lunedì 28 febbraio 2011

Diverso da chi?


Tedesco: «Quello non ha i requisiti sta come direttore generale, quello che vuoi nominare!»


Vendola: «O Madonna santa, porca miseria la legge non la possiamo modificare?»


Tedesco: «Eh?»


Vendola: «Non possiamo modificare la legge in una delle prossime…»


Tedesco: «Eh, mica eh…».

domenica 27 febbraio 2011

Più famiglia per tutti


Il premier smentisce il suo stesso discorso tenuto ieri contro la scuola pubblica


Più scuola privata e più bunga bunga per tutti. Questo il succo del discorso tenuto ieri dalla chirurgia plastica del premier, davanti a una platea di Cristiani impenitenti. Che applaudivano da bravi e loschi bacchettoni. Credenti e creduloni mescolati insieme. Il puttaniere docet quindi. E poi cammina sulle acque. L'uomo dal culo flaccido, il più grande amico delle minorenni ora promette ai loro cattolicissimi genitori di distribuire pani e pesci alle scuole private. E anche bonifici perché no, alle studentesse più meritevoli - sempre secondo i canoni estetici Mediaset. I voti in condotta verranno stabiliti dal preside in fieri: Emilio Fede. E le papi girls faranno da capoclasse. E scriveranno alla lavagna i buoni e i cattivi: e cioè chi fa le marchette e chi non le fa.

Ma ve l'immaginate davvero una scuola privata interamente finanziata dal governo, con uno stuolo di professoresse gnocche, (corpo insegnanti, appunto) e studentesse minorenni: tutte ovviamente travestite da infermiere?

Questa è naturalmente l'istruzione secondo l'orco di stato. Il futuro formativo secondo il premier. Probabilmente questa scuola si chiamerà Istituto privato Lele Mora. E lì si trasmetteranno gli alti valori della famiglia: per esempio come si diventa veline, come si partecipa ai concorsi di bellezza, come si prende in comodato una casetta all'Olgettina. E come fidanzarsi con uno spacciatore di cocaina, come travestirsi da Babbo Natale nei festini ad Arcore, con la lingerie di colore rosso carminio regalata dal padrone di casa. E poi, come farsi lanciare nel mondo dello spettacolo da Emilio Fede, eccetera eccetera. Appunto, i valori della famiglia.

Niente famiglie gay. Vale a dire una scuola che si chiama Lele Mora e che allo stesso tempo è contro le preferenze abituali di Lele Mora. Una scuola in cui si studia sui sussidiari compilati da servi irrefrenabili come Alfonso Signorini e che va contro i gusti sessuali dello stesso Signorini.
Assurda o no l'ipotesi di una simile scuola, arriva oggi puntuale la solita smentita del cazzaro. Smentisco, quindi esisto.

Nostra Signora della Monnezza




MONICA BIANCARDI - Nostra Signora della Monnezza, 2008 cm. 80 x 150 Fotografia CONCEPT


L’opera è un chiaro riferimento al mare di spazzatura in cui naviga Napoli da mesi. La tragica situazione sembra trovare una soluzione nel riferimento religioso che si radica nella tradizionale concezione salvifica napoletana. La figura dal candore illuminante e dall’espressione serafica si contrappone perfettamente con i coloratissimi involucri dei rifiuti maleodoranti suscitando un sorriso benevolo e una preghiera spontanea.


(Casoria Contemporary Art Museum)

sabato 26 febbraio 2011

diariospycam / Fabrizio Cicchitto

Nel pomeriggio ho detto a Fini che la situazione è istituzionalmente insostenibile.
Tutti mi hanno battuto le mani alla Camera. Certo che non si possono tenere due piedi in una scarpa: cioè essere leader d'un partito e contemporaneamente presidente della Camera. Ma chi crede di essere, Berlusconi? E' naturale che il mio capo merita un trattamento diverso.
Lui può tranquillamente essere proprietario di giornali e di televisioni nonché contemporaneamente proprietario del governo e del paese.
No. Questo non è conflitto d'interessi. Il conflitto riguarda Fini, perché e nemico del mio capo. E io sono un servo. E lui deve dimettersi. Così mi ha detto il capo. E io ripeto pari pari quello che mi dice lui, il capo.

