sabato 31 dicembre 2011

diariospycam / Gesù di Nazareth

Seguendo i telegiornali terrestri di oggi ho appreso la notizia che quel prete italiano, un certo don Verzè - è morto nella nottata per problemi di cuore. Pace all'anima sua. Questo nome me lo ricordo bene, una volta mi ha tirato pure in ballo: era pieno di debiti fino al collo, i trucchetti finanziari per camuffare i bilanci non si potevano contare... e lui, pacifico dichiara alla stampa del suo paese di allocchi, dove si bevono ogni cosa: mi hanno messo in croce, come Gesù Cristo. Ma cosa c'entro io, ho pensato, perché mai mi tira in ballo? Io, i mercanti li ho sempre scacciati dal tempio.

(Liberamente tratto e ispirato - nonché interamente inventato - dal diario personale di Gesù di Nazareth)

mercoledì 21 dicembre 2011

Presepe delle libertà



Vi do una notizia d'anteprima e da presepe. Ruby da ieri è mamma. E' nato a quanto pare, nel lontano Oriente, il figlio della nipote di Mubarak. E' nata. E' nato. Lo preannunciavano già da mesi e mesi profeti e giornalisti e opinionisti di Lieta-Novella 2000. Ora invece ne danno l'annuncio gli angeli e gli arcangeli di Arcore: Cicchitto in prima fila, Gelmini, Bondi. La schiera dei domestici è compatta a due passi della grotta. Vittorio Feltri, Sallusti, Porro. Tutti con una fascia littoria natalizia sul petto, come richiede il protocollo da presepe e con la scritta dorata: Gloria in the Papi's day.
Venite dunque. Venite adoremus canta in do maggiorato adiposo (bemolle) Giuliano Ferrara, il quale occupa tre quarti del presepe con la sua statuina elefantiaca. Adoremus, certo. Ma qualche leccatina servile non guasta mai. Pastori abruzzesi come Bruno Vespa per esempio chiamano già in raccolta tutto il pecorame televisivo per una puntata natalizia di "Grotta a Grotta" da improvvisare. Edizione straordinaria.

Nicole Minetti recita la stauina tettoluta della massaia che inforna il pane. La Carfagna in reca doni: un calendario su cui posa nuda contro una grotta. C'è Gasparri sul cammello con altri due servi scellerati e vestiti da sceicchi in pompa magna da perfetti Re magi. Con oro lingua e birra. Non manca nessuno. Bossi che canta un inno religioso sconnesso, sottotolato in latino. LaRussa che scalcia come un mulo con Brunetta sulla soma mentre risalgono assieme la china delle montagne. La Santanché con una cesta in testa si appresta a inginocchiarsi. Completamente rifatta. Sicuramente la più bella e la più rifatta tra tutte le statuine del presepe. C'è il calzolaio della grotta accanto interpretato da Vittorio Sgarbi. Emilio Fede che fa il bue e riscalda il neonato con il suo alito di whisky.
Le papi girls, le pecore sfilano davanti al redentore. Alfonso Signorini in abiti da zampognaro. Tutti portano dei doni al figlio della nipote di Mubarak. Tutti fedelissimi. Religiosissimi servi del Signore. A uno a uno sfilano, parlamentari, pidiellini incalliti, soldati e pretoriani. Sulle montagne appaiono perfino statuine di cartapesta di piccoli e responsabilissimi Scilipoti. In gruppo, sempre pronti a servire la causa nuova e vecchia: sia il nuovo Messia, sia combattere da bravi partigiani e in favore di Erode - dipende da chi offre più prebende e panettone.

Buon Natale a tutti i lettori di Karakirisushi. E' nato. E' nato. Questa la lieta novella. E' nato il figlio di Ruby. I servi del Signore cantano tutti in onore del loro capo: tu scendi dalle stelle. Tutti pronti, per il grande festino di Natale.

domenica 18 dicembre 2011

Tanto rigore per nulla

RIGORE FINANZIARIO o rigor mortis sociale? Non si sa. Una cosa è certa. Mercato e democrazia sono incompatibili. E questo governo di fatto è stato sequestrato dai mercati. Monti e tutti i suoi ministri sono stati presi come ostaggio. Provate a immaginare una specie "ndrangheta" o di anonima sarda globale e invisibile. Plurilaureata. Che gioca in Borsa. E che invece di quotare nasconde il debito pubblico di uno Stato sovrano nel caveau di una banca. E che dica poi: se volete che io compri i vostri titoli di Stato l'interesse è questo. Pagatemi questo Spread. Prendere o fallire.

INSOMMA LA MANOVRA è "implicitamente" iniqua, dal momento che il governo deve rispettare le condizioni di riscatto stabilite dal mercato. Altro che equità.
Nel mercato prevalgono le oscillazioni determinate dal panico finanziario. Nella democrazia dovrebbero vigere invece le più banali regole di equità sociale. Ma siamo sull'orlo della bancarotta. La democrazia è sospesa. Almeno fino a data da destinarsi. Sipario.

lunedì 12 dicembre 2011

L'Europa delle Signorie



C'ERA UNA VOLTA L'ITALIA del Rinascimento. Di Michelangelo. Di Leonardo da Vinci. L'Italia di Machiavelli e della Scienza Politica. Insomma, per farla breve l'Italia della cultura. Dell'Univeristà. L'Italia come modello europeo di architettura, senso estetico, pittura e civiltà urbana. E poi ci fu l'Italia litigiosa. Frammentata dalle lotte sanguinose tra fratelli. Famiglie rivali. Quella spezzata in due dallo Stato Pontificio. Perennamente sottoposta al giogo delle potenze straniere. E controllata, saccheggiata. Un declino che fu studiato a tavolino. E ci rese anemici oltre che nemici: Guelfi contro Ghibellini, Bianchi contro Neri. Montecchi contro Capuleti.

COSI' FU CHE L'ITALIA delle banche, della via Francigena, del Mercantilismo venne assorbita dai nuovi stati europei emergenti. Dalle loro amministrazioni più centrali e più efficienti. Come vi riuscirono è storia nota, semplice: approfittarono della debolezza politica scaturita dagli egoismi, dai piccoli egocentrismi, dall'etnocentrismo delle minime divisioni interne. Di città-stato contro città-stato che muovendosi guerra s'infiacchivano e fallivano miserabilmente e finanziariamente. Prese così il sopravvento l'Europa degli imperi e quello delle nazioni. Il destino della Gran Bretagna che di lì a poco dominò il mondo. I confini ispanici, entro i cui confini non tramontava mai il sole. Il Gold Standard come valore economico planetario di riferimento.

C'ERA QUINDI UNA VOLTA L'EUROPA della rivoluzione industriale. Del progresso. Della macchina a vapore. Della rivoluzione francese e dei diritti universali. L'Europa delle sinfonie. Allegretto andante. Presto con fuoco. Leggero moderato. L'Europa delle Sonate. Di Mozart. Di Giuseppe Verdi. Dell'Opera e della Scala di Milano. Della letteratura mitteleuropea. Di Joyce a Trieste. L'Europa come modello di civiltà. Certo, vi fu anche l'Europa del colonialismo, del dispotismo, dell'Assolutismo e del Diritto divino. Ma fu pure l'Europa del Welfare state, dell'Esposizione Universale, del Surrealismo, del Dadaismo, del Marxismo. L'Europa dei sindacati. Dei lavoratori e della Psicanalisi. L'Europa della Belle Epoque.

MA ANCHE QUESTO SOGNO svanì. La frammentazione egoistica e il protezionismo degli stati-nazione indebolì quella forma civiltà come era già accaduto con l'Italia rinascimentale. E questo avvenne attraverso la potenza distruttrice della prima e seconda guerra mondiale. Due conflitti che segnarono il declino: il requiem degli stati-sovrani. Il declino dell'Europa e l'inizio dell'egemonia americana in termini di nuovo modello di civiltà. La lezione amara fu però assorbita e infine capita. L'idea fu che una volta ricostruito il continente bisognava andare oltre le querelles. E così come un tempo si era andato oltre le città-stato, ora bisognava superare il concetto di Stato-nazione. Fu allora che si inventò l'Europa unita così come l'abbiamo intesa noi fino all'altro ieri. L'Europa che va oltre i confini nazionali. Federalista? Non si è mai capito. Funzionalista? Nemmeno. Intergovernamentale? Forse. Nel bene o nel male fu tuttavia l'Europa dei Trattati di Roma. Di Maastricht. L'Europa di Altiero Spinelli e del suo visionario Manifesto di Ventotene.

E PROPRIO COME VENNE smantellata e saccheggiata l'Italia post rinascimentale così verrà smantellata l'Europa delle nazioni. L'Europa delle Signorie. Delle piccole borghesie straccione. Allo stesso modo. Del resto cosa era l'Europa unita nella sua diversità, se non un travestimento in grado di coprire le magagne della sua invereconda conflittualità? Nessuna coerenza politica a conti fatti. Né economica. Né fiscale. Vittima povera della nuova aristocrazia finanziaria che governa chiunque su scala globale. Una pseudo sovranità politica senza alcuna sovranità economica.

IL RISULTATO E SOTTO GLI OCCHI di tutti con il Vertice dei giorni scorsi. L'Inghilterra che si tira fuori dal gioco. E si ritorna indietro. Si ritorno a un attimo delle due guerre mondiali. Riaffiorano questioni di confini "economici". Si ritorna ai dispetti tra stati. Si rivive la famosa crisi delle sedie vuote: ovvero, il preludio dell'Europa a due velocita. O forse a due lentezze. Nazionalismi fiacchi e fuochi di ritorno. E perché no, becero protezionismo. Una vecchia e brutta storia, dagli auspici già noti. Un pericoloso déjà vu. Eccola qua l'Europa delle Signorie divorata giorno dopo giorno dal signoraggio globale.

sabato 10 dicembre 2011

diariospycam / Umberto Bossi

Mi sono rifatto una verginità con questo governo Monti. Così oggi ho partecipato alla Sagra dello gnocco fritto. E c'era gente. Lo gnocco fritto bolliva nell'olio di soia. Odoravo di strutto. Ruttavo bevendo birra e poi sparavo al microfono le medesime cazzate che io sparavo quando ero giovane. Ma non sono più giovane purtroppo. Sono vecchio adesso. Che cosa è successo in tutto questo tempo, non lo so. Che cosa ho detto in tutto questo tempo, non lo so. Vivo come scisso. Scisso da me dico: in perenne secessione politica tra l'io di ieri e quell'altro di oggi.

(Liberamente tratto e liberamente ispirato - nonché interamente inventato - dal diario personale di Umberto Bossi)

venerdì 9 dicembre 2011

L'utopia della base





Stasera alle ore 21


BLUE TRAIN CLUB



Poggibonsi (Siena)


reading / presentazione del libro:



L'UTOPIA DELLA BASE


(Un collettivo operaio nella Toscana tra gli anni '60 e '70)

di Francesco Corsi / Pietro Peli / Stefano Santini


Reading:


Alfonso Diego Casella

Interverranno:


Dario Ceccherini


Fabio Dei - Università di Pisa


Severino Saccardi - "Testimonianze"

lunedì 5 dicembre 2011

Lacrime napulitane


CERTO CHE NON CI facciamo mancare niente noi. Una ministra valletta che fa i calendari e poi viene catapultata misteriosamente alle Pari Opportunità. Un primo ministro miliardario che nega la crisi. Un ministro delle Riforme che rutta. Fa le pernacchie. Scorreggia. Sbadiglia diciotto volte in un discorso di appena dieci minuti. Un ministro che porta a spasso il porco col collare tanto per fare un dispetto ai credenti di fede musulmana. Un ministro che tira calci ai giornalisti. Che scalpita peggio di un cavallo pazzo.

