciano in segno di protesta l' immagine dell'ayatollah Khomeini - padre della rivoluzione teocratica. Per tutta risposta Alì Khamenei dichiara: elimineremo l'opposizione. E poi rincara la dose: le elezioni di Ahmadinejad sono valide. Questione chiusa. No. Un attimo. Riepiloghiamo.

In primo luogo non si bruciano in pubblico le immagini di nessuno. Anche se si tratta di leader teocratici che poco si sopportano. Gesti simili non vanno mai appoggiati. Restano dei fatti ignobili, contrari a ogni senso civile. Ma va aggiunto anche un fatto. Khamenei ha torto. Non si può abolire l’opposizione perché qualcuno ha bruciato delle foto. E non si dichiara il falso sulle elezioni. Le elezioni di Ahmadinejad non sono valide. Sono truccate. Lo sanno anche le pietre.

Conclusione: non si bruciano le immagini dei politici che si odiano. E non si abolisce l’opposizione.


E passiamo alla seconda notizia. Milano, Italia. Silvio Berlusconi è colpito gravemente al volto. A commettere il folle gesto è un quarantaduenne esaltato e con qualche problema di salute mentale. Bonaiuti e Formigoni accusano immediatamente stampa piazze e opposizione per aver alimentato una campagna di odio nei confronti del premier. Cito testualmente Cicchitto: “È uno squilibrato, non è uno squilibrato, questo significa poco, c’è un clima di odio contro Berlusconi”. Attenzione ai “nipotini di Di Pietro e di Eugenio Scalfari”. Queste le parole. L’attentatore dunque non sarebbe uno squilibrato, ma la povera vittima di una trappola mediatica. Condizionato dal surriscaldamento del clima d’odio provocato nel paese da certa stampa e certa tv. Da piazze e opposizione. No. Neanche questo è corretto.

Ricapitoliamo. Una cosa è l’isterico che tira oggetti contundenti sulla faccia del presidente del consiglio. Altra cosa sono le piazze le opposizioni e i giornali che protestano o che sostengono idee e opinioni difformi rispetto a quelle del presidente del Consiglio. E che legittimamente ripristinano l’equilibrio tra pubblica opinione e potere pubblico.


Ci addoloriamo pertanto come cittadini per l’inqualificabile incidente accaduto oggi a Milano. Auguriamo una pronta guarigione al presidente Silvio Berlusconi. Questo vale a livello personale. Diciamo, sul piano umano. Sul piano dell’operato politico invece le considerazioni sul premier non vengono modificate d’una virgola. Resta tutto identico a prima. E nulla dovrebbe cambiare sui suoi processi.

Riepilogo definitivo.
1) Non si bruciano le immagini.
2) Non si abolisce l’opposizione.
3) Non si aggredisce nessun leader dopo un comizio - a prescindere da ciò che il leader dica.

E allo stesso modo:
1) non si criminalizzano le piazze.
2) Non si accusa l’opposizione. O la stampa. O certe trasmissioni televisive.


Fair play e politically correct vuole che ciascuno prenda le distanze dai gesti deprecabili. Da ogni espressione di violenza fisica. Ma non si possono sospendere le opinioni politiche in nessun caso. Una cosa è contestare, una cosa è lanciare oggetti. Il contraddittorio e la dialettica democratica non possono subire distorsioni né essere viziati da un esaltato qualunque in cerca di luci della ribalta. Non si confonda - per favore – il trauma cranico con il trauma politico, la statuina del duomo con la statua della libertà.

40° ANNIVERSARIO, BUONA STRAGE A TUTTI




Piazza Fontana. Quarantanni fa si saltava in aria. Tutti incolpevoli.
Quarantanni dopo la polizia blocca l'accesso ad alcuni manifestanti. Alt! Fermi tutti. Non si può passare sul luogo del delitto. Vietato lasciare un fiore per ricordo. E' il 40° anniversario. Niente torta. Niente candeline. Niente fiori. Solo botte e manganellate della polizia. Buona strage a tutti!

venerdì 11 dicembre 2009

40 DALLA STRAGE DI PIAZZA FONTANA


CIRCOLO ARCI

ANCAIANO (SI)