Insomma, Fini sta vivendo un conflitto istituzionale grande quanto una casa. Ma chi crede di essere, Fabrizio Cicchitto? No, di Fabrizio Cicchitto ce n'è uno solo: e questo sono io. Iscritto alla loggia massonica P2. Fascicolo n. 945, tessera 2232. Stranamente il giorno d'iniziazione alla massoneria è stato proprio il 12 dicembre 1980.
Guardacaso proprio il giorno dell'anniversario di piazza Fontana. L'undicesimo anniversario per l'esattezza.

(Liberamente e idealmente tratto dal diario personale di Fabrizio Cicchitto)

venerdì 25 febbraio 2011

L'ultima canzone di Apicella



Dove sta Muammar?


Era la festa tripolitana

quanta folla per la via

Con Muammar compagno mio,me ne andai a passeggia'.

C'era la banda dei beduini che suonavano "Insciallah"
e il maestro, sul piedistallo,ci faceva delizia'...

Nel momento culminante del finale travolgente,
'mmiez'a tutta chella gente,se fumarono a Muammar!

...Dove sta Muammar?!Uh, Madonna mia...

Come fa Muammar,senza la polizia?...
Pare, pare, Muammar,che t'ho perduto, ahimé!

Chi ha truvato Muammar me lo purtasse a me...

Jámmola a truvá...sù, facciamo presto..
Jámmola a incontrá con la banda in testa...

Uh, Muammar!Uh, Muammar!Uh, Muammar!
tuttuquante aîmma strillá:Muammar Muammar,

E bombe stanno ccá! E bombe stanna ccá! E bombe stanna ccá!...

Muammar Muammar Muammar Muammar
Muammar Muammar Muammar Muammar

comm'aggi 'a fá pe' te truvá?!I', senza te, nun pozzo stá...

Era la festa dei petrolieri, ll'anno appresso cante e suone...
bancarelle e puttanieri...chi se pò dimenticá!?

C'era la banda dei beduini, centinaia di bancarelle
bunga bunga e mozzarelle che facevano 'ncantá.

Come allora il nuovo Raìs,ritornò per quella via...
Ritornò la polizia, sempre in cerca di Muammar...

..Dove sta Muammar?!Uh, Madonna mia...

Come fa Muammar, senza la polizia?...
Pare, pare, Muammar, che t'ho perduto, ahimé!

Chi ha truvato Muammar me lo purtasse a me...

Jámmola a truvá...sù, facciamo presto..
Jámmola a incontrá con la banda in testa...

Uh, Muammar!Uh, Muammar!Uh, Muammar!
tuttuquante aîmma strillá:Muammar Muammar,

E bombe stanno ccá! E bombe stanna ccá!E bombe stanna ccá!...

Muammar Muammar Muammar Muammar
Muammar Muammar Muammar Muammar

cu o nuovo leader aggia pruva'
Muammar Muammar Muammar Muammar

mercoledì 23 febbraio 2011

diariospycam / Mohammar Gheddafi

Siccome a Tripoli il bunga bunga è costituzionale ho deciso che resterò fino alla morte.


(Idealmente e liberamente tratto dal diario personale di Mohammar Gheddafi)

domenica 20 febbraio 2011

diariospycam / Luca Barbareschi

Sono andato a controllare subito in banca se i soldi promessi erano stati già versati da Spinelli. E c'erano. In genere quando Arcore promette di corrompere, mantiene eccome.
Tra l'altro i contratti televisivi mi sono stati accordati, la partecipazione alle fiction di cui si era discusso pure. Il teatro garantito secondo la durata concordata. Ottimo. Abbiamo avuto un incontro io e il premier. L'ho raccontato pure in televisione a Lilly Gruber. Bene.

