venerdì 29 gennaio 2010

A proposito dell'eresia di certi scrittori che si vendono



Leggo sul blog di uno scrittore accusato di “eresia” intellettuale: “Inquisizione. Processate l’autore che scrive su Libero”. La faccenda, come è noto, riguarda Paolo Nori - romanziere più o meno di grido e fresco recensore di libri su uno dei bracci più armati della corazzata mediatica berlusconiana: il quotidiano "Libero" - ironia della sorte e del vocabolario.

Ora, coerenza vuole che Paolo Nori sia anche collaboratore del Manifesto. Nessun processo però nei confronti dello scrittore. Per carità, niente Inquisizione. Si processano i criminali e non i servi. Altrimenti a quest’ora, al povero Emilio Fede avrebbero già affibbiato l’ergastolo. E quindi, stia tranquillo Paolo Nori. Non lo sfiorerà nessuno. Nulla poena sine culpa. Potrà continuerà a scrivere i suoi romanzi sull’anarchia, sui trentenni precari e poi collaborare con il Manifesto e Libero contemporaneamente. Stia tranquillo. Noi, non la farem vendetta. Lo lasceremo in pace. Continui pure con le sue sfighe “bassotubiste” romanzate che tanto non lo processerà nessuno. Semmai è il padrone dello stesso giornale che lo ha preso in noleggio che si dovrebbe far processare, invece di cavare cavilli perditempo, leggi ad personam e legittimi impedimenti. Paolo Nori no. Non è punibile. Lui non c’entra niente. Il servilismo purtroppo non è reato.

Tuttavia una vecchia e rude canzone di Lucio Dalla recitava così: “Tu ce l’hai presente una puttana ottimista e di sinistra”. Ecco, forse la questione, volgarmente sta proprio in questi termini. Pane al pane, vino al vino. Evviva al faccia. Non c’entra un bel niente la posizione degli intellettuali e il loro rapporto (politico, finanziario) con l’industria culturale nazionale. Meglio abbassare i toni della polemica. Smorzare la querelle logorroica tra il coltissimo Cortellessa e il povero servo-scrittore.

Ma cosa vuoi che sia, caro Cortellessa… e dài: nel paese dove Ungaretti si è fatto scrivere una prefazione da Benito Mussolini. Ma chi vuoi che faccia caso a Paolo Nori. Altri esempi illustri non mancano nella tradizione culturale patria. Ne citerò pochi per ragione di brevità. Un filosofo d’alto rango che scrive la riforma scolastica del regime. Grazie Deledda che contribuisce per perfezionarne l’ordito e la didattica. E poi, vuoi aggiungere l’ambigua posizione dell’ultimo Pirandello, convertitosi al fascismo? E non in punto di morte, che sia chiaro. Insomma, gli esempi nazionali non mancano e non aiutano affatto.

Concluderei così. In un romanzo di Nori c’è un padre ammalato di cancro, che gioca quotidianamente la schedina. È un personaggio triste, emblematico, marginale, che a me piace abbastanza. Il suo male non ha speranza. Non ha cura. Però lui un bel giorno, nel letto del suo ospedale rivela questo intimo segreto al figlio: sta giocando la schedina, perché se vince, lascia l’ospedale pubblico e se ne va in America per farsi curare in una clinica privata.

E se Nori fosse come il suo stesso personaggio? Che recita l’inguaribile anarchico e l’intellettuale esperto di letteratura russa, ma quando può, la sua bella schedina se la gioca: certo, perché se vince, un contratto nel giornale dei nababbi non glielo toglie nessuno! Le idee e la letteratura sono una cosa, il conto in banca è un altro.

giovedì 28 gennaio 2010

Cesare Battisti / diariospycam

Se si esclude il caldo, qui male non si sta. Sotto l’ombrellone mi bevo un’acqua di cocco quando l’afa mi fa sudare troppo, sulla sedia a sdraio, in spiaggia. Le onde impazzano, buone per i surfisti. E scrivo romanzi. Se gira l’umore estetico giusto io scrivo al computer. Nuovi gialli naturalmente. Il poliziesco è il mio forte. La struttura è semplice semplice. L’assassino ignoto, l’impedimento iniziale che confonde chi legge e allo stesso tempo incuriosisce come un pettegolezzo da paese, e poi l’analisi investigativa e la sorpresa finale nascosta dentro le ultime pagine che accompagnano il lettore fino alla scoperta del nome e cognome: ecco, lui era l’assassino.

