mercoledì 29 dicembre 2010

Swinburne a Francavilla



READING LETTERARIO




Lunedì 3 gennaio 2011

Ore 18.00


Teatro degli Imperiali


Francavilla Fontana (Br)




Zero al 100%

di Alfonso Diego Casella



Viaggio nel Regno delle Due Sicilie

di Henry Swinburne




Letture sulle tracce di Henry Swinburne, scrittore e viaggiatore inglese del XVIII secolo che sostò a Francavilla: una mera evocazione letteraria giocata tra passato e postfuturo, un diario settecentesco tradotto dall’inglese e un cyber-romanzo come Zero al 100% che gioca a immedesimarsi negli stessi luoghi raccontati dal viaggiatore d’oltremanica.

martedì 28 dicembre 2010

Dal fango alla merda




Beccato Maurizio Belpietro in flagranza di reato mentre rilascia furtivo escrementi sotto il portone di Gianfranco Fini. La bizzarra notizia diffusa ieri dall’Ansa ha quasi dell’incredibile. Lo confermano voci e fonti anonime. In tarda serata una medium monzese si è messa in contatto con alcuni magistrati defunti lo scorso anno i quali in seduta comune dall’oltretomba hanno contestato unanimi le medesime accuse.
A rincarare la dose una veggente di Voghera e un astrologo di Torvergata che lo avevano predetto già da mesi. E infatti figureranno quanto prima come testimoni oculari al processo. Il direttore di Libero è stato arrestato non più tardi della scorsa notte. A quanto pare avrebbe tentato di defecare non visto sotto il portone dell’abitazione del presidente della Camera, in modo da far ricadere la responsabilità sulla signora Tulliani e provocare così una definitiva separazione coniugale. Il maldestro atto vandalico purtroppo non è completamente riuscito nel suo alto potenziale diffamatorio.


Proprietari e vicini del condominio del presidente della Camera hanno dichiarato telefonicamente alla Questura – senza ovviamente rivelare i propri nomi - di averlo visto in piena notte: a pantaloni abbassati fino alla coscia, mentre eseguiva piegato la vendetta estrema. Ingenuità questa, che rischia ora di costargli troppo cara. Mossa fatale oltre che fecale.

Non sussistono al momento fotografie in possesso della magistratura né registrazioni video né prove a carico degli accusatori. La scorta di Fini dichiara di non aver visto nulla al momento dell’espletamento corporale. Ma voci sempre più insistenti danno Maurizio Belpietro come autore del reato. E’ stato senz'altro lui, a scagazzare sotto la porta. Non ci sono dubbi.
Un barbone anonimo che dormiva all'aperto sul marciapiede ammette che l’ombra delle due chiappe corrisponderebbero all’identikit. Sarebbe proprio suo il deretano intravisto nel cuore della notte, mentre defecava sul marmo dell’abitazione Fini-Tulliani. Al momento il corpo del reato è chiuso in un contenitore e tenuto sotto sequestro in tribunale.
Compaiono intanto scritte minacciose sul muro della casa di Montecarlo erroneamente attribuita al presidente della Camera. Il tono del messaggio è forte: “Fini sei un pezzo di merda”. Gianfranco qui c’è puzza di alto tradimento”. Analisi grafologiche attribuirebbero ogni responsabilità a Vittorio Feltri. Lo scopo anche qui è chiaro: far ricadere la colpa delle scritte offensive sul cognato proprietario dell’immobile, il signor Tulliani.

lunedì 27 dicembre 2010

Revival del bon ton democristiano


Tullio Gregory scrive oggi sul Corriere della Sera: "Un politico democristiano di primo piano che ha attraversato tutte le esperienze della Prima Repubblica è solito dire che probabilmente anche i suoi compagni di partito mangiavano, ma almeno sapevano stare a tavola. Se proprio non erano del tutto onesti, avevano pur sempre uno stile."


