lunedì 31 maggio 2010

Se questo è un uomo

Benjamin Netanyahu (premier israeliano in carica, senza nemmeno aver vinto le elezioni)

martedì 25 maggio 2010

diariospycam / Barack Obama

Nella sala ovale oggi ricevo questo presidente della repubblica italiana, Giorgio Napolitano. Ottantacinque anni suonati e cantati.
Oddio. Spero proprio che verrà con la sua badante polacca, pagata dal Quirinale. Altrimenti qui mi toccherà pure cambiargli il pannolone. Certo che se non sono da ospizio, in Italia, non li vogliono. Non li eleggono nelle liste. In Italia la maggiore età inizia dopo i cinquant'anni.

Aveva ragione l'Herald tribune a parlare tempo fa della politica italiana come di una "fallocentric gerontocracy". Avevano ragione eccome. Questo presidente della repubblica per esempio, è nato, da quanto mi risulta, nel 1925. Provo a calcolare, quando sono nato io, aveva già 36 anni e già era in politica da un pezzo! Alla faccia del ricambio generazionale della classe dirigente! E quell'altro lì, quello ridicolo, come si chiama: ah, ecco, Berlusconi. Lui è nato nel 1936! Ma pensa un po'. Quando ero bebé, lui scorazzava già per Milano nei panni di un palazzinaro venticinquenne. E ora ne avrebbe 73, suonati. E ben liftati direi, più che ben portati. I capelli di un finto che parla da solo. Guance rigonfie. Maquillage e cerone imprestato dalle sue veline. Viso tirato come un culo dentro un paio di mutande dalla molla strettissima. Adoro il mio diario personale. Posso far scorrere i miei pensieri fuori dai binari del protocollo ufficiale.

Ecco, questa è la classe politica italiana caro diario. Mai visto un leader giovane nella sala Ovale qui a Washington. Ma vuoi vedere che hanno scambiato la Casa Bianca per una Casa di riposo per anziani?


(IDEALMENTE TRATTO DAL DIARIO PERSONALE DI BARACK OBAMA)

diariospycam / Titò Riina

Mi feci la barba stamattina. E mi parve di sentire alla radio la notizia fresca fresca che l'ex miniscio Mastella va a partecipare all'Isola dei Famosi. Pure l'ex comunista garrusa partecipò l'altra volta. Quella che si era travestita. Adesso, non mi ricordo più manco il nome. Allora ho scritto una lettera a qualche amico. Se posso partecipare pure io a questa minchia di isola. Scusassero. I politici sì. E i boss no? Ma me la volete spiegare la differenza?



(LIBERAMENTE TRATTO DAL DIARIO PERSONALE DI TOTO' RIINA)

giovedì 20 maggio 2010

diariospycam / Sandro Bondi

Mica me lo immaginavo che quel documentario, come si chiama, Draquila, diventava un caso a Cannes. Ma vaffanculo. E abbiamo pure in mano la distribuzione, la produzione, l´editoria, le televisioni. Ecco, se lo sapevo io ci andavo. O meglio. Se io sapevo che non andandoci scoppiava tutto quel pandemonio da luci della ribalta, insomma io ci andavo a questo punto a Cannes e ci restavo. Mai accendere luci della ribalta ai nemici.
Ogni luce della ribalta a nostro svantaggio si trasforma poi in lampada al neon per un prossimo ribaltone! In abat-jour da capezzale. E ora, questo film, Draquila, ha troppo successo nelle sale. Un fenomeno che non si può più controllare. Maledizione. Maledetto a me. Se ci andavo a Cannes. Era proprio meglio. O no. Ma come diavolo si dice. Forse si dice, sarebbe stato meglio.

Ecco, caro diario, questo il principale dilemma ministeriale da quando mi sono insinuato ai Beni Culturali: il congiuntivo, la sintassi! Come cazzo si dice, se lo avrebbi saputo ci andassi... O no. Forse è meglio volare basso senza sbagliare. Sai le iene, col microfono. Gli avvoltoi dei lapsus grammaticali. No, meglio dire: se lo sapevo io ci andavo a Cannes. Ecco. Devo scrivermi questa frase. E se un giornalista me lo chiede. Rispondo così, pari pari: se lo sapevo... io ci andavo a Cannes. Sì. Meglio non rischiare troppo con i congiuntivi. Meglio non rovinare l´immagine di ministro della Cultura. Meglio non distruggere la mia reputazione di poeta. Il primo scapigliato pelato della non-letteratura italiana. Il primo ministro della sub-cultura che scrive poesie. Questo blog Karakirisushi devo annientarlo. Ha recensito il mio libro dicendo che se è vero che la poesia normalmente raffina l´anima, quella di Bondi fa andare di corpo! Bastardi. Taglierò i fondi pure a loro. Gli farò fare la fine della Scala. Di Carla Fracci. Dei lettori universitari. Di tutti i giornalisti non allineati. Soffrite, pezzi di merda, soffrite!