Nella realtà è diverso,il colpevole non si sa mai chi è: sia che si tratti di bancarottiere fraudolento, di terrorista, di presidente del Consiglio già prescritto ben sei volte e salvato con leggine fai da te. Una specie di potere legislativo autobiografico. In genere, si dice, chi fa da sé fa per tre: appunto, chi fa da sé si sostituisce al potere esecutivo, al giudiziario e al legislativo! Tre, appunto.


Da scrittore latitante in esilio forzoso, mano a mano, ho compreso questo... e lo rivelo qui, nel mio diario personale. Esisterebbero due metodi per sfuggire alla legge e ai processi: il primo si chiama “latitanza” (o contumacia, se ci sono procedimenti in corso) utile per difendersi dalle accuse di banda armata eccetera eccetera. Certo, lo so che fa ridere tanto uno Stato ex-stragista che ti accusa di strage. Ma, lascio stare, questa faccenda spinosa non riguarda il diario di oggi. Troppo complicata. Non mi va di scrivere troppo oggi. E poi, mi tocca scrivere del secondo metodo per sfuggire alla legge: et voilà… il secondo metodo è diventare il presidente del Consiglio, regolarmente eletto, tramite un finto plebiscito mediatico, a colpi di sorrisi fasulli e di trovate da marketing. Da pubblicità o televendita compulsiva di pentole.


A volte non lo invidio affatto il presidente del Consiglio. Lo dico con sincerità. Siccome costui non ha il coraggio di fuggire all’estero come me, non ha le palle, allora gli tocca organizzare campagne elettorali, mentire, prendersi statue del duomo in faccia, e apparire in televisione, comprare televisioni, giornali, formare un partito fasullo, incontrare capi di stato, riunioni politiche, viaggiare, approvare finanziarie dopo finanziarie… e tutto questo, per un motivo semplice semplice: per sfuggire alla legge. Per non finire in galera, come me. Perché?

Perché, credo, lui abbia paura di fuggire all'estero come un latitante regolare quale appunto sarei io. E così, invece di sfuggire alla legge, il presidente del Consiglio tenta di forzarla la legge. Manipolarla, comprandosi e ricattando l’intero parlamento. Soggiogando l'intera popolazione. Alla fin fine, fa esattamente come me redigendo la depenalizzazione del falso in bilancio, le leggi porcata, il Lodo Alfano, il legittimo impedimento e il processo breve. A dire il vero preferisco di gran lunga il mio status, il mio metodo di sfuggire alla legge è senz'altro meno complicato, mi rende più innocente rispetto a lui; sì, rispetto a tante raffinate macchinazioni istituzionali.

Mai avuta nessuna intenzione di forzare le leggi dello stato io, per un mio piccolo vantaggio personale, in cambio di una assoluzione definiva. Ecco, questo sì che sarebbe terrorismo ideologico. Terrorismo legislativo senza armi: farsi cioè eleggere solo per manipolare le leggi dello stato. Altro che anni di piombo, questo sì che è piombo, un piombo che durerà per secoli e secoli.



(LIBERAMENTE TRATTO DAL DIARIO PERSONALE DI CESARE BATTISTI)

mercoledì 20 gennaio 2010

Interviste in Brasile, tra ex dittatura e "ditabranda"





Mi scuso con i lettori di Karakirisushi che lamentano l'assenza di nuovi articoli. Ora basta. Please, bando alle proteste. Mi spiego subito. C'è chi va a finire in Brasile in cerca di accompagnatrici esotiche - cosa questa davvero molto italian style - e c'è chi va a intervistare sul posto vittime torturate dalla ex dittatura militare. Ecco, purtroppo il sottoscritto appartiene alla seconda specie. Naturalmente senza negarmi qualche piccolo piacere estetico o qualche divertimento più o meno intelligente. Invece di una cartolinaa ciascuno, un video. Buona visione.