Che palle. Sempre il solito rimpianto etico dei vecchi democristiani ladroni che nonostante tutto possedevano il bon ton istituzionale ed erano gente perbene. La solfa trita e ritrita dei socialisti craxiani e tangentocrati col senso alto dello stato. Rispettati e riveriti all'estero. Che avevano dignità, sottolineano i giornalisti più smemorati. E ripeto, che palle. Mai una volta che ci venga la nostalgia (la saudade, direbbero i portoghesi) di potenziali politici doc. Onesti e perennemente a dieta. Che saprebbero perfino stare a tavola. Di uomini intangibili. Innattacabili sotto il profilo morale.

Eppure lo ricordo bene il vecchio galateo da prima Repubblica. Quando L'Unità intitolava nei mitici anni ottanta - e mi pare fosse proprio D'Alema il direttore: "De Mita è diventato ricco con i soldi del terremoto". Tutta invidia dalemiana, possiamo dire oggi. La famiglia dell'allora presidente del Consiglio querelò il giornale. Diffamazione si disse. Processo o no - se processo vi fu - mai venne accertata la verità, né mai vennero fugati i sospetti sull'immensa fortuna che la famiglia avellinese accumulò nella Banca dell'Irpinia. O se questa fortuna aiutò la stessa costituzione della Banca. Ripeto, non si sa. Nulla posso dire sulla vicenda. Fattostà che nulla fu accertato. E di soldi pubblici in quel lontano terremoto ne furono sperperati davvero tanti.
Ai più smemorati: come dimenticare De Mita junior, che andava a comprarsi lo stereo in Ferrari testarossa con la scorta paterna avanti e dietro? Eh, chi se ne ricorda: poi, quando si sollevò un grosso polverone familiare fu lo stesso boss democristiano ad accusare stampa e potere legislativo di imbarbarimento della politica italiana. "Non è più politica disse, questa è barbarie". E lo gridò in faccia al parlamento.

Una battuta che si soleva pronunciare all'epoca, suonava più o meno così: "Il terremoto in Irpinia ha avuto delle scosse talmente potenti che un signorotto di Nusco è andato a finire dritto dritto a Roma, a Palazzo Chigi". Il signore di Nusco era appunto De Mita, presidente del Consiglio. Sempre lo stesso che in perfetto stile pacchiano disse alla stampa americana, all'Herald Tribune, durante una visita negli Stati Uniti: " Sono rimasto un italiano semplice, quando vado a Nusco per le vacanze, anche se sono presidente del Cosiglio, gioco a tressette con i miei amici." E il giornalista d'oltreoceano tradusse tressette aggiungendo diligente tra parentesi: "Una specie di Bridge contadino".

Et voilà il savoir faire della vecchia politica democristiana. Quella che poi confluì in branco nella Margherita. Cattolici. Che si fecero Verbo nella seconda repubblica. E si sparpagliarono tra Api e Pd e moderati berlusconiani e casiniani della prima e della ultima ora. Non è un caso che proprio l'ex presidente del Consiglio De Mita finì nella Margherita e poi aderì con l'ex direttore de L'Unità - Massimo D'Alema - al progetto politico del neonato Pd per infilarsi in sordina nelle liste elettorali e per allontanarsene poi, immediatamente, quando qualcuno gli ricordò che aveva ottantanni suonati.
"Mais il y a aussi un autre danger, celui de la frivolité de la bonne conscience multiculturelle qui s’oppose au christianisme exclusif non pas au nom de la laïcité démocratique, mais pour défendre d’autres dogmes religieux qui se prétendent eux aussi supérieurs aux lois civiles et même à la version occidentale des droits de l’homme. L’Europe souhaitable est une Europe où les croyances religieuses et philosophiques sont un droit pour tous mais le devoir de personne, et encore moins une obligation générale de la société en tant qu’ensemble. Un espace politique radical et par conséquent laïc – ce qui ne veut pas dire antireligieux – où les lois civiles sont au-dessus de n’importe quelle considération fidéiste, ethnique ou culturelle et où il y a une distinction claire entre ce que certains considèrent comme un péché et ce que nous devons tous juger comme un délit. Une Europe dont l’espace académique et universitaire permet la mobilité professionnelle des étudiants et des professeurs, mais dont l’université n’est pas aux services des intérêts des entreprises et de la rentabilité immédiate. Une Europe du talent sans frontières, pas des salaires et du profit. Oui, bien sûr, nous avons besoin de chevaux qui nous portent, mais nous avons aussi besoin d’auriges qui sachent où nous voulons aller. Je crois qu’il n’est pas trop tard pour cela."