ECCO, CI MANCAVA SOLO un ministro che piangeva. E toh, la nuova ministra del Lavoro. Non ricordo neppure il nome. Né lo me lo voglio ricordare. Dice la signora a un certo punto della conferenza stampa, che ci vogliono sacrifici. Lacrime ci vogliono. E toh. Piange in diretta, per rafforzare il concetto. Come se fossimo tonti e avessimo bisogno di una sceneggiata alla Mario Merola per capire meglio: "Bell'e papà, avimme a fatica'... lacrime napulitane, bell' e papà".
A questo punto ci aspettiamo un ministro che sanguini dal vivo, alla Padre Pio. Un ministro con le stimmate sul palmo delle mani e in grado davvero di farci vivere l'unico miracolo italiano possibile: la normalità. Sì. Quello che ci manca appunto, è la normalità. A noi, un ministro normale non capita mai.

CHE PENA. MICA CHIEDIAMO TROPPO. Come dire, uno che non piange. Uno che non fa calendari. Uno che non rutta. Che non tiri calci come un mulo... Insomma, uno che faccia il ministro e basta. Senza soap opera come contorno. Senza clamore. Uno che parla e basta. E che, se ci vogliono lacrime, dica: lacrime. E se ci vuole sangue, dica: sangue. Uno che parli. Che chiami le parole col proprio nome. Senza troppi fronzoli teatrali. Senza commozioni cerebrali. Senza velleità non verbali. Senza metafore spropositate. Senza usare gesti per indicare col dito, come succede in genere alle scimmie. Ah, che bella la vecchia politica: l'arte oratoria. I comizi. Che bello era possedere il vecchio dono della parola.

sabato 26 novembre 2011

Santoro come Gobetti



Novembre 2011. Il giornalista Michele Santoro, reo di essere stato licenziato per motivi politici dalla Rai, dietro diretta pressione dell'ex premier, viene denunciato da Mediaset. I motivi sono assolutamente pretestuosi. Cavilli di fetidi avvocati servili. La verità è che, licenziamento nonostante, il programma Servizio Pubblico in onda su internet ogni giovedì è il nuovo terzo polo "televisivo". Audience altissima. Alta politica. Questa squallida denuncia ricorda tanto qualcosa di meno recente.

Maggio 1924. Gobetti si muove liberamente tra Parigi e Palermo. Seguito dalla polizia. Il duce telegrafa personalemente al prefetto di Torino Agostino d'Adamo: «Mi si riferisce che noto Gobetti sia stato recentemente a Parigi e che oggi sia in Sicilia. Prego informarmi e vigilare per rendere nuovamente difficile vita questo insulso oppositore di governo e fascismo». Gobetti verrà percosso qualche giorno dopo, la sua abitazione perquisita e le sue carte sequestrate. L'Italia a conti fatti non è cambiata più di tanto.

giovedì 24 novembre 2011

L'ultima barzelletta a Strasburgo


C'è un italiano un francese e una tedesca. Il francese dice: dobbiamo fare gli eurobond, l'italiano dice: dobbiamo fare gli eurobond. La tedesca dice, sì... dobbiamo farci James Bond. Avete ragione. Ah. Ah. Ah.

mercoledì 23 novembre 2011

Elogio a Zapatero


SAPETE QUAL'E' LA DIFFERENZA fra Zapatero e Berlusconi? Eccola qua. Il primo invoca libere elezioni per fermare la crisi economica, nominando immediatamente il suo successore politico – Alfredo Rubalcaba - mentre l'altro si dimette semplicemente perché Mediaset (la sua azienda familiare) dopo aver ripetuto performances negative in Borsa, sta rischiando il tracollo.
Vi pare poco? Da una parte abbiamo uno statista sobrio, responsabile, che protegge il paese dalla speculazione finanziaria e dall'altra c'è il miliardario ridens che pensa esclusivamente pro domo sua: l'eredità dei figli. Altro che successore politico!
"La destra persegue un interesse – diceva un tempo il filosofo Norberto Bobbio - la sinistra persegue un ideale."

E A PROPOSITO DI IDEALE, non è un caso che il nuovo candidato socialista Rubalcaba sia stato accostato in questi ultimi giorni a una specie di Don Chischiotte post moderno, il quale crede ancora nell'ideale cavalleresco e "democratico". Una sorta di picaro che si batte contro i sondaggi del marketing elettorale come se stesse lottando contro i mulini a vento del famoso romanzo. E lo si è visto anche, l'eroico cavaliere Rubalcaba, apparire in un duello televisivo contro il suo avversario politico - il post franchista Mariano Rajoy. E poi si è visto come quest'ultimo sia stato miseramente smascherato. Messo in ridicolo. Annientato in diretta. Fatto letteralmente a pezzi dal bravo Rubalcaba.

IL RISULTATO FINALE? Ecco, diciamo che accade esattamente il contrario: alle ultime elezioni spagnole finisce che vince la Destra. Una Destra che a quanto pare non aveva neppure uno straccio di programma. Mentre i socialisti vengono sonoramente sconfitti. Zapatero va a casa. Ideale addio. In tempi di crisi purtroppo prevale l'interesse. E cioè la Destra. "Dichiareremo guerra alla crisi" questa l'unica intenzione trapelata finora dal nuovo vincitore. Ottima idea. Ma con i soldi di chi?

DON CHISCIOTTE ERA un disadattato cronologico. Non scherzo. Sta tutto qui il suo pathos letterario. È nel ritardo mentale del personaggio che si consuma comicamente tutta la sua tragedia personale. E chissà, forse Zapatero invocando le elezioni ha difeso un onore che non esiste più, come accadde al suo connazionale Don Chisciotte. E così Rubalcaba, anche lui, si è battuto in un mondo che non esiste più: il "feudalesimo" degli stati sovrani è finito. I romanzi cavallereschi sulla democrazia e sull'ideale del Welfare sono argomenti superati. Vige la legge del mercato. E quindi beni pubblici da svendere. Stato sociale da smantellare. Protezione sociale da tagliare.

VIVIAMO ORMAI NELLA POST DEMOCRAZIA del mercato globale. Nella modernità liquida. Al di fuori dalla sovranità territoriale degli stati. Così come Don Chisciotte non si era reso conto che il feudalesimo era stato travolto da un mercantilismo protoglobale rampante, così noi non ci rendiamo ancora conto oggi che la democrazia si è semplicemente trasformata in qualcos'altro: una specie di Kràtos senza Demos, cioè un governo autoreferenziato senza nessun popolo.

ELEGGIAMO CANDIDATI ALL'INTERNO di una competizione politica drogata dalle Borse. Truccata dallo Spread. Viziata dal panico finanziario manipolato. È il marketing dei sondaggi che decide in anticipo chi vince e chi perde: è il primato dell'economia, la dittatura totalitaria dei mercati. Senza repressione apparente. Basta una debole tinta di libertà. Una finta scenata rappresentatività. É un golpe finanziario post franchista, con la Germania che gioca un ruolo democratico questa volta. E l'Italia non bombarda come accadde ottantanni fa nella guerra civile. Tutti buoni. Nessuno uccide. Il mercato è fraterno. Ci vuole bene. Niente sangue questa volta. E siccome non c'è sangue quasi nessuno si accorgerà di niente.

martedì 22 novembre 2011

lunedì 21 novembre 2011

Come superare l'eterno post-presente




DAVVERO PER DISFARSI d'un clown c'è bisogno di cambiare la gestione del circo? E il pubblico, e le claques, come la mettiamo con loro? Una parola, deberlusconizzare il paese! Come si possono stoccare le scorie del berlusconismo se la centrale nucleare è ancora in funzione. Se il nocciolo duro dei servi è irremovibile in parlamento e ne parlano ancora come un eroe salvatore della patria. Insomma, quanto ci vorrà per smaltire tutta questa tossicità? Riusciremo a disfarci delle radiazioni emanate in questi lunghi anni?


DEL RESTO L'ITALIA è il paese dell'eterno ritorno. Vedi la democrazia cristiana che ha ripreso la scena con i suoi stessi volti imbalsamati nel '93. Tirati fuori dalle celle frigorifere, dalle celle di San Vittore o dal museo di Tangentopoli. Eccoli lì, i dinosauri ancora parlano: si lasciano pure intervistare, raccontano professorali come hanno superato le glaceazioni politiche. E come sono riusciti a galleggiare tutti questi anni. De Mita. Cirino Pomicino. Sicuramente la Democrazia Cristiana rappresenta in politica la metafora cattolica più perfetta della resurrezione della carne. Il berlusconismo invece è l'eterno ritorno mediatico: il ritornello televisivo perenne, che si ripete ossessivo, il jingle pubblicitario della politica ridotta a mero prodotto commerciale.

HA RAGIONE IL POETA Valerio Magrelli, che ha dichiarato in una recentissima intervista: "Io crederò alla fine di Berlusconi quando lo vedrò con un paletto di frassino conficcato nel cuore in una notte di luna piena." Ha proprio ragione. Forse un po' forte come immagine, ma efficace al punto giusto. Da poeta, appunto. Da poeta. Magari ce ne fossero di poeti in Italia. Altro che professori.

sabato 19 novembre 2011

L'Italia al Monti di Pietà

Tutto in svendita signore e signori. Patrimonio pubblico. Titoli di stato. Ribassi e saldi di fine stagione. Ici prima casa. Patrimoniale ai ricchi. Inizia insomma un'era di grande sobrietà. Professionalità e serietà. Ma anche di grande austerity. L'Italia è sott'attacco degli speculatori. Non c'era altra soluzione che depositare i nostri beni al Monti di Pietà.

sabato 12 novembre 2011

Il gabinetto Berlusconi tira lo sciacquone

L'Italia peggiore si dimette. Dal governo dei bocchini si passa al governo della Bocconi. I nani, le baldracche, le zoccole sprint, i servi, i leccaculo, i mercenari, gli Scilipoti, il lardo debordante di Giuliano Ferrara, la plastica gonfiabile della Santanché. Tutti battono le mani in aula. A vuoto. Il fruscìo rassomiglia molto al rumore di uno sciacquone. La merda lentamente scompare. Le facce si diradano. Addio Tremonti sorgenti dalle acque. Ultima richiesta. Dentro vorrebbe Gianni Letta. Che pena. Un tempo sistemava ovunque le sue troie. E ora non gli resta altro che sperare nel Cavallo di Troia.

martedì 8 novembre 2011

La sindrome di Gheddafi




Braccato dai numeri. In silenzio. Nel suo bunker di lusso. Al buio. Nascosto. È così che vuole morire. Come Gheddafi. Come un martire. Con i fedelissimi che ancora sparano in televisione sui nemici. Mentre gli invadono la sua città natale. E i traditori scappano. I Tuareg lo difendono. A denti stretti. Coi coltelli. Truppe mercenarie. Escort della salvezza. Lui ha una pistola d'oro. Premedita una fuga. C'è difatti un fuoristrada che lo sta aspettando fuori. Attraverseranno il deserto.
Buon viaggio.

sabato 5 novembre 2011

Silvio Berlusconi / diariospycam

Seduto oggi nel salotto il maggiordomo Alfredo serviva champagne. Mi sono detto, la crisi non esiste. I ristoranti sono pieni. Le ville sono piene di puttane. Organizzano cene. Pagano le puttane con assegni a molte cifre. Le invitano a cena. Si concedono lussi. Fanno regali. Le invitano nelle ville in Sardegna. Regalano posti nel parlamento europeo. Ai ministeri. Al consiglio regionale. No. La crisi non esiste. E' un'invenzione, questo ho rilasciato oggi ai giornali. E questo scrivo puntualmente, qui, nel mio diario personale. Ho chiamato il fedelissimo maggiordomo Alfredo. Alfredo, ho detto, secondo te... c'è davvero questa crisi che dicono in giro. Il maggiordomo Alfredo ha risposto nossignore, abbassando lo sguardo. No. Perfino i servi guadagnano ha detto. Le mance. Le tredicesime. Lo straordinario nelle nottate di Bunga Bunga e party privati. No, la crisi non c'è affatto signore. E' un'invenzione della stampa. Dei comunisti, perché loro vogliono fare la rivoluzione dei pezzenti. Ecco, è come pensavo io Alfredo. Bravo. Mi sono complimentato. Congratulazioni. Tu sì che sei un bravo maggiordomo ho detto. Davvero. Giuro che se rivinco le prossime elezioni politiche ti metto proprio al Ministero del Lavoro. Basta, questo Sacconi ha bell'e spaccato i coglioni. Non credi Alfredo. Sissignore, ha risposto obbediente Alfredo.

