sabato 26 novembre 2011

Santoro come Gobetti



Novembre 2011. Il giornalista Michele Santoro, reo di essere stato licenziato per motivi politici dalla Rai, dietro diretta pressione dell'ex premier, viene denunciato da Mediaset. I motivi sono assolutamente pretestuosi. Cavilli di fetidi avvocati servili. La verità è che, licenziamento nonostante, il programma Servizio Pubblico in onda su internet ogni giovedì è il nuovo terzo polo "televisivo". Audience altissima. Alta politica. Questa squallida denuncia ricorda tanto qualcosa di meno recente.

Maggio 1924. Gobetti si muove liberamente tra Parigi e Palermo. Seguito dalla polizia. Il duce telegrafa personalemente al prefetto di Torino Agostino d'Adamo: «Mi si riferisce che noto Gobetti sia stato recentemente a Parigi e che oggi sia in Sicilia. Prego informarmi e vigilare per rendere nuovamente difficile vita questo insulso oppositore di governo e fascismo». Gobetti verrà percosso qualche giorno dopo, la sua abitazione perquisita e le sue carte sequestrate. L'Italia a conti fatti non è cambiata più di tanto.

giovedì 24 novembre 2011

L'ultima barzelletta a Strasburgo


C'è un italiano un francese e una tedesca. Il francese dice: dobbiamo fare gli eurobond, l'italiano dice: dobbiamo fare gli eurobond. La tedesca dice, sì... dobbiamo farci James Bond. Avete ragione. Ah. Ah. Ah.

mercoledì 23 novembre 2011

Elogio a Zapatero


SAPETE QUAL'E' LA DIFFERENZA fra Zapatero e Berlusconi? Eccola qua. Il primo invoca libere elezioni per fermare la crisi economica, nominando immediatamente il suo successore politico – Alfredo Rubalcaba - mentre l'altro si dimette semplicemente perché Mediaset (la sua azienda familiare) dopo aver ripetuto performances negative in Borsa, sta rischiando il tracollo.
Vi pare poco? Da una parte abbiamo uno statista sobrio, responsabile, che protegge il paese dalla speculazione finanziaria e dall'altra c'è il miliardario ridens che pensa esclusivamente pro domo sua: l'eredità dei figli. Altro che successore politico!
"La destra persegue un interesse – diceva un tempo il filosofo Norberto Bobbio - la sinistra persegue un ideale."

E A PROPOSITO DI IDEALE, non è un caso che il nuovo candidato socialista Rubalcaba sia stato accostato in questi ultimi giorni a una specie di Don Chischiotte post moderno, il quale crede ancora nell'ideale cavalleresco e "democratico". Una sorta di picaro che si batte contro i sondaggi del marketing elettorale come se stesse lottando contro i mulini a vento del famoso romanzo. E lo si è visto anche, l'eroico cavaliere Rubalcaba, apparire in un duello televisivo contro il suo avversario politico - il post franchista Mariano Rajoy. E poi si è visto come quest'ultimo sia stato miseramente smascherato. Messo in ridicolo. Annientato in diretta. Fatto letteralmente a pezzi dal bravo Rubalcaba.

IL RISULTATO FINALE? Ecco, diciamo che accade esattamente il contrario: alle ultime elezioni spagnole finisce che vince la Destra. Una Destra che a quanto pare non aveva neppure uno straccio di programma. Mentre i socialisti vengono sonoramente sconfitti. Zapatero va a casa. Ideale addio. In tempi di crisi purtroppo prevale l'interesse. E cioè la Destra. "Dichiareremo guerra alla crisi" questa l'unica intenzione trapelata finora dal nuovo vincitore. Ottima idea. Ma con i soldi di chi?

DON CHISCIOTTE ERA un disadattato cronologico. Non scherzo. Sta tutto qui il suo pathos letterario. È nel ritardo mentale del personaggio che si consuma comicamente tutta la sua tragedia personale. E chissà, forse Zapatero invocando le elezioni ha difeso un onore che non esiste più, come accadde al suo connazionale Don Chisciotte. E così Rubalcaba, anche lui, si è battuto in un mondo che non esiste più: il "feudalesimo" degli stati sovrani è finito. I romanzi cavallereschi sulla democrazia e sull'ideale del Welfare sono argomenti superati. Vige la legge del mercato. E quindi beni pubblici da svendere. Stato sociale da smantellare. Protezione sociale da tagliare.

