domenica 31 luglio 2011

diariospycam / Vittoria Brambilla


Mi sono autodenunciata per Stalking. Tre giorni fa è successo. Sul lettino dell'estetista. Mentre mi massaggiava il culo. É successo quando sono rimasta sola nella cabina. E' successo che l'estetista era uscita un attimo a rispondere al telefono. Stava nel corridoio. E' allora che è successo. E poi ieri è successo di nuovo: sì, a un certo punto mi sono toccata il culo. Sì. Proprio mentre mi infilavo lo slip per buttarmi in piscina. E oggi eccomi qui in Commissariato, a reiterare l'autodenuncia per Stalking e la Diffida nei confronti di me stessa a non frequentare più me stessa. Basta, non ne posso più. Sono diventata insopportabile. Quando è troppo è troppo. Si celebrerà un processo. Di sicuro fra qualche giorno nei miei confronti penderà una richiesta d'arresto in Parlamento. Strano che le Agenzie non ne abbiano ancora parlato. Ma mi difenderò. Mi difenderò davanti alla Giunta per le Autorizzazioni: reclamerò anzitutto le garanzie volute dalla Costituzione. Invocherò il fumus persecutionis. Intanto sto cominciando già a ricattarmi: Pronto, Vittoria... se vuoi che ritiri l'autodenuncia trasferisci subito sul mio conto in banca un malloppo di 200 euro. Lì per lì accetto. Dopo mi ritelefono e mi dico no. No, mai. Scordatelo mia cara. Non accetto proprio. E vergognati a boicottarmi così. Ora cerco di non rimanere troppo in slip davanti allo specchio, per evitare ulteriori atti di stalking. Di non indossare vestiti provocanti per esempio, per non istigare me stessa a compiere sia l'ennesimo atto di Stalking che l'ennesima autodenuncia all'Autorità giudiziaria.

(Liberamente tratto e ispirato - interamente inventato - dal diario personale di Vittoria Brambilla)

martedì 26 luglio 2011

Processo lungo? No, in galera



IN PRINCIPIO era il processo breve. Ovvero, il verbo di Ghedini per bocca dell'onorevole Gasparri. Io scrivo leggi ad personam e tu ti esponi di persona. Questi erano i patti. E Gasparri in effetti si esponeva. Difendeva implacabile le sue miserevoli posizioni come fa sempre. Con quella voce da stitico che non riesce ad andare di corpo da almeno sei mesi e che gli scappa giusto quando si presenta il giornalista col microfono davanti e la telecamera sta accesa.
Giuro che non lo dico per offesa o antipatia epidermica. Ma davvero questa è l'impressione che dà Maurizio Gasparri quando argomenta frettolosamente davanti alle telecamere. Cioè mentre "rilascia" dichiarazioni. E speriamo solo dichiarazioni.

MA QUESTA ERA la collezione ad personam autunno-inverno 2009 della sartoria Ghedini & CO. Un ricamo artigianale denominato Ddl 12 novembre 2009. Ovvero, Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi. Un bizzarro progetto di riforma sulla durata temporale dei processi. La durata? Ad orologeria naturalmente. Un pretesto ex lege per mandare in prescrizione i reati del solito noto.

COSA CI RIVERVA la sfilata primavera-estate 2011? E' presto detto. Ci offre modelli normativi senz'altro meno corti del processo breve. Per questa stagione va di moda ad esempio il processo lungo. Colori e stoffe un po' meno sgargianti. Taglio più che mai sfrangiato. Pomposo e barocco. Pieno di bizantinismi. Sì, Ghedini e company si stanno battendo per cucire addosso al premier il processo lungo. Il più lungo possibile questa volta. Disegno uscito fresco fresco dalla solita sartoria. Tagliato su misura del solito cliente. Questa volta l'obiettivo previsto è praticamente l'opposto ma il risultato è il medesimo: il processo lungo dovrebbe prevedere la possibilità di inzeppare un numero infinito di testimoni nella lista.
Per capirci, una fila talmente lunga che il processo rischia l'intasamento e quindi di virare dritto verso la prescrizione. Ecco qua la spudorata finalità del famigerato processo lungo: un processo geometricamente speculare a quello breve. Con la chiara intenzione di mandare in tilt qualunque processo a carico del brigante di Palazzo Chigi. Insomma, affollare per prescrivere. E pensare che la combriccola dei sarti è la stessa che durante la collezione autunno-inverno 2009 lamentavano per giustificare la riforma un eccessivo protrarsi dei processi!