(LIBERAMENTE TRATTO DAL DIARIO PERSONALE DEL MINISTRO SANDRO BONDI)

mercoledì 19 maggio 2010

Edoardo Sanguineti, l'ultimo chierico à penser







(Intervista inedita realizzata a Siena nell’ottobre 2005 in occasione della messa in scena del dramma teatrale "Storie naturali". Era da poco uscito nella rivista letteraria "Il Verri" il romanzo breve "L'orologio astronomico" successivamente pubblicato in Smorfie - romanzi e racconti, Feltrinelli 2007 ).




Conversazione con Edoardo Sanguineti


di Alfonso Diego Casella



“La ragazza, mi pare, l’ho incontrata due o tre volte, in quella settimana. Gli incontri sono avvenuti sempre all’Art Café del museo. Come sai, c’è una terrazza panoramica. Io arrivavo a piedi, passando per la Place Kléber”.
Comincia proprio così l’ultimo romanzo breve di Edoardo Sangueti, uscito qualche mese fa in due puntate sulla rivista Il Verri. Il titolo? L’orologio astronomico.
“Un libro nato su committenza – come ammette lo stesso autore – in quel periodo ero ospite a Strasburgo, presso l’Istituto italiano di Cultura e lì mi decisi di scrivere questa piccola storia”. Protagonista della vicenda è appunto l’orologio della cattedrale alsaziana. Ma è anche il racconto strampalato di un personaggio che rimane (ingabbiato e coinvolto) in una serie di scoperte curiose e talora deliranti.
Ma questo accade nel romanzo. Quanto all’intervista, la situazione è più tranquilla. Sanguineti sta seduto nella hall di un albergo toscano, davanti a un panorama di colline: c’è una chiesa romanica a distanza oltre la vetrata e poi c'è il sole. Giacca a quadri, un maglioncino semplice semplice e con un collo di camicia bianca che spicca ai bordi della stoffa. Tutto qui.
Eccolo, è veramente lui, Edoardo Sanguineti: il teorico più famoso del Gruppo ’63: poeta, anti-romanziere eccellente, uno dei protagonisti delle neoavanguardie del secondo novecento.

Sanguineti, dal ’63 a oggi che cosa è cambiato?

“Tutto è cambiato, da tutti i punti di vista: è cambiato il mondo, è cambiato il mondo letterario soprattutto. Intanto quella era l’epoca della guerra fredda, e quindi una situazione in cui il pianeta rimaneva diviso tra le due potenze. Anche qui, il famoso equilibrio del terrore: perché di fatto c’era una Guerra Fredda, vale a dire una guerra non combattuta. E l’hanno vinta gli americani, diciamolo pure, ha vinto cioè il capitalismo e questo credo ha complicato tutto l’equilibrio del mondo, con un esito che almeno all’inizio sembrava un fatto quasi positivo”.

In che senso, positivo
.
"Nel senso che all’epoca sembrava più o meno illusoriamente che i conflitti sarebbero finiti in un certo modo; come dire, che la guerra in buona sostanza avrebbe avuto un vincitore e un vinto definitivo. Di solito, dopo ogni guerra è sempre esistita una pace più meno durevole; e invece è iniziata la catastrofe assoluta, perché poi una volta terminato quella sorta di equilibrio, il mondo si è trovato in preda a un terrore nuovo, di tutti contro tutti. Diciamo la verità, l’egemonia per il momento è ancora quella americana, voglio dire, dell’impero americano; ma è un sistema in completo disfacimento: ecco, non c’è più nessun consenso, nemmeno da parte dei paesi di tipo capitalisti. L’America ha una posizione ormai dittatoriale; di fatto non esiste nessun dominio economico garantito, perché ormai l’economia mondiale è una specie di gioco alla roulette assoluto, gli economisti non ci capiscono più niente, e non possono nemmeno capirlo. Ecco, se io posso spostare i miei capitali in tempo reale, vale a dire, ventiquattr’ore su ventiquattro, ovvio che non posso fare nessuna previsione economica al riguardo. E poi, non c’è nessuna effettiva capacità di conduzione militare, perché in fondo gli Stati Uniti hanno la possibilità di usare tutti i mezzi del loro terrorismo politico: basti pensare al Kosovo, l’Afghanistan, l’Iraq, forse domani è quasi certo l’Iran; ma si impaludano sempre in situazioni che in concreto sono molto peggiori del Vietnam".

Scusi, perché in concreto si tratterebbe di una palude ben peggiore?

“Beh, nel Vietnam loro hanno perso, diciamolo chiaro. Ma si trattava a conti fatti di una situazione geopolitica molto limitata. Qui invece è in causa tutta la situazione del Medio oriente, tutto il problema del petrolio. Basta pensare alla situazione in Palestina: una volta che ai palestinesi è data la possibilità di esprimersi liberamente, hanno votato a quelli che l’America giudica terroristi. Ecco, un risultato in negativo per la politica americana, nel senso che peggio di così non poteva proprio andare".

Insomma, emerge un mondo totalmente conflittuale, multipolare, di grandi schieramenti globali: qual è a suo parere il futuro della letteratura in un simile contesto storico?

"Io credo onestamente che esista ancora molta gente che continua ancora a leggere e anche mostruosamente a scrivere!

Mostruosamente?