( Liberamente tratto e ispirato - interamente inventato - dal diario personale di Silvio Berlusconi)

venerdì 4 novembre 2011

diariospycam / Giulio Tremonti

Va bene, ha voluto così. Tutta colpa sua. Ha voluto che andassi per forza a Nizza, al G 20. A far figura. A far vedere che il ministro delle Finanze esiste. Tanto per cominciare nell'aereo non gli ho rivolto neanche la parola. Giocavo alla playstation. Tutto il tempo. Atterriamo e ci stringono la mano. Albergo. Al primo incontro con il Fondo Monetario Internazionale, Sarkozy e Merkel, quelli parlavano e dicevano a lui: cosa devi fare e cosa non devi fare. E lui si rivolgeva a me, il premier, per lasciare intendere che abbiamo un ministro delle Finanze. Mi chiedeva informazioni tecniche. E io che interrompevo il giochino elettronico sotto al tavolo della sala riunioni. Facevo lo gnorri. La parte di uno che cade dalle nuovole. Spread? dicevo io. Cosa è questo Spread. E mi rimettevo a giocare alla playstation. Adesso sono tornato in albergo, finalmente. Mi sono fatto una doccia. E sto qui, al tavolo, a scrivere il diario.

(Liberamente tratto e ispirato - interamente inventato - dal diario personale di Giulio Tremonti)

martedì 1 novembre 2011

Il mercato rende liberi

ADDIO DEMOCRAZIA. Guarda cosa è accaduto oggi in Grecia. Tutto è andato giù per colpa di un promesso referendum popolare. Il mercato vuole stabilità. Mai sottoporre ai cittadini tasse a venire. (No taxation without representation). Neanche se i tagli riguardano la decapitazione totale di ogni spesa sociale. La democrazia non serve più. Una vecchia leggenda metropolitana la democrazia. E' la finanza che conta. Non esiste alcuna libertà senza mercato. Avanti. Tutti. Tutti quanti a lavorare nel campo di concentramento della finanza globale. Lavoriamo. Dimagriamo. Mangiamo sempre meno. Le agenzie di rating ci fanno da kapo'. Occorrono sacrifici ci dicono. Sacrifici. Sacrifici. Dimagrite. Dimagrite. Dimagrite. Mettere in moto l'economia. Il mercato rende liberi.

mercoledì 26 ottobre 2011

Strategia del terrone

NON SOLO LA SIGNORA Bossi è andata in pensione a trentanove anni. Ma peggio. E' nientemeno siciliana. Da non credersi. Una bizzarria. Un lumbard del continente che vuole fare la secessione e che dovrebbe cominciare dal divorzio coniugale prima di quello geografico o politico. Prendiamo per esempio un'altra fedelissima del premier. Politicamente parlando, quasi una seconda moglie. Esponente di punta degli aspiranti secessionisti: Rosy Mauro. Nativa di San Pietro Vernotico. Brindisi. Puglia. Meridionale di razza a cominciare dall'accento. Dicono sia sbarcata a Milano negli anni ottanta. Era giovinetta la terrona quando si iscrisse alla Lega. Non esisteva la paura dei vu' cumpra'. All'epoca le mura di Millano erano infestate da scritte del tipo: Terroni via da Milano. Etna erutta. Forza Vesuvio.

LA STRATEGIA DI BOSSI in conclusione è chiara, e diciamola pure: la secessione del meridione d'Italia dai fannulloni fintamente laureati come lui. E da quei ritardati scolastici Cepu-fancazzisti come suo figlio Renzo. Uno che vive alle spalle del sud facendo il consigliere regionale. Prendendo ogni mese un lauto stipendio che non merita. Un parassita. Un sanguisuga.
A proposito di sangue. Si racconta che a Hitler scorresse sangue ebreo nelle vene. Voci di anagrafe e di corridoio. Biografi in malafede. Ma niente niente che il lumbard doc avrebbe origini calabresi o lucane? Un colpaccio. Ma vuoi vedere che alla fine era una tutta una finta? Che so, l'intezione di dare vita ad una secessione capovolta. Era esattamente qui che intendevo arrivare. Sì. Un malinteso. Una strategia. La strategia del terrone.

martedì 25 ottobre 2011

Lascia che sia eutanasia


QUANTO E' LUNGA l’attesa davanti a questo fottutissimo capezzale. La misura è colma, non vi pare? Troppo l’accanimento terapeutico dei cosiddetti Responsabili disperatamente alleati nell’estremo tentativo bocca a bocca di rianimarlo. Di tenerlo in vita. Perfino i cattolici – fanatici paladini della vita – perfino loro hanno mollato la presa definitivamente: e cioè il cadavere in delirio onirico e in stato di avanzata decomposizione. E tutto ciò nonostante la compravendita sottobanco di nuove formazioni politiche – toh, guarda caso, proprio di medici-comici a quanto pare molto esperti in tecniche di ago puntura. E cosa dire poi delle infermiere servili tutto fare?


NIENTE, ECCOLO PROMOSSE in prima fila a ricoprire incarichi di sottogoverno. Prosit signore e signorine. Buon pro vi faccia. Alla faccia nostra, rispettabili pagatori di stipendi e debito pubblico. E giù prebende a crocerossine anonime, guaritrici di maggioranze miracolate. A ricattabili pompieri spegni- incendio. Laute mance all’intero sistema parlamentar-ospedaliero che si ostina a tenere ignobilmente in vita un cadavere in rigor mortis più che mai presunto. Eutanasia politica, sì. Eutanasia ci vuole. Suicidio partitico assistito. Ripeto, perfino i cattolici si trovano d’accordo con una simile scelta etica. Sì. Bisogna assolutamente staccare la spina a questo incubo. A questo scandaloso Matrix reload visto e rivisto al telegiornale. A questo corpo rifatto mille volte ma più vegeto che vivo. Guardatelo bene. Osservatelo oltre il cerone e la pelata incollata con la pece.


NON LO TROVATE ANCHE VOI un vegetale ridicolo di cui c'è seriamente da vergognarsi, un simile perdigiorno che resta fintamente in vita attaccato col culo alla sua sedia come la faccia ad una bombola d'ossigeno? Ecco, non vi sembra questo gioco una specie di oltretomba che diventa macabra attualità giorno dopo giorno? Non vi sembra costui un defunto capriccioso che simula e simula riunioni che altro non sono che sedute spiritiche con le sue stesse controfigure rimaste in vita? Come dire, non vi pare questo bellimbusto, un anziano paziente plastificato e irrigidito dall'ennesimo tentativo chirurgico di esistere? Oppure, è uno già preventivamente imbalsamato. O meglio, la reincarnazione di se stesso e che per omertà non si è nemmeno deciso ad annunciare la sua morte.

ECCOLO INSOMMA CHE parla e parla a vanvera. Viaggia, a quanto pare, verso Bruxelles con dei fogli vuoti. Che ancora muove la bocca. Al microfono. Tutti fingono di sentirlo. E lui che finge di ridere. Che annuncia più che mai ridicolo e solenne dal profondo del suo coma farmacologico ormai irreversibile, le fantomatiche riforme promesse da ventanni e che trasformeranno definitivamente il paese in una cuccagna pubblicitaria, in un trip acido da cui neppure noi rischiamo di non risvegliarci più. No. Non è lui, credetemi. Sta semplicemente delirando in playback. E quel che è peggio, il delirio è stato scritto anche da un altro. Giuliano Ferrara, tanto per citare il nome di un ghost writer in stato di ebbrezza eternamente molesta.
A dire proprio il vero non è neppure il caso di affermare: morte al re! No. Macché, il re è già morto. Avanti, staccate questa spina per favore.

domenica 23 ottobre 2011

Marco Pannella / diariospycam

La cena a palazzo Grazioli l'altra sera è stata davvero graziosa. I maggiordomi ci aspettavano sulla soglia. Ci servivano a tavola con stile. Il maggiordomo Alfredo, ogni tanto passava un cellulare colombiano. Un cellulare peruviano. A volte un pataccone antidiluviano del Burundi. E ogni tanto il premier rispondeva a Lavitola. In qualità di consigliere culinario personale Lavitola suggeriva anche il menu. E allora da Panama ci ha raccomandato una bella porzione di agnello al forno, con contorno di piselli e patate. Dopo una bella pasta alla puttanesca, ovviamente.
Certo, una puttanesca ci vuole, ha sorriso il premier. Oppure due gnocche fresche fresche in brodaglia di Escort al peperoncino essiccato. Ci ha anche raccomandato dei fagioli all'uccelletta, per contrappasso. Naturalmente ho interrotto l'ennesimo finto sciopero della fame. A me mangiare piace. Col cazzo che io sciopero. Solo gli italiani abboccano a questa bufala mia inventata quarantanni fa del cosiddetto sciopero della fame. In realtà io oscillo. Oscillo e basta. Non sciopero, oscillo. Se non oscillo nella mia azione politica va a finire che non ci trovo alcun gusto. L'agire politico, almeno per me, è pura oscillazione. Astrazione e oscillazione. In realtà sono un pendolo. Un'altalena automatica. Ed eccola svelata finalmente la mia genetica propensione agli scioperi della fame: se vuoi oscillare meglio, devi rimanere per forza a stomaco vuoto. Altrimenti poi ti viene il mal di mare.
Al momento del dessert - anche questo vivamente consigliatoci da Lavitola, con un cellulare caraibico portatoci prontamente dal maggiordomo Alfredo - il premier mi ha chiesto cosa desideravo in cambio dell'appoggio al suo governo. Alfredo ha portato questa volta un libretto degli assegni, come capita in simili occasioni. E qui ho detto no. A me basta solo un piatto di lenticchie. A me le rimanenze della cena, che in genere vengono date ai cani, valgono molto più di una poltrona. Io mi vendo per niente gli ho detto. Mi accontento davvero con poco. Oscillo e basta. Datemi solo gli avanzi, vi prego. Fatemi oscillare politicamente e mi fate l'uomo più contento del mondo. Voglio solo un bel pacchetto con gli avanzi. Il premier ha chiuso il libretto degli assegni. Mi ha regalato un 45 giri vintage originale intitolato: Guarda come dondolo. Me lo ricordo bene questo motivo Ero giovane all'epoca e lo ballavo. Anche lui lo cantava sulle navi da crociera. Così abbiamo cantato insieme la canzone: guarda come dondolo, guarda come dondolo. Eravamo uno spasso io e Berlusconi. Nel frattempo il maggiordomo Alfredo ha preparato un bel pacchetto con gli ossi di pollo e quanto era rimasto dell'agnello già azzannato dal resto della tavolata. E me lo dà, sotto la porta, assieme alla giacca di tweed.

(Liberamente tratto e ispirato - interamente inventato - dal diario personale di Marco Pannella)

martedì 18 ottobre 2011

Strategia della manifestazione

NON E' AFFATTO VERO - come dice Maroni - che poteva scapparci il morto. Qui il morto ci è scappato per davvero. Ed è la democrazia. Questa fantomatica pista black bloc senza capo e senza coda è la versione risciacquata della vecchia e fantomatica "Pista anarchica".

DAPPRIMA CI FU la strategia della tensione. Tanto, tanto tempo fa. Vale a dire nelle stragi di stato dal 1969 fino al 1983. Per intenderci, da Piazza Fontana fino alla strage di Natale sul Rapido 904 - passando ovviamente per Piazza della Loggia a Brescia, strage alla Stazione di Bologna, Italicus, eccetera. Omissis abbondantamente garantiti. E impunità a gratis a chi si trovava nella famosa "zona grigia".