(Fernando Savater - Le Monde)

venerdì 24 dicembre 2010

Wikileaks vi augura buon Natale


7. (C/NF) Transcripts of telephone intercepts related to criminal investigations are frequently leaked to the press, resulting in significant embarrassment to those involved and calls for reform of Italy's fiercely independent judiciary and of the practice of wiretapping. Rarely, if ever, is the source inside the judiciary who leaked the transcript discovered. Though Italy's judiciary is traditionally considered left-leaning, former PM and FM Massimo D'Alema told the Ambassador last year that the judiciary is the greatest threat to the Italian state. Despite fifteen years of discussions on the need for comprehensive judicial reform, no significant progress has been made. Italians, by and large, consider their judicial system broken, perhaps beyond repair, and have very little confidence that the system actually delivers justice.



http://www.elpais.com/articulo/internacional/Cable/magistratura/italiana/elpepuint/20101223elpepuint_9/Tes

diariospycam / Massimo D'Alema

Niente caffè oggi. Sono nervoso. Mi mancava solo la bega natalizia pubblicata su El Pais. La magistratura è la più grande minaccia per lo Stato italiano. Tutti a sorprendersi che non l’abbia detta Silvio Berlusconi. L’ho pronunciata io all’ambasciatore americano.
E' la solita mascalzonata targata Wikileaks. La verità è sempre una mascalzonata.

Disonesto questo Assange. Sputtanarmi così, su due piedi. Col cablogramma riservato che riferisce la magistratura la più grande minaccia per lo Stato italiano. Tutte notizie da non diffondere.

Perché ora mi tocca inventare balle per difendermi davanti alla stampa italiana. Fortuna che quella si accontenta con niente. Quindi ieri sera ho telefonato a don Silvio. E dico: pronto Don Silvio. Hai visto su El Pais? E’ uscita la faccenda di Wikileaks che io ho riferito all’ambasciatore americano. Che cioè la magistratura è la più grande minaccia per lo Stato italiano.

E Don Silvio mi risponde: guarda, mi hai tolto proprio le parole di bocca. Ho aspettato che finisse di ridere e qui gli dico a bruciapelo: insomma, aiutami... cosa devo dire ora a questi qua. Ai giornali italiani per esempio.
E allora Don Silvio mi consiglia. Ascolta, Massimino... qui la cosa è semplice semplice. Devi dire che è stato un malinteso. Come faccio io. L’ambasciatore ti ha frainteso. Punto.
E’ possibile che non hai capito ancora niente? Simuli l’opposizione da quando avevi i calzoni corti e il governo non ti ha insegnato un cazzo?

Tu devi sempre dire che gli altri non hanno capito. E non ti sbagli mai. In genere funziona la solfa del fraintendimento. Perché a te non dovrebbe funzionare, che sei la mia perfetta controfigura politica?

E' vero. Io in effetti sono un Don Silvio speculare. Io non sono Massimo D’Alema in verità. Io sono un Silvio Berlusconi-ombra. Sono un povero posseduto. Io sono una specie di Mediaset coi baffi. Questi non sono baffi miei caro diario. In realtà sono gli stessi capelli di Berlusconi. Sì. Trapiantati in malo modo.
Io sono il virus ombra del berlusconismo. Io sono l'antivirus che si è beccato lo stesso virus che finge di combattere.


E lo confesso. Ci sono giorni che io mi sveglio Silvio Berlusconi. E così vado dicendo in giro che la magistratura è un pericolo per lo Stato italiano. Ma ci sono giorni che anche lui si sveglia Massimo D’Alema. Allora ecco che va al compleanno di Putin. Ex KGB dell’Unione Sovietica. Va dal compagno Putin e recita il compagno D’Alema, con la faccia plastificata di Berlusconi. E insieme si ascoltano l’Internazionale col grammofono, mentre pescano trote artificiali in una piscina ghiacciata. L’unico modo per pescare pesce già congelato. E ascoltano anche i discorsi di Stalin tradotti in milanese con l’accento di Brembate di Sotto. Esce un'attricetta da pornosoft che canta “O mia bella Kremlina”. E poi si spoglia lentamente. Comunisticamente.