"Sì, dico mostruosamente perché aumentando il numero degli alfabetizzati, aumenta anche il numero degli scriventi. È come se un giorno tutti si mettessero a fare i calzolai, avremmo una sovrapproduzione di scarpe spaventose, con la differenza che scrivere costa poco: un po’ di carta, una penna, un computer o una macchina da scrivere, poi con un fax, un sito, posso farmi conoscere a chiunque ne abbia voglia. Ma detto sinceramente tra noi: chi ha veramente voglia e tempo di leggere diecimilioni di scritti che si producono ogni giorno al mondo: dalla Corea al Canada, fino a Città del Capo, evidentemente è una cosa impossibile. Il risultato dunque è che tutti scrivono… e paradossalmente sempre meno sono le persone che leggono: insomma, è come quando tutti parlano e vogliono essere ascoltati contemporaneamente, come accade in certi dibattiti televisivi, e nessuno ovviamente capisce niente. D’altra parte chi diavolo può seguire a un tempo sessanta canali disponibili di un semplice televisore? Al massimo, allo stato attuale, ne posso ascoltare o registrare uno. Ecco, ammettiamo che in solo un giorno io mi possa fare le sessanta registrazioni… quando avrò il tempo di vedere le cose registrate? Intendiamoci, dovrei vivere sessanta volte la vita che vivo ora per vederle, e francamente questo è assurdo!"

Quindi con l’aumentare dell’alfabetizzazione…

"C’è più analfabetismo, ovvio! E infatti, guardi un poco i giovani d’oggi: vi è un analfabetismo scolastico terrificante! E se uno va oggi in una università, certo, trova ancora quelli colti, per fortuna, cioè quelli che leggono tutto: iperdiligenti, preparati, eccetera, ma gli altri? Io me ne sono andato via nel 2000, sbattendo la porta… perché, dico io: a questi analfabeti non posso mica mettermi a insegnare pure l’ortografia, la punteggiatura, la sintassi. Ma soprattutto – e questo fa più spavento - la sintassi mentale!"

D’accordo, suggerisca lei una soluzione definitiva.

"Bisognerebbe innanzitutto convincere la gente a essere un po’ meno narcisista, e cioè, non è mica detto che tutti dobbiamo scrivere… Certo, in privato, ognuno fa quello che vuole, ma per carità…"

Un popolo di santi poeti e di scrittori?

Sì. Tanto per dirne una. Prendiamo il numero dei giornali, ci sono ad esempio città che hanno cinque o sei giornali locali, d’accordo? Ora, ultimamente io mi occupo di lessicografia, e ho curato il supplemento del Battaglia, lavorando sul recupero di alcune voci che in passato non erano state accolte dall'Accademia della Crusca. Adesso infatti sto preparando un nuovo aggiornamento. Ecco, qualche mese fa ero a Udine, l’Università mi propose di fare un ciclo di Conferenze, una di queste era proprio intitolata La lingua italiana: cosa diventa? E lì allora ho fatto questo, ho preso il numero di una settimana prima -scelto a caso - del Corriere della Sera. Ho fatto velocemente uno spoglio d’una ventina di pagine e ho trovato più di sessanta parole non registrate su nessun vocabolario. Ora, se in un numero a caso del Corriere trovo una media di tre parole per pagina che non sono messe in nessun dizionario, lei immagini, se arrivo a fondo: pagine di cultura, della moda, eccetera… Faccia lei il calcolo! E se prendo il quotidiano La Stampa succede esattamente la stessa cosa, e così se vado a prendere uno dei giornali locali, troverò certamente altri neologismi. È impossibile seguire tutti i neologismi, tutto quello che si scrive, che si pubblica. Non posso leggere tutti i giornali tutti i giorni, neppure una équipe vi riuscirebbe.

È una nuova forma di alienazione, determinata per effetto della sovrabbondanza?

È una forma esplosiva della vecchia alienazione; l’alienazione prodotta dal capitalismo è certo una situazione di mercificazione generale: tutto ha un prezzo, chi ha soldi può comprare tutto quello che vuole, e chi non ha soldi non può comprare niente, può anche morire di fame. Ora, dire alienazione, è dire poco. L’alienazione viene sofferta in fondo da persone che hanno certe sicurezze di sopravvivenza, quando nacque la moda dell’alienazione era in fondo una alienazione “chic”. Se uno invece risale a Marx, l’alienazione è dovuta al carattere veramente disumano e annientante.

L’alienazione chic… è qui che l’aspettavo. Non è che si riferisce a Moravia per caso? A una certa letteratura anni sessanta? Ecco, me lo dica pure: è esistito o no un rapporto conflittuale tra Moravia e il Gruppo ‘63?

Non esattamente. Quanto al caso Moravia, io ero in buoni rapporti con lui; tanto che proprio nel ‘62 avevo pubblicato una monografia, nel complesso molto positiva su alcuni libri: Gli Indifferenti, Agostino La Noia, che mi parevano interessanti, diciamo corrispondenti all’epoca. Naturalmente c’erano opere più felici e meno felici.

Sì, però a Palermo, nel ’63, voi lo avete fischiato!