DICIAMOCI LA VERITA' una volta per tutte qualora avanzassero dei dubbi: processo lungo o processo breve, la banda del premier che sgomina sia maggioranze di governo che parlamentari è sempre là che vuole andare a parare: prescrivere i reati del suo cliente. Credere obbedire e prescrivere, ecco il giuramento dei maestri di taglio made in Pdl.
Forse un giorno non lontano qualcuno riporterà sui libri di scuola che proprio mentre la nave affondava - nel bel mezzo dei marosi - l'equipaggio era soltanto impegnato a cercare in acqua la cravatta dispersa dal Nostromo. E che alcuni pirati mercenari denominati nientemeno – giuro, senza nessuna ironia - Responsabili gli mantenevano pure la lanterna in piena notte perché la trovassero più agevolmente.

domenica 24 luglio 2011

L'altro inaspettato






DON'T PANIC Niente panico. Il terrorista di Oslo non è un kamikaze islamico. Al Qaeda non c'entra. E' made in Europe questa volta. Un fondamentalista cristiano tout court. Come noi. Ripeto, europeo. Biondo. Occhi celesti. Pelle bianca. Un nazista dichiarato. Di fede ariana. Insomma, quando ad ammazzare è uno che somiglia a noi è soltanto un pazzo. Uno spostato. Un mostro un po' sui generis. Un razzista piccolo piccolo. Che da due anni pontificava online indisturbato contro ogni forma di multiculturalismo. Professando e promettendo su facebook atti futuri degni dei video di Bin Laden. Ma questa volta non c'è da avere tanta paura. Il panico non c'entra. Costui ammazza solo per mera follia. E' un povero ritardato hitleriano. Tutto qui. Questione liquidata per la cronaca. Discussione niente.

E PENSARE che le primissime notizie si attestavano sul tono solito pro-panico: l'attentato di matrice islamica. Un altro 11 settembre. Le vignette contro Maometto. La partecipazione della Norvegia alle missioni militari NATO. Balle. Tutte balle. Nessuno si prendeva la briga di consultare eventuali rivendicazioni. E' stato davvero un caso mediatico costruito su rivendicazioni anticipate. O sperate. Inventate al momento dal giornalista di turno. Logiche matematiche del tipo 2+2 = 4. Giornalismo del genere se tanto mi dà tanto. Mentre le notizie schizzavano impazzite sui media, una reazione di stato però colpiva per la sua immediata pesantezza a poco meno di un'ora dall'attentato: l'antidoto escogitato per la sicurezza nazionale. La Norvegia annunciava già di uscire dal Trattato di Schengen.

E ADESSO? Adesso che il terrorista non è esattamente l'altro che tutti si prefiguravano, come dobbiamo reagire: panico sì o panico no? Bisogna uscire da Schengen sì o no?
Non si sa. Qui ogni sentimento è sospeso.

E' davvero strano quando il mostro si rivela come il nostro tranquillo vicino di casa. Il terrorista occidentale della porta accanto. Uno del tutto uguale a noi. Ecco che qui non succede proprio niente. Panico quasi zero. La paura dell'altro qui viene declassata a mera condanna del gesto. Avere panico del nostro simile non ha alcun senso. Anzi, vuol dire avere panico di noi stessi. Questo strage è stata commessa dall'altro che non ci aspettavamo! Appunto l'altro uguale a noi. L'altro inaspettato.

giovedì 21 luglio 2011

I pappa di papi contro Papa

BUONGIORNO. VI PRESENTO uno come noi. Sì, signore e signori. Eletto da noi dico. Uno che se un giudice sta indagando, lo può arrestare. Tranquillamente. Senza troppe garanzie speciali che rassomigliano a certi fronzoli istituzionali pretestuosi che lo rendevano troppo diverso da noi.
Adesso invece lui è esattamente come noi.


Stesso rango di sfiga. Come noi, ripeto. Noi.
Noi che paghiamo di persona.
Noi che finiamo dentro. Punto e basta. Senza che nessuno autorizzi un giudice o meno. E gli ordini se procedere o no. Che lusso. Che pacchia l'Autorizzazione all'arresto. Se non c'è fumus persecutionis. Beati loro. Beati i perseguitati, perhé saranno graziati!


A NOI BASTA SOLO un fondato pericolo di fuga. La manipolazione delle prove. La potenziale previsione di una reiterazione del reato. E ci beccano. E ci mettono dentro. Custodia cautelare. Ma questo un tempo riguardava solo noi. Era la regola. Loro no. Mai successo finora. O meglio, da ventisette anni a questa parte almeno.




