mercoledì 29 dicembre 2010

Swinburne a Francavilla



READING LETTERARIO




Lunedì 3 gennaio 2011

Ore 18.00


Teatro degli Imperiali


Francavilla Fontana (Br)




Zero al 100%

di Alfonso Diego Casella



Viaggio nel Regno delle Due Sicilie

di Henry Swinburne




Letture sulle tracce di Henry Swinburne, scrittore e viaggiatore inglese del XVIII secolo che sostò a Francavilla: una mera evocazione letteraria giocata tra passato e postfuturo, un diario settecentesco tradotto dall’inglese e un cyber-romanzo come Zero al 100% che gioca a immedesimarsi negli stessi luoghi raccontati dal viaggiatore d’oltremanica.

martedì 28 dicembre 2010

Dal fango alla merda




Beccato Maurizio Belpietro in flagranza di reato mentre rilascia furtivo escrementi sotto il portone di Gianfranco Fini. La bizzarra notizia diffusa ieri dall’Ansa ha quasi dell’incredibile. Lo confermano voci e fonti anonime. In tarda serata una medium monzese si è messa in contatto con alcuni magistrati defunti lo scorso anno i quali in seduta comune dall’oltretomba hanno contestato unanimi le medesime accuse.
A rincarare la dose una veggente di Voghera e un astrologo di Torvergata che lo avevano predetto già da mesi. E infatti figureranno quanto prima come testimoni oculari al processo. Il direttore di Libero è stato arrestato non più tardi della scorsa notte. A quanto pare avrebbe tentato di defecare non visto sotto il portone dell’abitazione del presidente della Camera, in modo da far ricadere la responsabilità sulla signora Tulliani e provocare così una definitiva separazione coniugale. Il maldestro atto vandalico purtroppo non è completamente riuscito nel suo alto potenziale diffamatorio.


Proprietari e vicini del condominio del presidente della Camera hanno dichiarato telefonicamente alla Questura – senza ovviamente rivelare i propri nomi - di averlo visto in piena notte: a pantaloni abbassati fino alla coscia, mentre eseguiva piegato la vendetta estrema. Ingenuità questa, che rischia ora di costargli troppo cara. Mossa fatale oltre che fecale.

Non sussistono al momento fotografie in possesso della magistratura né registrazioni video né prove a carico degli accusatori. La scorta di Fini dichiara di non aver visto nulla al momento dell’espletamento corporale. Ma voci sempre più insistenti danno Maurizio Belpietro come autore del reato. E’ stato senz'altro lui, a scagazzare sotto la porta. Non ci sono dubbi.
Un barbone anonimo che dormiva all'aperto sul marciapiede ammette che l’ombra delle due chiappe corrisponderebbero all’identikit. Sarebbe proprio suo il deretano intravisto nel cuore della notte, mentre defecava sul marmo dell’abitazione Fini-Tulliani. Al momento il corpo del reato è chiuso in un contenitore e tenuto sotto sequestro in tribunale.
Compaiono intanto scritte minacciose sul muro della casa di Montecarlo erroneamente attribuita al presidente della Camera. Il tono del messaggio è forte: “Fini sei un pezzo di merda”. Gianfranco qui c’è puzza di alto tradimento”. Analisi grafologiche attribuirebbero ogni responsabilità a Vittorio Feltri. Lo scopo anche qui è chiaro: far ricadere la colpa delle scritte offensive sul cognato proprietario dell’immobile, il signor Tulliani.

lunedì 27 dicembre 2010

Revival del bon ton democristiano


Tullio Gregory scrive oggi sul Corriere della Sera: "Un politico democristiano di primo piano che ha attraversato tutte le esperienze della Prima Repubblica è solito dire che probabilmente anche i suoi compagni di partito mangiavano, ma almeno sapevano stare a tavola. Se proprio non erano del tutto onesti, avevano pur sempre uno stile."


Che palle. Sempre il solito rimpianto etico dei vecchi democristiani ladroni che nonostante tutto possedevano il bon ton istituzionale ed erano gente perbene. La solfa trita e ritrita dei socialisti craxiani e tangentocrati col senso alto dello stato. Rispettati e riveriti all'estero. Che avevano dignità, sottolineano i giornalisti più smemorati. E ripeto, che palle. Mai una volta che ci venga la nostalgia (la saudade, direbbero i portoghesi) di potenziali politici doc. Onesti e perennemente a dieta. Che saprebbero perfino stare a tavola. Di uomini intangibili. Innattacabili sotto il profilo morale.

Eppure lo ricordo bene il vecchio galateo da prima Repubblica. Quando L'Unità intitolava nei mitici anni ottanta - e mi pare fosse proprio D'Alema il direttore: "De Mita è diventato ricco con i soldi del terremoto". Tutta invidia dalemiana, possiamo dire oggi. La famiglia dell'allora presidente del Consiglio querelò il giornale. Diffamazione si disse. Processo o no - se processo vi fu - mai venne accertata la verità, né mai vennero fugati i sospetti sull'immensa fortuna che la famiglia avellinese accumulò nella Banca dell'Irpinia. O se questa fortuna aiutò la stessa costituzione della Banca. Ripeto, non si sa. Nulla posso dire sulla vicenda. Fattostà che nulla fu accertato. E di soldi pubblici in quel lontano terremoto ne furono sperperati davvero tanti.
Ai più smemorati: come dimenticare De Mita junior, che andava a comprarsi lo stereo in Ferrari testarossa con la scorta paterna avanti e dietro? Eh, chi se ne ricorda: poi, quando si sollevò un grosso polverone familiare fu lo stesso boss democristiano ad accusare stampa e potere legislativo di imbarbarimento della politica italiana. "Non è più politica disse, questa è barbarie". E lo gridò in faccia al parlamento.

Una battuta che si soleva pronunciare all'epoca, suonava più o meno così: "Il terremoto in Irpinia ha avuto delle scosse talmente potenti che un signorotto di Nusco è andato a finire dritto dritto a Roma, a Palazzo Chigi". Il signore di Nusco era appunto De Mita, presidente del Consiglio. Sempre lo stesso che in perfetto stile pacchiano disse alla stampa americana, all'Herald Tribune, durante una visita negli Stati Uniti: " Sono rimasto un italiano semplice, quando vado a Nusco per le vacanze, anche se sono presidente del Cosiglio, gioco a tressette con i miei amici." E il giornalista d'oltreoceano tradusse tressette aggiungendo diligente tra parentesi: "Una specie di Bridge contadino".

Et voilà il savoir faire della vecchia politica democristiana. Quella che poi confluì in branco nella Margherita. Cattolici. Che si fecero Verbo nella seconda repubblica. E si sparpagliarono tra Api e Pd e moderati berlusconiani e casiniani della prima e della ultima ora. Non è un caso che proprio l'ex presidente del Consiglio De Mita finì nella Margherita e poi aderì con l'ex direttore de L'Unità - Massimo D'Alema - al progetto politico del neonato Pd per infilarsi in sordina nelle liste elettorali e per allontanarsene poi, immediatamente, quando qualcuno gli ricordò che aveva ottantanni suonati.
"Mais il y a aussi un autre danger, celui de la frivolité de la bonne conscience multiculturelle qui s’oppose au christianisme exclusif non pas au nom de la laïcité démocratique, mais pour défendre d’autres dogmes religieux qui se prétendent eux aussi supérieurs aux lois civiles et même à la version occidentale des droits de l’homme. L’Europe souhaitable est une Europe où les croyances religieuses et philosophiques sont un droit pour tous mais le devoir de personne, et encore moins une obligation générale de la société en tant qu’ensemble. Un espace politique radical et par conséquent laïc – ce qui ne veut pas dire antireligieux – où les lois civiles sont au-dessus de n’importe quelle considération fidéiste, ethnique ou culturelle et où il y a une distinction claire entre ce que certains considèrent comme un péché et ce que nous devons tous juger comme un délit. Une Europe dont l’espace académique et universitaire permet la mobilité professionnelle des étudiants et des professeurs, mais dont l’université n’est pas aux services des intérêts des entreprises et de la rentabilité immédiate. Une Europe du talent sans frontières, pas des salaires et du profit. Oui, bien sûr, nous avons besoin de chevaux qui nous portent, mais nous avons aussi besoin d’auriges qui sachent où nous voulons aller. Je crois qu’il n’est pas trop tard pour cela."

(Fernando Savater - Le Monde)

venerdì 24 dicembre 2010

Wikileaks vi augura buon Natale


7. (C/NF) Transcripts of telephone intercepts related to criminal investigations are frequently leaked to the press, resulting in significant embarrassment to those involved and calls for reform of Italy's fiercely independent judiciary and of the practice of wiretapping. Rarely, if ever, is the source inside the judiciary who leaked the transcript discovered. Though Italy's judiciary is traditionally considered left-leaning, former PM and FM Massimo D'Alema told the Ambassador last year that the judiciary is the greatest threat to the Italian state. Despite fifteen years of discussions on the need for comprehensive judicial reform, no significant progress has been made. Italians, by and large, consider their judicial system broken, perhaps beyond repair, and have very little confidence that the system actually delivers justice.



http://www.elpais.com/articulo/internacional/Cable/magistratura/italiana/elpepuint/20101223elpepuint_9/Tes

diariospycam / Massimo D'Alema

Niente caffè oggi. Sono nervoso. Mi mancava solo la bega natalizia pubblicata su El Pais. La magistratura è la più grande minaccia per lo Stato italiano. Tutti a sorprendersi che non l’abbia detta Silvio Berlusconi. L’ho pronunciata io all’ambasciatore americano.
E' la solita mascalzonata targata Wikileaks. La verità è sempre una mascalzonata.

Disonesto questo Assange. Sputtanarmi così, su due piedi. Col cablogramma riservato che riferisce la magistratura la più grande minaccia per lo Stato italiano. Tutte notizie da non diffondere.

Perché ora mi tocca inventare balle per difendermi davanti alla stampa italiana. Fortuna che quella si accontenta con niente. Quindi ieri sera ho telefonato a don Silvio. E dico: pronto Don Silvio. Hai visto su El Pais? E’ uscita la faccenda di Wikileaks che io ho riferito all’ambasciatore americano. Che cioè la magistratura è la più grande minaccia per lo Stato italiano.