In realtà non ci furono i fischi! Di fronte a Moravia c’erano opinioni molto divise, come su tutto nel Gruppo, perché non c’era nessun programma preciso. Naturalmente c’erano simpatie prevalenti e antipatie prevalenti, però ognuno poteva pensare quello che voleva. Il Gruppo era fatto poi da persone che desideravano discutere, magari anche litigare insieme. Quello che mi è accaduto molte volte di dire, era soprattutto il fatto di non condividere quello che erano le opinioni dominanti in quel momento, della critica e della letteratura che si faceva in quel periodo.

Diciamo, l’estabilishment culturale di allora…

Ma sì, il potere letterario ufficiale, gli editori dominanti, i premi, i critici e la produzione di quell’epoca. Però poi ognuno rispondeva a questi problemi in modo particolare. Un’altra cosa che ci riuniva poi era l’interesse, anche se non egualmente distribuito fra tutti, per problemi che i letterati tradizionali, in Italia specialmente, trascuravano: dalla psicanalisi alla sociologia, fino alla politica stessa spesso assunta così, come fede di partito e non come problema di storia politica concreta e di conflitti ideologici.

Qualche voce maligna invece, che Moravia fu invitato apposta, perché venisse contestato in pubblico, è vero?

No, lui venne per conto suo, non era stato nemmeno invitato. Lui girava molto l’Italia, il mondo, come giornalista. E venne con Dacia Maraini, che allora era la sua amica. Io conobbi Dacia prima ancora che lei conoscesse Moravia, a Roma, nel 61, quando si andò a presentare I Novissimi; e lei era ancora col primo marito. Una ragazza molto bella, molto simpatica, intelligente.

Quindi rapporti buoni, il mio è un gossip infondato…

Ma le ripeto, i rapporti con Moravia, seppure con divergenze d’opinione, così come accadeva con Dacia, erano tanto buoni che si andava a fare i bagni insieme. Mi ricordo che Dacia guidava la macchina, Moravia invece non guidava, ed era venuta giù in macchina o credo l’avesse affittata, e così giravamo un po’ per la Sicilia. Al contrario, gli altri del Gruppo, no, non avevano assolutamente un buon rapporto con lui.

Prendiamo Celati, Eco, a un certo punto approdano altrove; mi può spiegare come funzionava il Gruppo?

Naturalmente ognuno ha la sua storia personale, perché poi gli anni del Gruppo furono piuttosto brevi, cominciò nel ‘63, ma mi pare l’ultima riunione fu nel ‘68, ’69. Una volta all’anno ci si vedeva grosso modo, per una settimana. E poi ognuno tornava a lavorare per conto suo. Celati, fu sempre molto marginale al Gruppo, non so nemmeno a quale riunione abbia poi partecipato; io credo abbia manifestato una certa simpatia, perché soprattutto il primo Celati era orientato verso una idea di scrittura sperimentale. Eco invece faceva il critico, inventava tipi di gioco, di divertimenti; quella era l’epoca di “Diario minimo”, di “Opera aperta” la cui apparizione aveva suscitato vari problemi da un punto di visto estetico. Ma al Gruppo, non è che lui parlasse moltissimo, certo, interveniva ogni volta, a ogni riunione; mentre altri erano molto più impegnati e intervenivano a ogni lettura che si faceva. E dicevano la loro, avevano sempre voglia di dire qualcosa, aprivano una discussione che non finivano mai, sia che fossero testi di membri del Gruppo, sia testi di giovani che venivano di volta in volta invitati. Si metteva tutto in discussione: alcuni ne uscivano bastonati, altri così e così.

Come spiega il suo entusiasmo nei confronti della nuova letteratura Cannibale o Pulp?

Il primo a convincermi fu proprio Scarpa, ma qui invece non parlerei di gruppo. Certo, ho avuto dei legami individuali. D’altronde i Cannibali non furono mai un gruppo. Certo, gli editori, i critici misero insieme il tutto. Ecco, diciamo che ho avuto simpatie per alcuni di quei giovani scrittori: Scarpa, Nove, Caliceti… Si tratta in realtà di una generazione molto riversata sul presente, quindi sui linguaggi, i problemi, la cultura giovanile; diciamo che se uno vuole conoscere, non nel senso comune documentaristico, ma nelle modalità di scrittura: il telefonino, la moda la televisione, il cinema contemporaneo il logo della pubblicità, si trova davanti un esperimento interessante. A prima vista appaiono scrittori come dire, pornografici. Ma sono scrittori dove la parte sessuale è tranquillamente affrontata come lo affrontano disinibiti i ragazzi di oggi.

E le scrittrici?

Sì, c’è una parte femminile abbastanza interessante, la Campo, ma anche Isabella Santacroce. Sinceramente la trovo una scrittrice molto interessante, come la Ballestra, soprattutto la prima. In generale però, i loro esordi sono quasi sempre migliori degli sviluppi. Cioè, Woobinda di Nove è il suo libro migliore, anche nel caso di Scarpa il titolo migliore rimane Occhi sulla graticola benché Kamikaze d’occidente è un romanzo bellissimo e rimane un po’ vittima di un’ingiustizia. Penso ad esempio, che il miglior Caliceti fosse quello degli esordi.

Forse è stata una ricerca che non è andata troppo avanti?