ADESSO FINALMENTE lui è uno di noi. Un essere umano. Un cittadino né sopra né sotto le parti. E può essere arrestato esattamente come uno di noi.
Davvero una roba che accade solo ogni morte di papa. Appunto. Sarà colpa del cognome. Papa. Alfonso Papa. Contiene già l'eccezionalità del caso: tutti i crismi della singolarità istituzionale. E del momento storico.

lunedì 11 luglio 2011

diariospycam / Renato Brunetta

Mi sono sposato anche io. Ieri. Biancaneve era bellissima. Mentre l'Italia fa a pugni con la Spagna su chi fallisce prima coi titoli di stato spazzatura. Mentre tutto affonda e Bossi pensa solo ai ministeri. Al nord. Mentre Berlusconi invita Ghedini in Sardegna per ragionare - al solito - di fatti suoi. Ecco, mentre tutto questo succede, io sposo la bella Biancaneve.
Spero solo che la maga cattiva dell'opposizione non le regalerà come dono di nozze una mela avvelenata. Naturalmente rossa. Loro, i comunisti di sempre. E non socialisti d'avventura come me. Amico di vecchi ministri ballerini, De Michelis, per esempio. Certo che l'ho invitato alla festa. Il dee jay ha messo: You make me feel. E De Michelis ballava. Ballava. Ballava. Lo champagne calava a fiumi nei bicchieri. Alla faccia della crisi mi sono detto io. E dei titoli di stato. Dello Spread. Delle finanziarie con effetto economico placebo. In culo a tutti quanti. Mi sono sposato con la bella Biancaneve, tanto basta. Tutti vissero felici e contenti. Ho finito caro diario. Volevo solo raccontare la mia favola ai tempi della crisi globale. Punto e basta.

(Idealmente e liberamente tratto - interamente inventato - dal diario personale di Renato Brunetta)

lunedì 4 luglio 2011

Battisti, dai bossoli alla bossanova





FINALMENTE. C'era troppa saudade di verità dopo tanta farraginosa impunità sul caso Battisti.
Lo scrittore Antonio Tabucchi, che già lo scorso gennaio si era espresso polemicamente sulle colonne di Le Monde contro la vittimizzazione dello stesso Battisti ad opera dell'élite intellettuali d'oltralpe - riconducendolo così tranquillamente al normale rango di delinquente ordinario tout court - rilancia una nuova posta in gioco tramite un editoriale apparso oggi su Repubblica, in cui motiva la sua mancata partecipazione al festival letterario di Paraty: "Il recentissimo conferimento della cittadinanza onoraria brasiliana - biasima Tabucchi - è una beffa che mi ha indotto a rinunciare, con profondo rammarico all'invito".


A POCO A POCO ciò che almeno inizialmente si profilava come un "Gran Rifiuto" finisce per assumere i contorni nitidi di una ben calibrata diserzione intellettuale, giocata d'anticipo come forma di protesta o se vogliamo di denuncia contro l'intrusione di Lula, su una decisione che di fatto spettava al Tribunale brasiliano. Boicottaggio o meno, l'assenza dello scrittore italiano avrà comunque un valore simbolico e moralmente peserà sul festival. Ma Tabucchi invece di placare l'incendio getta altra benzina sul fuoco. E aggiunge cose di sinistra. Per fortuna, ce n' era davvero un gran bisogno dopo tanti strilli insensati della Lega e svariati amici degli amici del Legittimo impedimento al premier nonché le immancabili lagnanze post-fasciste provenienti da ambienti di Alleanza Nazionale e dintorni - ora Pdl, Ignazio LaRussa in testa a tutti.


LO SCRITTORE ITALIANO deposte le ragioni della sua mancata visita in Brasile, a questo punto cita un altro caso assai controverso - in un certo senso equivalente all'affaire Battisti - su cui non c'è nessun dibattito mediatico e passato totalmente inosservato senza neppure una lagnanza da parte di LaRussa e truppa di riferimento: ed è appunto il caso Enciso, un aguzzino accusato di aver torturato negli anni del golpe in Argentina un alto numero di vittime e che ora risulterebbe "sotto tutela" delle autorità brasiliane, benché arrestato. Nei suoi confronti la Procura di Roma avrebbe avanzato la richiesta di estradizione per aver torturato alcuni nostri connazionali. Finora nessuna risposta è venuta dal Tribunale brasiliano. Stando così le cose, persino questo esponente della feccia golpista dell'America latina rischia di venire protetto come galantuomo con le medesime pretestuosità bipartisan. Anzi, paradosso dei paradossi: qui un incallito torturatore rischierebbe di non essere estradato in Italia per il millantato timore che da noi potrebbe venire torturato!