E Don Silvio mi risponde: guarda, mi hai tolto proprio le parole di bocca. Ho aspettato che finisse di ridere e qui gli dico a bruciapelo: insomma, aiutami... cosa devo dire ora a questi qua. Ai giornali italiani per esempio.
E allora Don Silvio mi consiglia. Ascolta, Massimino... qui la cosa è semplice semplice. Devi dire che è stato un malinteso. Come faccio io. L’ambasciatore ti ha frainteso. Punto.
E’ possibile che non hai capito ancora niente? Simuli l’opposizione da quando avevi i calzoni corti e il governo non ti ha insegnato un cazzo?

Tu devi sempre dire che gli altri non hanno capito. E non ti sbagli mai. In genere funziona la solfa del fraintendimento. Perché a te non dovrebbe funzionare, che sei la mia perfetta controfigura politica?

E' vero. Io in effetti sono un Don Silvio speculare. Io non sono Massimo D’Alema in verità. Io sono un Silvio Berlusconi-ombra. Sono un povero posseduto. Io sono una specie di Mediaset coi baffi. Questi non sono baffi miei caro diario. In realtà sono gli stessi capelli di Berlusconi. Sì. Trapiantati in malo modo.
Io sono il virus ombra del berlusconismo. Io sono l'antivirus che si è beccato lo stesso virus che finge di combattere.


E lo confesso. Ci sono giorni che io mi sveglio Silvio Berlusconi. E così vado dicendo in giro che la magistratura è un pericolo per lo Stato italiano. Ma ci sono giorni che anche lui si sveglia Massimo D’Alema. Allora ecco che va al compleanno di Putin. Ex KGB dell’Unione Sovietica. Va dal compagno Putin e recita il compagno D’Alema, con la faccia plastificata di Berlusconi. E insieme si ascoltano l’Internazionale col grammofono, mentre pescano trote artificiali in una piscina ghiacciata. L’unico modo per pescare pesce già congelato. E ascoltano anche i discorsi di Stalin tradotti in milanese con l’accento di Brembate di Sotto. Esce un'attricetta da pornosoft che canta “O mia bella Kremlina”. E poi si spoglia lentamente. Comunisticamente.

Insomma è un cablogramma frainteso questo sui magistrati. Assange è uno stupratore. Wikileaks semina menzogne. Io quel giorno lì mi ero svegliato Silvio Berlusconi. Mi ero vestito proprio da Silvio Berlusconi. E lui era lì, a pescare dal compagno Putin.
Ecco la verità. Quando dico cose assolutamente berlusconiane, poi le smentisco in modo assolutamente berlusconiano. E sono impeccabile. Dico appunto che è stato l’ennesimo fraintendimento tra me e l’ambasciatore americano.


(Liberamente tratto dal diario personale di Massimo D'Alema)

Papi Natale




(Tratto da Zero al 100% - di Alfonso Diego Casella )


- Da quando è accaduto che babbo NATALE ha invaso la città con le sue slitte nordiche e i carriarmati all’interno delle piazze, sfilando orgoglioso con le truppe addirittura fin davanti al Municipio, l’unico inno nazionale che strillano i ragazzi a scuola oppure i campioni alle partite di pallone è soltanto questo: Jingle bells.
E lo eseguono a memoria, con la mano posata sul cuore; c’è la banda in uniforme e con i berretti rossi in testa, le majorette seducenti mentre suonano le note. E non passa sera che non si organizzi un bel cenone di pietanze uguali. Vi auguriamo buone feste sta scritto ogni giorno alla finestra delle case popolari. E quanti abeti e quanti viali e vetrine addobbate dappertutto: ogni mattina appare babbo natale, in televisione, che ci fa gli auguri.
- …
- Cittadini carissimi pronuncia babbo natale, oggi è il 25 dicembre. Felicissime festività a tutti quanti. A Natale i cittadini liberi si vogliono più bene; e ogni mezzanotte la cattedrale è piena, si incrociano certe piccole sagome di babbo natale in giro per le strade, a controllare, sulle slitte, poco dopo la santa messa: sicurezza e libertà. Buon Natale a tutti, strepitano le ronde, a frotte, giulive che passano e ripassano a spiare attraverso le finestre socchiuse. S’infilano in ogni casa, ovunque, sfondando la porta principale o scendendo giù dal camino, a mezzanotte, per depositare il regalo sotto l’albero-eterno di Natale.
- …
- È quattordici anni che è Natale, da quattordici anni esatti i miei figli ricevono doni tutti i giorni. E sto invecchiando a poco a poco; la mattina a colazione, dopo aver scartato i soliti regali, tutti accendiamo la televisione dove c’è babbo natale che ci dà gli auguri; e ripete a cantilena questo: Cittadini cari dice, oggi è festa nazionale, auguri a tutti di vero cuore.
A Natale tutti devono volersi più bene: è obbligatorio, lo prescrive la legge.
A questo punto io bacio mio marito e i bambini e ci abbracciamo a turno, uno per volta. A malincuore. Da quando c’è Babbo Natale a proteggerci e che ci adora in modo spassionato, c’è davvero più ordine nelle vie, grazie soprattutto alle slitte-carroarmato appostate nel quartiere.
- …
- Non c’è pomeriggio che non ripetiamo gli acquisti di Natale e mia madre che vive lontanissimo mi telefona… ogni giorno, per rinnovarmi gli auguri. Alla stessa ora; e spera sempre di poter trascorrere le prossime feste coi bambini.
Kate, mia madre, ha l’abbonamento ormai, ogni giorno prende l’aereo siccome è Natale: tariffa festiva. Ma sarebbe bellissimo mamma… se ci raggiungessi, ripeto io da quattordici anni a questa parte. E puntualmente l’indomani è da noi: con dei nuovi pacchi; i supermercati sono sempre pieni, ci sono militari travestiti da babbo natale che distribuiscono panettone ai più piccoli e pallottole volanti ai più grandi.
Ai disobbedienti che si rifiutano di festeggiare o frequentare la messa, a mezzanotte, nella cattedrale. O magari di fermarsi ai crocicchi, per distribuire sinceri auguri alle famiglie…
- …
- I ribelli di solito camminano sospetti. Li riconosci a prima vista perché non stanno mai allegri, non riescono nemmeno a simulare loro, a sorridere nemmeno come vuole Babbo Natale.
Intanto è da quattordici anni che il calendario si è bloccato a dicembre, come incantato dentro una bolla temporale.
- …
- Solo una volta accadde che l’amanuense trasgredì le regole, copiando il necrologio che inseguiva a ritroso il calendario messo fuori legge. E il monaco fu decapitato, apparvero due boia con la barba bianca sul patibolo illuminato a giorno.
In alta uniforme, eseguirono l’ordine marziale, impassibili. Alla fine marciarono in fila sotto gli alberi addobbati da nappe color argento vivo; e si accesero lampadine a intermittenza sulle vetrine che recitavano così: buone feste, auguri.
Dal balcone del palazzo si spalancò una porta e in quel momento preciso Santa Klaus in persona stappò bottiglie e bottiglie di champagne, davanti a una folla di cittadini in delirio.
Tutti cittadini liberi erano, che battevano le mani a Babbo Natale, mentre brindava sulle teste dal balcone: vi auguro un felice e pacifico Natale disse il papà di ognuno.
E loro applaudivano e applaudivano e intonavano a viva voce Jingle bells, all’infinito.

mercoledì 22 dicembre 2010

Terrona e anche leghista



Madre di tutti gli show parlamentari del 2010. Eccola qua. Rosa Mauro, leghista. E anche terrona. Per gli amici più semplicemente Rosy. Ultima starlette del quotidiano pecoreccio politico. Passata alle cronache mediatiche come la massaia isterica che respinge e approva emendamenti pro riforma Gelmini e con effetti davvero esilaranti. Quasi fosse lì a gestire una pompa di benzina self service.
A quanto pare una fedele leghista. Origini meridionali. Nata in fondo al tacco italico. Puglia. San Pietro Vernotico per la precisione. Provincia di Brindisi.
Diplomatasi in Ragioneria emigra verso la Padania. Sbarca giovanissima a Milano nei primi anni ottanta. Erano i tempi in cui i leghisti mettevano i loro primi passi di politica xeonofoba esercitandosi a scrivere sui muri: Fuori i terroni dal Nord. Etna erutta. Vesuvio erutta. Meridione cesso d'Italia. Lei però non si scompone. Anzi, fa carriera. Un vero portento. Una terrona coraggiosa che resiste eruzione dopo eruzione. Finché approda definitivamente alla Lega Nord di Umberto Bossi. Bravissima.
E ieri al Senato finalmente lo show. Onorevoli colleghi dice. Vergognatevi. Vergogna. Urla proprio così la terrona ragioniera convertitasi alla Lega. Vergogna, urla la sciura salentina. E nel frattempo approva. Non approva. Poi approva di nuovo. Non approva. Approva. (Vedi video: http://www.youtube.com/watch?v=j3WIQ1vTOm4 )
Abile esempio di opportunismo facile facile. Stato confusionale geografico e politico. Travestitismo esistenziale. O forse la calzante metafora di una nazione capovolta. Che funziona alla viceversa. A testa in giù. Appunto, una terrona che diventa leghista.

L'amor che move il sole e le altre Maristelle


"Considerate la vostra semenza

fatti non foste ad approvare la Gelmini

ma per seguir virtute e canoscenza".

lunedì 20 dicembre 2010




MARTEDI' 21 DICEMBRE 2010

ore 18.00
XO' Café
(Piazza XX Settembre - Martina Franca - Ta)

Reading-Presentazione
del libro

ZERO AL 1OO%

di Alfonso Diego Casella


Sarà presente l'autore
Introduce
Annalisa Mancino

Il fascista preventivo




Arresti preventivi. Leggi speciali. Ovvero, fascistissime. Queste le ultime proposte. E Gasparri invita i genitori degli studenti che protestano a non mandare i figli nei cortei. No. Pericolo di morte. Ci potrebbero essere assassini. Infiltrati fatali.
E non solo. Aggiungerei io anche squadristi coi manganelli. Poliziotti travestiti da Black bloc. Squadracce nere camuffate da sedicenti rivoluzionari che incendiano, distruggono.