Normalmente se l’esordio è buono, riuscire a rimanere all’altezza non sempre è facile. A mio parere anche Arbasino, il meglio l’ha dato non con Fratelli d’Italia ma con L’anonimo lombardo, che ritengo tuttora sia il suo libro migliore, e lo stesso dicasi per Manganelli… Ecco, capita, non è mica una legge! Ci sono scrittori che a novantanni dànno alle stampe i loro capolavori e altri no.

Nanni Balestrini è stato definito da Nove il grande poeta epico del novecento, è d’accordo?

"Sì, ma più che poeta epico, direi un prosatore epico! Che ne so, se pensiamo alla narrativa del secondo Balestrini, perché il primo romanzo è ancora legato alle sperimentazioni del Gruppo. Dopodiché lui si riversa, da Vogliamo tutto in poi sui grandi temi storici: Gli invisibili, L’editore, I furiosi. Diciamo che lì nasce questo tentativo di costruire un certo tipo di romanzo epico."

E lei invece come si definisce, un poeta o un anti-romanziere?

"Beh, lo sono tutti e due bene o male. Certo, la poesia è stato il lavoro più costante della mia vita, perché ho cominciato scrivendo versi e continuo, però mi è interessato molto passare alla narrativa, ho scritto solo due romanzi e risalgono agli anni sessanta. Ho un terzo romanzo in programma. E poi, proprio recentemente ho pubblicato un romanzo breve in due puntate, al quale però tengo molto e che si chiama L’orologio astronomico."

E politicamente, come si definirebbe?

"Un comunista. Resto un marxista e un comunista convinto. Appartengo a quelli che continuano ancora a crederci. Certo, me ne rendo conto, non si tratta di qualcosa che si potrà realizzare entro breve termine. D’altronde neppure la borghesia è nata tutta in una volta: c’è stata dapprima l’epoca dei Comuni, i mercanti, la società protoglobale, la rivoluzione industriale, la globalizzazione. E così accadrà un bel giorno anche con il comunismo. Diciamo che deve crescere, ha bisogno di qualche secolo".


Registrata a Siena - Ottobre 2005

martedì 18 maggio 2010

Champagne per brindare a un massaggio!


ROSSETTI: ...capo
ANEMONE: ...eccomi
R.:...allora domenica prossima alle 8
A.:...di quello che parlavamo prima...?
R.:... si si... cosa megagalattica
A.:...ma li da voi?

R....chiudo il circolo due ore prima...festa al Centro Benessere

A.:...benissimo okay
R.:... (inc)... con lui

A.:...eh?

R.:...tre persone con lui (...)

A.:...grazie... quindi l'ora a che ora è?

R.:...io direi per le 8 così ci organizziamo.. un pò di frutta prima... champagne... frutta ... un pò di colori fuori... cose

II TELEFONATA

A ...2 cose... la prima al 99% domenica va bene

ROSSETTI: ...okay... perfetto

A.:...me lo conferma sabato... però m'ha detto che al 99%... si

R.:... okay... sicuramente ci costerà qualche soldino

A.: non mi frega un c. Simò
R.:...no, no, io 'ste cose
A.:...si', sì, però mi raccomando...la riservatezza tua e basta... Simò

R.:... ah...Diè...tranquillo proprio...


ANEMONE:....io penso due... lui si diverte... due

R.:...tre?...che ne so!A.:...eh la Madonna!

R.:...(ride) va bene... a posto
A.:...di qualità!
R.:...assolutamente

sabato 15 maggio 2010

Gli appalti invisibili, una parodia


La città di Leonia si rifà l’appalto ogni mattina, automaticamente, gonfiando i prezzi. Nessun concorso regolare, nessuna trasparenza. Il sindaco richiama sempre i soliti per telefono, e cioè la solita cricca di Leonia che vive nelle ville magnaccesche circostanti. Il sindaco chiama magnaccia, puttane, ballerine e imprenditori, regolarmente accompagnati da massaggiatrici tropicali prezzolate.

E la città si ricostruisce. Risorge quotidianamente, mattone dopo mattone. Distruggono la piazza, che talora è circolare, talora esagonale, se non quadrata, dipende dal progetto e dal costo gonfiato. Le case, le fognature, la caserma. Di solito i cittadini, essendoci abituati, restano dentro casa, non si muovono: mentre i muratori lesti, ne buttano giù le mura e la ricostruiscono da capo. Ogni mattina la città si risveglia con una forma diversa: nuove mura medievali, nuova via Francigena, nuovi pellegrini - che sono poi comparse Mediaset - e altre nuove gare d’appalto vengono disposte già per l’indomani.
I resti di Leonia di ieri, vengono buttati via dalla Protezione Civile, a prezzo gonfiato, naturalmente. E regolarmente stabilito da un listino riscritto ogni giorno durante un massaggio prezzolato. Anzi, normalmente è la stessa Escort a decidere sia la durata del rapporto orale che il prezzo scritto da sborsare, con i soldi pubblici naturalmente. Non c’è mai discussione sul prezzo, trattandosi di fondi rubati ai cittadini di Leonia, tutte tasse pagate al gabelliere a costo di grossi sacrifici. I cittadini di Leonia, in effetti, sono rassegnati; ogni mattina rivedono cantieri e cantieri lungo le strade che mutano forma e struttura. Ponteggi a non finire fino a mezzanotte. E file di camion, che vanno a scaricare il materiale della città demolita il giorno prima.
Dove portino il carico di spazzatura della vecchia Leonia, nessuno lo sa. Lo sa soltanto il boss della protezione civile e la sua più stretta collaboratrice nonché sua più stretta massaggiatrice.