QUALCHE DECENNIO DOPO si passò invece alla cosiddetta strategia della conservazione: strage dei Georgofili a Firenze. Bomba a Milano. A Roma. Quella prima tipologia di strategia fece dimenticare all'Italia i bollori dell'Autunno caldo. I diritti civili che traboccavano in ogni piazza. Erano i tempi della guerra fredda. Una guerra fredda che si giocava in casa. Nella seconda tipologia di strategia invece c'era l'Italia di Tangentopoli. L'Italia che mandava a casa (o meglio, in galera) un'intera classe dirigente, tagliando le teste dei mafiosi eccellenti. La terza ipotesi di strategia la denomineremo strategia della manifestazione: ovvero, come infiltrarsi all'interno di un corteo e creare panico, scompiglio, disperdere i manifestanti con il falso pretesto della rivoluzione armata. Funzionale allo scopo di destabilizzare un coraggioso esperimento di democrazia diretta. Una governance globale dal basso.

NEI PRIMI DUE CASI citati c'era stato lo zampino dei servizi segreti (deviati, o semplicemente stranieri) e questo fu pure appurato. Ma nessuno fu punito mai, giustamente. In questo ultimo caso gli ultras novelli ultrapoliticizzati si sarebbero niente meno addestrati a due passi dalla Francia. In Val Susa, in Piemonte. Tecnica veramente affinata questa. Trovata geniale. Niente più fascisti come manovalanza. Niente più valigette cariche di tritolo da nascondere sotto il tavolo di una banca. Né dentro sale d'aspetto di stazioni. O sui treni in corsa nelle gallerie. Tutto è cambiato adesso: diversi i soggetti e gli oggetti da scegliere come bersaglio. A quanto pare gli anarco-insurrezionalisti avrebbero ricevuto una educazione paramilitare all'aria aperta. In montagna. All'insaputa di nessuno, così ci dicono. E che nessuno li avrebbe manipolati. Stranemente nessuno li ha fermati in anticipo benché le informative delle intelligence nostrali fioccassero da giorni.

IL RISULTATO è il seguente: limitazioni e restrizioni a chi manifesta liberamente e pacificamente in piazza. E dunque una ulteriore violazione di un diritto al libero esercizio di democrazia diretta. Ma c'è un altro risultato passato in sordina nei notiziari e nel silenzio più assoluto degli strilloni del Grande Capo - quasi tutti ex sessantottini tra l'altro, nati e formati a Valle Giulia e che oggi urlano e si stracciano le vesti - che, a quanto pare, la Francia starebbe per chiudere le frontiere per il prossimo G 20, onde evitare eventuali disordini. E tutto questo alla faccia di Schengen. Alla faccia dell'Unione europea, che più va avanti e più diventa una sfigata confraternita di banche non perfettamente allineate. La notizia vera è questa: d'ora in poi i G8 o i G20 diventeranno riunioni globalcondominiali tra capi di stato. Potentati che s'incontrano per un caffè. A nostre spese. E basta, nessuno deve saperne più niente. Una riunione privata tra famiglie ricche. Nessuno pacifico manifestante deve può ficcarci il naso: loro sì naturalmente. I capi. Loro possono ficcare le mani nel portafogli di chiunque.

INSOMMA, DICIAMO CHE la strategia della manifestazione è perfettamente riuscita nel suo intento. L'efficacia comunicativa degli infiltrati no-global & black bloc che rompono e sfasciano tutto quanto - tranne i palazzi del potere - è ineccepibile. Probabilmente anche anonimi agenti provocatori in maschera antigas, che feriscono perfino i loro stessi colleghi pur di proteggere l'élite ecomomica spaventata a morte da una miriade di cortei globali che lentamente sta sferrando un assedio pacifico e disarmato. Eccolo spiegato bene l'intento finale dei bravi "condottieri" postmoderni: bloccare sul nascere qualunque forma di democrazia diretta, proveniente dal basso. E soprattutto perché, più la protesta indignata si va allargando via internet e più diventa pericolosa agli occhi della sovranità economica globale che si sta mangiando il pianeta.

ANCHE LE GUERRIGLIE ben organizzate purtroppo hanno le gambe corte. E perciò la favola di questi ragazzotti guastafeste, ben travestiti da capitani di ventura abilmente incappucciati - e probabilmente al soldo di oscure entità invisibili - giuro che non funziona. No, non ci convince affatto. Ma non ci vengano a raccontare adesso che avrebbero effettuato 12 arresti soltanto su qualche centinaia di guerriglieri scatenati. Ci sembra questo un numero troppo esiguo. Quattro pivelli arrestati è troppo poco. Niente coperture dall'alto, per carità. Niente omissis per favore. Zero reticenze. E i nomi dei mandanti devono saltare fuori. O li farà la Rete prima o poi fotogramma dopo fotogramma. La storia dei black bloc che si esercitano in Val di Susa e che si dà appuntamento a Roma non tiene. Vogliamo conoscere prima cosa chi è stato il regista occulto di un simile scempio.

NON CI CONVINCE LA DINAMICA degli scontri tanto per cominciare. La mancata prevenzione. Le informative ricevute e mai prese in seria considerazione. Anche io questa volta sto coi poliziotti, come il buon vecchio Pier Paolo Pasolini. Perché ancora una volta i poliziotti si sono dimostrati figli dei poveri e non papà-banchieri o bancari come ce n'erano dall'altra parte. Non sto con quella truppa ben manipolata e ben addestrata da qualcuno, che col pretesto della rissa psedo-anarcoide vuole mantenere in realtà lo status quo. Distruggere i bancomat come ultimo gesto estremo per proteggere in maniera definitiva le banche di papà dal pericoloso assedio di duecentomila pacifisti. Non è un caso che uno o due degli arrestati abbia un perfino paparino che lavora in Bankitalia. E' chiaro, in maniera del tutto paradossale era al padre che voleva coprire il culo. E al contempo garantire un posto a sé stesso magari a rivoluzione no-global terminata.

MA DOVE STANNO OGGI tutti quei pivelli che un tempo gettavano le pietre ai poliziotti a Valle Giulia? A pensarci bene lavorano quasi tutti in banca. Lo sappiamo eccome. E chi non è riuscito a entrarci sfortunatamente - perché la porta era troppo stretta - è finito nientemeno a dirigere un giornale che si chiama "Il Foglio". E l'altro compare lavora ancora a Italia uno. E via via dicendo. Appunto, tutti quanti strilloni del Grande Capo. Black bloc anche lui, almeno a giudicare dalle ultime intercettazioni telefoniche: "Facciamo la rivoluzione - avrebbe detto il Grande Capo - ma la rivoluzione vera... Portiamo in piazza milioni di persone, facciamo fuori il palazzo di giustizia di Milano, assediamo Repubblica: cose di questo genere, non c'è un'alternativa."

sabato 15 ottobre 2011

Indignados nel bunker di Silvio




TRUPPE DI RADICALI lealisti e i Responsabili Tuareg sparano per le vie di Tripoli per difendere il loro capo. Gli Insorti-indignados intanto, senza più prospettiva, senza futuro, senza una pensione garantita, affamati più che mai dalla manovra economica del governo invadono finalmente la capitale, a migliaia. Contro le banche. Contro il governo.

ENTRANO NEL BUNKER di Palazzo Grazioli. E lì ci trovano solo due cameriere e tre Escort. Il Raìs è scappato via mare dicono. Dal deserto, puntualizza Giuliano Ferrara, sulla sua rivistina pornografica chiamata Il Foglio dell'Ayatollah. I fatti tumultuosi sono avvenuti a neanche due giorni dal gesto furibondo del direttore Emilio Fede, in diretta, il quale ha durante il suo telegiornale serale, prontamente esibito un revolver in pugno, avvertendo l'audience che lui e l'intera redazione di beduini Fedelissimi avrebbero difeso il loro Rais fino alla morte.

BENE, A SOLI DUE GIORNI dal quel gesto epico estremo, lo stesso giornalista e direttore del tg libico, è scomparso, facendo perdere le sue tracce. Sicuramente a seguito dell'invasione degli Insorgenti-Indignados che avevano accerchiato la redazione. I giocatori di poker gli sono alle calcagna. A quanto pare, dovrebbero riscuotere consistenti debiti di gioco, di cui si era fatto garante tra l'altro il Raìs. Si conclude così l’era del berluscoghedafismo, un colpo di stato mediatico-militare durato quasi diciassette anni. Con la geniale pantomima delle elezioni televisivo-democratiche. Finisce così il regime del tycoon di Tripoli. Il Raìs costruttore di Tripoli-due. L’uomo a cui perfino il colonnello Gheddafi - la sua dolce metà - aveva baciato la mano.




LA LIBIA FINALMENTE è libera grazie all'intervento degli Indignados. Il numero due del regime del Raìs, Gianni Letta, è fuggito anche lui dalla capitale in nottata, dopo aver disperatamente cercato di tessere ultime trattive con i ricercatori precari dell'università. Stessa fine per il ministro libico della Difesa Ignazio LaRussa, il quale è scappato a Roma, dove gode della protezione diplomatica italiana. L'on Cicchitto, Capezzone, Straquadanio, Gasparri, verranno ospitati questa notte in una tenda a Lampedusa. Vi sarebbero giunti con un barcone, guidato al largo del mediterraneo dal parrucchiere-timoniere Lele Mora, immediatamente arrestato mentre cercava di buttare in acqua il ministro Bossi, il ministro Gelmini, Maroni, la Carfagna (già pronta col costume da bagno e salvagente) e un altro centinaio di disperati fuggitivi considerati tutti dalla legge italiana clandestini. Bersani, dopo vere dichiarato nel centro della città liberata: adesso ci vuole un governo di emergenza nazionale è stato incarcerato nella stessa cella dell'ex califfo Pd Filippo Luigi Mohammed Penati e dell'ex onorevole Massimo Muammar D'Alema. Il giudice avrebbe motivato la sentenza con queste parole: la pena è giusta in quanto l'emergenza etica e politica sono proprio costoro. Qui da Tripoli e tutto. Vi restituisco la linea.

mercoledì 12 ottobre 2011

diariospycam / Giulio Tremonti

La verità è che nel Transatlantico questo pomeriggio mi è venuto proprio da pisciare. Giuro. Le toilette si trovano alla fine del corridoio. Apro la porta. Mi guardo allo specchio incorniciato. Mi pettino un attimo. Mi posiziono sul water. C'è un buon odore di pulito comunque. Tutto profuma qua dentro. Mi sbottono. Mi abbottono la patta. Mi lavo le mani.

E a un certo mi sento costretto a ritornare. Giuro che questa volta mi scappava. Ero già nel corridoio. Ho visto che Bossi in quel momento veniva intervistato.
Giulio... guarda che dobbiamo votare, mi ha detto Bossi. Sì, lo so. Un attimo ho risposto io. E mi dirigo ancora in bagno. Una volta dentro ho incrociato un leghista che si lavava le mani. Un'altro che rubava la carta igienica per portarsela a casa.
Guarda che dobbiamo votare mi ha detto pure lui. Sì, lo so. Un attimo soltanto. Mi scappa. Arrivo subito in aula. I bagni intanto erano occupati: eccoli, uno a uno sono usciti fuori i Responsabili. Fingevano tutti quanti una specie di diarrea. Mal di pancia. Uno ha scorreggiato. Scilipoti si lavava le mani. Un altro ancora si aggiustava le lentine a contatto. Mi ha chiesto addirittura se avevo della soluzione liquida. A me, che porto gli occhiali. Entro di nuovo in bagno. Scagazzo a tutto fuoco. Tiro lo scarico. All'uscita trovo quei due leghisti di prima più quattro Responsabili che stavano giocando a scopone scientifico. Il tempo di correre in aula... e niente. La votazione era già terminata, da un secondo. Quando si dice la sfiga.
Berlusconi uscendo mi ha fulminato con lo sguardo. Ma cosa ci posso fare, maledizione, se in quel momento mi scappava.

( Liberamente tratto e ispirato - interamente inventato - dal diario personale di Giulio Tremonti)

mercoledì 5 ottobre 2011

Il capitalismo val bene una mazza?