SI ATTENDONO NATURALMENTE commenti da parte delle istituzioni sul caso in esame. E anche qui naturalmente lagnanze leghiste e spari di cannone da parte dei ministri in carica pronti magari a boicottare il gigante economico brasiliano - niente più banane, per esempio, d'ora in poi! - dato che esisterebbe un fondato timore che così come Cesare Battisti è passato indenne dai bossoli alla Bossanova, cioè da assassino a martire senza essere stato neppure sfiorato dalla Giustizia, anche Alejando César Enciso finisca tra un pretesto e un altro per trasformarsi da fascista persecutore in perseguitato politico: da lupo che sbranava a povero agnello indifeso e degno di tutela e protezione.

venerdì 1 luglio 2011

diariospycam / Angelino Alfano

Mi hanno nominato per acclamazione alla guida del Pdl. Minchia che carriera veloce. Ho più fortuna che capelli. Io. Angelino Alfano. Io. Matricola di giurisprudenza. Terrone a Milano. Io. Ministro Guardasigilli. E adesso addirittura vado a sostituire il monarca in persona. Lui. Lui. Lui sostituisco. Mammamia. Ho provato un brivido forte forte. La pelle mi si accapponava tutta quanta.

Ora il partito sarà serio, ho detto dentro l'Auditorium in via della Conciliazione, basta anarchia. E giù gli applausi a catinelle. Lo so fare io un discorso compiuto, se me lo scrivono naturalmente. Ma giuro per quanti capelli porto in testa che mi sono evoluto negi anni. E sono un uomo vero adesso. Mica uno sprovveduto come ai tempi dell'università. Un pappamolle. Una matricola spaurita.
Nel mio discorso ufficiale stamattina ho difeso a spada tratta l'operato del Governo. Ho rilanciato la candidatura a premier nel 2013 di Silvio Berlusconi. A conti fatti è ancora troppo giovane. Avrà a malapena 78 anni. E se dura la legislatura, supererà gli ottanta. Embé, dove sta il problema?

Ho ringraziato i coordinatori Verdini, Bondi e La Russa. E anche Scajola ho ringraziato. E Matteoli. Questi nomi e cognomi mi avevano scritto gli organizzatori e questi qui ho ringraziato io. Non ce n'erano altri nella lista.

A un certo punto ho proposto una grande costituente popolare con chi è disponibile a camminare su questa strada e per questo progetto. Non so neppure io cosa diavolo stavo dicendo, ma era scritto proprio così. Giuro. Nessuno è infame nel Pdl. Loro ti scrivono quello che devi dire. E anche l'intonazione specificano. Per esempio, qui alzare la voce c'è segnato col pennarello. In grassetto. Con l'evidenziatore. Questa frase era evidenziata infatti e l'ho letta tutta gridando: Berlusconi vincerà nel 2013, non abbiamo bisogno di lasciti né di eredità. E poi c'era scritto tra parentesi rivolgersi al Cavaliere annunciando la svolta interna. E così ho fatto, alla perfezione, mi sono voltato verso la plastica del Cavaliere. La protesi gli sorrideva a mille.

Dobbiamo fare un partito serio ho detto io a pappagallo. E giù gli applausi. E continuo via via affermando che l’idea di una grande costituente popolare non vuol dire che intanto non ci organizziamo. Presidente lei ha sempre detto che il Pdl è un partito monarchico e anarchico. Ebbene, lei si è annoiato a fare il monarca, gli altri non si sono annoiati a fare gli anarchici.

E altra roba dettata sulla necessità di creare un meccanismo semplice semplice di regole e sanzioni. Non è possibile – ho letto pari pari – che uno cui non piace il candidato sindaco del Pdl si fa una lista ‘Coca colà e si candida da solo. Se vuole farlo, poi continua fuori dal Pdl.

Ho lanciato così l'idea di un partito meritocratico. Primarie per tutti, ho detto. E qui il premier mi ha fatto eco, con una battuta - al suo solito: Cchiù pilu pe tutti ha promesso lui.
Poi, siccome sul foglio c'era scritto: ora racconta cazzate a raffica come vengono vengono, ecco che mi sono messo a improvvisare le uniche cose che so dire: Non è un atto di debolezza, ho detto, confessare in pubblico l’emozione, ed io sono molto molto, molto emozionato. Ho tirato fuori un manifestino elettorale e l'ho mostrato in pubblico. Avevo tutti i capelli nel manifesto. Era il lontano1994. Miliardi di capelli fa.

Me lo ha portato stamattina mio papà, ho detto, e qui ho finto una voce rotta dalla commozione e poi ho ripreso: ed è il santino della mia prima campagna elettorale. Ero un ragazzo di 23 anni, ho detto, appena laureato a Milano. E che era ritornato in Sicilia...e che voleva impegnarsi per amore di quella terra.

(Liberamente tratto e ispirato - interamente inventato - dal diario personale di Angelino Alfano)