Per il resto della popolazione, la destinazione finale delle precedenti città demolite, rimane semplicemente un mistero vago. Neppure all’autista è dato di sapere, non a caso, il guidatore compie il viaggio completamente bendato, rischiando tra l’altro di precipitare ai tornanti con il carico.

Ogni giorno, un nuovo appalto dà posto alle nuove case di Leonia, sia popolari che residenziali. E i prezzi vengono gonfiati e rigonfiati, stabilmente, secondo regole ordinarie, travestite sapientemente da grandi eventi straordinari. Leonia muta prospettiva ogni giorno, per progetto, cricca dopo cricca; tanto che ci si chiede se davvero la vera passione di Leonia sia quella di esistere come città o non piuttosto ricostruirsi, rigenerarsi, spendere quanto più denaro pubblico possibile per rifarsi il trucco ogni mattina, in funzione degli appalti che regolano e regnano sovrani.

Qualcuno sospetta addirittura che Leonia sia nata in origine non come città ma come appalto truccato; e che poi qualcuno, l’abbia lentamente trasformata in città, tanto per giustificarne l’alto costo di costruzione e di manutenzione. Ecco perché è costretta a rifarsi il maquillage tutti i santi giorni. Qualcuno sospetta addirittura, che i cittadini di Leonia, non siano veri cittadini ma aspiranti attori, semplici comparse mediaset. E che aspirano tutti a partecipare al Grande Fratello oppure all’Isola dei famosi. A quanto pare, è proprio a causa di questa perversa inclinazione al mondo del reality show che quando arriva il tempo delle elezioni, quasi nessuno va a votare per un candidato onesto. Anzi, nemmeno si recano alle urne. E di attori onesti che recitano il candidato, non se ne vedono in lista.

Altri ritengono addirittura che Leonia, a ragion veduta, non sia una vera città: ma si tratti di una fiction televisiva; ed è per questo motivo che quando cadono i tetti in testa ai suoi attori-abitanti o crollano colline circostanti, cadono case in costruzione dai dirupi, mai nessuno si accorge di sanguinare o dei ferimenti di chi resta sotto le macerie. In realtà, tutti credono si tratti di un fatto spettacolare e non della realtà. Non a caso, il sindaco hollywoodiano votato già per la settantesima volta dall'audience, lui racconta sempre che la tragedia fa parte del copione e che i cittadini devono rispettare la trama della fiction così come una legge.

Quindi arriva l’ambulanza a spese della produzione della fiction, e li ricoverano a sirene spiegate. Una volta arrivati all’ospedale, l'ospedale è in costruzione, perché quello del giorno prima è stato demolito, e i malati devono aspettare che venga interamente ricostruito per l’indomani. E qui, appare una scritta che campeggia al centro dello schermo, e che non dice più PRONTO SOCCORSO. No, ma esce semplicemente scritto: FICTION LEONIA, fine della 5675 puntata.

THE END

giovedì 13 maggio 2010

FIRMA SU: www.nobavaglio.it







www.nobavaglio.it - firma contro l'indegna legge bavaglio

La firma è contro la legge bavaglio sull'informazione, petizione
promossa tra gli altri da Rodotà

http://www.nobavaglio.it

su facebook c'è anche una pagina: http://bit.ly/cVcr10

Di Tangentopoli, degli scandali e altra vergognosa Immunditia


Per favore, non si dica più in giro che questa è una nuova Tangentopoli. No, non è Tangentopoli. Qualche blandula anima illuminata afferma piuttosto banalmente che è pure peggio. Bravi, hanno studiato. Lo vanno replicando nel bla bla bla televisivo serale, tra un servizio e un altro che documenta lo scempio. Che la privatizzazione della politica, dicono, avrebbe portato non più la ricchezza al singolo partito ma direttamente al singolo candidato, trasformando quindi i partiti in piccoli comitati d’affari. Bene. Possono andare a posto. Dieci e lode.
Sarebbe un po’ come dire che Cristoforo Colombo ha scoperto l’America e che Napoleone Bonaparte è davvero morto a Sant’Elena.



Qui l’obiezione è un’altra invece. Non è niente di tutto questo. Non ci troviamo di fatto in una Tangentopoli né migliore né peggiore né tanto meno simile a quella che l’ha preceduta: qui si tratta essenzialmente di una mera fase di restaurazione cosmetica del concetto stesso di corruzione. Come dire, assistiamo alla trasformazione del significato di “illegalità diffusa” proprio mentre il termine viene travasato nel dizionario alla voce di “normalità assoluta”. E non scherzo, perché questo è già accaduto nella lingua italiana: per esempio al lemma “spregiudicato”, che anticamente significava “senza pregiudizi” oggi corrisponde tutt’altro valore. Mutazione genetica-verbale di cui sugli altri vocabolari neolatini non c’è alcuna traccia.