Insomma è un cablogramma frainteso questo sui magistrati. Assange è uno stupratore. Wikileaks semina menzogne. Io quel giorno lì mi ero svegliato Silvio Berlusconi. Mi ero vestito proprio da Silvio Berlusconi. E lui era lì, a pescare dal compagno Putin.
Ecco la verità. Quando dico cose assolutamente berlusconiane, poi le smentisco in modo assolutamente berlusconiano. E sono impeccabile. Dico appunto che è stato l’ennesimo fraintendimento tra me e l’ambasciatore americano.


(Liberamente tratto dal diario personale di Massimo D'Alema)

Papi Natale




(Tratto da Zero al 100% - di Alfonso Diego Casella )


- Da quando è accaduto che babbo NATALE ha invaso la città con le sue slitte nordiche e i carriarmati all’interno delle piazze, sfilando orgoglioso con le truppe addirittura fin davanti al Municipio, l’unico inno nazionale che strillano i ragazzi a scuola oppure i campioni alle partite di pallone è soltanto questo: Jingle bells.
E lo eseguono a memoria, con la mano posata sul cuore; c’è la banda in uniforme e con i berretti rossi in testa, le majorette seducenti mentre suonano le note. E non passa sera che non si organizzi un bel cenone di pietanze uguali. Vi auguriamo buone feste sta scritto ogni giorno alla finestra delle case popolari. E quanti abeti e quanti viali e vetrine addobbate dappertutto: ogni mattina appare babbo natale, in televisione, che ci fa gli auguri.
- …
- Cittadini carissimi pronuncia babbo natale, oggi è il 25 dicembre. Felicissime festività a tutti quanti. A Natale i cittadini liberi si vogliono più bene; e ogni mezzanotte la cattedrale è piena, si incrociano certe piccole sagome di babbo natale in giro per le strade, a controllare, sulle slitte, poco dopo la santa messa: sicurezza e libertà. Buon Natale a tutti, strepitano le ronde, a frotte, giulive che passano e ripassano a spiare attraverso le finestre socchiuse. S’infilano in ogni casa, ovunque, sfondando la porta principale o scendendo giù dal camino, a mezzanotte, per depositare il regalo sotto l’albero-eterno di Natale.
- …
- È quattordici anni che è Natale, da quattordici anni esatti i miei figli ricevono doni tutti i giorni. E sto invecchiando a poco a poco; la mattina a colazione, dopo aver scartato i soliti regali, tutti accendiamo la televisione dove c’è babbo natale che ci dà gli auguri; e ripete a cantilena questo: Cittadini cari dice, oggi è festa nazionale, auguri a tutti di vero cuore.
A Natale tutti devono volersi più bene: è obbligatorio, lo prescrive la legge.
A questo punto io bacio mio marito e i bambini e ci abbracciamo a turno, uno per volta. A malincuore. Da quando c’è Babbo Natale a proteggerci e che ci adora in modo spassionato, c’è davvero più ordine nelle vie, grazie soprattutto alle slitte-carroarmato appostate nel quartiere.
- …
- Non c’è pomeriggio che non ripetiamo gli acquisti di Natale e mia madre che vive lontanissimo mi telefona… ogni giorno, per rinnovarmi gli auguri. Alla stessa ora; e spera sempre di poter trascorrere le prossime feste coi bambini.
Kate, mia madre, ha l’abbonamento ormai, ogni giorno prende l’aereo siccome è Natale: tariffa festiva. Ma sarebbe bellissimo mamma… se ci raggiungessi, ripeto io da quattordici anni a questa parte. E puntualmente l’indomani è da noi: con dei nuovi pacchi; i supermercati sono sempre pieni, ci sono militari travestiti da babbo natale che distribuiscono panettone ai più piccoli e pallottole volanti ai più grandi.
Ai disobbedienti che si rifiutano di festeggiare o frequentare la messa, a mezzanotte, nella cattedrale. O magari di fermarsi ai crocicchi, per distribuire sinceri auguri alle famiglie…
- …
- I ribelli di solito camminano sospetti. Li riconosci a prima vista perché non stanno mai allegri, non riescono nemmeno a simulare loro, a sorridere nemmeno come vuole Babbo Natale.
Intanto è da quattordici anni che il calendario si è bloccato a dicembre, come incantato dentro una bolla temporale.
- …
- Solo una volta accadde che l’amanuense trasgredì le regole, copiando il necrologio che inseguiva a ritroso il calendario messo fuori legge. E il monaco fu decapitato, apparvero due boia con la barba bianca sul patibolo illuminato a giorno.
In alta uniforme, eseguirono l’ordine marziale, impassibili. Alla fine marciarono in fila sotto gli alberi addobbati da nappe color argento vivo; e si accesero lampadine a intermittenza sulle vetrine che recitavano così: buone feste, auguri.
Dal balcone del palazzo si spalancò una porta e in quel momento preciso Santa Klaus in persona stappò bottiglie e bottiglie di champagne, davanti a una folla di cittadini in delirio.
Tutti cittadini liberi erano, che battevano le mani a Babbo Natale, mentre brindava sulle teste dal balcone: vi auguro un felice e pacifico Natale disse il papà di ognuno.
E loro applaudivano e applaudivano e intonavano a viva voce Jingle bells, all’infinito.

