giovedì 26 agosto 2010

Accademia della Crusca, dizionario del futuro


INFELTRIRE: Far divenire (rifless. / irsi) e divenir soda e compatta a guisa di FELTRO. Processo di infeltrire, irrigidirsi. Guardando il pelo alla lente si nota che la struttura è composta da squame. Es: Ho diversi maglioni che purtroppo lava lava sono diventati tutti infeltriti

INFELTRIRE: Spacciare una notizia falsa per vera, manipolare la versione dei fatti, prostituirsi intellettualmente, lavorare come pennivendolo per un padrone solo in maniera invereconda e spudorata. Il lemma deriva dal nome più grande giornalista servile della storia, Littorio Feltri, il quale, per un non precisato feudale patto di fedeltà con il suo Dominus ideò una serie di falsi scoop che lo resero famoso come guitto di regime.
Es: Questo titolo a effetto mi pare un po' infeltrito, cambialo! Oppure: Tu infeltrisci troppo le notizie, sicuramente l'Ordine dei Giornalisti ti radierà. Vedi anche alla voce: squadrismo mediatico. Infeltrimento: Strategia fideistica adoperata contro l'avversario politico trasformato in male assoluto. Es: Quel politico dobbiamo farlo dimettere, avanti, infeltriamo una bella storia!
Giornalista infeltrito: scherano disposto a tutto pur di accontentare il potente di turno, professionista squallido al servizio di qualcuno. Es: Racconti troppe balle sul tuo giornale, mi sa che ti sei infeltrito!

domenica 15 agosto 2010

Teorema





Il vecchio teorema del governo era il seguente: la legge è uguale per tutti, ma qualcuno è più uguale degli altri. Vedi prescrizioni, leggi ad personam, Legittimo impedimento Lodo Alfano incluso.

Ora, il nuovo teorema che si vorrebbe lasciar passare è questo: tutti sono delinquenti. Vedi vicenda Fini con casetta vip a Montecarlo intestata al cognatino e ammobiliata Scavolini dalla signora Tulliani. Roba da grulli. Da ladri della domenica. Scampoli. Insomma, il secondo teorema strizza l'occhio e consiglia. O meglio, alluderebbe al postulato semplice semplice da accettare che gira e rigira: male comune mezzo gaudio. E no. Troppo facile così. Troppo vantaggioso scegliersi di volta in volta un teorema ad personam.

Quindi, così come un tempo valeva il bizarro principio che la legge è uguale per tutti, ma uno è più uguale degli altri, questo secondo teorema non deve mancare di contemplare la medesima ipotesi. E cioè, se è vero che sono tutti delinquenti, sicuramente uno è più deliquente degli altri!

giovedì 12 agosto 2010

Da Wanna Marchi alle "marchette"


«In nessun paese al mondo avremmo un premier così. Per essere chiaro, voglio prescindere dall’esito dei processi di ieri e di oggi, e perfino, se possibile, dalla rilevanza penale dei fatti che sono emersi. Ma è però incontrovertibile che Silvio Berlusconi (prescrizione o no) abbia pagato o fatto pagare magistrati; così come da Palermo (ripeto: quale che sia la qualificazione giuridica di questi fatti) emergono fatti e comportamenti oscuri, di cui qualcuno (Berlusconi in testa) dovrà assumersi la responsabilità politica».

Daniele Capezzone, portavoce del Pdl


“Vi chiamate Popolo della libertà ma di libertà vi è rimasta solo quella vigilata. Dite di tenere alla famiglia ed essere contro il divorzio ma avete due famiglie e siete tutti divorziati. Volete mandare in carcere i ragazzi per sei spinelli ma se viene un cane poliziotto a Montecitorio si arrende il cane”.

Daniele Capezzone, Portavoce del Pdl


"L’Italia non può permettersi altri cinque anni di governo di Silvio Berlusconi: non sarebbero ecosostenibili”. In questa legislatura Berlusconi ha avuto a disposizione una maggioranza parlamentare amplissima (“più 100 deputati e più 50 senatori”): eppure, le riforme non si sono viste. Dall’economia alla giustizia è enorme il divario tra le promesse di cinque anni fa e le cose effettivamente realizzate. Per non parlare di ciò che è accaduto sul terreno dei diritti civili, con un’autentica aggressione contro le libertà personali: contro il divorzio breve (eppure, anche tanti leader del centrodestra sono tutti divorziati), contro l’aborto, contro i pacs, contro la fecondazione assistita e la libertà di ricerca scientifica, fino all’ultimo tentativo di sbattere in carcere i ragazzi per qualche spinello”.

Daniele Capezzone, Portavoce del Pdl


«Le dichiarazioni di Silvio Berlusconi contro l’Italia multietnica sono preoccupanti e gravi. Rischiano di spostare la Cdl su un terreno rischioso e sdrucciolevole e dimenticano – ad esempio – che anche all’apertura sull’immigrazione paesi come gli Stati Uniti devono una parte importante della loro grandezza».