12 DICEMBRE 2009

Ore 20,00

CENA

Intervento politico e canti di lotta

con Pardo Fornaciari

e i Guccini di Campagna

SPATUZZA TRAVESTITO DA BOSSI ACCUSA BERLUSCONI




"COSA NOSTRA SI E' FATTA ANCHE UN PARTITO!"
Dichiarazione di Umberto Bossi

Incredibile. Le dichiarazioni di Spatuzza anticipate una decina d'anni prima.

mercoledì 9 dicembre 2009

DIVINELY IRRIVERENT / DANA ELLYN'S EXHIBITION


Divinely Irreverent"



Opening reception:
Saturday, December 5th from 4-7pm
Free & open to the public
Evolve Urban Arts / Pierce School
1375 Maryland Ave, NE
Washington DC
Click here for map


For more information about Dana Ellyn
please visit:


http://www.danaellyn.com/press/irreverent/irreverent.html

domenica 6 dicembre 2009

diariospycam / Silvio Berlusconi

Sondaggi e previsioni del tempo erano in mio favore. Mi davano perturbazioni. E pioggie torrenziali nel pomeriggio. Smottamenti sul grande raccordo anulare, in mattinata. E anche un piccolo Tsunami a Ostia. Calcoli sbagliati. E' venuta fuori una giornata primaverile. Di sole. C'era caldo. 500.00 stronzi hanno letteralmente invaso Roma. A protestare contro di me. Stronzi. Stronzi. Neanche una goccia di pioggia. Niente più Tsunami a Ostia.
A questo punto lo so. Ora ne sono quasi certo: Dio è veramente un comunista!





(LIBERAMENTE TRATTO DAL DIARIO PERSONALE DI SILVIO BERLUSCONI)

DELLA PRATICA UTILITA' DI AVERE UN PALLOTTOLIERE IN QUESTURA



(ROMA. NO BERLUSCONI DAY. Quello in foto con un grembiule e slogan di fattura artigianale sono io: "ROSSO DI SERA, PREMIER IN GALERA / many thanks to Veronica di Viterbo)






Problema. 700 pullman partono per una manifestazione chiamata NO B DAY. Considerato che ogni pullman contiene circa 50 posti a sedere, quanti passeggeri hanno partecipato all'evento?
Fin qui è facile. Persino un carabiniere arriverebbe a calcolarne a occhio e croce 350.00. Ma alla soluzione del problema vanno aggiunti anche i treni speciali. Un traghetto dalla Sardegna, le tante auto che hanno raggiunto Roma da ogni parte d'Italia per partecipare all'evento. Allora, quanto fa signor Questore? Boh. Il questore ne dichiara 90 mila. Punto.


Eppure in tempi elettorali le televisioni sono prese d'assalto dai sondaggisti. Matematici. Luminari delle scienze statistiche in diretta. E ci contano, a uno a uno. Ci contano. Una pecora, due pecore, tre pecore.

In genere a lora basta un nonnulla: che so, da un semplice starnuto riconoscono quale vento politico tirerà in tutta la nazione. Sono mirabolanti calcoli probabilistici: la forbice, le oscillazioni, il margine di dubbio, la scientificità delle osservazioni. Tutti elementi che poi combaciano alla fine con la proiezione definitiva dei dati reali. Miracolo!

Ma ripeto, in tempi elettorali. Cioè quando si contano le pecore chiuse nell'ovile. Che il pastore ha portato a pascolare. E le richiude. E le riconta meglio, per sicurezza. Una pecora, due pecore, tre pecore.
Cosa succede invece nelle manifestazioni pubbliche? Vale a dire, quando le pecore scappano dall'ovile? Regola numero uno: in quei casi le pecore non vanno mai contate. Sono pericolose. Pensano. Esprimono il dissenso. Pubblica opinione. Zero pecore. Non contano e perciò non le dobbiamo contare.


Sembrerà senz'altro una banalità ma è la matematica a regnare nelle democrazie. Forse più della politica. L'essenza di ogni democrazia sta nella esattezza dei suoi numeri. Le cifre contano più degli uomini che dicono di contare. E questo fin dai tempi della vecchia democrazia ateniese. Tucidite: "il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi".