mercoledì 22 dicembre 2010

Terrona e anche leghista



Madre di tutti gli show parlamentari del 2010. Eccola qua. Rosa Mauro, leghista. E anche terrona. Per gli amici più semplicemente Rosy. Ultima starlette del quotidiano pecoreccio politico. Passata alle cronache mediatiche come la massaia isterica che respinge e approva emendamenti pro riforma Gelmini e con effetti davvero esilaranti. Quasi fosse lì a gestire una pompa di benzina self service.
A quanto pare una fedele leghista. Origini meridionali. Nata in fondo al tacco italico. Puglia. San Pietro Vernotico per la precisione. Provincia di Brindisi.
Diplomatasi in Ragioneria emigra verso la Padania. Sbarca giovanissima a Milano nei primi anni ottanta. Erano i tempi in cui i leghisti mettevano i loro primi passi di politica xeonofoba esercitandosi a scrivere sui muri: Fuori i terroni dal Nord. Etna erutta. Vesuvio erutta. Meridione cesso d'Italia. Lei però non si scompone. Anzi, fa carriera. Un vero portento. Una terrona coraggiosa che resiste eruzione dopo eruzione. Finché approda definitivamente alla Lega Nord di Umberto Bossi. Bravissima.
E ieri al Senato finalmente lo show. Onorevoli colleghi dice. Vergognatevi. Vergogna. Urla proprio così la terrona ragioniera convertitasi alla Lega. Vergogna, urla la sciura salentina. E nel frattempo approva. Non approva. Poi approva di nuovo. Non approva. Approva. (Vedi video: http://www.youtube.com/watch?v=j3WIQ1vTOm4 )
Abile esempio di opportunismo facile facile. Stato confusionale geografico e politico. Travestitismo esistenziale. O forse la calzante metafora di una nazione capovolta. Che funziona alla viceversa. A testa in giù. Appunto, una terrona che diventa leghista.

L'amor che move il sole e le altre Maristelle


"Considerate la vostra semenza

fatti non foste ad approvare la Gelmini

ma per seguir virtute e canoscenza".

lunedì 20 dicembre 2010




MARTEDI' 21 DICEMBRE 2010

ore 18.00
XO' Café
(Piazza XX Settembre - Martina Franca - Ta)

Reading-Presentazione
del libro

ZERO AL 1OO%

di Alfonso Diego Casella


Sarà presente l'autore
Introduce
Annalisa Mancino

Il fascista preventivo




Arresti preventivi. Leggi speciali. Ovvero, fascistissime. Queste le ultime proposte. E Gasparri invita i genitori degli studenti che protestano a non mandare i figli nei cortei. No. Pericolo di morte. Ci potrebbero essere assassini. Infiltrati fatali.
E non solo. Aggiungerei io anche squadristi coi manganelli. Poliziotti travestiti da Black bloc. Squadracce nere camuffate da sedicenti rivoluzionari che incendiano, distruggono.