Ma come si può mutare un lemma nel dizionario? Beh, proprio a questo servirebbero i famosi telegiornali della Crusca, che ci regalano quotidianamente la routine della notizia compulsiva. Lo scandalo politico in effetti, all’interno dei telegiornali viene celebrato quasi sempre “spregiudicatamente”, come un cerimoniale ossessivo della notizia. E che proprio nell’atto di dichiarasi al pubblico come informazione, scagiona colui che ha commesso il fatto. Ora, solo attraverso questo schizofrenico meccanismo della ripetizione, petulante, paziente, faziosa, viene lentamente rilasciata sull’etere, giorno dopo giorno, la cronaca annunciata della corruzione dilagante, in modo tale che venga assorbita dal telespettatore a pranzo e a cena, quasi si trattasse di un piatto locale, un contorno, una ricetta prodotta dal costume e dal folklore nazionale.

Altro che politica, questa è psicanalisi freudiana - ottima tra l’altro per studiare la schizofrenia comportamentale degli italiani. Diciamolo chiaro e una volta per tutte. La Tangentopoli mummificata dal pool di Mani Pulite non basta più oramai agli incassatori di somme da riciclare; no, non basta più agire in segreto e appaltare di nascosto, gonfiando prezzi tramite massaggi nani e ballerine - miracoli con i quali si può dichiarare lo stato d’emergenza perfino sulle piscine olimpiche! No, oggigiorno l’illecito imperante per risultare corruttela asettica, alla moda, regola sociale e comportamentale, deve mutarsi in predominio assoluto, impadronirsi così di tutto lo spazio mediatico a disposizione: solo così il fatto scandalistico in sé diventa pura realtà inconfutabile.

Il trucco è tutto qui. Non ha più alcun senso riciclare i soldi; è molto più conveniente procedere con il lavaggio del cervello e lasciare quei soldi circolare indisturbati nei mercati. Questa sì che è una operazione finanziaria asettica, senza germi. Per capire questo, basta dare una rapida occhiata alla reazione degli indagati, in cui il peso delle presunte imputazioni non coincide mai con il tono delle loro dichiarazioni: “Non mi lascerò intimidire… c’è un errore… contro di me solo fango… è un complotto… un attacco personale, fanno così solo perché sono onesto… mi dimetto perché devo difendermi”.
La cricca dei galantuomini non solo si sta mangiando l’Italia intera e se la sta giocando a dadi (truccati, naturalmente) ma continua imperterrita a scherzare (e seriamente) con la sindrome del vittimismo acuto. L’attacco del nemico. La gogna mediatica. La persecuzione. Anzi, il fumus persecutionis, come ci vanno recitando da quasi vent’anni.

Ma qual è l’obiettivo finale dei notiziari? Qual è il senso di tante dichiarazioni confuse e di tante ripetizioni alla rinfusa e maniacali? Qual’ è il vero target di tante misure legislative, sia ad personam che ad criccam? E diciamolo pure, senza infingimenti: la vera mission aziendale della politica è una sola: ottenere non più un processo penale, ma un processo di normalizzazione etica al contrario; lasciare cioè credere a ogni telespettatore che questa sia la quotidianità, la normalità.
Tangentopoli viene così sbandierata come fenomeno di costume locale, come una danza del ventre tra corrotto e corruttore, viene ridotta al rango di piccolo scandalo permanente: tra veli trasparenti da scoprire e veline seminude da spogliare. Uno scandalo perenne e indistruttibile, rigenerato ogni giorno dalla catarsi catodica dello spettacolo, del notiziario, normalizzato di volta in volta dalla sua stessa ripetizione. Più viene ripetuto, più si rinforza come assioma.


Lo scandalo insomma, non scandalizza più, ma narcotizza chi lo guarda. Non sodomizza più l’economia nazionale ma la somatizza. Sì. Tramite il processo del notiziario televisivo il fatto anestetizza l’ascoltatore più che informarlo, lo rende quasi immune all’avvenimento reale. Lo spettatore, poverino, è condotto nella sala operatoria dello scalpore. E qualunque sia il taglio dato dal chirurgo-giornalista, tutto risulterà più che mai indolore, come un’appendicite. Che vuoi che sia, dirà l’équipe redazionale, è una infiammazione minima. In metafora, che vuoi che sia, tutti rubano!


Il paziente del notiziario dunque, obbligato come qualunque altro degente a non potersi muovere dal letto, è costretto a subire il cerimoniale ossessivo a cui è condannato, fino a che l’evento ai suoi occhi non sembrerà qualcosa di scontato. Il degente televisivo, sotto anestesia catodica, non risulterà più infastidito da alcunché. È oramai guarito. Può essere dimesso dall’ospedale. Nessuna notizia potrà più fargli male. È vaccinato.
Per concludere, l’obiettivo della notizia sulla corruzione politica ha una finalità precisa: far diventare le tangenti come le previsioni del tempo. Mare mosso nella giunta di Milano. Agitati tutti gli altri mari. Bassa pressione nel centro Italia. Temperature normali nel resto della penisola. Per domani si prevedono fondi straordinari a pioggia. Grazie per l’attenzione e buonasera.

domenica 2 maggio 2010

Satira sui facili acquisti di abitazioni accanto al Colosseo nell'antica Roma


O ministro dall'impeccabile Innocenza
tu che sei estraneo a ogni faccenda di baccanale appaltatorio

persino lungi da coloro che ottennero glorie e prebende
coi massaggi imberbi di serve etiopi
misti al vino dionisiaco e incensi d'oriente e ambra virile nei capelli.