Daniele Capezzone, Portavoce del Pdl


«Lo sciancato di Arcore! Berlusconi è come Wanna Marchi».

Daniele Capezzone,Portavoce del Pdl


"Ve lo immaginate, non dico il presidente, ma un qualunque uomo politico americano di cui fosse provata una attività corrutrice? Avrebbe dovuto o dovrebbe trarne immediate e gravi conseguenze. Oppure: ve li immaginate inquisitori così negli Stati Uniti?"

Daniele Capezzone, Portavoce del Pdl


«Il vero dolore di queste ore è che si conferma una convinzione e constatazione antica: Berlusconi e i suoi avversari, inquisiti e inquisitori, pm e imputati costituiscono altrettanti capitoli di uno stesso libro, il libro nero del “caso Italia”. Un paese libero, liberale, liberato si sarebbe già – appunto – liberato insieme degli uni e degli altri».

Daniele Capezzone, Portavoce del Pdl

mercoledì 11 agosto 2010

Diariospycam / Francesco Cossiga

Stanotte nell’ospedale Gemelli dove mi trovo ricoverato per una grave crisi respiratoria, ho sognato l’onorevole Aldo Moro. Era lui, l’ho riconosciuto: alto, i capelli bianchi, dentro un pigiama lungo a righe e in pantofole. Era in piedi e appoggiato alla finestra, guardava fuori. Mi ha chiesto a un certo punto: ascolta, Francesco, ma quante persone c’erano nel commando che mi sequestrò in via Fani? E quanti erano i tiratori scelti? E il colonnello del Sismi Camillo Guglielmi, che a quell’ora si stava recando a pranzo da un collega ( almeno così raccontò agli inquirenti) che diavolo ci faceva a due passi di via Fani? E perché poi quelle foto scattate da un abitante della zona e consegnate al procuratore Luciano Infelici… perché mai andarono smarrite? Tra l’altro io vidi distintamente, durante la sparatoria, una Honda 500, scura, che avrebbe sparato agitando un mitra… chi era, me lo puoi dire Francesco? Mi stai ascoltando?

Io faticavo molto a ingoiare aria. E lui invece continuava imperterrito, come a un processo davanti a un giudice. Mi sentivo davanti a una specie di Giudizio Universale. C’era il prete che mi dava l’estrema unzione. E Aldo Moro si avvicinava al letto, seguitando a domandare a oltranza: è vero o no che la moglie del signore che scattò le foto in via Fani venne poi minacciata? E ripeto, è vero che quelle foto sparirono? E cosa c’entra la P2 nel mio sequestro? E la Cia? E mi dici perché hai tanto sostenuto da presidente della Repubblica, nei primi anni novanta, un’ampia amnistia in favore dei brigatisti? È vero che dicesti alla stampa che non c’era più niente da scoprire sul mio caso? E perché, alla fine di gennaio del 1978, e cioè un mese e mezzo prima del sequestro, sciogliesti - in qualità di ministro dell’Interno - l’intero servizio di Sicurezza Antiterrorismo diretto da Emilio Santillo?
Basta, ho gridato. Basta, basta, ti prego. Basta con le domande. O almeno, credevo di gridare. Come spesso accade negli incubi, quando la voce s’impiglia dentro e non esce più dal petto. A bocca aperta io strillavo e strillavo. Basta. Basta. Basta. Ma proprio niente si udiva, tutto il fiato mi restava in gola.



Mi sono mosso nel letto, mi agitavo. In quel momento preciso la voce perentoria dell’onorevole Moro è totalmente scomparsa dalla stanza. È piombato nella camera un silenzio mortale. Mi sono sentito di nuovo mancare l’aria. Avevo tanti tubi addosso, una maschera per l’ossigeno avevo. È entrato un medico col camice. La luce si è accesa di colpo e la sagoma di Aldo Moro è sparita dal sogno… proprio come se avesse scavalcato la finestra, finito giù di sotto. Era un incubo, ho capito, era un incubo. Mi aveva definito addirittura “ministro ombra delle stragi”. Mi sono svegliato di soprassalto. Meglio così, mi sono detto. Meglio che la sagoma era scomparsa nel nulla. Mi sono risparmiato una sequela di false risposte.



(Liberamente tratto dal diario personale di Francesco Cossiga)

domenica 8 agosto 2010

Laurea honoris causa a Bossi?


Gossip nel mondo della cultura. Il ministro della meritocrazia, ovverosia la padanissima avvocatessa Mariastella Gelmini, la quale vinse a suo tempo l'esame di abilitazione in Calabria - dove naturalmente è più facile - promette ora voti più severi alle poco meritocratiche scuole dell'obbligo post-bornoniche e concede gratis una laurea honoris causa al nordico Umberto Bossi. Poverino, non si è mai laureato in medicina. Va compreso. All'epoca dei suoi studi accademici finse addirittura di essersi laureato. Simulò una festa tra amici e in famiglia. Tanto che l'ex moglie gli comprò addirittura una valigetta da dottore. In pelle. E il senatur che fingeva pure di andare in ospedale ogni mattina. Da perfetto attore. Da abile controfigura di se stesso. Naturalmente fino a che la bufala non venne scoperta.