VIVIAMO ORMAI NELLA POST DEMOCRAZIA del mercato globale. Nella modernità liquida. Al di fuori dalla sovranità territoriale degli stati. Così come Don Chisciotte non si era reso conto che il feudalesimo era stato travolto da un mercantilismo protoglobale rampante, così noi non ci rendiamo ancora conto oggi che la democrazia si è semplicemente trasformata in qualcos'altro: una specie di Kràtos senza Demos, cioè un governo autoreferenziato senza nessun popolo.

ELEGGIAMO CANDIDATI ALL'INTERNO di una competizione politica drogata dalle Borse. Truccata dallo Spread. Viziata dal panico finanziario manipolato. È il marketing dei sondaggi che decide in anticipo chi vince e chi perde: è il primato dell'economia, la dittatura totalitaria dei mercati. Senza repressione apparente. Basta una debole tinta di libertà. Una finta scenata rappresentatività. É un golpe finanziario post franchista, con la Germania che gioca un ruolo democratico questa volta. E l'Italia non bombarda come accadde ottantanni fa nella guerra civile. Tutti buoni. Nessuno uccide. Il mercato è fraterno. Ci vuole bene. Niente sangue questa volta. E siccome non c'è sangue quasi nessuno si accorgerà di niente.

martedì 22 novembre 2011

lunedì 21 novembre 2011

Come superare l'eterno post-presente




DAVVERO PER DISFARSI d'un clown c'è bisogno di cambiare la gestione del circo? E il pubblico, e le claques, come la mettiamo con loro? Una parola, deberlusconizzare il paese! Come si possono stoccare le scorie del berlusconismo se la centrale nucleare è ancora in funzione. Se il nocciolo duro dei servi è irremovibile in parlamento e ne parlano ancora come un eroe salvatore della patria. Insomma, quanto ci vorrà per smaltire tutta questa tossicità? Riusciremo a disfarci delle radiazioni emanate in questi lunghi anni?


DEL RESTO L'ITALIA è il paese dell'eterno ritorno. Vedi la democrazia cristiana che ha ripreso la scena con i suoi stessi volti imbalsamati nel '93. Tirati fuori dalle celle frigorifere, dalle celle di San Vittore o dal museo di Tangentopoli. Eccoli lì, i dinosauri ancora parlano: si lasciano pure intervistare, raccontano professorali come hanno superato le glaceazioni politiche. E come sono riusciti a galleggiare tutti questi anni. De Mita. Cirino Pomicino. Sicuramente la Democrazia Cristiana rappresenta in politica la metafora cattolica più perfetta della resurrezione della carne. Il berlusconismo invece è l'eterno ritorno mediatico: il ritornello televisivo perenne, che si ripete ossessivo, il jingle pubblicitario della politica ridotta a mero prodotto commerciale.

HA RAGIONE IL POETA Valerio Magrelli, che ha dichiarato in una recentissima intervista: "Io crederò alla fine di Berlusconi quando lo vedrò con un paletto di frassino conficcato nel cuore in una notte di luna piena." Ha proprio ragione. Forse un po' forte come immagine, ma efficace al punto giusto. Da poeta, appunto. Da poeta. Magari ce ne fossero di poeti in Italia. Altro che professori.

sabato 19 novembre 2011

L'Italia al Monti di Pietà

Tutto in svendita signore e signori. Patrimonio pubblico. Titoli di stato. Ribassi e saldi di fine stagione. Ici prima casa. Patrimoniale ai ricchi. Inizia insomma un'era di grande sobrietà. Professionalità e serietà. Ma anche di grande austerity. L'Italia è sott'attacco degli speculatori. Non c'era altra soluzione che depositare i nostri beni al Monti di Pietà.

sabato 12 novembre 2011

Il gabinetto Berlusconi tira lo sciacquone

L'Italia peggiore si dimette. Dal governo dei bocchini si passa al governo della Bocconi. I nani, le baldracche, le zoccole sprint, i servi, i leccaculo, i mercenari, gli Scilipoti, il lardo debordante di Giuliano Ferrara, la plastica gonfiabile della Santanché. Tutti battono le mani in aula. A vuoto. Il fruscìo rassomiglia molto al rumore di uno sciacquone. La merda lentamente scompare. Le facce si diradano. Addio Tremonti sorgenti dalle acque. Ultima richiesta. Dentro vorrebbe Gianni Letta. Che pena. Un tempo sistemava ovunque le sue troie. E ora non gli resta altro che sperare nel Cavallo di Troia.