QUANDO I CARRI ARMATI sovietici invadevano Budapest e poi Praga e ripristinavano l'economia pianificata, in perfetto stile comunista, senza nessuna via d'uscita né per il capitalismo né per la democrazia, allora si richiedeva a viva voce un socialismo dal volto umano. Il mondo occidentale democratico gongolava, forte della sua rappresentatività, delle regole di mercato che fungevano da volano per lo sviluppo economico e il benessere dei suoi cittadini.
Insomma, tutto era chiaro. E così nella Polonia degli anni ottanta, gli operai picchiati e capeggiati da un "famoso" elettricista di Danzica, aveva ragione il sindacato Solidarnosc: i criminali stavano dall'altra parte, il torto coincideva con l'autorità, con la dittatura di Mosca. E fu così negli anni novanta. I carri armati a Pechino, gli studenti picchiati, arrestati. I cattivi erano i militari, i buoni quelli che chiedevano più democrazia. Era più che chiaro. Questo è chiaro sempre a Cuba, in Libia, nell'Egitto di Mubarak, nell'Iran teocratico, dove chi protesta è barbaramente arrestato, perché ovviamente non c'è democrazia.

COSA ACCADE INVECE quando è la democrazia a non avere il volto umano? Quando in Grecia - paese inventore della democrazia partecipativa - la pubblica opinione manifesta a ragione un vasto e legittimo dissenso? Cosa succede se questo popolo scende in piazza - agorà - vale a dire nel pubblico spazio che gli compete - demos - dove appunto le idee e il diritto di critica devono circolare liberamente? Niente di niente succede. Qui la regola si inverte. Qui vige la dittatura del mercato, esattamente come nei paesi sovietici vigeva la dittatura dell'economia pianificata. Chi protesta ha torto marcio. Va criminalizzato. Arrestato. Incarcerato. Costui è contro il sistema. Un sobillatore contro il piano economico di rientro della Grecia nei canoni stabiliti da banchieri e commissari non eletti da nessun popolo, un demos senza kratos.


NO TAXATION WITHOUT REPRESENTATION così inveivano le tredici colonie americane poco prima di staccarsi dalla madre patria e fondare finalmente un paese democratico moderno. Bene. Ma cos'è successo nel frattempo alla rappresentatività, al demos e kratos come elementi indiscindibili? E cosa dire di quei ragazzi allungati sul ponte di Brooklyn e che protestano davanti al tempio della borsa di Wall street? Ma perché hanno così torto? E perché vengono picchiati, arrestati, proprio come succedeva un tempo durante la Primavera di Praga agli studenti, agli operai di Danzica, ai giovani di Pechino, agli anticastristi?

FORSE UNA DITTATURA VALE UN'ALTRA, sia che si tratti di una dittatura comunista, teocratica o del mercato. Probabilmente qualunque dittatura si difende con la sua solita narrativa falsata e coatta, quella secondo cui i cattivi sono sempre gli altri, i nemici del sistema. Nelle teocrazie dunque, la polizia ha torto e il popolo ha ragione. Negli stati comunisti, vale da sempre la stessa regola. Strano però, nei regimi democratici invece vige la prassi opposta: la polizia ha ragione a picchiare la moltitudine e il popolo sovrano ha sempre torto. Paradosso bizzarro questo, delle moderne democrazie - governo del popolo, demos e Kratos. Alla faccia. Alla faccia. Alla faccia del popolo!

martedì 4 ottobre 2011

diariospycam / Sergio Marchionne

Se lascio la Confindustria non è mica perché ha stretto accordi con i sindacati italiani. No. Esattamente il contrario semmai. E' che me lo impongono i sindacati americani. E anche i padroni della Chrysler: sono loro che mi dicono cosa devo dire. Come devo vestire. Cosa produrre. Il dove, è scontato. A casa loro. Perfino il mio diario personale e l'agenda me la scrivono i sindacati americani e la Chrysler. Tutti i giorni. Mi scrivono così sul diario: domani sveglia alle otto. Prendi il caffè sottocasa e vieni in ufficio senza ritardo. Resterai in ufficio fino a che te lo diremo noi. Tu devi solo obbedire. Altrimenti ti prendiamo a schiaffi. Il resto della giornata lo trascorrerai come ti indicheremo noi. Insomma, il diario me lo scrivono loro. Io non sono padrone della mia vita. Di raccontare nemmeno la mia vita. Di organizzare, la mia vita. Non so neppure se questa è vita. Loro, dicono sì. E io accetto. Forse è l'ennesimo ordine e devo obbedire.

(Liberamente tratto e ispirato - interamente inventato - dal diario personale di Sergio Marchionne)

giovedì 29 settembre 2011

diariospycam / Nicole Minetti

Oggi mi sono guardata le tette e ho pensato che potrei essere tranquillamente rieletta.

(Liberamente tratto e ispirato - interamente inventato - dal diario personale di Nicole Minetti)

mercoledì 28 settembre 2011

diariospycam / Giulio Tremonti

Ieri mattina in visita da Napolitano.
Nel pomeriggio meeting con il premier a palazzo Grazioli. L'incontro è durato più o meno due ore. Dovevamo discutere di misure per la crescita economica ma è finita che ci siamo messia guardare siti pornografici.
Dopo ci siamo salutati. Scendo le scale. I giornalisti aspettavano sotto. Allungavano questi microfoni: Tg1, tg2, La7. Ha tutto spiegato il portavoce, aggiungendo pure che abbiamo discusso di sviluppo, provvedimenti urgenti contro la crisi. E che la pace è fatta tra ministro e premier. Finito il grande gelo. L'incontro è andato bene diceva sempre il portavoce. I risultati si vedranno domani. Io non avevo voglia di rilasciare dichiarazioni. Entro in auto. L'autista a questo punto ha messo la sirena e poi siamo ripartiti.

(Liberamente tratto e ispirato - interamente inventato - dal diario personale di Giulio Tremonti)

martedì 20 settembre 2011

diariospycam / Umberto Bossi

Governo. Secessione. Governo. Secessione. Governo.
Ogni giorno sfilo petali di margherita: governo, secessione, governo, secessione, governo, secessione, governo.
Non ho mai avuto un vero programma politico caro diario. In realtà avrei voluto fare il cantante. Era questo il cruccio della mia vita. Sì. Diventare cantante, famoso. Partecipai a Castrocaro da giovane. E niente, andò male. Mi iscrissi a Medicina. Uguale. Neanche un esame. Non mi restò che la politica e la balla della secessione che ogni tanto tiro fuori dal cappello. E sempre funziona, come un numero da esibire a ogni sagra paesana.
La secessione non esiste. Lo so.
Lo so che l'unica secessione possibile è quella che avviene nel tuo corpo: l'ictus, per esempio.

(Liberamente tratto e ispirato - nonché ineteramente inventato - dal diario personale di Umberto Bossi)

domenica 18 settembre 2011

diariospycam / Silvio Berlusconi

Non so quanto resisteremo. Ce ne stiamo chiusi dentro palazzo Grazioli. Gheddafi che dorme nel letto di Putin. Ha un pigiama buffo. E dorme col turbante. Tutti credono sia a Tripoli, a Bengasi, in un bunker. No, lo nascondo qui, dentro casa mia.
Ogni tanto gli porto un caffè e gli bacio la mano. Resistiamo qui. Non ci prenderanno mai.
Noi non ci dimettiamo. Giudici e Nato non ci possono mandare a casa. Siamo stati eletti dal popolo. Lui da un colpo di stato militare. Io, un golpe mediatico. Comunque sia il popolo ci ama ancora. Abbiamo i nostri lealisti che combattono per noi. Lui ha la sua truppa di fedelissimi. Io ho ancora la Nunzia De Girolamo, Cicchitto, Giuliano Ferrara e tutta la banda bassotti di nani innamorati. Cortigiani. Responsabili comprati come escort.
Ogni mattina io e Gheddafi giochiamo a carte napoletane nella tenda che ha fatto allestire nel salotto di casa mia. Ci guardiamo insieme il telegiornale di Minzolini e ridiamo. Non mi dimetto. E Gheddafi non si dimette. Nessuno lo scoverà mai. Nessuno immaginerà che sta dentro casa mia. Che risate.

(Liberamente tratto e ispirato - nonché interamente inventato - dal diario personale di Silvio Berlusconi)

giovedì 15 settembre 2011

diariospycam / Valter Lavitola

Mi ha detto di non tornare. E io non torno. Obbedisco e basta. Per carità. Obbedisco io. Solo che qui mi annoio tanto: mare, spiaggia, mare, spiaggia. Casa e orizzonte. Orizzonte e casa. La latitanza è difficile. Difficile assai. E' il destino di ogni ex direttore de L'Avanti che si rispetti. Mussolini per esempio, quello se ne stava scappando in Germania. E così Bettino Craxi. Che se ne scappa ad Hammamet. E io, latitante. Qui. Beh, se ora penso al prossimo direttore di quel giornale io dico così: caro mio, toccati le palle.

(Liberamente tratto e ispirato - interamente inventato - dal diario personale di Valter Lavitola)

sabato 3 settembre 2011

Chiuso per nausea




La redazione di Karakirisushi annuncia con un piccolo cartello appeso alla sua porta che il blog resterà momentaneamente chiuso per nausea. O meglio, per politico disgusto. Rapriremo al più presto possibile vomito permettendo.

domenica 21 agosto 2011

Casini è un... rthbksighyvd!



ANZITUTTO PER DOVERE di cronaca dobbiamo qui riportare le ultime dichiarazioni di Umberto Bossi sulla imminente manovra economica. Dal palco dell'ennesima sagra paesana del tordo o dello gnocco fritto, non si sa, avrebbe tuonato in tono più che mai deciso: Njhfuh, ihfbnn jhfhb jhgvyugho ihhhjbgg pgdrd!
E non solo, si è spinto a dire anche cose pericolosissime, quasi affossando il governo in carica: Eibhu ihygb drder juhn hdbhbh ughsbd! Ha detto, senza peli sulla lingua al suo solito. Roba davvero spericolata se si considera che costui è un ministro del governo in carica che sta criticando.


A QUESTO PUNTO mentre gli gnocchi friggevano, si è messo in canottiera, ha scorreggiato poderosamente e in mezzo al clamore di rutti misti a infiniti applausi, ha chiesto bello serafico rivolgendosi alla sua platea: Ghgy hghfgbvv hgtyf?
E il pubblico leghista estasiato ha risposto: SI!!!!
E poi ha chiesto nuovamente, avvicinando sempre più il microfono alla bocca, perché la domanda risultasse chiara e decisa: Ruyh rfreb lkojik nvbhgfdysvbfh hgftfdt?
E il suo pubblico, ridendo, ha replicato: SI!!!!!

ORA, SICCOME l'entusiasmo cresceva a dismisura il senatur ha calmato gli animi dicendo così, usando le doti dell'arte oratoria che possiede: Ty ihbjbhg uhjfbkjib fgsfbn jbhfjkbwkdb ggbhu ggsf.
Si trattava di una battuta. In basso è apparso un sottotitolo con la scritta: QUESTA E' UNA BATTUTA, DOVETE RIDERE.
Allora il pubblico leghista ha riso da matti.
Infine il senatur ha cambiato discorso e ha insultato ripetutamente Pierferdinando Casini. Lo ha fatto con coraggio e senza nessuna esitazione. Senza tralasciare nessuna volgarità di sorta. Insomma, subito ha fatto partire la seguente frecciata: Rttrjb kljh kjfgkhjif jghusfb jkgjshfghj ghyfgblgyuasdf khjugsfdblbasbk jjhkhbfd! Aggiungendo: Casini è un... rthbksighyvd!