Bello sarebbe se i genitori degli studenti replicassero inviando a loro volta una lettera alla madre di Gasparri.

Cara madre di Gasparri,
Suo figlio frequenta brutte compagnie. Del passato non vogliamo neanche parlarne, altrimenti ci vorrebbe una enciclopedia al posto di una lettera. Ma, cara signora madre di Gasparri, ci creda, Le dobbiamo assolutamente segnalare quali brutte comitive frequenti suo figlio, a Montecitorio. Al Senato e nei palazzi del potere: inquisiti per associazione camorristica, parlamentari in odore di 'ndrangheta. Condannati per associazione mafiosa. Le giuriamo sul nostro onore di genitori, cara signora madre di Gasparri, che è tutto vero. Alleghiamo le sentenze e gli atti a questa lettera. Ovviamente lui non né colluso né immischiato con queste brutte storie. Niente è a suo carico. Le diciamo subito per rassicurarla che suo figlio non c'entra niente. Ci deve andare purtroppo in questo bivacco di delinquenti, per svolgere ordinarie mansioni di lavoro. Dica però a suo figlio di non frequentare simili compagnie. Di evitarle. Di trovarsi un lavoro più onesto. Con relazioni professionali che abbiano un minore potenziale criminogeno.
Ci creda, cara signora, suo figlio potrebbe guastarsi da un giorno all'altro. Già è troppo guastato di suo. Ci creda. E lei sa quanto è difficile oggi educare la prole. A proposito, riferisca alla madre del fascistissimo collega di suo figlio, il ministro della Difesa Ignazio La Russa, di non militarizzare la città per favore. I nostri figli sono educati. Non violenti. Non si travestono né da black bloc né da babbo natale né da agenti provocatori. I nostri figli non guidano camion di muratori fin dentro al cuore di una città militarizzata per armarsi di bastoni e spigolosi sampietrini. Anzi, signora madre di Gasparri, se un camion del genere fosse stato guidato da uno dei nostri figli, sarebbe stato fermato di sicuro. Mai sarebbe giunto fin dentro le barricate di una città militarizzata.

Cordiali saluti e tanti Eja eja Alalà. I genitori degli studenti messi in guardia.

venerdì 17 dicembre 2010

Due piedi polizieschi in una scarpa black bloc



Compra anche tu per Natale le scarpe poliziesche da Black Bloc. Sono comode. Il piede respira. Ottime sia per essere inseguiti come pericolosi estremisti che per inseguire da bravi poliziotti. Sono leggere come un paio di scarpe da tennis. Un marchio davvero rivoluzionario. Talmente double face che si possono persino trasformare in funzione anti-rivoluzionaria. Utilissime per guerriglie urbane: lancio di pietre, bombe carta. Vera pelle. Lavabili sia in Questura che nei Centri Sociali.
Avanti. Fatti un regalo per Natale. Cosa aspetti?
Compra anche tu le uniche scarpe bipartisan della storia d'Italia: e sarai contemporaneamente sia poliziotto che rivoluzionario nelle manifestazioni. Il ruolo lo scegli cinque minuti prima di scendere in piazza.
Scarpe da Black Bloc. E sei tu il vero protagonista degli scontri: da picchiato o picchiatore.

Provale senza comprarle. Le spediamo gratis nel tuo Centro Sociale in soli 5 giorni.


(L'annuncio pubblicitario non intende offendere le forze dell'Ordine che svolgono onestamente il loro lavoro né i Centri Sociali che si battono e compiono atti di onesta opposizione)

martedì 14 dicembre 2010

Colombe e vacche scilipilotate



Mercenario. Lat. MERCENARIUIS per MERCED-NARIUS da MERCES - genit. MERCEDIS - mercede.
Che si fa o si presta per mercede; che bada solo al prezzo, al guadagno; più concretamente Soldato che milita a prezzo, e si usa per lo più in senso di disprezzo e per opposto alla milizia propria e nazionale.

lunedì 13 dicembre 2010

diariospycam / Silvio Berlusconi

Domani si deciderà se esco fuori dalla Casa del Grande Fratello. Si vota. L'ho detto oggi ai moderati. In salotto. Fini lavava i piatti in cucina, perché oramai mangiamo separati. Gasparri scorreggiava a vanvera. Larussa preparava una pepata di cozze. C'era la Meloni. Che dici, invitiamo a pranzo Scilipoti? ha chiesto Letta, in ciabatte. Scilipoti ha accettato. I finiani si muovono in salotto non appena ci sediamo a tavola noi. Casini stava in giardino. Ai bordi della piscina. Guardava dentro dalla finestra. La vuoi la pepata di cozze? ha chiesto amorevole Letta.
No.Fatela mangiare a Scilipoti, ha risposto secco Casini.
Ci sediamo. Io a capotavola. I ministri. I sottoministri, tranne quelli dimessi e che sono usciti dalla casa.

C'era un orgia al piano di sopra. Centristi. Moderati. Prostitute e trans della casa del Grande Fratello. Si sentivano urla. Strepiti. La mignottocrazia andava a pieno ritmo.
Ragazzi ho detto, domani se mi danno la sfiducia non esco dalla Casa del Grande Fratello.
Ma gli spettatori ti stanno aspettando fuori ha detto Bondi. Sei famoso. Se rivai alle elezioni rivinci. Lo dicevano i sondaggi. Potrai andare a fare serate in discoteca. Credimi, proseguiva Bondi in ginocchio. Non conveniva assolutamente asserragliarsi in Casa. Bisognava accettare le regole del Grande Fratello: e cioè, se mi toccava uscire dovevo uscire. Punto. Tutti sembravano d'accordo a questo punto. Alfano. Gelmini. Rotondi. Era inutile. Non funzionava proprio. Il regolamento della Casa prevedeva per forza la sfiducia. Pure per un voto.


I finiani e quelli di Casini si sono messi a giocare a carte nel soggiorno. Io sono andato a farmi una doccia. Dove sono le ciabatte. Nessuno risponde. Non trovavo le ciabatte. Mi avranno fatto uno scherzo quei pezzi di merda. Ma tanto me ne frego. Se mi sfiduciano non esco dalla Casa. Boia chi molla. Confido tanto nelle manovre di Letta.

In soffitta nel frattempo compravano altri componenti della casa. Al piano di sopra proseguiva l'orgia istituzionale. Aspetto. Aspetto convinto che vincerò io. Che non uscirò dalla Casa. No. Non uscirò proprio. Se lo scordassero. Chi vivrà vedrà.


(Liberamente tratto dal diario personale di Silvio Berlusconi)

venerdì 10 dicembre 2010

God save the school

Limo under attack. Well educated people (Prince Charles with his now married ex lover ) caught in a riot by students who want to be educated too. One of the rear windows was smashed. Paint over the luxury car. And then eggs. Eggs. And eggs again. Unfortunately not fried.

giovedì 9 dicembre 2010

Camere Chiuse



LEGGE MERLIN
Legge 20 febbraio 1958, n° 75.

Abolizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui.

Capo I - Chiusura delle case di prostituzione


Art.1

E' vietato l'esercizio di case di prostituzione nel territorio dello Stato e nei territori sottoposti all'amministrazione di autorità italiane.

Art.2

Le case, i quartieri e qualsiasi altro luogo chiuso, dove si esercita la prostituzione, dichiarati locali di meretricio ai sensi dell'art. 190 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, dovranno essere chiusi entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge.


Art.4

La pena è raddoppiata:
1) se il fatto è commesso con violenza minaccia, inganno;
2) se il fatto è commesso ai danni di persona minore degli anni 21 o di persona in istato di infermità o minoranza psichica, naturale o provocata;
3) se il colpevole è un ascendente, un affine in linea retta ascendente, il marito, il fratello, o la sorella, il padre o la madre adottivi, il tutore;
4) se al colpevole la persona è stata affidata per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza, di custodia;
5) se il fatto è commesso ai danni di persone aventi rapporti di servizio domestico o d'impiego;
6) se il fatto è commesso da pubblici ufficiali nell'esercizio delle loro funzioni;
7) se il fatto è commesso ai danni di più persone;
7 bis) se il fatto è commesso ai danni di una persona tossicodipendente.

mercoledì 8 dicembre 2010

L'elemosina di Papi Natale





Matteo Renzi. Estrazione politica cattolica. Sindaco di Firenze. Pd. Vale a dire politicamente non pervenuto. Giorni fa è andato ad Arcore. In gran segreto. A quanto pare per chiedere fondi. Sperava di ottenere 17 milioni di euro per Firenze. Ma niente. Si è assicurata invece una ricca figura di merda. Una incoerenza politica a tutto tondo. Un rottamatore di centrosinistra che va a chiedere soldi ad un matusalemme sei volte prescritto nonché pericoloso avversario politico. Un precedente illustre c'è. L'ex sindaco comunista di Fivizzano. Folgorato anche lui sulla via di Arcore. Come si chiamava è facile: Sandro Bondi.

domenica 5 dicembre 2010

Una onorevole eutanasia


Meglio cento giorni da parlamentare italiano oppure un giorno solo da Mario Monicelli?
A guardare il salario forse no. Meglio la mansione da onorevole a tempo perso piuttosto che una morte onorevole. Dopo tutto la defenestrazione - nel senso letterale del termine - in Italia è una pura utopia politica e mai si verificherà. E dài. Mica staccheranno davvero la spina a se stessi. Mica si staccheranno tanto facilmente dagli scranni.

Eppure c'è qualcosa che è sfuggita ai nostri parlamentari nel loro vacuo e vanesio elucubrare dell'altro giorno: tra destra e sinistra. Tra cattolici e cattocomunisti. Guelfi e Ghibellini. Bianchi e Neri. Leccalculo papalini e leccaculo secolari. Vediamo, che cosa è sfuggita?
Ve lo dico io cosa è sfuggita: la metafora del gesto. E non solo. Tutto quello che la persona che lo compie rappresenta in sé - malattia nonostante. E non è un caso che si tratti d'un regista. Un'icona del cinema nazionale.

