martedì 28 settembre 2010

Il badante padano


Che sia chiaro, la badante del senatur Umberto Bossi non è polacca. È un padano. Si chiama Trota. E lo porta a spasso alle riunioni di partito. A Palazzo Chigi: gli apre la porta del cesso di Palazzo Grazioli o di villa San Martino. Lo accompagna a sparare cazzate nei comizi e nelle sagre della rana, del tordo, della polenta. A tutti i giuramenti di Pontida. Lo aiuta a salire e scendere dal palco. Lo infila in macchina. A quanto pare questo Trota risulterebbe un badante clandestino. Un extracomunitario non regolarizzato. Niente nazionalità italiana. Né romena. Né polacca. È un semplice padano senza regolare permesso di soggiorno. Pagato lautamente con denaro pubblico dallo stato italiano. Eccezionalmente non in nero questa volta.

lunedì 27 settembre 2010

Tg antropologico minzoliniano


L'Homo Servus si diffuse nel nordafrica circa 30.000.000 di anni fa. Migra la prima volta per colonizzare terre emerse dove ben presto inizia come mezzobusto a comunicare a gesti e con la lingua soprattutto, adoperando oscuri suoni gutturali nei primi tiggì cavernicoli pre-neandertaliani. Si tratta di un ominide pelato che si nutre di bacche selvatiche e merda secca di regime. Appartiene a una tribù che viene aggiornata puntualmenteo da lui stesso esclusivamente con un dettagliato necrologio serale sull'alto numero di incidenti mortali verificatisi durante la caccia al dinosauro. E poi basta. Fine delle notizie.
L'Homo servus difende il suo territorio. Adora e obbedisce al suo unico totem padronale: un teschio liftato e ricoperto all'estremità dell'osso occipitale da un parrucchino peloso e trapiantato sul cranio con due pietre affilate come bisturi.
L'Homo servus non va mai a caccia di scoop anti-totemici. E' fedelissimo al clan di riferimento per non offendere gli Spiriti della foresta. Tra gli scoop più sensazionali dell'homo servus possiamo menzionare quello sulle modelle primitive che sfilano in passarella e sulla recente moda dei solarium sulla pietra lavica bollente. L'ultimo riguardava le cerette giurassiche pre-glaceazione sull'inguine delle Escort pre-cambriane.

domenica 26 settembre 2010

Gioco del rovescio


Il primo ministro Silvio Berlusconi replica in un video di nove minuti alle accuse piovutegli addosso per la vicenda dell'acquisto della villa San Martino, ad Arcore, una villa con parco e 175 stanze al modico prezzo di 250 milioni di lire, mentre il reale valore di mercato era 3 miliardi.
"Basta col gioco al massacro" dice il leader del Pdl, che promette: "Se dovesse risultare che il curatore Cesare Previti, oltre ad essere il mio legale personale era anche il curatore degli interessi dell'erede frodata dall'acquisto, mi dimetterei subito".
Per poi attaccare Gianfranco Fini sui "troppi faccendieri al lavoro". La replica del presidente della Camera: "Non ha chiarito nulla".

giovedì 23 settembre 2010

Non scoppia mica un terremoto ogni giorno...


Sabato 25 settembre 2010

Casa del Popolo di Quinto Alto

Via Venni 6 - Sesto Fiorentino (Fi)

Ore 16. 30

PROIEZIONE DEL FILM:
"COMANDO E CONTROLLO"

scritto e diretto da Alberto Puliafito

Ore. 18.30

Incontro con il regista - giornalista e autore del libro:

Protezione Civile S.P.A.
(Aliberti editore)

Intereverranno:
Alfonso Diego Casella
(scrittore)

Ernesto Appella
(Assessore alla Protezione Civile di Sesto Fiorentino)

Moderatore:

Nicola Cirillo - S.E.L. Firenze

martedì 21 settembre 2010

Ma secondo voi, chi è che comanda lì?

(Mondadori editore)


Un libro edito da Berlusconi. Anzi no. Pardon. Un saggio edito da Mondadori. Come si dice, meno male che l'editore c'è. Il titolo invece è il seguente:"Chi comanda qui?"
Ma razza di domande: se l'editore è davvero Mondadori, la risposta deve essere facile facile. E' ovvio, il Cavaliere. Il sottotitolo? Eccolo qua: "Come è perché si è smarrito il senso della Costituzione" Autore, lui: il compagno Fausto Bertinotti.
Ora che addirittura il pio Mancuso sta cominciando a snobbare la "Grande Famiglia" di Segrate per il suo inevitabile conflitto di interessi con le finanziarie approvate in parlamento e gli sconti fiscali offerti dal ministro Tremonti: lui no. Bertinotti tiene. Il novizio Mancuso si è pentito pubblicamente con un lungo editoriale-cilicio su Repubblica. Ma lui no. Niente. Bertinotti tiene duro.