CASINI, A DISTANZA, dalle sue vacanze salentine, tramite agenzie stampa, ha replicato immediatamente alla bordata mediatica lanciata contro di lui direttamente dalla sagra paesana del pisello bergamasco o dello gnocco fritto o della rana, non si sa. Una replica a dovere. Una rispostina lanciata a modìno. Eccola. Che secondo Pierferdy, la volgarità usata da Bossi alla sagra del ranocchio o dello gnocco fritto ( e cioè, l'epiteto con anacoluto annesso: Rttrjb kljh kifghhj hjsh jkhjfhkllk jhjjjsbnsjbjbjsf jhnjbjbjb jgvgi rsderd gtf prdrs nonché Casini è un... rthbksighvd!) insomma, l'offesa rivolta a lui da Bossi, rivela la notevole distanza politica esistente tra loro (cioè l'Udc di Pierferdinando Casini) e la Lega del senatur. Ecco, questo ha detto Casini per rispondere alla bordata di Bossi. Bordata che qui nuovamente ripetiamo, data pesantezza dei toni: Rtgty ugho kgbsfbiu ugsdygsyf hygfgfgdsgvuvsd hsgdys.
Vi rendete conto?



ENTRO LA SERATA si attende la reazione di Bossi alle parole di Casini tramite ufficio stampa. La segreteria del senatur avrebbe intanto già anticipato che: Qihkbnkj jghuhb jhbjkfb jhkjushf jhgsjkfhjkf.
Si attendono in nottata ulteriori smentite o eventuali chiarimenti.

martedì 2 agosto 2011

Un Breivik all'italiana per Bologna


A CIASCUNO il suo Breivik. Alla Norvegia per esempio è toccato un naziallucinato, un ariano ammalato d'islamofobia e con evidenti sintomi di anticomunismo paranoide. A noi i servizi segreti depistati: coloro che ordivano trame anonime per mollare bombe a Piazza Fontana. Sui treni o dentro le stazioni.
A ciascuno insomma il suo serial killer nazionale. In America c'è l'invasato di turno che entra in una festa o in una scuola e spara all'impazzata su chiunque. A noi il venerabile Licio Gelli che dichiara con calma serafica: La P2 con la strage di Bologna non c'entra niente.

A CIASCUN PAESE tocca il suo bravo carnefice. Il suo stragista professionale. All'Irak e all'Afghanistan spettano i kamikaze insorti, i martiri jihadisti. A noi una teppa sotterranea di fascisti con le medesime paranoie dell'assassino di Oslo. É così la Storia italiana purtroppo. A noi è sempre toccato un "carnefice di centro" uno di cui non sapremo mai nulla: uno un po' carnefice e un po' no.
Un po' innocente e un po' colpevole.
Un po' sufficiente e un po' insufficiente con le prove.

STORIA E ACQUA PASSATA. E sangue anche. Tanto sangue. Al trentunesimo anniversario della strage alla stazione di Bologna possiamo solo consolarci in questo modo.
Bologna è senz'altro lontana da Oslo. Sia nel tempo che nello spazio. Ma a trentun anni di distanza da quella "orrenda strage" contando i morti e i chilometri che separano le due città, questo pacifica riflessione sui carnefici di stato intende solo ricordare quelle povere vittime - sedute il 2 agosto 1980 dentro quella sala d'aspetto - con un breve requiem polemico contro l'oblio.

domenica 31 luglio 2011

diariospycam / Vittoria Brambilla


Mi sono autodenunciata per Stalking. Tre giorni fa è successo. Sul lettino dell'estetista. Mentre mi massaggiava il culo. É successo quando sono rimasta sola nella cabina. E' successo che l'estetista era uscita un attimo a rispondere al telefono. Stava nel corridoio. E' allora che è successo. E poi ieri è successo di nuovo: sì, a un certo punto mi sono toccata il culo. Sì. Proprio mentre mi infilavo lo slip per buttarmi in piscina. E oggi eccomi qui in Commissariato, a reiterare l'autodenuncia per Stalking e la Diffida nei confronti di me stessa a non frequentare più me stessa. Basta, non ne posso più. Sono diventata insopportabile. Quando è troppo è troppo. Si celebrerà un processo. Di sicuro fra qualche giorno nei miei confronti penderà una richiesta d'arresto in Parlamento. Strano che le Agenzie non ne abbiano ancora parlato. Ma mi difenderò. Mi difenderò davanti alla Giunta per le Autorizzazioni: reclamerò anzitutto le garanzie volute dalla Costituzione. Invocherò il fumus persecutionis. Intanto sto cominciando già a ricattarmi: Pronto, Vittoria... se vuoi che ritiri l'autodenuncia trasferisci subito sul mio conto in banca un malloppo di 200 euro. Lì per lì accetto. Dopo mi ritelefono e mi dico no. No, mai. Scordatelo mia cara. Non accetto proprio. E vergognati a boicottarmi così. Ora cerco di non rimanere troppo in slip davanti allo specchio, per evitare ulteriori atti di stalking. Di non indossare vestiti provocanti per esempio, per non istigare me stessa a compiere sia l'ennesimo atto di Stalking che l'ennesima autodenuncia all'Autorità giudiziaria.

(Liberamente tratto e ispirato - interamente inventato - dal diario personale di Vittoria Brambilla)

martedì 26 luglio 2011

Processo lungo? No, in galera



IN PRINCIPIO era il processo breve. Ovvero, il verbo di Ghedini per bocca dell'onorevole Gasparri. Io scrivo leggi ad personam e tu ti esponi di persona. Questi erano i patti. E Gasparri in effetti si esponeva. Difendeva implacabile le sue miserevoli posizioni come fa sempre. Con quella voce da stitico che non riesce ad andare di corpo da almeno sei mesi e che gli scappa giusto quando si presenta il giornalista col microfono davanti e la telecamera sta accesa.
Giuro che non lo dico per offesa o antipatia epidermica. Ma davvero questa è l'impressione che dà Maurizio Gasparri quando argomenta frettolosamente davanti alle telecamere. Cioè mentre "rilascia" dichiarazioni. E speriamo solo dichiarazioni.

MA QUESTA ERA la collezione ad personam autunno-inverno 2009 della sartoria Ghedini & CO. Un ricamo artigianale denominato Ddl 12 novembre 2009. Ovvero, Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi. Un bizzarro progetto di riforma sulla durata temporale dei processi. La durata? Ad orologeria naturalmente. Un pretesto ex lege per mandare in prescrizione i reati del solito noto.

COSA CI RIVERVA la sfilata primavera-estate 2011? E' presto detto. Ci offre modelli normativi senz'altro meno corti del processo breve. Per questa stagione va di moda ad esempio il processo lungo. Colori e stoffe un po' meno sgargianti. Taglio più che mai sfrangiato. Pomposo e barocco. Pieno di bizantinismi. Sì, Ghedini e company si stanno battendo per cucire addosso al premier il processo lungo. Il più lungo possibile questa volta. Disegno uscito fresco fresco dalla solita sartoria. Tagliato su misura del solito cliente. Questa volta l'obiettivo previsto è praticamente l'opposto ma il risultato è il medesimo: il processo lungo dovrebbe prevedere la possibilità di inzeppare un numero infinito di testimoni nella lista.
Per capirci, una fila talmente lunga che il processo rischia l'intasamento e quindi di virare dritto verso la prescrizione. Ecco qua la spudorata finalità del famigerato processo lungo: un processo geometricamente speculare a quello breve. Con la chiara intenzione di mandare in tilt qualunque processo a carico del brigante di Palazzo Chigi. Insomma, affollare per prescrivere. E pensare che la combriccola dei sarti è la stessa che durante la collezione autunno-inverno 2009 lamentavano per giustificare la riforma un eccessivo protrarsi dei processi!

DICIAMOCI LA VERITA' una volta per tutte qualora avanzassero dei dubbi: processo lungo o processo breve, la banda del premier che sgomina sia maggioranze di governo che parlamentari è sempre là che vuole andare a parare: prescrivere i reati del suo cliente. Credere obbedire e prescrivere, ecco il giuramento dei maestri di taglio made in Pdl.
Forse un giorno non lontano qualcuno riporterà sui libri di scuola che proprio mentre la nave affondava - nel bel mezzo dei marosi - l'equipaggio era soltanto impegnato a cercare in acqua la cravatta dispersa dal Nostromo. E che alcuni pirati mercenari denominati nientemeno – giuro, senza nessuna ironia - Responsabili gli mantenevano pure la lanterna in piena notte perché la trovassero più agevolmente.

domenica 24 luglio 2011

L'altro inaspettato






DON'T PANIC Niente panico. Il terrorista di Oslo non è un kamikaze islamico. Al Qaeda non c'entra. E' made in Europe questa volta. Un fondamentalista cristiano tout court. Come noi. Ripeto, europeo. Biondo. Occhi celesti. Pelle bianca. Un nazista dichiarato. Di fede ariana. Insomma, quando ad ammazzare è uno che somiglia a noi è soltanto un pazzo. Uno spostato. Un mostro un po' sui generis. Un razzista piccolo piccolo. Che da due anni pontificava online indisturbato contro ogni forma di multiculturalismo. Professando e promettendo su facebook atti futuri degni dei video di Bin Laden. Ma questa volta non c'è da avere tanta paura. Il panico non c'entra. Costui ammazza solo per mera follia. E' un povero ritardato hitleriano. Tutto qui. Questione liquidata per la cronaca. Discussione niente.

E PENSARE che le primissime notizie si attestavano sul tono solito pro-panico: l'attentato di matrice islamica. Un altro 11 settembre. Le vignette contro Maometto. La partecipazione della Norvegia alle missioni militari NATO. Balle. Tutte balle. Nessuno si prendeva la briga di consultare eventuali rivendicazioni. E' stato davvero un caso mediatico costruito su rivendicazioni anticipate. O sperate. Inventate al momento dal giornalista di turno. Logiche matematiche del tipo 2+2 = 4. Giornalismo del genere se tanto mi dà tanto. Mentre le notizie schizzavano impazzite sui media, una reazione di stato però colpiva per la sua immediata pesantezza a poco meno di un'ora dall'attentato: l'antidoto escogitato per la sicurezza nazionale. La Norvegia annunciava già di uscire dal Trattato di Schengen.

E ADESSO? Adesso che il terrorista non è esattamente l'altro che tutti si prefiguravano, come dobbiamo reagire: panico sì o panico no? Bisogna uscire da Schengen sì o no?
Non si sa. Qui ogni sentimento è sospeso.

E' davvero strano quando il mostro si rivela come il nostro tranquillo vicino di casa. Il terrorista occidentale della porta accanto. Uno del tutto uguale a noi. Ecco che qui non succede proprio niente. Panico quasi zero. La paura dell'altro qui viene declassata a mera condanna del gesto. Avere panico del nostro simile non ha alcun senso. Anzi, vuol dire avere panico di noi stessi. Questo strage è stata commessa dall'altro che non ci aspettavamo! Appunto l'altro uguale a noi. L'altro inaspettato.

giovedì 21 luglio 2011

I pappa di papi contro Papa

BUONGIORNO. VI PRESENTO uno come noi. Sì, signore e signori. Eletto da noi dico. Uno che se un giudice sta indagando, lo può arrestare. Tranquillamente. Senza troppe garanzie speciali che rassomigliano a certi fronzoli istituzionali pretestuosi che lo rendevano troppo diverso da noi.
Adesso invece lui è esattamente come noi.


Stesso rango di sfiga. Come noi, ripeto. Noi.
Noi che paghiamo di persona.
Noi che finiamo dentro. Punto e basta. Senza che nessuno autorizzi un giudice o meno. E gli ordini se procedere o no. Che lusso. Che pacchia l'Autorizzazione all'arresto. Se non c'è fumus persecutionis. Beati loro. Beati i perseguitati, perhé saranno graziati!


A NOI BASTA SOLO un fondato pericolo di fuga. La manipolazione delle prove. La potenziale previsione di una reiterazione del reato. E ci beccano. E ci mettono dentro. Custodia cautelare. Ma questo un tempo riguardava solo noi. Era la regola. Loro no. Mai successo finora. O meglio, da ventisette anni a questa parte almeno.