Ecco, il suicidio di Mario Monicelli è la perfetta metafora della cultura italiana. La non speranza assoluta di vivere in un paese dal corpo politico malato, mutilato dai tagli, devastato dalla metastasi della corruzione politica. Insomma, un paese che s'involgarisce di giorno in giorno e che s'impoverisce senza investire mai un centesimo nell'unica risorsa primaria che possiede: la propria eredità culturale. Zero in cultura. Questo non è un paese per registi. Non è un paese per scrittori - che vivono sotto scorta, che gli raccolgono firme contro, che gli diminuiscono le puntate televisive sulla Rai. No. Questo non è un paese per artisti.

E' stato comunque uno spettacolo osservare questa disarmante armata Brancaleone di lussuosi fancazzisti - altamente professionale - litigare sul gesto estremo di un altro essere umano in maniera così deliberata. Sentirli sragionare sulla morte altrui come poveri cazzari da bar Sport.
C'era da augurarsi al contrario un contagio imitativo, spontaneo e coraggioso da parte loro. Invece non è successo niente. E che pena non vederli ripetere a uno a uno il medesimo sacrificio del regista. Nessuno ad esempio ha voluto imitare l'orgoglioso scatto dei due antieroi de "La Grande Guerra" che pur di non venire derisi - come italiani - accettano alla fine il sacrificio della fucilazione come patriottico gesto estremo. Negandosi così alla viltà.

Ma che autentico peccato. Sarebbe stato bello davvero vederli tutti quanti lanciarsi giù dalle finestre di Montecitorio. Deputato dopo deputato. Senza nessun vincolo di mandato. Gruppo politico per gruppo politico. Tutti presi dal medesimo slancio di sano patriottismo. Una esecuzione spontanea a piena regola, compiuta contro se stessi. Quasi una dolce morte bicamerale, per evidente incapacità di replicare una nuova "dolce vita".
Un suicidio collettivo tanto politico quanto esistenziale. Ecco, questa sì che sarebbe stata una onorevole eutanasia.

martedì 30 novembre 2010

lunedì 29 novembre 2010

diariospycam / Mariastella Gelmini

Ma che sogno strano ho fatto l’altra notte. Anzitutto che palazzo Chigi era sommerso dai rifiuti: e nei corridoi, all’entrata, c’era davvero un tanfo bestiale. E pure io puzzavo nel sogno. Così ho intuito che ero io; e cioè Mariastella Gelmini in persona. A puzzare. Che ero proprio io la spazzatura. E che stavo infilata in una busta chiusa.
Non camminavo più. E allora ci stavano un mucchio di cappotti dentro le buste e giacche, tailleur, cravatte, camicie e capelli e corpi di ministri vivi, che respiravano con un alito fetido veramente.

Stavano tutti accatastati sulle scale i ministri, con le poltrone attaccate al culo. Queste buste qui si ammonticchiavano una sull’altra: e contenevano sottosegretari, ministri con portafoglio e senza portafoglio, portaborse, consulenti, veline, spacciatori, aspiranti attrici appiccicate a incastro sopra le igieniste dentali personali del premier.

Quanto a lui stava sigillato dentro un sacco a parte, proprio per non rovinare la capigliatura trapiantata. Tutta indifferenziata eravamo noi nel sogno, tranne il premier.
Si sentivano a malapena le urla fuori degli studenti, che tentavano di forzare i commessi di Palazzo Madama, per occupare il Senato della Repubblica. I poliziotti tentavano di fermarli, ma quelli spingevano e spingevano forte. Si avvicinavano alla porta.

Gli studenti volevano evitare che si ammucchiasse troppa spazzatura anche sugli scranni. Erano disposti a separare la carta dal vetro… i camorristi dai mafiosi, i democratici dai fascisti impenitenti, i leghisti dagli antifederalisti.
C’erano camion e camion bloccati all’esterno, in pieno centro, erano carichi di spazzatura, di esponenti politici di rilievo: portavoce, responsabili, segretari e presidenti sottobraccio a uomini dell’ufficio stampa.
Gli studenti ora bloccavano i camion diretti ai termovalorizzatori. E gridavano: noi la mondezza non la paghiamo. Era un’ossessione. Noi la mondezza non la paghiamo. Noi la mondezza non la paghiamo. Noi la mondezza non la paghiamo.


(Liberamente tratto dal diario personale di Mariastella Gelmini)

venerdì 26 novembre 2010

diariospycam / Franco Frattini

Prima i rifiuti a Napoli. Poi lo scandalo Finmeccanica. Le inchieste giudiziarie nei confronti del premier. La spaccatura nel governo. E poi il crollo della casa dei gladiatori a Pompei.
E come se non bastasse si aggiungono anche gli scandali sessuali del premier. Le Escort, i festini. E poi ultimo nella lista: il caso Ruby. Insomma la strategia è unica. Oramai il fatto è chiaro, qui c’è un complotto internazionale contro Mubarak!


(Liberamente tratto dal diario personale di Franco Frattini)

mercoledì 24 novembre 2010

martedì 9 novembre 2010


VENERDI 19 NOVEMBRE 2010

ore 18.30
TEA ROOM
(Porta Giustizia n. 1 - Siena)

Reading-Presentazione
del libro

ZERO AL 1OO%

di Alfonso Diego Casella

Sarà presente l'autore

Interviene

Fausto Tanzarella

(editore)

sabato 6 novembre 2010

diariospycam / Lele Mora

A pranzo eravamo in sei. Spaghetti pomodoro fresco e basilico. Un chilo non bastava. Sempre ospiti dentro casa. Soubrettes. Puttane. Marchettari di regime. Aspiranti modelle o future presentatrici televisive da esibire al premier nei festini come carne fresca senza nessun contorno.

Ho il culo abbastanza chiacchierato. Pagavo Fabrizio. Lo sanno tutti. Proprio Fabrizio poi. Che fotografava gli altri per ricattarli. E mai un autoscatto per ricattare se stesso. Quanto a me invece ho dovuto ammettere tutto alla fine: e cioè che lo mantenevo. Macchine di lusso. Case. Assegni. Cifre belle tonde.


Io, Lele Mora. Che ho lanciato certe troie banalissime alla televisione esaltandone la mediocrità più estrema. A ciascuno i suoi quindici secondi di popolarità. Altro che Andy Wharol: quindici minuti erano davvero troppi. No. I tempi televisivi ti bruciano più rapidamente. Macché. Quindici secondi bastano e avanzano. Già troppo per me: ex parrucchiere lombardo e astuto agente del nulla elevato all’ennesima potenza. Ideatore di quel fenomeno di horror vacui spinto che poi diventa format e non a caso viene definito “lelemorismo” dalla sociologia contemporanea.

Io, un fascista convinto. Ecco. Un camerata. E me ne vanto pubblicamente. Ho la faccia del duce sul display del cellulare e una suoneria del ventennio quando mi chiamano. Peccato però che tutti i divi che ammiro io alla fine mi disprezzano profondamente. Che disgrazia. Sia Benito Mussolini che Silvio Berlusconi detestano i froci. Il primo li mandava nei campi di sterminio assieme agli zingari e agli ebrei. Il secondo dichiara pubblicamente che "è meglio andare a letto con le belle donne che con i gay". Maledizione. Ma che sfiga sentirmi dare del culattone proprio dai mie idoli più adorati... dalle mie icone preferite: portatori sani di virilità e di machismo sublime.
Lo confesso ora caro diario, nel pomeriggio ho pianto.
Stanotte prima di buttarmi sul letto staccherò entrambi i poster autografati. E anche la loro gigantografia all’entrata e nel soggiorno.

(Liberamente tratto dal diario personale di Lele Mora)

lunedì 1 novembre 2010

Zero al 100%



Un uomo pedina il clone che va a letto con sua moglie,

un altro chiede la mano al padre della sua bambola gonfiabile;

c'è persino chi porta a spasso lucertole col collare: una tragicomica umanità alla fiera

del trash apocalittico. Cinquantadue romanzi digitali

interrotti da un semplice clic. Esistenze compresse

in mp3, piccole storie inverosimili raccontate dietro

l’anonima finzione della chat. Zero al 100% come totale.


Lo zero come unica cifra di riferimento. Il nulla elevato all'ennesima potenza.

Un prontuario su come sopravvivere nel postfuturo postumo che si sta lentamente avverando.

sabato 30 ottobre 2010

diariospycam / Daniele Capezzone

Ho il cerotto qui sulla fronte. Un livido proprio sotto l'occhio. La lente rotta e vedo troppo poco. Nei pressi di Montecitorio è successo. Un anonimo. Mi prende a pugni. Trauma cranico. L'altro ieri in serata ho finalmente potuto lasciare l'ospedale. Anche Berlusconi mi ha telefonato. Mi ha chiesto se l'assalitore indossava una toga. No, i pantaloni normali ho detto io. E allora di sicuro è qualche comunista, ha concluso.

Non ricordo neppure se alto, basso, tracagnotto. I capelli: biondi? Castani? Boh. Un enigma coperto dal mistero. Denuncia contro ignoti. L'anonimo mi avrebbe colpito in pieno volto. Ho detto solo questo a chi sta conducendo le indagini. E non era un comunista. No. Era un ex radicale. Sì. L'assalitore era un ex radicale, un pannelliano convinto. Uno che ascolta e parla a radio radicale. Un ex me stesso è stato. Un antiberlusconiano convinto.


Mi ha avvicinato urlando frasi sconnese del tipo: "In nessun paese al mondo avremmo un premier così. Per essere chiaro, voglio prescindere dall’esito dei processi di ieri e di oggi, e perfino, se possibile, dalla rilevanza penale dei fatti che sono emersi. Ma è però incontrovertibile che Silvio Berlusconi (prescrizione o no) abbia pagato o fatto pagare magistrati; così come da Palermo (ripeto: quale che sia la qualificazione giuridica di questi fatti) emergono fatti e comportamenti oscuri, di cui qualcuno (Berlusconi in testa) dovrà assumersi la responsabilità politica".