Ma dicci ora, in nome di Matone avvocaticchio
cosa vuol dire questa inchiesta sulla Domus Aurea?

Lo so, lo so, ministro
la prefettura di quel luogo non è certo più mite di una corte capitolina!

Ma per tutti gli Dei del cielo e per Giove innanzi a tutti
coi suoi fulmini che bruciano e ti lampeggiano negli occhi:
spiegati meglio per favore!
Visto che si imbattono in te
molte Belidi e molte Erifelidi che azzannano e pungono
creando scompiglio nel governo.

Ora te ne vai dicendo al Foro: capirò chi c'è dietro...
Non mi lascerò intimidire...

E i servi urlano unanimi al complotto giudiziario,
al tradimento ennesimo
perché hai rubato una Domus Aurea con dei sesterzi falsi!

Povero Matone avvocaticchio, quanto avrà da difenderti
Contro concussi e concussori
Corrotti e corruttori
Puttane e puttanieri!


Ora te ne vai contemplando, frigido
che secondo te è una maialata questa che ti fanno.
I giudici... gli assegni di milioni di sesterzi in nero.
Per comprare un piccola capanna vicino al Colosseo
utile a tenerci dentro solo bestiame e belve
da foraggiare per gli spettacoli domenicali,
che voi, date in pasto al popolino elettorale!

E ancora dici: non mi lascerò intimidire!
Bravo, degno di Nerone, suo fastoso vecchio abitatore
nonché mediocre musico e incendiario
e poi corrotto come lo furono Cieco Metello e Fabio Gurgite
che vanti nella squadra del governo!


Il senato tutto si muove a larghe schiere in tua legittima difesa
se non son corrotti o corruttori gli indagati
mai intervengono costoro
per sanare con decreto le leggi dello Stato
e la nequizia intesa come parere ad personam.

Lodo lo chiama mestamente il popolino
mentre sia patrizi che appaltatori la chiamano lealtà al privato negozio.

Che ignavia immorale,
che lascivia di vermi imputriditi
quanto vomito blioso scroscia nel senato e viene già dagli scranni,
Li sento i vostri applausi di mummie egizie imbalsamate male
dalla pancia rigonfia di opulento mercimonio.

Nascondono costoro l'impudicizia dei loro conti
dietro le belle tuniche bianche, come i loro capelli.

Nascondono sotto le loro tuniche
le regalie da basso impero, le tasse pagate dai popoli barbari conquistati.

E il vino di Bacco tracima, mentre l'ultimo membro eletto
partecipa alle sacre orge, s'immola ai ricchi baccanali

con Agrippina e Pomponia, in cambio di un illecito favore...

ad esempio costruire sulla via Appia
ricostruire Roma per intero
sulle ceneri incendiarie di Nerone
un affare che fa persino gola a Lucullo e Trimalcione!

Li sentivo ridere i costruttori
la notte che Roma incendiava,
ridere e progettare nuove costruzioni anti-fiamma.

Di', di' per piacere mio ministro,
è tutta una bieca invenzione?
Un vasto complotto da suburra?

E cosa vuol dire la frangia ricamata sulle vesti che ti adornano?
Cosa vuol dire Timele e Gillone che confessano...
E Canopo e Crispino, che pagarono la spaventosaa cifra!

Dicci almeno, cosa significano
tutte quelle statue di marmo nel tuo atrio.

Lo so, lo so, hai comprato tutto come fosse roba tua!
Mentre Silla dormiente in senato
raccomandava clemenza ai corruttori!

Quando Melvia infilza un cinghiale toscano
ed impugna a due mani gli spiedi a mammelle nude
i giudici sono sempre equanimi a tuo modesto dire,
purché si tratti di farabutti all'oposizione!

E cosa dici ora, che toccano proprio te
e i tuoi patrizi amici corruttori!

Coloro che in barba alle regole
arricchiscono i figli di Aurunca
a cui hanno intestato il nobile stabile abitativo
registrato all'archivio come ordinaria porcilaia
pur di non pagare l'altissimo tributo!

sabato 1 maggio 2010




Lunedì 3 maggio 2010
Ore 22.00
Facoltà di Lettere
Siena



Alfonso Diego Casella

Reading
di
Racconti Precari

Per lettori a tempo pieno

(Musiche di Giulio Aldinucci)



AAA. Cercasi Canone letterario provvisorio per personaggi a tempo determinato e con trame a progetto di collaborazione coordinata e continuata per una narrativa del postfuturo postumo che si sta lentamente avverando




LO SPETTACOLO E’ SEVERAMENTE VIETATO AI CONTRATTI MINORI DI 18 ORE