Ora posso ritenermi politicamente soddisfatto. Vado con le dimissioni. Lascio Fli. Addio. Mi vado a parcheggiare nel Gruppo Misto. Scaldo i banchi. Ritorno a fare lo yesman. Stipendio e rimborsi a spese dei coglioni. Si avvicina un giornalista col microfono e prima di salire in macchina, raccolgo il cappotto e gli dico così:
Ho atteso fino ad oggi sperando che da parte del vertice di Futuro e Libertà ci fosse uno scatto di orgoglio, che ci riportasse allo spirito e soprattutto alle intenzioni di Bastia Umbra; viceversa constato ancora una volta che non si vuole affrontare il problema determinante, cioè come condizionare all’interno dello stesso centrodestra una nuova fase di governo e di come affrontare le nuove sfide del nostro Paese.
Boh. Mi sa che l'ho sparata grossa. Ma no. Gli italiani credo che una stronzata così se la bevono tranquillamente, perché no.

(Liberamente e idealmente tratto dal diario personale di Luca Barbareschi)

sabato 19 febbraio 2011

Bagnasco incontra l'adultero



Chi non ha accuse di favoreggiamento alla prostituzione minorile e concussione, scagli la prima pietra. L'imputato incontra il porporato. E' successo ieri. Cristo andava a cena coi pubblicani e gente malfamata. Perdonava le adultere. Che male c'è allora nell'avere come ospite un puttaniere di stato? ”Un incontro istituzionale. Di prassi. Un normale incontro tra istituzioni: vertici dello Stato italiano e Santa Sede” così spiega il cardinale Bagnasco. “Incontro formale, normale, protocollare”. Clima di cordialità. Niente fica né bunga bunga. Niente Lele Mora né troie né veline. Ma solo una sana atmosfera evangelica.
Ricordate come faceva la vecchia canzone di Zucchero? "Solo una sana e consapevole libidine salva il giovane dallo stress e dall'azione cattolica". Ecco, ci siamo capiti. Tutto è avvenuto nel segno della carità. In nome di nostro Signore Gesù Cristo. Ripetiamo: chi non ha peccato, scagli la prima pietra. Oppure, statuine del duomo di Milano.

venerdì 18 febbraio 2011

diariospycam / Paolo Guzzanti

A forza di scrivere libri sulle mignotte del premier si finisce poi col diventare mignotta dello stesso e cadere joue contre joue tra le sue braccia di nuovo. Mi sono convertito di nuovo oggi. Folgorato da un assegno con troppi zeri. Ho battuto i miei figli in fatto di comicità. Ho cagato, pisciato. Mi sono pulito il culo nelle toilette di Palazzo Madama. Mi lavo le mani e vado alla buvette a ordinare un caffè.
E lì scopro che perfino il caffè è offerto dal capo. Quindi ho pensato che davvero essere mignotta conviene. Tu ti concedi al cliente e tutto ti è concesso, gratis. Che bello. Lo racconterò ai miei figli. Ci tireranno su un'altra bella scenetta comica. Magari la intotoleranno La mignotta pentita. Sottotitolo: Una zoccola di nome papà. Oppure no. Qualcosa di più teatrale: Una mignotta in cerca d'autore. Sarà un successo.


(Liberamente e idealmente tratto dal diario personale di Paolo Guzzanti)

martedì 15 febbraio 2011

diariospycam / Silvio Berlusconi

Oggi ho chiesto al chirurgo plastico di mettermi le sbarre al posto delle rughe.



(Idealmente e liberamente tratto dal diario personale di Silvio Berlusconi)

domenica 13 febbraio 2011

Ricchi, ricchissimi, praticamente in mutande


( Giuliano Ferrara e la manifestazione: "In mutande ma vivi")

MILANO. L’uomo in realtà non ha mai smesso di tirare pietre, dai tempi di Valle Giulia fino ad oggi al teatro Dal Verme. E Pier Paolo Pasolini all’epoca aveva perfettamente ragione: siete dei figli di papà, disse. Sto con i poliziotti.

