martedì 30 novembre 2010

lunedì 29 novembre 2010

diariospycam / Mariastella Gelmini

Ma che sogno strano ho fatto l’altra notte. Anzitutto che palazzo Chigi era sommerso dai rifiuti: e nei corridoi, all’entrata, c’era davvero un tanfo bestiale. E pure io puzzavo nel sogno. Così ho intuito che ero io; e cioè Mariastella Gelmini in persona. A puzzare. Che ero proprio io la spazzatura. E che stavo infilata in una busta chiusa.
Non camminavo più. E allora ci stavano un mucchio di cappotti dentro le buste e giacche, tailleur, cravatte, camicie e capelli e corpi di ministri vivi, che respiravano con un alito fetido veramente.

Stavano tutti accatastati sulle scale i ministri, con le poltrone attaccate al culo. Queste buste qui si ammonticchiavano una sull’altra: e contenevano sottosegretari, ministri con portafoglio e senza portafoglio, portaborse, consulenti, veline, spacciatori, aspiranti attrici appiccicate a incastro sopra le igieniste dentali personali del premier.

Quanto a lui stava sigillato dentro un sacco a parte, proprio per non rovinare la capigliatura trapiantata. Tutta indifferenziata eravamo noi nel sogno, tranne il premier.
Si sentivano a malapena le urla fuori degli studenti, che tentavano di forzare i commessi di Palazzo Madama, per occupare il Senato della Repubblica. I poliziotti tentavano di fermarli, ma quelli spingevano e spingevano forte. Si avvicinavano alla porta.

Gli studenti volevano evitare che si ammucchiasse troppa spazzatura anche sugli scranni. Erano disposti a separare la carta dal vetro… i camorristi dai mafiosi, i democratici dai fascisti impenitenti, i leghisti dagli antifederalisti.
C’erano camion e camion bloccati all’esterno, in pieno centro, erano carichi di spazzatura, di esponenti politici di rilievo: portavoce, responsabili, segretari e presidenti sottobraccio a uomini dell’ufficio stampa.
Gli studenti ora bloccavano i camion diretti ai termovalorizzatori. E gridavano: noi la mondezza non la paghiamo. Era un’ossessione. Noi la mondezza non la paghiamo. Noi la mondezza non la paghiamo. Noi la mondezza non la paghiamo.


(Liberamente tratto dal diario personale di Mariastella Gelmini)

venerdì 26 novembre 2010

diariospycam / Franco Frattini

Prima i rifiuti a Napoli. Poi lo scandalo Finmeccanica. Le inchieste giudiziarie nei confronti del premier. La spaccatura nel governo. E poi il crollo della casa dei gladiatori a Pompei.
E come se non bastasse si aggiungono anche gli scandali sessuali del premier. Le Escort, i festini. E poi ultimo nella lista: il caso Ruby. Insomma la strategia è unica. Oramai il fatto è chiaro, qui c’è un complotto internazionale contro Mubarak!


(Liberamente tratto dal diario personale di Franco Frattini)

mercoledì 24 novembre 2010

martedì 9 novembre 2010


VENERDI 19 NOVEMBRE 2010

ore 18.30
TEA ROOM
(Porta Giustizia n. 1 - Siena)

Reading-Presentazione
del libro

ZERO AL 1OO%

di Alfonso Diego Casella

Sarà presente l'autore

Interviene

Fausto Tanzarella

(editore)

sabato 6 novembre 2010

diariospycam / Lele Mora

A pranzo eravamo in sei. Spaghetti pomodoro fresco e basilico. Un chilo non bastava. Sempre ospiti dentro casa. Soubrettes. Puttane. Marchettari di regime. Aspiranti modelle o future presentatrici televisive da esibire al premier nei festini come carne fresca senza nessun contorno.

Ho il culo abbastanza chiacchierato. Pagavo Fabrizio. Lo sanno tutti. Proprio Fabrizio poi. Che fotografava gli altri per ricattarli. E mai un autoscatto per ricattare se stesso. Quanto a me invece ho dovuto ammettere tutto alla fine: e cioè che lo mantenevo. Macchine di lusso. Case. Assegni. Cifre belle tonde.


Io, Lele Mora. Che ho lanciato certe troie banalissime alla televisione esaltandone la mediocrità più estrema. A ciascuno i suoi quindici secondi di popolarità. Altro che Andy Wharol: quindici minuti erano davvero troppi. No. I tempi televisivi ti bruciano più rapidamente. Macché. Quindici secondi bastano e avanzano. Già troppo per me: ex parrucchiere lombardo e astuto agente del nulla elevato all’ennesima potenza. Ideatore di quel fenomeno di horror vacui spinto che poi diventa format e non a caso viene definito “lelemorismo” dalla sociologia contemporanea.

Io, un fascista convinto. Ecco. Un camerata. E me ne vanto pubblicamente. Ho la faccia del duce sul display del cellulare e una suoneria del ventennio quando mi chiamano. Peccato però che tutti i divi che ammiro io alla fine mi disprezzano profondamente. Che disgrazia. Sia Benito Mussolini che Silvio Berlusconi detestano i froci. Il primo li mandava nei campi di sterminio assieme agli zingari e agli ebrei. Il secondo dichiara pubblicamente che "è meglio andare a letto con le belle donne che con i gay". Maledizione. Ma che sfiga sentirmi dare del culattone proprio dai mie idoli più adorati... dalle mie icone preferite: portatori sani di virilità e di machismo sublime.
Lo confesso ora caro diario, nel pomeriggio ho pianto.
Stanotte prima di buttarmi sul letto staccherò entrambi i poster autografati. E anche la loro gigantografia all’entrata e nel soggiorno.

(Liberamente tratto dal diario personale di Lele Mora)

lunedì 1 novembre 2010

Zero al 100%



Un uomo pedina il clone che va a letto con sua moglie,

un altro chiede la mano al padre della sua bambola gonfiabile;

c'è persino chi porta a spasso lucertole col collare: una tragicomica umanità alla fiera

del trash apocalittico. Cinquantadue romanzi digitali

interrotti da un semplice clic. Esistenze compresse

in mp3, piccole storie inverosimili raccontate dietro

l’anonima finzione della chat. Zero al 100% come totale.


Lo zero come unica cifra di riferimento. Il nulla elevato all'ennesima potenza.

Un prontuario su come sopravvivere nel postfuturo postumo che si sta lentamente avverando.