Bello sarebbe se i genitori degli studenti replicassero inviando a loro volta una lettera alla madre di Gasparri.

Cara madre di Gasparri,
Suo figlio frequenta brutte compagnie. Del passato non vogliamo neanche parlarne, altrimenti ci vorrebbe una enciclopedia al posto di una lettera. Ma, cara signora madre di Gasparri, ci creda, Le dobbiamo assolutamente segnalare quali brutte comitive frequenti suo figlio, a Montecitorio. Al Senato e nei palazzi del potere: inquisiti per associazione camorristica, parlamentari in odore di 'ndrangheta. Condannati per associazione mafiosa. Le giuriamo sul nostro onore di genitori, cara signora madre di Gasparri, che è tutto vero. Alleghiamo le sentenze e gli atti a questa lettera. Ovviamente lui non né colluso né immischiato con queste brutte storie. Niente è a suo carico. Le diciamo subito per rassicurarla che suo figlio non c'entra niente. Ci deve andare purtroppo in questo bivacco di delinquenti, per svolgere ordinarie mansioni di lavoro. Dica però a suo figlio di non frequentare simili compagnie. Di evitarle. Di trovarsi un lavoro più onesto. Con relazioni professionali che abbiano un minore potenziale criminogeno.
Ci creda, cara signora, suo figlio potrebbe guastarsi da un giorno all'altro. Già è troppo guastato di suo. Ci creda. E lei sa quanto è difficile oggi educare la prole. A proposito, riferisca alla madre del fascistissimo collega di suo figlio, il ministro della Difesa Ignazio La Russa, di non militarizzare la città per favore. I nostri figli sono educati. Non violenti. Non si travestono né da black bloc né da babbo natale né da agenti provocatori. I nostri figli non guidano camion di muratori fin dentro al cuore di una città militarizzata per armarsi di bastoni e spigolosi sampietrini. Anzi, signora madre di Gasparri, se un camion del genere fosse stato guidato da uno dei nostri figli, sarebbe stato fermato di sicuro. Mai sarebbe giunto fin dentro le barricate di una città militarizzata.

Cordiali saluti e tanti Eja eja Alalà. I genitori degli studenti messi in guardia.

venerdì 17 dicembre 2010

Due piedi polizieschi in una scarpa black bloc



Compra anche tu per Natale le scarpe poliziesche da Black Bloc. Sono comode. Il piede respira. Ottime sia per essere inseguiti come pericolosi estremisti che per inseguire da bravi poliziotti. Sono leggere come un paio di scarpe da tennis. Un marchio davvero rivoluzionario. Talmente double face che si possono persino trasformare in funzione anti-rivoluzionaria. Utilissime per guerriglie urbane: lancio di pietre, bombe carta. Vera pelle. Lavabili sia in Questura che nei Centri Sociali.
Avanti. Fatti un regalo per Natale. Cosa aspetti?
Compra anche tu le uniche scarpe bipartisan della storia d'Italia: e sarai contemporaneamente sia poliziotto che rivoluzionario nelle manifestazioni. Il ruolo lo scegli cinque minuti prima di scendere in piazza.
Scarpe da Black Bloc. E sei tu il vero protagonista degli scontri: da picchiato o picchiatore.

Provale senza comprarle. Le spediamo gratis nel tuo Centro Sociale in soli 5 giorni.