E poi ha proseguito afferrandomi per il bavero della giacca e stropicciandomi la cravatta: "Vi chiamate Popolo della libertà ma di libertà vi è rimasta solo quella vigilata. Dite di tenere alla famiglia ed essere contro il divorzio ma avete due famiglie e siete tutti divorziati. Volete mandare in carcere i ragazzi per sei spinelli ma se viene un cane poliziotto a Montecitorio si arrende il cane”.
Non sapevo cosa rispondere tranne che dirgli in faccia: Sei fazioso, vattene. E basta. Lui invece sembrava un pazzo, questo ex radicale, una specie di indemoniato. Giuro. Mi guardava e sbavava da perfetto isterico.

"L’Italia non può permettersi altri cinque anni di governo di Silvio Berlusconi - così ha gridato in mezzo alla strada, dimenandosi - non sarebbero ecosostenibili”. E a quel punto mi ha sferrato uun pugno. Ora, sono in analisi, perché dice il medico: quelle frasi le avrei pronunciate io, qualche anno fa, pubblicamente e le avrei ripetute a me stesso poco prima dell'aggressione. Vuoi vedere che sono io quello che ha tirato il pugno a Daniele Capezzone, cioè a me stesso? Che figura di merda se viene fuori una faccenda del genere. Si tratterebbe di una specie di doppia personalità politica trasversale sostiene lo psichiatra. E' l'anima da ex radicale che fa a cazzotti con il corpo svenduto del portavoce pidiellino. Kramer contro Kramer. Capezzone contro Capezzone.

(Liberamente tratto dal diario di Daniele Capezzone)

lunedì 25 ottobre 2010

Zero al 100%

diariospycam / Sergio Marchionne

Da domani comincerò a delocalizzare questo diario. Costa meno scriverlo in Serbia. Ho uno scrivano giovane a cui posso dettare intere pagine e che sarebbe disponibile a lavorare il doppio delle ore chiedendo meno come salario. Esattamente la metà chiedono. Si offrirebbe addirittura di scrivermelo direttamente lui, inventando come meglio crede la mia giornata. Così non dovrò più avere la noia di annotare tutti i fatti personali che mi accadono.
Sinceramente ho troppe faccende da sbrigare. Lavoro diciotto ore al giorno io, a fila. E non ho tempo per tenere un diario personale. Non posso ispirarmi proprio. Delocalizzerò quindi. In Brasile, magari. Anche in Polonia esistono ottimi scrivani. Lì addirittura chiedono un terzo di quanto guadagna un diarista serbo. In Cina poi mi offrono una pagina di diario più ancora il commento gratis ogni giornata. In aggiunta, mi garantiscono l'autoanalisi nel finale di pagina e tutto questo per pochissimi yuan.
Servizio tutto incluso. Un prezzo onesto direi, al netto delle imposte. E' in cinese che va scritto questo mio diario. Il cinese credo è la lingua del futuro. Basta una volta per tutto con la lingua inglese. E di questo Dante Alighieri poi... non ne parliamo proprio.

(Liberamente tratto dal diario personale di Sergio Marchionne)

mercoledì 20 ottobre 2010

Il paradosso fiscale della legalità



Morale: Benigni alla Rai costerebbe tanto. E Saviano pure. Fazio troppo. Santoro? Peggio che andar di notte. Conclusione: sono tutti cachet che sbancano. Compensi rubati. Denaro pubblico sperperato a vuoto.
Ma è proprio vero? E cioè, è meglio una tangente o un onesto compenso dichiarato? Un presentatore trasparente che fa audience o un ministro corrotto che acquista case? Uno scrittore famoso o un famigerato corruttore da off-shore? Un comico riverito a Hollywood o un ladruncolo di quarta taglia? La risposta in un paese normale sarebbe semplice. Non da queste parti.
E chissà perché quando si tratta di prestazione intellettuale si snocciolano sempre le cifre come una mazzata. Ogni zero dell'assegno una colpa e un colpo da assestare a chi lo incassa. Siano essi comici o scrittori, giornalisti che presentatori televisivi. Mai una volta che vengano citati gli incassi che ne derivano: che so, la pubblicità. Il vantaggio economico dell'azienda. L'audience, a cui in genere si tiene così tanto. Il cosiddetto brand che altrove vale. Qui no. Specie se si tratta di politica. Mai scuotere la pubblica opinione. Meglio non svegliare il can che dorme.

E' una colpa pertanto chiamarsi Roberto Saviano e vivere perennemente sotto scorta. Perché (lo dicono ormai tutti i servi pagati profumatamente dal padrone - non a scrivere, ma a minacciare di scrivere, vedi caso Porro) costui avrebbe fatto i soldi con il suo libro Gomorra. Soldi puliti ovviamente, questa l'imputazione principale. Idem si dica per Michele Santoro, che guadagna troppo pure lui. E così Benigni alla Rai: che non sia mai. Il cachet è troppo alto. Cifre da capogiro.
A me verrebbe da chiedere quanto guadagna Masi, per esempio. E quale brand rappresenti lui. Quale audience e quale alto gradimento lo tiene col culo attaccato alla poltrona. E chi lo ha messo lì, a riscuotere soldi pubblici rubati dal canone degli italiani. Ma torniamo ai ricchi sfigati e premiati dal successo di pubblico.

Forse questi ricchi dichiarano troppo onestamente i loro proventi e non investono abbastanza in società Off-shore. O forse Saviano è troppo stupido perché paga le tasse sui quei soldi. O magari, il vero problema è che si tratta di diritti d'autore e non di tangenti incassate per appalti. Si tratta solo di eventuali futuri compensi Rai. Quindi, una porcheria. Una irregolarità fiscale. Almeno stando alle patologie di casa nostra. Tra l'altro compensi Rai, questi sì pagati attraverso il nostro canone.

Insomma, quando i soldi non puzzano e sono guadagnati onestamente con il proprio lavoro, come dire: meritati, ecco che il meccanismo si spezza. Parte subito l'offensiva dei servi prezzolati dal padrone unico. Tutti addosso al ricco che non evade il fisco!

Non vale questa ricchezza così tonda. Sono soldi troppo puliti, questo ci dicono i servi sui loro infimi giornali, agitando come spettro la pietra dello scandalo. Che schifo, non puzzano per niente di riciclo. Non c'entrano per niente con Antigua. Quindi sarebbe un fatto vergognoso e da svergognare in pubblico. Il messaggio è chiaro: i soldi puliti sono una cosa rivoltante.
E allora avanti paggi e lacché, giornalisti e cortigiani di sua maestà. Avanti, nani e buffoni. Acrobati e puttane ministeriali. Tutti, dico: tutti, addosso a chi paga le tasse onestamente. Tutti addosso a chi non scappa col malloppo nelle Antille!

martedì 19 ottobre 2010

Zero al 100%


Un uomo pedina il clone che va a letto con sua moglie,
un altro chiede la mano al padre della sua bambola
gonfiabile; c’è persino chi porta a spasso lucertole
col collare: una tragicomica umanità alla fiera
del trash apocalittico. Cinquantadue romanzi digitali
interrotti da un semplice clic. Esistenze compresse
in mp3, piccole storie inverosimili raccontate dietro
l’anonima finzione della chat. Zero al 100% come totale.
Lo zero come unica cifra di riferimento. Il nulla
elevato all’ennesima potenza. Un prontuario su come
sopravvivere nel postfuturo postumo che si sta lentamente avverando.
PROSSIMA USCITA IN LIBRERIA

Tremonti, il paninaro del Tesoro


"Di cultura non si vive, vado alla buvette a farmi un panino alla cultura e comincio dalla Divina Commedia".

(Il ministro Giulio Tremonti ai giornalisti - ottobre 2010)



"Non è questa, padre mio, la via del mio ritorno in patria, ma se prima da voi e poi da altri non se ne trovi un'altra che non deroghi all'onore e alla dignità di Dante, l'accetterò a passi non lenti e se per nessuna siffatta s'entra a Firenze, a Firenze non entrerò mai. Né certo mancherà il pane".

(Dante Alighieri, in una lettera al padre - intorno al 1315)

lunedì 18 ottobre 2010

diariospycam / Mauro Masi

Appena svegliato mia moglie mi dato del vaffanculo invece del buongiorno. Forse devo aver sentito male. In bagno c'era mia figlia. E' occupato, vaffanculo ha detto lei.
A colazione la domestica mi guarda e mi dice vaffanculo, mi licenzio. E così il portiere dello stabile quando ho preso la macchina. L'autista, il parcheggiatore, il venditore di fazzoletti ai semafori. Perfino una telefonata sul cellulare apparsa sul display come sconosciuto. Ho detto: pronto? E la voce: vaffanculo. E hanno riattaccato. Al bar, dopo il caffè, il cassiere mi ha ripetuto tre volte vaffanculo. E così all'entrata di via Mazzini. Tutti. Nella hall, nel corridoio. Erano in fila i giornalisti. Non ce n'era uno che non dicesse vaffanculo. Inutile descrivere il pranzo. Il pomeriggio. La serata. Ovunque mi beccavo sonori vaffanculo. Non so se è una mia allucinazione o se si tratta di una cosa vera. Proverò a licenziare tutti quanti. Ma mi sa deve essere un po' difficile. Adesso mi sono chiuso a chiave in bagno dentro un autogrill e non voglio più uscire. Ho paura di tornare a casa. Non voglio sentire né vedere nessuno. Basta. I pompieri intanto sono qui dietro la porta. Apra, apra... vaffanculo, dicono. E c'è la polizia. Esca, esca, altrimenti sfondiamo la porta. Minacciano. Non apro. Ecco qua la porta smontata. Ci sono questi due poliziotti che mi guardano. Ma era lei, signor Masi, ma vaffanculo hanno detto entrambi contemporaneamente. E qui io mi sono messo a piangere.