Nessuno lo capì naturalmente. Troppo profetico, al solito. Ma il poeta aveva intravisto già il futuro, da perfetto veggente. Aveva già prefigurato i salti mortali e servili di Giuliano Ferrara nonostante il grasso che deborda e debordava.


I salti di Paolo Liguori, ex Lotta continua. Di Bondi, ex sindaco comunista. E via via tanti altri. Insomma, Il futuro di tanta gioventù che ingrossava quel corteo. Tutti in attesa spasmodica di un nuovo padrone. Aveva previsto che qualcuno un giorno li avrebbe comprati in blocco, i compagni rivoluzionari. E li avrebbe fatti protestare in mutande contro il puritanesimo. Che umiliazione.



Pasolini era uno che sapeva tutto. Intuiva tutto. E forse avrebbe già prefigurato l’ammucchiata pidiellina di oggi in difesa di Berlusconi, se non fosse stato ammazzato. Povero Giuliano, ieri contro la polizia a Valle Giulia e oggi contro i magistrati. In mutande. Contro lo stato e in favore del capo che gli dà da mangiare. Sempre, nei secoli fedele. Al padrone di turno: dai socialisti ai pidiellini. Ayatollah di Craxi ieri. Ayatollah di Silvio oggi. L’imam della sacralità del potere contingente. Lui, l’uomo che tirava pietre e bottiglie ai poliziotti. Ricco… ricchissimo, praticamente in mutante.

sabato 12 febbraio 2011

diariospycam / Marco Pannella

Nessuno lo dice ma la vera Escort sono io. Mi vendo da sempre un tanto al chilo. Anno dopo anno. Ho sempre fatto così. Sono io il primo ottantenne che un bavoso acquirente di minorenni è riuscito a conquistare, con la forza dell’assegno. Da oggi comincerò uno sciopero della fame contro me stesso. Contro la mia stessa ipocrisia. Contro la mia carriera politica altalenante. Contraddittoria. Il vero aborto sono io. Il divorzio sono io ogni volta che mi scindo da me stesso. Mai di destra. Mai di sinistra. Sempre dalla parte di me stesso. Una bandieruola narcisista in cerca di visibilità politica. Sono io l’enigma misterioso della partitocrazia: il grande mostro che combatto da una vita, per esorcizzarlo dentro di me. Sono incinto di potere senza riuscire a partorirlo mai. E forse ci riuscirò, a ottantanni. Non è mai troppo tardi. Un groviglio nelle viscere è questo potere. Come un magma misterioso. Mi prende e mi respinge. Mi prende e mi respinge. Mi prende e mi respinge. Mi prende e mi respinge.


(Idealmente e liberamente tratto dal diario di Marco Pannella)

venerdì 11 febbraio 2011

L'angelo sterminatore e il cavaliere




Avete mai visto il film L’angelo sterminatore di Luis Buñuel?
La trama più o meno è così: c'è una famiglia borghese che ritorna dal teatro. Ha ospiti a cena. A fine serata gli invitati non riescono a congedarsi. La scena è come bloccata. I personaggi restano imprigionati nella ripetizione dei loro gesti. Prigionieri metafisici. Impantanati nell’aria. Paralizzati. La porta è aperta, ma nessuno è più capace di varcarla. Tutti si salutano ma nessuno riesce più a uscire. Gli ospiti ripetono ossessivamente i medesimi dettagli all’infinito. Il tempo è come sospeso. Il film non va avanti. La trama è ferma.