sabato 9 gennaio 2010

Maristella Gelmini, la ministra sul tetto che scotta


Ci aspettavamo che il partito dell'amore ci facesse vedere le tette. Macché. Questi qui ci propongono il tetto. «Indicazioni e raccomandazioni per l'integrazione di alunni con cittadinanza non italiana». Cioè lo sbarramente del 30% a scuola per i figli degli extracomunitari. Dal prossimo anno scolastico in poi scatterà il tetto del 30% per gli alunni stranieri nelle classi. Il resto della classe dunque rimarrà rigorosamente composta da italiani doc. Figli della Lupa. Avanguardisti e Piccole Italiane. Per favorire l'integrazione, così ce la raccontano. Basta con le classi ghetto declama la ministra. Beh, a conti fatti c'è la Lega nel governo. Perché dubitare della loro buona fede? A quanto pare sembrano armati da ottime intenzioni, perché allarmarsi da tanta discriminazione razziale.


Ma scusate, questo è un partito dell'amore: dove sono tette? Ogni partito dell'amore che si rispetti a regola dovrebbe mostrarle. Altrimenti che partito dell'amore è. Noi ci aspettavano le tette. E non è stato così. Niente tette. Tranne alcuni vecchissimi calendari platinati del ministro Carfagna e qualche spuria foto del Cavaliere nella sua magnaccesca villa in Sardegna non c'è stato nient' altro. Al contrario, ci arriva il tetto. Sì, il tetto a scuola. Lo sbarramento del 30% come legge razziale postmoderna.


Io ho un sogno, diceva una volta Martin Luther King. I have a dream. Che un giorno tutto quanto sarebbe cambiato. Non ci sarebbero più state discriminazioni razziali. Ad esempio, a scuola bianchi e neri si sarebbero seduti insieme, immigrati, ex schiavi e popolazione locale sarebbero riusciti a convivere pacificamente. Era una profezia. E questa profezia in America si è avverata almeno parzialmente. In Italia no. C'è la Lega. Ci sono i "caporali". Basta guardare le ultime vicende di Rosarno per capire cosa sta succedendo in questo paese. È bastata Maristella Gelmini - servile ministro della repubblica bananiera berlusconiana - a rovinare l'incanto, a ritardare il sogno.


Bene. Lo confesso. Anche io ho un sogno come lo aveva il povero Martin Luther King. Sì. Che un giorno il mio paese venga governato da esseri normali. E non da alieni mediocri. Che la Carfagna ritorni a produrre calendari nuda, lasciando il ministero a donne autentiche, a femministe che hanno lottato per la parità dei diritti. E che la Gelmini (con il suo esamino facile facile a Catanzaro) riprenda a essere finalmente il mediocre avvocato di sempre. Sì. Anche io ho un sogno come il povero Martin Luther King. Vedere un giorno il governo del mio paese composto da politici e tecnici competenti. Ho un sogno, giuro: una Italia normale e multirazziale. Dove c’è uguale dignità per tutti. Dove un branco di ubriachi leghisti non dettano legge. Insomma, un paese semplicemente normale. Realmente anti-fascista. Un paese che sia veramente in grado di lasciarsi alle spalle le leggi raziali del ’38. L'eredità fascista. Ma soprattutto, io, ho un sogno vero. Sì, lo confesso: vedere le tette del partito dell'amore. Altrimenti, di quale partito dell'amore stiamo parlando?

giovedì 7 gennaio 2010

Brasile, cimiteri segreti e archivi della vergogna


Rafael Martinelli, 86 anos, era a principal liderança dos trabalhadores ferroviários de São Paulo nos anos que antecederam o golpe militar. Foi fundador do Pacto de Unidade e Ação (POA), unificando marítimos, rodoviários e ferroviários, depois se somando à causa estivadores, aeroviários, portuários. Participou e organizou inúmeras greves que conquistaram importantes direitos para os trabalhadores.


(INTERVISTA TRATTA DA "A Verdade" - giornale dei lavoratori brasiliani - dal titolo:"Quem mais tem medo de abrir os arquivos são os que se enriqueceram com a ditadura” 23/ 07/09)


Militou e integrou a direção do Partido Comunista Brasileiro (PCB) até o golpe militar de 1964. Com o golpe, rompeu com a política do PCB, que não foi capaz de orientar o partido para a resistência e a luta contra a ditadura e fundou juntamente com Carlos Marighella a Aliança Nacional Libertadora (ALN).