(Liberamente tratto dal diario di Mauro Masi, direttore della Rai)

giovedì 14 ottobre 2010

I 5 punti del governo del fare



1) Farsi Noemi

2) Farsi la D'Addario

3) Farsi leggi ad personam

4) Farsi fare massaggi

5) Farsi i cazzi suoi

martedì 12 ottobre 2010

diariospycam / Giorgio Napolitano

Alle dieci e trenta puntuale mi trovavo già lì; nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, c'era un forte odore d'incenso. Mi piaceva. Mi sono seduto ai primi banchi, accanto ai ministri. Immobile, come mio solito, in attesa che cominciasse la messa in onore dei quattro alpini rimasti uccisi in un agguato in Afghanistan. Sabato mi pare sia accaduto l'incidente.
A un certo punto ho sentito dire al celebrante: "Scambiatevi un segno di pace".

E' stato in quel momento che io mi sono alzato in piedi, per dirigermi con rispetto verso i familiari dei caduti in una guerra che noi continuiamo a chiamare missione di pace. Ero proprio davanti a loro, gli ho stretto la mano, in segno di pace; perché loro erano appunto in Afghanistan in una missione di pace. Credo, così sostengono tutti quanti.
Lo ho guardati. Avevo paura. Pace, ho detto a questi signori che erano vestiti di nero e che piangevani i figli morti in guerra... una guerra che tutti chiamano missione di pace.
E loro mi hanno risposto così, sempre piangendo: pace a voi signor presidente.

(Liberamente tratto dal diario di Giorgio Napolitano)

lunedì 11 ottobre 2010

diariospycam / Silvio Berlusconi

Oggi mi sono operato alla mano sinistra. Mi avevano riscontrato due tendini comunisti. Il medico della clinica Humanitas di Rozzano dapprima mi ha mostrato la radiografia: era proprio il dito medio, alzato. E non si abbassava. Un nervo compresso, mi ha spiegato lui. Tutto è filato tranquillo. Anestesia locale. Ho un pigiama di seta e non ho sentito dolore.


(Liberamente tratto dal diario personale di Silvio Berlusconi)

domenica 10 ottobre 2010

Compagni di merende


Ma cosa ci va a fare Berlusconi a Mosca? Non ci va troppe volte per i nostri gusti? Cosa lo spinge a partire proprio all'indomani della morte dei nostri connazionali in Afghanistan? D'accordo, la visita era stato già programmata: ma a fare cosa di tanto urgente da non poterla rimandare. Certo, a pescare sul lago dicono. Passeggiare nei boschi. Si tratta solo di un gasdotto italo-russo? E c'è di mezzo la Germania? Ma è tutto vero? Non c'è nient'altro? Non è che siamo davanti all'ennesima bufala ben calibrata?

A quanto pare si tratterebbe di colloqui strettamente privati, questo dichiara il portavoce moscovita. Tra lui e l'ex kgb Putin; e proprio a qualche giorno da certe strane intercettazioni a Nicola Porro in cui ragionando con il portavoce della Marcegaglia (in questo punto non scherzavano affatto) si accenna a sovrastrutture trasversali più potenti del nostro teatrino nazionale. E ancora, che a sostenere Fini ci sarebbero le stesse forze occulte che avrebbero portato alla luce lo scandalo delle Escort. Poi la telefonata si chiude. Ci vediamo e ne parliamo con calma, dicono.

E va bene. Gli vogliamo credere sulla parola a questo portavoce moscovita. Colloqui privati. Ma cosa si dicono i due, barzellette sugli ebrei a parte. E soprattutto, quale necessità li obbliga a vedersi più spesso ultimamente, e perché hanno tanto bisogno di dirselo in prima persona? Non sarebbe meglio dirselo una volta per tutte? Che so, una lunga telefonata. E stop. Una email. Viviamo in un mondo globale dopotutto, no? Che bisogno c'è di vedersi così tanto, non trattandosi alla fin fine di una relazione sentimentale.

E medesimo arcano riguarderebbe il leader libico Gheddafi. Cosa ci viene a fare costui col suo circo faunistico una volta al mese? Ma chi li programma questi spettacoli in agenda? Mediaset? Federico Confalonieri? La diplomazia di stato o il popolo coglione e sovrano per alzata di mano? E con quale scopo tali incontri vengono messe in agenda: non sono amicizie pericolose, geopoliticamente parlando? E se sono geopoolicamente pericolose perché tanta insistenza a farsi vedere "pubblicamente" insieme? Cosa significa questa insistenza: me ne frego? Guardatemi, sto pescando nel lago con il vostro nemico? Passeggio nei boschi con un ex comunista del Kgb sovietico? Tieh, invito per dispetto il circo libico di un tizio che vi sta antipatico? E boh. Tutti misteri. Forse pregiudizi malati di una mente sospettosa e troppo abituata a delirare su James Bond come agente OO7. Oppure si potrebbe semplicemente trattare dei soliti misteri italiani. Omissis, tout court.

sabato 9 ottobre 2010

diariospycam / Nicola Porro

Se vuoi silenzio sul tuo conto è muto che devi stare, capito? È così che dico io al telefono. Ogni giorno, per conto del capo.
Ancora avevo sulla lingua l’odore del caffè oggi, quando mi sono messo a lavorare. L’ordine era il solito, squadrismo giornalistico e scandalo tempistico intimidatorio. Distruggere cioè il nemico di turno. Avanti, sotto a chi tocca. Si comincia la giornata.
Arriviamo la mattina in redazione con le foto dei ricercati già stampate da Vittorio Feltri, dove c’è scritto tutto: Wanted, reward con ritenute d’acconto e stipendio-premio da parte del Capo più gita gratis sul lago di Como.
Una volta è Fini, una volta è la Marcegaglia, un giorno ne capita un altro sotto tiro, dipende. Io in realtà non scrivo, piuttosto minaccio di scrivere. Di fatto mi ritengo un giornalista potenziale e non professionale, vale a dire un giornalista che minaccia di esserlo. Tutta qui la mia missione politica, che si ridurrebbe in sostanza a una segreta mansione burocratica: una specie di occupato in potenza ma un disoccupato di fatto, pagato però più che lautamente dal giornale.


Nel pomeriggio è venuto Feltri alla mia scrivania, con una foto di Totò Riina. “Questo qui, ieri, durante l’ora d’aria avrebbe detto in carcere le seguenti parole offensive: ‘però questo Berlusconi, che minchia vuole, che vuole governare altri tre anni?’” Questo secondo fonti di fidati informatori.”
La deve pagare cara, mi dice il direttore editoriale. E poi mi porge anche una foto di Montezemolo, con la scritta GOOD REWARD. Mi raccomando, distruggi la sua immagine pubblica, lo devi ridurre a pezzi manganellata dopo manganellata. Olio di ricino dopo olio di ricino. Articolo dopo articolo.

Sono rimasto così fino a tardi in redazione, ho cominciato a mettere paura a tutti quanti. Ho telefonato dapprima a Totò Riina, il famigerato boss corleonese.
Pronto, parlò con Totò. Ascolta, gli ho detto, che non ti venga in mente di parlare male del premier, cioè del mio padrone. Altrimenti racconto in giro che sei stato un mafioso, che ti chiamavano il capo dei capi… capito? Glielo ricordo ai lettori per tre mesi a fila. E poi racconto in giro che tuo figlio ha vinto anche un dottorato di ricerca, non so se è vero, ma lo racconto uguale. In prima pagina ci metto la lista dei crimini che hai commesso, le persone che hai fatto sciogliere nell’acido, ci siamo intesi? Poi ho chiuso. L’avevo intimorito abbastanza.

Di lì a poco chiamo Montezemolo. Gli ricordo alcune fatture gonfiate, roba vecchia che riguardava la scuderia Ferrari. Mi raccomando, l’ho minacciato, guarda che se ti presenti come leader del centrosinistra, contro il mio capo, alle prossime elezioni io potrei scrivere cose molto scomode. Meglio se ti blocchi subito. Passo e chiudo.

Poi ho chiamato qualche altro ceffo su richiesta. Basta. Tutto qui il mio lavoro di oggi. Ben retribuito. E pensare che non ho scritto ancora un articolo. Nulla.
Ho buttato giù il telefono e mi sono fumato una bella sigaretta alla finestra, che dava proprio sui palazzi di Milano, osservavo i cornicioni. Da lì si vedeva anche il Duomo. Le guglie alte. Il cielo. E così ho pensato che sono davvero un grande giornalista. D’altronde, il miglior modo di scrivere è quello di minacciare di scrivere. Tanto ti pagano uguale, scrivi o non scrivi. Questa è la nuova omertà, un silenzio che sta a metà strada tra la lupara bianca e la penna a bic nera.



(Liberamente tratto dal diario personale di Nicola Porro)

venerdì 8 ottobre 2010

diariospycam / Renzo Bossi

Io cioè non so proprio scrivere. Io sono frequentato la scuola Superiore svogliato. Oggi per esempio è una bella giornata, diocàn. Pure se è ottobre.
Io aspetto il Brumaio padano.
Io ho stato bocciato molte volte e non so nemmeno perché. Io credo perché i prof terroni mi odiano, ecco perché.

Io quando accompagno papà nei comizi imparo bene la politica. Quella che si chiama l'arte ho ratoria. Mi pare si scriva così: ho ratoria.
E gli elettori di papà delirano quando lui alza il dito medio. Oppure che scorreggia al microfono. Sputa a terra, scagazza sul palco.
A volte inclina semplicemente il braccio a manico d'ombrello, a volte invece si scaccola. Si leva lo stuzzicadenti e dice: vaffanculo Roma, ueh, dio boia, vai a cagare se mancano i denari. Troppe tasse perlamadonna dice lui tutto d'un fiato. E tutti quanti applaudono papà, che lui ne capisce di fisco.

Ciascuno vede nel mio papà se stesso: ci vede cioè il leader fisiologico da bar che tutti vorrebbero essere, cioè quello lì che dopo aver preso il caffè la mattina presto dice al barista: Adelmo, dove sono le toilette, che devo cagare. E il barista dice puntuale, laggiù a destra. Pulisciti bene il culo. E allora ciascuno ascoltandolo si sente proprio il leader fisiologico che vorrebbe essere.