ADESSO FINALMENTE lui è uno di noi. Un essere umano. Un cittadino né sopra né sotto le parti. E può essere arrestato esattamente come uno di noi.
Davvero una roba che accade solo ogni morte di papa. Appunto. Sarà colpa del cognome. Papa. Alfonso Papa. Contiene già l'eccezionalità del caso: tutti i crismi della singolarità istituzionale. E del momento storico.

lunedì 11 luglio 2011

diariospycam / Renato Brunetta

Mi sono sposato anche io. Ieri. Biancaneve era bellissima. Mentre l'Italia fa a pugni con la Spagna su chi fallisce prima coi titoli di stato spazzatura. Mentre tutto affonda e Bossi pensa solo ai ministeri. Al nord. Mentre Berlusconi invita Ghedini in Sardegna per ragionare - al solito - di fatti suoi. Ecco, mentre tutto questo succede, io sposo la bella Biancaneve.
Spero solo che la maga cattiva dell'opposizione non le regalerà come dono di nozze una mela avvelenata. Naturalmente rossa. Loro, i comunisti di sempre. E non socialisti d'avventura come me. Amico di vecchi ministri ballerini, De Michelis, per esempio. Certo che l'ho invitato alla festa. Il dee jay ha messo: You make me feel. E De Michelis ballava. Ballava. Ballava. Lo champagne calava a fiumi nei bicchieri. Alla faccia della crisi mi sono detto io. E dei titoli di stato. Dello Spread. Delle finanziarie con effetto economico placebo. In culo a tutti quanti. Mi sono sposato con la bella Biancaneve, tanto basta. Tutti vissero felici e contenti. Ho finito caro diario. Volevo solo raccontare la mia favola ai tempi della crisi globale. Punto e basta.

(Idealmente e liberamente tratto - interamente inventato - dal diario personale di Renato Brunetta)

lunedì 4 luglio 2011

Battisti, dai bossoli alla bossanova





FINALMENTE. C'era troppa saudade di verità dopo tanta farraginosa impunità sul caso Battisti.
Lo scrittore Antonio Tabucchi, che già lo scorso gennaio si era espresso polemicamente sulle colonne di Le Monde contro la vittimizzazione dello stesso Battisti ad opera dell'élite intellettuali d'oltralpe - riconducendolo così tranquillamente al normale rango di delinquente ordinario tout court - rilancia una nuova posta in gioco tramite un editoriale apparso oggi su Repubblica, in cui motiva la sua mancata partecipazione al festival letterario di Paraty: "Il recentissimo conferimento della cittadinanza onoraria brasiliana - biasima Tabucchi - è una beffa che mi ha indotto a rinunciare, con profondo rammarico all'invito".


A POCO A POCO ciò che almeno inizialmente si profilava come un "Gran Rifiuto" finisce per assumere i contorni nitidi di una ben calibrata diserzione intellettuale, giocata d'anticipo come forma di protesta o se vogliamo di denuncia contro l'intrusione di Lula, su una decisione che di fatto spettava al Tribunale brasiliano. Boicottaggio o meno, l'assenza dello scrittore italiano avrà comunque un valore simbolico e moralmente peserà sul festival. Ma Tabucchi invece di placare l'incendio getta altra benzina sul fuoco. E aggiunge cose di sinistra. Per fortuna, ce n' era davvero un gran bisogno dopo tanti strilli insensati della Lega e svariati amici degli amici del Legittimo impedimento al premier nonché le immancabili lagnanze post-fasciste provenienti da ambienti di Alleanza Nazionale e dintorni - ora Pdl, Ignazio LaRussa in testa a tutti.


LO SCRITTORE ITALIANO deposte le ragioni della sua mancata visita in Brasile, a questo punto cita un altro caso assai controverso - in un certo senso equivalente all'affaire Battisti - su cui non c'è nessun dibattito mediatico e passato totalmente inosservato senza neppure una lagnanza da parte di LaRussa e truppa di riferimento: ed è appunto il caso Enciso, un aguzzino accusato di aver torturato negli anni del golpe in Argentina un alto numero di vittime e che ora risulterebbe "sotto tutela" delle autorità brasiliane, benché arrestato. Nei suoi confronti la Procura di Roma avrebbe avanzato la richiesta di estradizione per aver torturato alcuni nostri connazionali. Finora nessuna risposta è venuta dal Tribunale brasiliano. Stando così le cose, persino questo esponente della feccia golpista dell'America latina rischia di venire protetto come galantuomo con le medesime pretestuosità bipartisan. Anzi, paradosso dei paradossi: qui un incallito torturatore rischierebbe di non essere estradato in Italia per il millantato timore che da noi potrebbe venire torturato!

SI ATTENDONO NATURALMENTE commenti da parte delle istituzioni sul caso in esame. E anche qui naturalmente lagnanze leghiste e spari di cannone da parte dei ministri in carica pronti magari a boicottare il gigante economico brasiliano - niente più banane, per esempio, d'ora in poi! - dato che esisterebbe un fondato timore che così come Cesare Battisti è passato indenne dai bossoli alla Bossanova, cioè da assassino a martire senza essere stato neppure sfiorato dalla Giustizia, anche Alejando César Enciso finisca tra un pretesto e un altro per trasformarsi da fascista persecutore in perseguitato politico: da lupo che sbranava a povero agnello indifeso e degno di tutela e protezione.

venerdì 1 luglio 2011

diariospycam / Angelino Alfano

Mi hanno nominato per acclamazione alla guida del Pdl. Minchia che carriera veloce. Ho più fortuna che capelli. Io. Angelino Alfano. Io. Matricola di giurisprudenza. Terrone a Milano. Io. Ministro Guardasigilli. E adesso addirittura vado a sostituire il monarca in persona. Lui. Lui. Lui sostituisco. Mammamia. Ho provato un brivido forte forte. La pelle mi si accapponava tutta quanta.

Ora il partito sarà serio, ho detto dentro l'Auditorium in via della Conciliazione, basta anarchia. E giù gli applausi a catinelle. Lo so fare io un discorso compiuto, se me lo scrivono naturalmente. Ma giuro per quanti capelli porto in testa che mi sono evoluto negi anni. E sono un uomo vero adesso. Mica uno sprovveduto come ai tempi dell'università. Un pappamolle. Una matricola spaurita.
Nel mio discorso ufficiale stamattina ho difeso a spada tratta l'operato del Governo. Ho rilanciato la candidatura a premier nel 2013 di Silvio Berlusconi. A conti fatti è ancora troppo giovane. Avrà a malapena 78 anni. E se dura la legislatura, supererà gli ottanta. Embé, dove sta il problema?

Ho ringraziato i coordinatori Verdini, Bondi e La Russa. E anche Scajola ho ringraziato. E Matteoli. Questi nomi e cognomi mi avevano scritto gli organizzatori e questi qui ho ringraziato io. Non ce n'erano altri nella lista.

A un certo punto ho proposto una grande costituente popolare con chi è disponibile a camminare su questa strada e per questo progetto. Non so neppure io cosa diavolo stavo dicendo, ma era scritto proprio così. Giuro. Nessuno è infame nel Pdl. Loro ti scrivono quello che devi dire. E anche l'intonazione specificano. Per esempio, qui alzare la voce c'è segnato col pennarello. In grassetto. Con l'evidenziatore. Questa frase era evidenziata infatti e l'ho letta tutta gridando: Berlusconi vincerà nel 2013, non abbiamo bisogno di lasciti né di eredità. E poi c'era scritto tra parentesi rivolgersi al Cavaliere annunciando la svolta interna. E così ho fatto, alla perfezione, mi sono voltato verso la plastica del Cavaliere. La protesi gli sorrideva a mille.

Dobbiamo fare un partito serio ho detto io a pappagallo. E giù gli applausi. E continuo via via affermando che l’idea di una grande costituente popolare non vuol dire che intanto non ci organizziamo. Presidente lei ha sempre detto che il Pdl è un partito monarchico e anarchico. Ebbene, lei si è annoiato a fare il monarca, gli altri non si sono annoiati a fare gli anarchici.

E altra roba dettata sulla necessità di creare un meccanismo semplice semplice di regole e sanzioni. Non è possibile – ho letto pari pari – che uno cui non piace il candidato sindaco del Pdl si fa una lista ‘Coca colà e si candida da solo. Se vuole farlo, poi continua fuori dal Pdl.

Ho lanciato così l'idea di un partito meritocratico. Primarie per tutti, ho detto. E qui il premier mi ha fatto eco, con una battuta - al suo solito: Cchiù pilu pe tutti ha promesso lui.
Poi, siccome sul foglio c'era scritto: ora racconta cazzate a raffica come vengono vengono, ecco che mi sono messo a improvvisare le uniche cose che so dire: Non è un atto di debolezza, ho detto, confessare in pubblico l’emozione, ed io sono molto molto, molto emozionato. Ho tirato fuori un manifestino elettorale e l'ho mostrato in pubblico. Avevo tutti i capelli nel manifesto. Era il lontano1994. Miliardi di capelli fa.

Me lo ha portato stamattina mio papà, ho detto, e qui ho finto una voce rotta dalla commozione e poi ho ripreso: ed è il santino della mia prima campagna elettorale. Ero un ragazzo di 23 anni, ho detto, appena laureato a Milano. E che era ritornato in Sicilia...e che voleva impegnarsi per amore di quella terra.

(Liberamente tratto e ispirato - interamente inventato - dal diario personale di Angelino Alfano)

giovedì 30 giugno 2011

diariospycam / Luigi Bisignani

Oggi ho incontrato Z. e la moglie di P. con la valigetta e i soldi necessari per l'affare. Mi sono visto poi con F. a cui ho subito comandato di contattare S. a Nizza per la scalata bancaria concordata. A proposito, sono riuscito finalmente a corrompere il dottor L. Naturalmente solo dopo aver incastrato il fratello immobiliarista. Bene. Molto bene. Ricatto funzionato a meraviglia con V.: appalto aggiudicato a G. Era contento una pasqua. Mi ha telefonato L. lamentandosi che la signora G. nonché ex moglie di L. non rispetta più le quote stabilite. Discuterò con il nuovo marito. Sull'altra linea avevo M. che mi chiedeva di chiudere il programma sulla tivù pubblica del giornalista S. Troppo rompicoglioni. Fazioso da morire. Intanto il generale della Guardia di Finanza al citofono ha detto sono io. Non era solo, era in compagnia del conte O. Ho detto facciamoci un caffè. Ma dopo la mazzetta però, ha detto il conte O. aristocraticamente. Gli brillavano gli occhi mentre contava i denari. Il conte O. è avaro. Lo farò fuori prossimamente. So io come rovinarlo a quel puttaniere che va a trans. Bisogna mettere assolutamente in contatto B. con S. E mettere contro - usando motivi banali - i fratelli L. di Messina e il ministro G. Verificare nel pomeriggio andamento della macchina del fango. Ungere bene tutti gli ingranaggi. Appuntamento con informatori fidati alla 6. Aperitivo con i Servizi Segreti deviati alle 7. Mi è stato garantito in serata che N. e D. entro giovedì verranno sputtanati su tivù e quotidiani. Se lo meritano. Così imparano a obbedirmi.

(Liberamente e idealmente tratto - interamente inventato - dal diario personale di Luigi Bisignani)

mercoledì 29 giugno 2011

diariospycam / Mara Carfagna

C'erano proprio tutti l'altro giorno al mio matrimonio. C'ero io, in abito bianco, come si addice alle vergini. Il figlio di Mezzaroma è stato puntuale. E' stato sabato scorso, ma ho potuto annotare solo oggi l'evento sul diario personale.
Quel giorno su Torre di Pietra il sole splendeva. Anche se c'era l'ombra dell'affaire Bocchino a rovinare festa: una brutta faccenda questa che ha messo seriamente a rischio le nozze fino all'ultimo. Comunque all'altare ci sono arrivata e alla fine ho detto sì. Anche il figlio di Mezzaroma ha detto sì. E adesso siamo marito e moglie. Diciamo che sono una donna sistemata: il più grande sogno di una soubrette è appunto questo: sposare un'uomo ricco. Certo, il fatto di diventare ministro... beh, non me l'aspettavo neanche. E' come vincere la Lotteria. Va oltre le aspettative umane.