martedì 8 novembre 2011

La sindrome di Gheddafi




Braccato dai numeri. In silenzio. Nel suo bunker di lusso. Al buio. Nascosto. È così che vuole morire. Come Gheddafi. Come un martire. Con i fedelissimi che ancora sparano in televisione sui nemici. Mentre gli invadono la sua città natale. E i traditori scappano. I Tuareg lo difendono. A denti stretti. Coi coltelli. Truppe mercenarie. Escort della salvezza. Lui ha una pistola d'oro. Premedita una fuga. C'è difatti un fuoristrada che lo sta aspettando fuori. Attraverseranno il deserto.
Buon viaggio.

sabato 5 novembre 2011

Silvio Berlusconi / diariospycam

Seduto oggi nel salotto il maggiordomo Alfredo serviva champagne. Mi sono detto, la crisi non esiste. I ristoranti sono pieni. Le ville sono piene di puttane. Organizzano cene. Pagano le puttane con assegni a molte cifre. Le invitano a cena. Si concedono lussi. Fanno regali. Le invitano nelle ville in Sardegna. Regalano posti nel parlamento europeo. Ai ministeri. Al consiglio regionale. No. La crisi non esiste. E' un'invenzione, questo ho rilasciato oggi ai giornali. E questo scrivo puntualmente, qui, nel mio diario personale. Ho chiamato il fedelissimo maggiordomo Alfredo. Alfredo, ho detto, secondo te... c'è davvero questa crisi che dicono in giro. Il maggiordomo Alfredo ha risposto nossignore, abbassando lo sguardo. No. Perfino i servi guadagnano ha detto. Le mance. Le tredicesime. Lo straordinario nelle nottate di Bunga Bunga e party privati. No, la crisi non c'è affatto signore. E' un'invenzione della stampa. Dei comunisti, perché loro vogliono fare la rivoluzione dei pezzenti. Ecco, è come pensavo io Alfredo. Bravo. Mi sono complimentato. Congratulazioni. Tu sì che sei un bravo maggiordomo ho detto. Davvero. Giuro che se rivinco le prossime elezioni politiche ti metto proprio al Ministero del Lavoro. Basta, questo Sacconi ha bell'e spaccato i coglioni. Non credi Alfredo. Sissignore, ha risposto obbediente Alfredo.

( Liberamente tratto e ispirato - interamente inventato - dal diario personale di Silvio Berlusconi)

venerdì 4 novembre 2011

diariospycam / Giulio Tremonti

Va bene, ha voluto così. Tutta colpa sua. Ha voluto che andassi per forza a Nizza, al G 20. A far figura. A far vedere che il ministro delle Finanze esiste. Tanto per cominciare nell'aereo non gli ho rivolto neanche la parola. Giocavo alla playstation. Tutto il tempo. Atterriamo e ci stringono la mano. Albergo. Al primo incontro con il Fondo Monetario Internazionale, Sarkozy e Merkel, quelli parlavano e dicevano a lui: cosa devi fare e cosa non devi fare. E lui si rivolgeva a me, il premier, per lasciare intendere che abbiamo un ministro delle Finanze. Mi chiedeva informazioni tecniche. E io che interrompevo il giochino elettronico sotto al tavolo della sala riunioni. Facevo lo gnorri. La parte di uno che cade dalle nuovole. Spread? dicevo io. Cosa è questo Spread. E mi rimettevo a giocare alla playstation. Adesso sono tornato in albergo, finalmente. Mi sono fatto una doccia. E sto qui, al tavolo, a scrivere il diario.

(Liberamente tratto e ispirato - interamente inventato - dal diario personale di Giulio Tremonti)

martedì 1 novembre 2011

Il mercato rende liberi

ADDIO DEMOCRAZIA. Guarda cosa è accaduto oggi in Grecia. Tutto è andato giù per colpa di un promesso referendum popolare. Il mercato vuole stabilità. Mai sottoporre ai cittadini tasse a venire. (No taxation without representation). Neanche se i tagli riguardano la decapitazione totale di ogni spesa sociale. La democrazia non serve più. Una vecchia leggenda metropolitana la democrazia. E' la finanza che conta. Non esiste alcuna libertà senza mercato. Avanti. Tutti. Tutti quanti a lavorare nel campo di concentramento della finanza globale. Lavoriamo. Dimagriamo. Mangiamo sempre meno. Le agenzie di rating ci fanno da kapo'. Occorrono sacrifici ci dicono. Sacrifici. Sacrifici. Dimagrite. Dimagrite. Dimagrite. Mettere in moto l'economia. Il mercato rende liberi.