Per questo mio padre lo compie sfacciatamente in pubblico questo rito virile primordiale, dagli istinti facili facili: e appunto rutta, e poi urla e si gratta davanti, se percaso una cosa che sta dicendo in quel momento porta troppo sfiga... e sputa per terra. Si infila le dita nel naso addirittura. Si mette la forfora finta sulle spalline della giacca. Si toglie le scarpe e ti fa annusare l'odore di formaggio padano semistagionato.
E parla sia di calzini sporchi che quote latte da discutere a Bruxelles, in dialetto veneto naturalmente. Sia di mutandoni di lana che non si asciugano agli stendini - a causa della troppa umidità che ci sta in Val Padana - sia di modalità per disciplinare meglio gli appalti all'Expo 2013.

Io credo alla fine che così deve essere un leader: naturale, come mamma nordica l'ha fatto. Un vichingo fisiologico, senza troppi peli sulla lingua. Perché, modestamente, tira sempre più un pelo di fica che un pelo sulla lingua, almeno secondo me. Non so gli altri. Uno fisiologico, cioè, come dicevo. Uno senza troppe complicazioni o raffinatezze da salotto chic borghese e radical comunistissimo, tipo Bertinotti.


La scorsa notte eravamo dentro un albergo della capitale, con Alemanno. Dopo avergli fatto mangiare la polenta lo abbiamo costretto a cucinare risotto alla milanese, osso buco alla milanese, cotolette alla milanese senza fargli smettere un attimo di cantare ai fornelli "O mia bela Madunina".
A un certo punto papà mi dice: Avanti Renzo, mostrami che sei un leader fisiologico pure tu, avanti, vediamo cosa hai imparato.
Così vado al balcone e piscio dal quinto piano su via Nazionale urlando: Roma ladrona, la Lega non perdona.
E babbo dice, bravo. Bravo Renzo. Ti metto in lista alle prossime elezioni.


(Liberamente tratto dal diario personale di Renzo Bossi)

giovedì 7 ottobre 2010

Ministro della Programmazione televisiva


Eccolo finalmente il ministro. L'ex produttore di Colpo grosso. E' arrivato. Eletto per alzata di dito medio. A porte chiuse. A decidere sono in due. Il Presidente del Consiglio avrebbe detto: cosa ne dici di nominare Paolo? Risposta di Bossi: S.P.Q.R. Acronimo definitivamente decodificato: Sì. Può. Questo. Romani.

martedì 5 ottobre 2010

Tu sei Belpietro e su questa pietra...


Condanniamo con forza la tentata aggressione a Maurizio Belpietro, con un distinguo però. La sua vita. Una vita interamente dedicata al servizio del Capo. Un giornalista nei secoli fedele come lo potrebbe essere un carabiniere qualunque: penna taccuino e niente uniforme. Ecco, una mera questione di obbedienza. Tutto qui. Credere. Obbedire. Scrivere. Una sorta di evangelista mediatico da Porta a porta. Uno che professa un nuovo vangelo. Che recita il suo unico credo canonico. E che difende il suo Dio disprezzando tutti gli altri idoli. Una vita professionale a metà tra l'atto di fede e gli Atti degli apostoli. Ma va difeso chiunque scrive: a favore o contro.

Però va anche detto che qui la libertà di stampa c'entra poco. Ripeto, la tentata aggressione a un giornalista va condannata: altrimenti questa breve postilla non avrebbe dignità di esistere. Ma una sacrosanta verità va detta. La scorta a Belpietro non è come la scorta a Saviano. Come è noto Saviano combatte contro la Camorra. Belpietro in favore di uno solo. Del suo datore di lavoro. Belpietro non è Siani che muore sotto i colpi mortali della Camorra. Non è Beppe Fava. Non è Peppino Impastato. Non è Mino Pecorelli.


Un conto è battersi per la libertà di stampa, un conto per la servitù di stampa. Un conto difedendere gli interessi e la libertà di tutti, un conto è difendere la libertà e gli interessi di uno solo. E allora perché condanniamo il gesto deprecabile? Una mera forma di garantismo. Va tutelata tanto la libertà di stampa quanto la servitù di stampa. Così almeno vorrebbe la democrazia.

martedì 28 settembre 2010

Il badante padano


Che sia chiaro, la badante del senatur Umberto Bossi non è polacca. È un padano. Si chiama Trota. E lo porta a spasso alle riunioni di partito. A Palazzo Chigi: gli apre la porta del cesso di Palazzo Grazioli o di villa San Martino. Lo accompagna a sparare cazzate nei comizi e nelle sagre della rana, del tordo, della polenta. A tutti i giuramenti di Pontida. Lo aiuta a salire e scendere dal palco. Lo infila in macchina. A quanto pare questo Trota risulterebbe un badante clandestino. Un extracomunitario non regolarizzato. Niente nazionalità italiana. Né romena. Né polacca. È un semplice padano senza regolare permesso di soggiorno. Pagato lautamente con denaro pubblico dallo stato italiano. Eccezionalmente non in nero questa volta.

lunedì 27 settembre 2010

Tg antropologico minzoliniano


L'Homo Servus si diffuse nel nordafrica circa 30.000.000 di anni fa. Migra la prima volta per colonizzare terre emerse dove ben presto inizia come mezzobusto a comunicare a gesti e con la lingua soprattutto, adoperando oscuri suoni gutturali nei primi tiggì cavernicoli pre-neandertaliani. Si tratta di un ominide pelato che si nutre di bacche selvatiche e merda secca di regime. Appartiene a una tribù che viene aggiornata puntualmenteo da lui stesso esclusivamente con un dettagliato necrologio serale sull'alto numero di incidenti mortali verificatisi durante la caccia al dinosauro. E poi basta. Fine delle notizie.
L'Homo servus difende il suo territorio. Adora e obbedisce al suo unico totem padronale: un teschio liftato e ricoperto all'estremità dell'osso occipitale da un parrucchino peloso e trapiantato sul cranio con due pietre affilate come bisturi.
L'Homo servus non va mai a caccia di scoop anti-totemici. E' fedelissimo al clan di riferimento per non offendere gli Spiriti della foresta. Tra gli scoop più sensazionali dell'homo servus possiamo menzionare quello sulle modelle primitive che sfilano in passarella e sulla recente moda dei solarium sulla pietra lavica bollente. L'ultimo riguardava le cerette giurassiche pre-glaceazione sull'inguine delle Escort pre-cambriane.

domenica 26 settembre 2010

Gioco del rovescio


Il primo ministro Silvio Berlusconi replica in un video di nove minuti alle accuse piovutegli addosso per la vicenda dell'acquisto della villa San Martino, ad Arcore, una villa con parco e 175 stanze al modico prezzo di 250 milioni di lire, mentre il reale valore di mercato era 3 miliardi.
"Basta col gioco al massacro" dice il leader del Pdl, che promette: "Se dovesse risultare che il curatore Cesare Previti, oltre ad essere il mio legale personale era anche il curatore degli interessi dell'erede frodata dall'acquisto, mi dimetterei subito".
Per poi attaccare Gianfranco Fini sui "troppi faccendieri al lavoro". La replica del presidente della Camera: "Non ha chiarito nulla".

giovedì 23 settembre 2010

Non scoppia mica un terremoto ogni giorno...


Sabato 25 settembre 2010

Casa del Popolo di Quinto Alto

Via Venni 6 - Sesto Fiorentino (Fi)

Ore 16. 30

PROIEZIONE DEL FILM:
"COMANDO E CONTROLLO"

scritto e diretto da Alberto Puliafito

Ore. 18.30

Incontro con il regista - giornalista e autore del libro:

Protezione Civile S.P.A.
(Aliberti editore)

Intereverranno:
Alfonso Diego Casella
(scrittore)

Ernesto Appella
(Assessore alla Protezione Civile di Sesto Fiorentino)

Moderatore:

Nicola Cirillo - S.E.L. Firenze

martedì 21 settembre 2010

Ma secondo voi, chi è che comanda lì?

(Mondadori editore)


Un libro edito da Berlusconi. Anzi no. Pardon. Un saggio edito da Mondadori. Come si dice, meno male che l'editore c'è. Il titolo invece è il seguente:"Chi comanda qui?"
Ma razza di domande: se l'editore è davvero Mondadori, la risposta deve essere facile facile. E' ovvio, il Cavaliere. Il sottotitolo? Eccolo qua: "Come è perché si è smarrito il senso della Costituzione" Autore, lui: il compagno Fausto Bertinotti.
Ora che addirittura il pio Mancuso sta cominciando a snobbare la "Grande Famiglia" di Segrate per il suo inevitabile conflitto di interessi con le finanziarie approvate in parlamento e gli sconti fiscali offerti dal ministro Tremonti: lui no. Bertinotti tiene. Il novizio Mancuso si è pentito pubblicamente con un lungo editoriale-cilicio su Repubblica. Ma lui no. Niente. Bertinotti tiene duro.

Così una volta il navigatissimo D'Alema, quando ammise in pubblico durante la promozione di un suo libro (anche lì il titolo era emblematico - Un paese normale): "Sì, è vero - disse D'Alema - che la Mondadori è proprietà di Berlusconi, ma là dentro ci sono dei tipi in gamba".

Dobbiamo ritenerci fortunati a questo punto che lo stalliere di Arcore non si è mai sognato di fondare una Mangano Editore. Altrimenti oggi stamperebbero entrambi volumi e tomi pure lì, sicuramente con dei tipi in gamba. E magari proprio dei pamphlet, dei saggi sull'importanza dell'etica nella politica.
D'altronde, scrittor non porta pena! E sì. E a volte neanche penna. Dato che quei libri poi non li scrivono neppure loro. In nome della libertà di stampa, non comprate il saggio di Fausto Bertinotti con quel titolo così squallido e scellerato.
A proposito: ma secondo voi, chi è che comanda lì?

giovedì 16 settembre 2010

Prendi questo aereo zingara


C'è chi chiede soldi in giro: gli zingari. E c'è chi va elemosinando facili consensi: Sarkozy. E ne ha un bisogno smodato dato che tutti i sondaggi lo danno in discesa. "In calo" direbbe Carla Bruni parlando dei problemi sessuali del marito. Impotenza politica, diremo invece noi. Populismo da gabinetto. Una squallida operazione di marketing pre-elettorale per un effettivo aspirante trombato: tutta qui, questa losca vicenda del rimpatrio dei rom. Questo il senso della finta querelle europea con Barroso e altri grand-commis della Commissione. Un abile duello simulato da dare in pasto ai media fino all'indigestione.
Fuori dal coro naturalmente il nostro premier. Il succo del suo discorso si può spiegare solo ricorrendo agli ingredienti dei cocktails: 1/3 di Borghezio 1/3 di Bossi e il resto fantasia sfrenata del barista ubriaco.

giovedì 9 settembre 2010

Carfagna: Bocchino sì, o Bocchino no?