Così una volta il navigatissimo D'Alema, quando ammise in pubblico durante la promozione di un suo libro (anche lì il titolo era emblematico - Un paese normale): "Sì, è vero - disse D'Alema - che la Mondadori è proprietà di Berlusconi, ma là dentro ci sono dei tipi in gamba".

Dobbiamo ritenerci fortunati a questo punto che lo stalliere di Arcore non si è mai sognato di fondare una Mangano Editore. Altrimenti oggi stamperebbero entrambi volumi e tomi pure lì, sicuramente con dei tipi in gamba. E magari proprio dei pamphlet, dei saggi sull'importanza dell'etica nella politica.
D'altronde, scrittor non porta pena! E sì. E a volte neanche penna. Dato che quei libri poi non li scrivono neppure loro. In nome della libertà di stampa, non comprate il saggio di Fausto Bertinotti con quel titolo così squallido e scellerato.
A proposito: ma secondo voi, chi è che comanda lì?

giovedì 16 settembre 2010

Prendi questo aereo zingara


C'è chi chiede soldi in giro: gli zingari. E c'è chi va elemosinando facili consensi: Sarkozy. E ne ha un bisogno smodato dato che tutti i sondaggi lo danno in discesa. "In calo" direbbe Carla Bruni parlando dei problemi sessuali del marito. Impotenza politica, diremo invece noi. Populismo da gabinetto. Una squallida operazione di marketing pre-elettorale per un effettivo aspirante trombato: tutta qui, questa losca vicenda del rimpatrio dei rom. Questo il senso della finta querelle europea con Barroso e altri grand-commis della Commissione. Un abile duello simulato da dare in pasto ai media fino all'indigestione.
Fuori dal coro naturalmente il nostro premier. Il succo del suo discorso si può spiegare solo ricorrendo agli ingredienti dei cocktails: 1/3 di Borghezio 1/3 di Bossi e il resto fantasia sfrenata del barista ubriaco.

giovedì 9 settembre 2010

Carfagna: Bocchino sì, o Bocchino no?



Querelle sul nome di Bocchino. Perché è di Bocchino che si tratta. Nient'altro. La ministra ora deve dirci con chi sta. Pro o contro? Ci tiene o no a Bocchino? Accusata ieri dal compagno di partito Giancarlo Lehner di non riuscire a staccarsi dal suo vecchio mentore locale - ora traghettato tra i finiani - Mara Carfagna ribatte duramente:" costui è un noto provocatore - dichiara la ministra, riferendosi appunto al pidiellino Lehner. E poi conclude serenamente: "sono e resterò sempre fedele ai lettori del Pdl" liquidando la notizia come "polemica sterile". Ma il sospetto sul suo conto aleggia sempre: Bocchino sì, o Bocchino no?

lunedì 6 settembre 2010

Mira o mare a Mirabello


Che m'ha saputo fa nu quarto 'e luna,

che m'ha saputo fa' chi voglio bene.

E me turmenta sempe nu pensiero,

nunn'è 'o vero ca pienze sulo a me.


Comme so' triste 'e note 'e sta canzone,

e comm'è amaro 'o bbene 'e chi vuo' bbene.

Nun me guarda', si chiagno nun guarda'.

Che m'ha saputo fa' 'nu quarto 'e luna!



Chiagno pecchè tu m'e 'ngannato,

e no pecchè t'aggio perduto,

chiagno ca tu m'e abbannunato senza pecchè.
(Nu quarto e luna, Roberto Murolo)

Lino Dita incontra Mariastella



È ancora una fan di Vasco Rossi?

«Sì. Alcune sue canzoni sono bellissime».
Per esempio?
« Albachiara».
Un inno all'autoerotismo femminile.
«Macché, macché, ma cosa dice?».
Nella strofa finale: «Qualche volta fai pensieri strani / con una mano, una mano, ti sfiori, / tu sola dentro la stanza / e tutto il mondo fuori».
«Non l'avevo mai colta, non entriamo in questi dettagli, non mi rovini Albachiara».