(L'annuncio pubblicitario non intende offendere le forze dell'Ordine che svolgono onestamente il loro lavoro né i Centri Sociali che si battono e compiono atti di onesta opposizione)

martedì 14 dicembre 2010

Colombe e vacche scilipilotate



Mercenario. Lat. MERCENARIUIS per MERCED-NARIUS da MERCES - genit. MERCEDIS - mercede.
Che si fa o si presta per mercede; che bada solo al prezzo, al guadagno; più concretamente Soldato che milita a prezzo, e si usa per lo più in senso di disprezzo e per opposto alla milizia propria e nazionale.

lunedì 13 dicembre 2010

diariospycam / Silvio Berlusconi

Domani si deciderà se esco fuori dalla Casa del Grande Fratello. Si vota. L'ho detto oggi ai moderati. In salotto. Fini lavava i piatti in cucina, perché oramai mangiamo separati. Gasparri scorreggiava a vanvera. Larussa preparava una pepata di cozze. C'era la Meloni. Che dici, invitiamo a pranzo Scilipoti? ha chiesto Letta, in ciabatte. Scilipoti ha accettato. I finiani si muovono in salotto non appena ci sediamo a tavola noi. Casini stava in giardino. Ai bordi della piscina. Guardava dentro dalla finestra. La vuoi la pepata di cozze? ha chiesto amorevole Letta.
No.Fatela mangiare a Scilipoti, ha risposto secco Casini.
Ci sediamo. Io a capotavola. I ministri. I sottoministri, tranne quelli dimessi e che sono usciti dalla casa.

C'era un orgia al piano di sopra. Centristi. Moderati. Prostitute e trans della casa del Grande Fratello. Si sentivano urla. Strepiti. La mignottocrazia andava a pieno ritmo.
Ragazzi ho detto, domani se mi danno la sfiducia non esco dalla Casa del Grande Fratello.
Ma gli spettatori ti stanno aspettando fuori ha detto Bondi. Sei famoso. Se rivai alle elezioni rivinci. Lo dicevano i sondaggi. Potrai andare a fare serate in discoteca. Credimi, proseguiva Bondi in ginocchio. Non conveniva assolutamente asserragliarsi in Casa. Bisognava accettare le regole del Grande Fratello: e cioè, se mi toccava uscire dovevo uscire. Punto. Tutti sembravano d'accordo a questo punto. Alfano. Gelmini. Rotondi. Era inutile. Non funzionava proprio. Il regolamento della Casa prevedeva per forza la sfiducia. Pure per un voto.


I finiani e quelli di Casini si sono messi a giocare a carte nel soggiorno. Io sono andato a farmi una doccia. Dove sono le ciabatte. Nessuno risponde. Non trovavo le ciabatte. Mi avranno fatto uno scherzo quei pezzi di merda. Ma tanto me ne frego. Se mi sfiduciano non esco dalla Casa. Boia chi molla. Confido tanto nelle manovre di Letta.

In soffitta nel frattempo compravano altri componenti della casa. Al piano di sopra proseguiva l'orgia istituzionale. Aspetto. Aspetto convinto che vincerò io. Che non uscirò dalla Casa. No. Non uscirò proprio. Se lo scordassero. Chi vivrà vedrà.


(Liberamente tratto dal diario personale di Silvio Berlusconi)

venerdì 10 dicembre 2010

God save the school

Limo under attack. Well educated people (Prince Charles with his now married ex lover ) caught in a riot by students who want to be educated too. One of the rear windows was smashed. Paint over the luxury car. And then eggs. Eggs. And eggs again. Unfortunately not fried.

giovedì 9 dicembre 2010

Camere Chiuse



LEGGE MERLIN
Legge 20 febbraio 1958, n° 75.

Abolizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui.

Capo I - Chiusura delle case di prostituzione


Art.1

E' vietato l'esercizio di case di prostituzione nel territorio dello Stato e nei territori sottoposti all'amministrazione di autorità italiane.

Art.2

Le case, i quartieri e qualsiasi altro luogo chiuso, dove si esercita la prostituzione, dichiarati locali di meretricio ai sensi dell'art. 190 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, dovranno essere chiusi entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge.