Preso e torturado por vários dias, Martinelli resistiu, e hoje permanece na luta contra as injustiças e em defesa da punição dos torturadores. Atualmente é presidente do Fórum de Ex-Presos e Perseguidos Políticos de São Paulo, organização que tem desenvolvido lutas importantes e conquistado vitórias.


Em sua opinião quais os principais crimes cometidos pela ditadura militar?


Martinelli – O problema da tortura, eu acho que tem que ser condenado e há decisões internacionais sobre isso, dizendo que essas coisas têm que ser condenadas mesmo. Se a gente pegar os jornais de ontem e de hoje (22 e 23 de junho), por exemplo, vai ver a repercussão da condenação do Brasil sobre os direitos humanos internacionais. Perguntaram a Lula sobre o que está sendo feito, mas não é só na conversa, não, nós queremos fatos. O que foi feito de concreto? E ele não soube responder. Porque existe crime, tortura nas delegacias, há criminosos soltos por ai dando palpite, um deles dando palpite dentro do próprio governo, como se fossem diretrizes – é o caso do Jobim, ministro das Forças Armadas, dizendo que queremos revanchismo. Não queremos revanchismo, queremos que esses homens sejam colocados no banco dos réus, e, se nos quiserem colocar também no banco dos réus, a gente vai, porque nós não escondemos o que fizemos contra a ditadura, e eles têm que sentar lá e dizer: matamos, esfolamos e torturamos. Também irão dizer: mas nós recebíamos ordem de Geisel, de Médici... –, enfim, eles que digam isso. E a gente quer a abertura dos arquivos. Alguns acham até que a gente tem medo desses arquivos, mas não temos, porque lá não só vai aparecer a área militar, mas a civil, também. Vai aparecer quem financiou os torturadores e quem se enriqueceu à custa da ditadura. Quem tem mais medo desses arquivos são os que financiaram a ditadura. Esses homens têm medo de ser condenados pela geração deles, que seus netos e bisnetos, que se colocam como democratas, vejam que eles colaboraram com a ditadura, torturavam e matavam. Por isso eles não querem que se abram os arquivos.

Por quanto tempo você ficou preso?

Martinelli – Na Operação Bandeirantes, 12 dias; no Dops, 18 dias. Fui condenado a 8 anos, mas a pena caiu para 4 anos. Eu costumo dizer, em minhas conversas, que me arrebentaram mais no Dops, apesar de que, na Operação Bandeirantes, foi soco-inglês nas costas, o que poderia ter me matado, porque esse pessoal era mais ignorante na pancadaria. Mas no Dops, não. No Dops era mais pau de arara, choques, pancada na cabeça. Os caras tinham mais controle para bater. Só que acontece que, com o Olavo Ransen, que foi torturado comigo, pegaram mais pesado com ele. Quebram tudo dentro dele, e ele estava precisando de um médico. Ai eles apareceram depois com a desculpa de levá-lo a um hospital, e aí ele apareceu no dia seguinte jogado na rua. morto. Acabaram de liquidar com ele.

Qual a mensagem que você gostaria de deixar para nova geração?

Martinelli – Aproveitem esse período de democracia para se organizarem. Mas não se organizar só por algo econômico, por algum problema social, não. É se organizar inclusive politicamente, porque nós temos que jogar fora essas palavras que dizem que “político é tudo ladrão, tudo filho da puta”. Isso não vale nada, mas é na política que nós temos que entrar, e temos que jogar as responsabilidades nas pessoas em que nós vamos jogar o voto. Mas não só votar e cobrar deles. É exigir um programa de responsabilidade para o povo, para que ele mereça o nosso voto. Isso é na democracia social burguesa. Essa não é ainda aquela democracia que a gente acha que vai acabar com a fome, com a miséria, na qual todo mundo tem direito a moradia, a educação – essa é uma democracia que nos custa muito. Mas, dentro dessa democracia, é que nós temos de avançar, transformando-a naquela, digamos, que possa vencer a exploração do homem pelo homem.

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