(dall'intervista di Stefano Lorenzetto al Ministro dell'Istruzione Gelmini, apparsa su "Il Giornale" 1 settembre 2010)

sabato 4 settembre 2010

Mi manda Fassino, non mi manda Mandalà


La seconda carica (non al tritolo) dello stato Renato Schifani viene contestata alla festa dell'Unità a Torino al grido di: FUORI LA MAFIA DALLO STATO. A difendere l'esponente del Pdl dai fischi interviene il picciotto Piero Fassino e i suoi fedeli buttafuori. La colpa? Urlando "fuori la mafia dallo stato" i contestatori avrebbero disturbato il regolare svolgimento di un dibattito politico. E' davvero così fragile il confine tra antimafia e antidemocrazia?


VEDI VIDEO:
http://tv.repubblica.it/politica/schifani-contestato-alla-festa-del-pd-fassino-lo-difende-squadristi/52603?video

Non fischiare dell'Utri è omertà



31 gennaio 1939
Venerdì
Chillu fetuso di Hitler, ha deciso la guerra. Minchia, e ora che facimo. Ma che figghiu e bottana. Io pacifista sono. Nun ci rumpisse a minchia cu chista guerra. Io in Svizzera scappai, da giovane, da socialista rivoluzionario. Picché chistu servizio militare manco lo volevo fare.


(Tratto dai diari-patacca di Mussolini scoperti da Marcello dell'Utri)

giovedì 2 settembre 2010

Ministro delle pari opportunitrash


diariospycam / Mu'ammar Gheddafi

Ma quante risate ieri sera alla cena di gala. Invitato speciale. Ospite di riguardo. Atmosfera servile. Una cosa davvero imbarazzante. Tutti inchini e riverenza. Non appena sono entrato nell’atrio affrescato e pieno di arazzi alle pareti ho gettato il mio cappello al ministro della Difesa Ignazio La Russa. E lui che lo acchiappa al volo. Divertito. Ride. Lo ha immediatamente sistemato nella cappelliera, da bravo maggiordomo. E così ho fatto col mantello arabescato: plop… l’ho lanciato sulla faccia liftata del domestico... quello lì con i capelli trapiantati che rideva. Una protesi finta al posto dei denti.

Ho preso un tappeto persiano, l'ho steso nel salotto e ho detto al primo ministro coloniale: ehi tu... inginocchiati, e prega. Rivolto verso la Mecca. Ha eseguito l’ordine. Il ministro degli Esteri urlava, sillabando da muezzin. E invitava i colleghi a inginocchiarsi con lui. Piegati a pecora, pregavano.
Volete il petrolio? gli ho detto. Sì, sì… rispondevano timidi in coro. E allora pregate, forza. Su.

Finita la preghiera ho fatto entrare i pony intorno al tavolo, avevano i pennacchi da circo equestre e ho messo il sottosegretario degli Interni a a cavalcare, facendolo girare e girare intorno al tavolo, dove il Gianni Letta e Franco Frattini apparecchiavano per la cena in livrea. Impeccabili.


I patti erano chiari. Il mio circo aveva libertà di manifestarsi ovunque. Su tutto il territorio italiano. A qualunque ora del giorno o della notte. Sia nella mia tenda che nel Qurinale. Nel Vaticano come a Palazzo Chigi. Ovunque. Domani, per esempio, mi piacerebbe tanto entrare con una intera carovana di cammelli sahariani, dentro la Basilica di San Pietro. Mi voglio fare spiegare da questo papa teutonico il significato preciso del concetto di radici cristiane. Mi sembra una pianta interessante. Forse, nel deserto secca. Ma vedremo. Mai dire mai.


A fine cena ho fatto salire La Russa sugli elefanti. Frattini faceva l’addomesticatore di leoni. Berlusconi come clown mi è piaciuto tanto. Ha preso poi la chitarra e ha cantato: anema e core. Con dedica. Mi sono molto emozionato. E perciò ho scorreggiato, sonoramente. Nessuno ha detto niente. La scorreggia tra l'altro era fuori dal protocollo, ma non importa. Per me la diplomazia italiana può fare un'eccezione. Io mi godevo lo spettacolo. Un circo tutto per me. Un circo che porta il mio nome. Circo Gheddafi. Con tanto di tenda.

A presentare lo spettacolo c’era Iva Zanicchi in persona. Che naturalmente ha colto l’occasione di promuovere la sua ultima autobiografia sentimentale: “Tutti gli uomini mi scaricano perché mi chiamo Iva”. Di tanto in tanto appariva anche Brunetta, che si aggirava tra gli spettatori regalando patatine e pop corn. Ma l’ho scacciato con un piede, usando questa frase a effetto che mi hanno insegnato qui, proprio all’ambasciata di Libia a Roma: puzza via, brutta bestiaccia!
Il resto della serata è passato nella norma.

(Liberamente tratto dal diario personale di Mu'ammar Gheddafi)