Asino o no. Ciuccio o no. Celodurista o meno, deve essere proprio la zucca a essere dura! Il difetto sta lì. Probabilmente sarà un fatto cromosomico. Malattia ereditaria che ha infettato anche il figlio Renzo. Tosto pure lui, per carità. Ma che alla fine ce l'ha fatta, a prendere almeno uno straccio di diploma. E che cazzo. Dopo una sequela di bocciature magistrali, ci voleva.


Per la figliola del paparino Silvio Berlusconi - la biondissima Barbarella, una velina nata - la casta accademica si muove però diversamente. E non a torto. A conti fatti la bionda ha frequentato le lezioni. Ha fatto nientemeno gli esami. E cosa impensabile, avrebbe stampato perfino la tesi. L'ha rilegata. E l'ha infine discussa. E' tutto vero. In presenza del padre. Ed è sempre in presenza del padre che lo scendiletto rettore don Verzé le offrirà pubblicamente - ancor prima della discussione - un posto da docente nella medesima università. Ma va là. Roba da cervelloni. Da studenti della Magna Casta. Senza concorso ovviamente, ecco la sostanza della proposta. Il rettore don Verzé è un prete. E lui si raccomanda a Dio. Il concorso è cosa d'altri tempo. Tanto, a che serve? In fondo il conclamato caso dello sfaticato dottor Bossi, docet!

diariospycam / Silvio Berlusconi

Oggi ho stappato una bottiglia di champagne senza festeggiare nulla. Mi sentivo troppo triste. Tutti che scappano. Neanche una Claretta a farmi compagnia. Una Petacci qualunque a lasciarsi fucilare assieme a me.
Se non mi prendono questo pomeriggio a Dongo, riuscirò a fuggire in Germania passando la frontiera. Lì comincerò una nuova vita. Mi sembra quasi di accarezzare con gli occhi un bizzarro déjà-vu politico.



(Liberamente tratto dal diario personale di Silvio Berlusconi)

sabato 7 agosto 2010

Mescolare titoli



Governo. Ultimissimi fuochi. A Milano, il premier impazzito prende a pugni una filippina. Muore. Si dirige a Napoli, si mette alla guida della Circumvesuviana e la fa deragliare. Tragedia anche lì. Contemporaneamente un pugile fuori di testa ucraino abbandonato da Fini scende per strada e minaccia di far cadere il governo. Ma non cade. Esce dai binari. A prima vista è questo il primo motivo del deragliamento: il conducente del governo parlava al cellulare.



martedì 3 agosto 2010

Eutanasia del water







Meno tre. Meno due. Meno uno. Il governo ha i giorni contati.
Le ultime ore sgocciolano dallo sciacquone del Capo di Gabinetto. Ministri che si dimettono a catena. Chi rimane in carica è in stato confusionale. Galleggia. Annaspa. Boccheggia. Lo stato vegetativo del paziente è conclamato. Encefalogramma piatto. Niente più accanimento terapeutico. La spina politica va staccata.

Ma i governi in realtà non cadono, è semplicemente lo sciacquone che spazza via i resti intorno al Capo di Gabinetto.

lunedì 2 agosto 2010

Strage di Bologna, 2 agosto 1980


30° anniversario delle Strage alla stazione. Strage di stato come tante altre. Governo assente alle celebrazioni. Lo stato che imperterrito continua a recitare l'anti-stato.

"Per evitare i fischi" avrebbe dichiarato ieri l'ex fascista La Russa - nonché ministro in carica - omettendo ovviamente di sottolineare la matrice neofascista di quella bomba. Dello stesso tono le dichiarazioni rilasciate dall'ex piduista Cicchitto (tessera 2232). Dimenticando anche lui di rilevare le strane e sotterranee implicazioni dei poteri occulti: cioè il ruolo che svolsero servizi deviati e logge segrete. Ma non si tratta di semplice dimenticanza. E' solo l'ennesimo omissis.

domenica 1 agosto 2010

Capelli e potere

"Per esempio, i capelli di Andreotti in qualche modo ricordano quelli di Berlusconi ma mentre Berlusconi li compatta con uno strato di asfalto fino a formare una specie di elmo, Andreotti li compatta ma lasciandoli lì, appoggiati. Non definitivi. Cioè, non c’è quel senso di resteremo qui per sempre! Venga pure la tramontana, chi se ne frega?!…che è il caso di Berlusconi. Nel caso di Andreotti una ventata può muovere queste fettuccine, questi capellini d’angelo".
(Enrico Vaime, Il misfatto 1 agosto 2010)