Querelle sul nome di Bocchino. Perché è di Bocchino che si tratta. Nient'altro. La ministra ora deve dirci con chi sta. Pro o contro? Ci tiene o no a Bocchino? Accusata ieri dal compagno di partito Giancarlo Lehner di non riuscire a staccarsi dal suo vecchio mentore locale - ora traghettato tra i finiani - Mara Carfagna ribatte duramente:" costui è un noto provocatore - dichiara la ministra, riferendosi appunto al pidiellino Lehner. E poi conclude serenamente: "sono e resterò sempre fedele ai lettori del Pdl" liquidando la notizia come "polemica sterile". Ma il sospetto sul suo conto aleggia sempre: Bocchino sì, o Bocchino no?

lunedì 6 settembre 2010

Mira o mare a Mirabello


Che m'ha saputo fa nu quarto 'e luna,

che m'ha saputo fa' chi voglio bene.

E me turmenta sempe nu pensiero,

nunn'è 'o vero ca pienze sulo a me.


Comme so' triste 'e note 'e sta canzone,

e comm'è amaro 'o bbene 'e chi vuo' bbene.

Nun me guarda', si chiagno nun guarda'.

Che m'ha saputo fa' 'nu quarto 'e luna!



Chiagno pecchè tu m'e 'ngannato,

e no pecchè t'aggio perduto,

chiagno ca tu m'e abbannunato senza pecchè.
(Nu quarto e luna, Roberto Murolo)

Lino Dita incontra Mariastella



È ancora una fan di Vasco Rossi?

«Sì. Alcune sue canzoni sono bellissime».
Per esempio?
« Albachiara».
Un inno all'autoerotismo femminile.
«Macché, macché, ma cosa dice?».
Nella strofa finale: «Qualche volta fai pensieri strani / con una mano, una mano, ti sfiori, / tu sola dentro la stanza / e tutto il mondo fuori».
«Non l'avevo mai colta, non entriamo in questi dettagli, non mi rovini Albachiara».


(dall'intervista di Stefano Lorenzetto al Ministro dell'Istruzione Gelmini, apparsa su "Il Giornale" 1 settembre 2010)

sabato 4 settembre 2010

Mi manda Fassino, non mi manda Mandalà


La seconda carica (non al tritolo) dello stato Renato Schifani viene contestata alla festa dell'Unità a Torino al grido di: FUORI LA MAFIA DALLO STATO. A difendere l'esponente del Pdl dai fischi interviene il picciotto Piero Fassino e i suoi fedeli buttafuori. La colpa? Urlando "fuori la mafia dallo stato" i contestatori avrebbero disturbato il regolare svolgimento di un dibattito politico. E' davvero così fragile il confine tra antimafia e antidemocrazia?


VEDI VIDEO:
http://tv.repubblica.it/politica/schifani-contestato-alla-festa-del-pd-fassino-lo-difende-squadristi/52603?video

Non fischiare dell'Utri è omertà



31 gennaio 1939
Venerdì
Chillu fetuso di Hitler, ha deciso la guerra. Minchia, e ora che facimo. Ma che figghiu e bottana. Io pacifista sono. Nun ci rumpisse a minchia cu chista guerra. Io in Svizzera scappai, da giovane, da socialista rivoluzionario. Picché chistu servizio militare manco lo volevo fare.


(Tratto dai diari-patacca di Mussolini scoperti da Marcello dell'Utri)

giovedì 2 settembre 2010

Ministro delle pari opportunitrash


diariospycam / Mu'ammar Gheddafi

Ma quante risate ieri sera alla cena di gala. Invitato speciale. Ospite di riguardo. Atmosfera servile. Una cosa davvero imbarazzante. Tutti inchini e riverenza. Non appena sono entrato nell’atrio affrescato e pieno di arazzi alle pareti ho gettato il mio cappello al ministro della Difesa Ignazio La Russa. E lui che lo acchiappa al volo. Divertito. Ride. Lo ha immediatamente sistemato nella cappelliera, da bravo maggiordomo. E così ho fatto col mantello arabescato: plop… l’ho lanciato sulla faccia liftata del domestico... quello lì con i capelli trapiantati che rideva. Una protesi finta al posto dei denti.

Ho preso un tappeto persiano, l'ho steso nel salotto e ho detto al primo ministro coloniale: ehi tu... inginocchiati, e prega. Rivolto verso la Mecca. Ha eseguito l’ordine. Il ministro degli Esteri urlava, sillabando da muezzin. E invitava i colleghi a inginocchiarsi con lui. Piegati a pecora, pregavano.
Volete il petrolio? gli ho detto. Sì, sì… rispondevano timidi in coro. E allora pregate, forza. Su.

Finita la preghiera ho fatto entrare i pony intorno al tavolo, avevano i pennacchi da circo equestre e ho messo il sottosegretario degli Interni a a cavalcare, facendolo girare e girare intorno al tavolo, dove il Gianni Letta e Franco Frattini apparecchiavano per la cena in livrea. Impeccabili.


I patti erano chiari. Il mio circo aveva libertà di manifestarsi ovunque. Su tutto il territorio italiano. A qualunque ora del giorno o della notte. Sia nella mia tenda che nel Qurinale. Nel Vaticano come a Palazzo Chigi. Ovunque. Domani, per esempio, mi piacerebbe tanto entrare con una intera carovana di cammelli sahariani, dentro la Basilica di San Pietro. Mi voglio fare spiegare da questo papa teutonico il significato preciso del concetto di radici cristiane. Mi sembra una pianta interessante. Forse, nel deserto secca. Ma vedremo. Mai dire mai.


A fine cena ho fatto salire La Russa sugli elefanti. Frattini faceva l’addomesticatore di leoni. Berlusconi come clown mi è piaciuto tanto. Ha preso poi la chitarra e ha cantato: anema e core. Con dedica. Mi sono molto emozionato. E perciò ho scorreggiato, sonoramente. Nessuno ha detto niente. La scorreggia tra l'altro era fuori dal protocollo, ma non importa. Per me la diplomazia italiana può fare un'eccezione. Io mi godevo lo spettacolo. Un circo tutto per me. Un circo che porta il mio nome. Circo Gheddafi. Con tanto di tenda.

A presentare lo spettacolo c’era Iva Zanicchi in persona. Che naturalmente ha colto l’occasione di promuovere la sua ultima autobiografia sentimentale: “Tutti gli uomini mi scaricano perché mi chiamo Iva”. Di tanto in tanto appariva anche Brunetta, che si aggirava tra gli spettatori regalando patatine e pop corn. Ma l’ho scacciato con un piede, usando questa frase a effetto che mi hanno insegnato qui, proprio all’ambasciata di Libia a Roma: puzza via, brutta bestiaccia!
Il resto della serata è passato nella norma.

(Liberamente tratto dal diario personale di Mu'ammar Gheddafi)

giovedì 26 agosto 2010

Accademia della Crusca, dizionario del futuro


INFELTRIRE: Far divenire (rifless. / irsi) e divenir soda e compatta a guisa di FELTRO. Processo di infeltrire, irrigidirsi. Guardando il pelo alla lente si nota che la struttura è composta da squame. Es: Ho diversi maglioni che purtroppo lava lava sono diventati tutti infeltriti

INFELTRIRE: Spacciare una notizia falsa per vera, manipolare la versione dei fatti, prostituirsi intellettualmente, lavorare come pennivendolo per un padrone solo in maniera invereconda e spudorata. Il lemma deriva dal nome più grande giornalista servile della storia, Littorio Feltri, il quale, per un non precisato feudale patto di fedeltà con il suo Dominus ideò una serie di falsi scoop che lo resero famoso come guitto di regime.
Es: Questo titolo a effetto mi pare un po' infeltrito, cambialo! Oppure: Tu infeltrisci troppo le notizie, sicuramente l'Ordine dei Giornalisti ti radierà. Vedi anche alla voce: squadrismo mediatico. Infeltrimento: Strategia fideistica adoperata contro l'avversario politico trasformato in male assoluto. Es: Quel politico dobbiamo farlo dimettere, avanti, infeltriamo una bella storia!
Giornalista infeltrito: scherano disposto a tutto pur di accontentare il potente di turno, professionista squallido al servizio di qualcuno. Es: Racconti troppe balle sul tuo giornale, mi sa che ti sei infeltrito!

domenica 15 agosto 2010

Teorema





Il vecchio teorema del governo era il seguente: la legge è uguale per tutti, ma qualcuno è più uguale degli altri. Vedi prescrizioni, leggi ad personam, Legittimo impedimento Lodo Alfano incluso.

Ora, il nuovo teorema che si vorrebbe lasciar passare è questo: tutti sono delinquenti. Vedi vicenda Fini con casetta vip a Montecarlo intestata al cognatino e ammobiliata Scavolini dalla signora Tulliani. Roba da grulli. Da ladri della domenica. Scampoli. Insomma, il secondo teorema strizza l'occhio e consiglia. O meglio, alluderebbe al postulato semplice semplice da accettare che gira e rigira: male comune mezzo gaudio. E no. Troppo facile così. Troppo vantaggioso scegliersi di volta in volta un teorema ad personam.

Quindi, così come un tempo valeva il bizarro principio che la legge è uguale per tutti, ma uno è più uguale degli altri, questo secondo teorema non deve mancare di contemplare la medesima ipotesi. E cioè, se è vero che sono tutti delinquenti, sicuramente uno è più deliquente degli altri!