Nel tardo pomeriggio, a fine pranzo, c'è stata la torta nuziale. Quel giorno lì fortunatamente non ero a dieta. Ne ho assaggiato un pezzo, era buona. Ci siamo fatti le foto io e il figlio di Mezzaroma. Un filmino che io sculetto nell'abito nuziale. E poi c'è stato il regalo di Silvio Berlusconi, che mi ha fatto da testimone. Acqua in bocca: mi ha regalato un anello più bello di quello dello sposo, tutto pieno di diamanti e che vale una cifra se me lo vendo... e poi mi ha promesso che mi regalerà ancora un altro ministero-chiave nel prossimo governo. Ovviamente se rivince le elezioni. Non sapeva ancora ancora quale sarebbe stato il ministero: se le Infrastrutture o la Famiglia. Chi vivrà vedrà ha detto lui.
Poi al suo solito ha raccontato una miriade di barzellette. Ha cantato assieme ad Apicella "Anema e core" dedicandola proprio a me e al figlio di Mezzaroma che batteva le mani estasiato. E poi ha raccontato la famosa barzelletta del fantasma del formaggino, così gli invitato hanno fatto finta di scompisciarsi dalle risate, come se l'avessero sentita la prima volta. La seconda barzelletta invece riguardava Pierino. La terza era su due giovani sposi durante la prima notte di nozze. Onestamente è stato veramente uno spasso.
Io credo che se uno ti regala un anello così, tu devi fare per forza finta di ridere e ridere come una cretina... anche se la barzelletta è ultravecchia come lui. Anche se non fa ridere manco per un cazzo.

Dopo la torta nuziale ci sono stati i babbà e infine i rutti e gli auguri finali con dei confetti bianchi che guarnivano la bomboniera: un mio vecchio calendario, che è quasi diventato vintage oramai. Diciamo tra il vintage e il cult del femminismo postmoderno.

(Liberamente e idealmente tratto - nonché interamente inventato - dal diario personale di Mara Carfagna)

venerdì 24 giugno 2011

Un governo sotto l'ombrellone





PIU' O MENO COME faceva la canzone: per quest'anno non cambiare / stesso governo stesso mare. E così è successo al bel paese. La Maggioranza tiene riferiscono a denti stretti i topi-guitti da telegiornale già pronti a scappare un attimo prima che la barca affondi. Autentico miracolo della neuroscienza questo della verifica. Anzi, se è vero che Cristo camminava sulle acque, bisognerebbe avere almeno l'onestà di ammettere che questa sciagurata cricca di sfaccendati è altrettanto abile a galleggiare agevolmente sopra un infinito liquame di scandali, senza mai affondare mezza volta. Come? Semplice. L'imperativo categorico immorale è sempre il solito: fingere, fingere che niente sia accaduto.




EPPURE E' STRANO vedere un governo all'ultima spiaggia che si prenota l'estate sotto l'ombrellone a spassarsela per le vacanze. Ministri e ministresse coi bikini e tutti in tiro. Abbronzati ministeriali distesi al sole. La Carfagna che ritorna quasi ai magici tempi dei calendari. La Prestigiacomo si beve un succo di cocco e sperimenta la tintarella radioattiva, per smentire i referendum. E il premier ovviamente che spalma crema alla prima minorenne che gli passa accanto. Le promette una casa al mare all'Olgettina. E giura sulla testa dei suoi figli che farà arrivare il mare all'Olgettina.




MENTRE IL MINISTRO La Russa si fa le barche di carta a torso nudo simulando battaglie navali con affondamento e tanto di pescecani disegnati sulla sabbia. Maroni vende bibite al posto del Vu' cumpra' rinchiuso a Lampedusa. E il lavoratore Brunetta spaccia gondole sul lido. La Gelmini nel frattempo si sta leggendo un numero qualunque di Topolino e se lo fa spiegare da Romani con la faccia sotto la sabbia per nascondere la vergogna. E infine la Meloni, che ruota a rana. Mentre la rana se la ride e nuota perfettamente imitando il ministro Meloni, suscitando così l'ilarità dei bagnanti.





sabato 18 giugno 2011

diariospycam / Renato Brunetta

Io non ho cadute di stile, perché è la mia altezza normale. E non dico mai bassezze, perché di fatto sono basso. Per questo non devo chiedere scusa ai precari per aver detto siete l'Italia peggiore: ovvio, sono un nano da circo a tempo indeterminato. Non ho nulla da spartire coi precari. Vendevo gondole a Venezia, ai turisti. Anche se non arrivavo al banco. Era difficile dare il resto, prendere una gondola dallo scaffale. Poi mi sono elevato, come quella canzone famosa di De André. Presa in prestito da una poesia. E allora portavo le borse al Ministro de Michelis. Le portavo bene le borse. A volte strisciavano un po' per terra. Quando è caduto il partito socialista, ero già in piedi. Questione di fisico. Per me quella caduta era l'altezza mia normale. Perciò mi sono riciclato. Perciò non sono caduto con il partito. Chi è bassso cade sempre in piedi. Le vertigini che ti vengono quando sei al potere non so nemmeno cosa siano. L'orizzonte assimila qualunque caduta.

(Liberamente tratto e ispirato - interamente inventato - dal diario personale del ministro Renato Brunetta)

mercoledì 15 giugno 2011

La riforma del fisico






E' NATO PRIMA L'UOVO o la gallina? E ancora, viene prima la legge sullo Scudo fiscale o la Riforma del Fisco?
Beh alla prima si risponde male. Semplicemente non si sa. Sulla seconda invece la priorità è fin troppo nota alla cronaca politica. Chiaro, bisognava prima dare ampia possibilità ai capitali all’estero di riciclarsi e rientrare in Italia a costo zero. Poi tutto il resto, senza nessuna urgenza.


ORA, DATO CHE IL PREMIER continua imperterrito nei suoi festini, Tremonti di sicuro deve averlo inteso male: in realtà lui si riferiva alla riforma del FISICO e non certo del fisco. Insomma, come dire, l’ennesimo malinteso. Ed è proprio a seguito di questo tremendo malinteso che subito si è messa in moto la macchina mefitico-mediatica.

SULLA RIFORMA DEL FISICO (cioè proprio sul Corpo della Riforma) Tremonti avrebbe mosso le prime obiezioni tecniche: attenzione, bisogna stare nei vincoli di bilancio. Che un conto sono i parametri di Salsomaggiore, altra cosa sono i parametri di Maastricht. E poi, sempre sulla riforma del Fisico - cioè delle misure: vita, bacino, seni, altezza - Maroni avrebbe replicato a Tremonti duramente “Qui ci vuole coraggio, non prudenza, per fare la riforma del Fisico”. Come è noto, un ministro degli Interni se ne intende tanto di fica quanto di macroeconomia. Dunque, replica più che lecita.

E TREMONTI RIPRENDE l’indomani, ritoccando il precedente botta e risposta erotico-economico. Va bene, ammetterà Tremonti, facciamola pure questa riforma del Fisico: ma chi la paga la Riforma del Fisico?
Beh, visto che i festini li organizza il premier, pagherà il premier sia il costo sociale della riforma del FISICO che le Escort che verranno invitate a riformarlo.

martedì 14 giugno 2011

diariospycam / Silvio Berlusconi

Un autentico disastro oggi. Risultati elettorali a picco. Dei sondaggi non ne parliamo proprio. Mi hanno portato dopo la colazione una videocassetta con le immagini di ieri: manifestazioni di giubilo in tutte le piazze. Incredibile. Tutti contro di me. Tutti comunisti. Mi sono rattristato pensando all'ultima ospite. Ho acceso il grammofono e riascoltato Regine' cantata da Apicella. Ho cantato con lui, un poco, come sottofondo. Poi ho guardato la rivista dell'Economist: "The man who screwed an entire country". Mi ha spiegato Nicole Minetti che "screw" vuol dire scopare. Quindi il titolo tradotto, quasi letteralmente sarebbe: "L'uomo che ha inculato l'Italia". Mamma mia che risultati. Disastrosi. Disastrosi. Altro che bunga bunga. Altro che screw e screw the country. Questa volta me l'hanno messo loro nel Quorum!

(Liberamente tratto e ispirato - interamente inventato - dal diario personale di Silvio Berlusconi)

lunedì 13 giugno 2011

Daniela Santanché subito!



"ERA FLAVIO CHE PARLAVA, io ascoltavo". Questa la difesa della Santanché dopo che viene resa pubblica la recente conversazione telefonica tra lei e il miliardario Briatore, il quale rivelava festini sexy che proseguono a tempo indeterminato nei salotti del premier. Scandalo Ruby nonostante.
E che dire poi delle osservazioni su Fede? Sul fatto che Veronica Lario a conti fatti aveva ragione a dire che il premier è malato? Così ammette l'uomo del Billionaire.

MA L'UOMO DEL BILLIONAIRE a noi non interessa tanto. Qui è la Santanché che va presto tirata in ballo. Per esempio, come reagisce la signora Santanché davanti a queste ignobili affermazioni sulle Escort a tempo pieno del premier: calunniose, ingiuriose avrebbe detto lei in una qualunque trasmissione televisiva. A telefono con Briatore invece niente. Tutta la finta verve polemico-mediatica è scomparsa. Silenzio. Silenzio. Zitta e mosca. Tranne che sparare alla spicciolata un distruttivo: "qui crolla tutto". Punto. E poi come si giustifica l'indomani con la stampa la signora? Un comunicato stampa buono per i merli: "Era Flavio che parlava, io ascoltavo.


MA NO MIA CARA SIGNORA Santanché. Lei avrebbe dovuto rispondere a tono a Flavio Briatore - cioè secondo il normale copione che le scrivono ogni volta quando va in televisione e che lei ripete a pappagallo. Insomma avrebbe dovuto urlare dentro al cellulare: Menzogne. Menzogne. Menzogne. Calunnie. Calunnie. Vergognati Flavio. Stai attento ti denuncio. Ecco come si comporterebbe la vera signora Santanché. Dicendo appunto a voce alta: Flavio stai dicendo solo un mucchio di falsità. Indegne falsità. Sei un fazioso. Sei un comunista. Sei peggio di Santoro. Ti hanno scritturato ad anno zero. Porco. Me ne vado. Abbandono la trasmissione. Io non posso più stare ad ascoltare a oltranza un miliardario veterocomunista. Vergognati Flavio. Si vergogni. Dire certe falsità. Cose oscene sul mio capo. Tu mi devi chiedere subito scusa. Ora. Ora. Altrimenti va finire che ti sbatto il telefono in faccia. Comunista. Comunista. Comunista. Giornalista da Anno zero. Miliardario pezzente. Vergognati. Vergognati. Vergognati. Ecco, questo è il ritornello che ci saremmo aspettati.

E INVECE NO. La bersagliera-cazzara che conosciamo tutti quanti qui non ha recitato la sua parte. Aveva lasciato a casa il copione. Il palinsesto è saltato. Semplicemente ascoltava. Ascoltava. Lei, la bugiarda patologica che tenta sempre di sbugiardare ogni avversario politico. Non riuscendoci mai ovviamente. Lei, l’onorevola iperservile che ha fatto delle urla isteriche un autentico sofisma filosofico, qui davvero ci delude. Non la riconosciamo quasi più. Dove sta la Daniela Bersagliera made in tivù? Sì. Quella che difende a spada tratta il premier a prescindere. E’ incredibile pensare a lei che ascolta in silenzio. Rivogliamo indietro la Daniela di sempre. Quella che urla cazzate a tutto spiano. Ridacela, vi prego. Non ce la togliete. E' uno spettacolo di cui sentiamo nostalgia. Ci siamo troppo affezionati alle sue dolci baggianate chic. Per favore... Daniela Santanché subito!