Art.4

La pena è raddoppiata:
1) se il fatto è commesso con violenza minaccia, inganno;
2) se il fatto è commesso ai danni di persona minore degli anni 21 o di persona in istato di infermità o minoranza psichica, naturale o provocata;
3) se il colpevole è un ascendente, un affine in linea retta ascendente, il marito, il fratello, o la sorella, il padre o la madre adottivi, il tutore;
4) se al colpevole la persona è stata affidata per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza, di custodia;
5) se il fatto è commesso ai danni di persone aventi rapporti di servizio domestico o d'impiego;
6) se il fatto è commesso da pubblici ufficiali nell'esercizio delle loro funzioni;
7) se il fatto è commesso ai danni di più persone;
7 bis) se il fatto è commesso ai danni di una persona tossicodipendente.

mercoledì 8 dicembre 2010

L'elemosina di Papi Natale





Matteo Renzi. Estrazione politica cattolica. Sindaco di Firenze. Pd. Vale a dire politicamente non pervenuto. Giorni fa è andato ad Arcore. In gran segreto. A quanto pare per chiedere fondi. Sperava di ottenere 17 milioni di euro per Firenze. Ma niente. Si è assicurata invece una ricca figura di merda. Una incoerenza politica a tutto tondo. Un rottamatore di centrosinistra che va a chiedere soldi ad un matusalemme sei volte prescritto nonché pericoloso avversario politico. Un precedente illustre c'è. L'ex sindaco comunista di Fivizzano. Folgorato anche lui sulla via di Arcore. Come si chiamava è facile: Sandro Bondi.

domenica 5 dicembre 2010

Una onorevole eutanasia


Meglio cento giorni da parlamentare italiano oppure un giorno solo da Mario Monicelli?
A guardare il salario forse no. Meglio la mansione da onorevole a tempo perso piuttosto che una morte onorevole. Dopo tutto la defenestrazione - nel senso letterale del termine - in Italia è una pura utopia politica e mai si verificherà. E dài. Mica staccheranno davvero la spina a se stessi. Mica si staccheranno tanto facilmente dagli scranni.

Eppure c'è qualcosa che è sfuggita ai nostri parlamentari nel loro vacuo e vanesio elucubrare dell'altro giorno: tra destra e sinistra. Tra cattolici e cattocomunisti. Guelfi e Ghibellini. Bianchi e Neri. Leccalculo papalini e leccaculo secolari. Vediamo, che cosa è sfuggita?
Ve lo dico io cosa è sfuggita: la metafora del gesto. E non solo. Tutto quello che la persona che lo compie rappresenta in sé - malattia nonostante. E non è un caso che si tratti d'un regista. Un'icona del cinema nazionale.

Ecco, il suicidio di Mario Monicelli è la perfetta metafora della cultura italiana. La non speranza assoluta di vivere in un paese dal corpo politico malato, mutilato dai tagli, devastato dalla metastasi della corruzione politica. Insomma, un paese che s'involgarisce di giorno in giorno e che s'impoverisce senza investire mai un centesimo nell'unica risorsa primaria che possiede: la propria eredità culturale. Zero in cultura. Questo non è un paese per registi. Non è un paese per scrittori - che vivono sotto scorta, che gli raccolgono firme contro, che gli diminuiscono le puntate televisive sulla Rai. No. Questo non è un paese per artisti.

E' stato comunque uno spettacolo osservare questa disarmante armata Brancaleone di lussuosi fancazzisti - altamente professionale - litigare sul gesto estremo di un altro essere umano in maniera così deliberata. Sentirli sragionare sulla morte altrui come poveri cazzari da bar Sport.
C'era da augurarsi al contrario un contagio imitativo, spontaneo e coraggioso da parte loro. Invece non è successo niente. E che pena non vederli ripetere a uno a uno il medesimo sacrificio del regista. Nessuno ad esempio ha voluto imitare l'orgoglioso scatto dei due antieroi de "La Grande Guerra" che pur di non venire derisi - come italiani - accettano alla fine il sacrificio della fucilazione come patriottico gesto estremo. Negandosi così alla viltà.

Ma che autentico peccato. Sarebbe stato bello davvero vederli tutti quanti lanciarsi giù dalle finestre di Montecitorio. Deputato dopo deputato. Senza nessun vincolo di mandato. Gruppo politico per gruppo politico. Tutti presi dal medesimo slancio di sano patriottismo. Una esecuzione spontanea a piena regola, compiuta contro se stessi. Quasi una dolce morte bicamerale, per evidente incapacità di replicare una nuova "dolce vita".
Un suicidio collettivo tanto politico quanto esistenziale. Ecco, questa sì che sarebbe stata una onorevole eutanasia.