Ora, a guardare in televisione i vari Quagliariello, Bonaiuti, Cicchitto, Bondi, sembra quasi di assistere a una riedizione postmoderna della vecchia trama di Bunuel.
Anche loro in fondo ripetono sempre le stesse cose come nel film. E anche noi ascoltandoli, restiamo impigliati in quella stessa rete fatta di incantamento mediatico. Un maleficio ipnotico.
La difesa del premier che si ripete all’infinito, sempre uguale. Le stesse parole. L’Italia è come sospesa dentro una bolla temporale. Nella propria immobilità storica. Come se non riuscisse a varcare la soglia dell’Antiberlusconismo: i sondaggi restano fermi. Immobili. Come lancette di un orologio rotto. E lui che parla come un disco rotto.


Tutti si agitano nelle piazze, ma nessuno riesce a uscire. Lui non esce dal palazzo. Deve cadere e non cade mai.
Insomma, viviamo in un immenso playback. Sempre le stesse risposte. Identiche. Preregistrate. Muovono solo la bocca. Vanno in playback.

E' chiaro. E' la stessa trama dell’angelo sterminatore di Bunuel. Viviamo nella perenne illusione della fine. Che non c'è. Non si profila.
È un computer impallato che nessuno riesce a spegnere. Nessuno ha il coraggio di staccare la spina per la paura di distruggere l’hard disk. È un paese bloccato dentro un ritornello ossessivo. Siamo tutti prigionieri di un incantesimo, come nel film.

domenica 6 febbraio 2011

In caso di pioggia ci sarà l'autore




Giovedì 10 febbraio 2010
ore 18.00
Corte dei Miracoli
Siena
Performance teatrale e musicale
tratta dal libro

ZERO AL 100%
di Alfonso Diego Casella
(Pascal editrice)

Voce recitante: Alfonso Diego Casella
Musiche e arrangiamenti: Tommaso Taurisano (Chitarra)


Testi e canzoni: I Guccini di Campagna

sabato 5 febbraio 2011

diariospycam / Silvio Berlusconi

Attaccano in gruppo i sostenitori a pagamento di Mubarak. Con barricate e spranghe di ferro. I manifestanti replicano lanciando saissaiole contro i difensori del Rais. Queste sono le notizie in televisione. E io non so se telefonare direttamente in trasmissione e urlare al presentatore che si tratta di un postribolo e non di un notiziario... oppure, se telefonare a Mubarak e chiedere diplomaticamente: ma che cazzo sta succedendo laggiù?
La seconda. Alzo il telefono. Pronto Hosni. Ciao Silvio, come sta mia nipote E ridiamo. Sta bene, fa le serate in discoteca.
E tu?dico. Qui è tutto un casino dice lui.
Lo so, anche qui dico io. Ma il governo resiste eccome.
E Mubarak mi dice, lo so. Sto vedendo, sto vedendo. Beato te. Te la passi bene tu. Altro che cazzi, mi dice ridendo Mubarak. Tu stai come un pascià nel tuo harem con le tue puttane, le televisioni e i giornali di proprietà.

È vero, ho pensato quando ho chiuso il telefono. Qua non ci sono lotte intestine come capita laggiù. Mi basta strapagare la Santanchè Belpietro, Sgarbi. I miei cortigiani più fedeli. E allora, invece di attaccare con i cammelli, con gli spari sulla folla, loro litigano… fanno gazzarra, alzano la voce. A sproposito, in televisione. Vanno negli studi televisivi ogni sera, e urlano, come ultrà. Eccolo, questo qui è il mio esercito. Pacifico. Non spara mai pallottole. Solo cazzate spara. Una dopo l’altra. E dice di continuo: è falso. È falso. È falso. A ripetizione, come una mitragliatrice.
Vegogna, vergogna, vergogna. Che gioco piacevole. L’italiano medio ama i refrain. L’italiano medio è abituato con Sanremo, all’italiano medio sembra quasi di ascoltare una vecchia canzone di Nilla Pizzi.