Ecco, se le cose stanno così: perché non dobbiamo verificare se sono "molto" o "pochi" i partecipanti a una manifestazione? Sono più di 350.000, oppure 90.00 come riferisce la questura? Qui sicuramente sbagliano anche gli organizzatori a barare, alzando subdolamente il tiro: 1 milione! Infausta esagerazione che rischia di affossare una verità incontestabile - fatta di fisicità - dentro un marasma di dichiarazioni infondate. No, la democrazia è una cosa seria. I numeri devono essere una cosa seria: sia per la questura di Roma che per gli organizzatori.


Trattasi di una faccenda cruciale, di vita o di morte. E' la consistenza numerica dei "molti" rispetto ai "pochi". E' la Resistenza politica dei "pochi" rispetto ai "molti". E non si dica che tutto ciò è obbligatorio solo in caso di elezioni mentre in altre forme di democrazia partecipativa è solo un optional. No. L'afflusso di cittadini in una piazza non vale meno di una tornata elettorale. Non esiste pubblica opinione senza pubblico. E perciò è necessario misurare CHI proclama COSA.


Ed è facile. Basterebbe un pallottoliere. Basterebbe sapere che la democrazia è una cosa seria. Che è molto importante contare i "molti" e i "pochi". Evviva dunque i pallottolieri! E che si metta al bando d'ora in poi l'approssimazione.

E dài, contiamoli una buona volta quanti sono i "vaffanculo" gloriosi che vengono pontificati in coro in una pubblica piazza! Sì. Bisogna enumerarli con un pallottoliere, e rispettosamente; in modo da intuire subito se colui che ci governa è uno che conta oppure no.

mercoledì 2 dicembre 2009

diariospycam / Gianfranco Fini

Leggendo i giornali di oggi trovo stampate le mie considerazioni rivolte in via confidenziale. Registrate e spiattellate in prima pagina. In pasto al pubblico. E tutti ora che parlano di me. Ci deve essere una tale penuria di libertà di pensiero e di parola, che qualunque lapalissiana osservazione viene immortalata. Come se avessi detto chissà cosa. Ho detto semplicemente la verità. Basta. Cosa c'è di strano.

Ma possibile che tocca proprio a un ex fascista come me difendere la democrazia? C'è o non c'è un Partito "Democratrico" all'opposizione? Tocca proprio a me: al delfino di Giorgio Almirante? Sì, Giorgio Almirante. Quel signore elegante. Quel repubblichino fedelissimo. Il fascismo è qui, disse una volta Almirante in un congresso. Io c'ero. Ho battuto le mani. Lo confesso.

Ma sogno o sto scherzando? Ma non fui sempre io, caro diario, a festeggiare nel 1992 il settantesimo anniversario della marcia su Roma? E mi sembra che lo feci anche in pubblico - se non ricordo male. Sono consultabili in qualunque archivio foto e articoli dell'epoca. Io, impettito accanto ai vecchi camerati. Virile e in posa. Senza nessuna vergogna. Più meno qualche mese prima che arrivasse la grande svolta di Fiuggi.

E Pino Rauti non ci stava nella pelle. Cambiare nome al Movimento Sociale. No, mai. Sarebbe come chiedere a un cattolico di diventare buddhista. Proprio così disse il vecchio camerata Pino Rauti al Congresso. E aggiunse: Io resto Cattolico. Apostolico. E romano. Queste le sue parole. Le ricordo ancora troppo bene. Scolpite nella mente.


Ma a cosa serve ora questo rewind. Oggi. Che tutti mi credono ormai il leader dell'opposizione. Non si rendono nemmeno conto che un figlio della Lupa può perdere il pelo, giammai il vizio. Resta il fatto che gli italiani si bevono qualunque cosa. Dimenticano presto e tutto. E perdonano. Perdonano. Sono cattolici gli italiani. Troppo cattolici. E poi sono machiavellici. Ecco la verità, sono machiavellici. Appunto, come dire: il "Fini" giustifica i mezzi.



(LIBERAMENTE TRATTO DAL DIARIO PERSONALE DI GIANFRANCO FINI)