Li addomestico così i miei soldati. Li armo di livore. Come pappagalli urlanti. Mi costano però tre volte quanto mi costava Ruby.
Sgarbi, un occhio della testa. Belpietro un patrimonio. Sallusti, tre patrimoniali. Porro invece gratis, perché fa lo stage.
Mi sbancano porca troia.
Quanto meno loro non salgono sui cammelli, come in Egitto. Non sparano contro i manifestanti. Non bastonano i nemici. Non sono mica fascisti. No, sono postfascisti. Non feriscono fisicamente. È una guerriglia mediatica. Un attacco senza sangue. Fatto di avvocati e verità processuale. Solo gli spettatori a poco a poco ci lasciano il cervello.

(Liberamente tratto dal diario personale di Silvio Berlusconi)

venerdì 4 febbraio 2011

diariospycam / Hosni Mubarak

Sto alla finestra. L'ultimo erede dell'Egitto faraonico sono io. Ne parla addirittura Manetone, sacerdote vissuto alla corte di Tolomeo I Soter e Tolomeo II Filadelfo (285-246 a.C.) che suddivide la storia patria in 31 dinastie inclusa la mia. Gli Dei perciò sono con me, i sacerdoti dalla mia parte, pregano e bruciano incensi nel tempio.


Ho pagato lautamente anche i poliziotti in borghese, servizi segreti e poveracci che vengono dalle campagne, delinquenti comuni scappati dalle galere e che cavalcano cammelli rubati a Giza. Naturale, trentanni di regime corrotto a qualcosa mi sarà pure servito.

Li vedo, attraverso la finestra del bagno. Li sento urlare. Li guardao dall'alto mentre si ammazzano l'un l'altro inutilmente, fratelli contro fratelli. Li vedo lottare. Scannarsi. Quelli lì pagati da me, contro quegli altri non pagati da me e che protestano gratis. E loro credono davvero nella democrazia.

Ma a cosa serve la democrazia, se gli Dei sono tutti con me... i sacerdoti sono con me. A cosa serve il consenso del popolo se io compio i sacrifici al tempio e prego, perché il mio culo resti sempre attaccato al trono, secondo il volere degli Dei.



Io sono davvero l'ultimo faraone d'Egitto, mi sono fatto mummificare da vivo per poter continuare a governare anche da morto, in playback. Per continuare a legiferare, comandare questo Regno all'infinito risparmiandomi l'oltretomba e la Valle dei Re. No. Non mi manderanno via. Obama è un illuso se crede di spodestarmi così, con la diplomazia, con la piazza. Lui non conosce il potere magico degli Dei egiziani. E nulla sa lui della giiustizia che si nasconde dietro la maschera del Dio Anubi. E' lui che mi protegge. Protegge i miei miliardi in Svizzera. Le società immobiliari. Le quotazioni in Borsa.

Di tanto in tanto mi accomodo in salotto in mezzo ad arabeschi pacchiani, voluti da mia moglie, e la domestica Nefertari mi serve un té alla menta, mi fumo un narghilè al gusto rosa e sento ancora le urla salire, come un fastidio. E più fumo e più penso alle bombe che lanciano per strada. Ai cecchini pagati da me, ai morti. E tranguigio lentamente il mio té, perché è bollente. Senza aggiungere mai zucchero.

(Liberamente tratto dal diario personale di Hosni Mubarak)

Hai il culo flaccido, dimettiti



"Sta roba è una roba che ti rovina la vita.

Ti rovina i rapporti, ti logora.

Devi avere un pelo sullo stomaco.

A me cioè non me ne frega niente

Io voglio sposarmi, fidanzarmi, avere dei bambini, una casa.


Cioè litigare tutti i giorni cn tutti, metterla nel culo a quello che ha fiducia a te.

La politica è un casino, cade lui cadiamo noi.


Lui sarà anche il mio capo, ma io sono indagata

e lui altrettanto.

E' un pezzo di merda...

Non me ne fotte un cazzo.

Se lui è il presidente del Consiglio o, cioè,

è un vecchio e basta.


Si sta comportando da pezzo di merda

pur di salvare il suo culo flaccido".


(Nicole Minetti, ex igienista dentale)