sabato 31 dicembre 2011

diariospycam / Gesù di Nazareth

Seguendo i telegiornali terrestri di oggi ho appreso la notizia che quel prete italiano, un certo don Verzè - è morto nella nottata per problemi di cuore. Pace all'anima sua. Questo nome me lo ricordo bene, una volta mi ha tirato pure in ballo: era pieno di debiti fino al collo, i trucchetti finanziari per camuffare i bilanci non si potevano contare... e lui, pacifico dichiara alla stampa del suo paese di allocchi, dove si bevono ogni cosa: mi hanno messo in croce, come Gesù Cristo. Ma cosa c'entro io, ho pensato, perché mai mi tira in ballo? Io, i mercanti li ho sempre scacciati dal tempio.

(Liberamente tratto e ispirato - nonché interamente inventato - dal diario personale di Gesù di Nazareth)

mercoledì 21 dicembre 2011

Presepe delle libertà



Vi do una notizia d'anteprima e da presepe. Ruby da ieri è mamma. E' nato a quanto pare, nel lontano Oriente, il figlio della nipote di Mubarak. E' nata. E' nato. Lo preannunciavano già da mesi e mesi profeti e giornalisti e opinionisti di Lieta-Novella 2000. Ora invece ne danno l'annuncio gli angeli e gli arcangeli di Arcore: Cicchitto in prima fila, Gelmini, Bondi. La schiera dei domestici è compatta a due passi della grotta. Vittorio Feltri, Sallusti, Porro. Tutti con una fascia littoria natalizia sul petto, come richiede il protocollo da presepe e con la scritta dorata: Gloria in the Papi's day.
Venite dunque. Venite adoremus canta in do maggiorato adiposo (bemolle) Giuliano Ferrara, il quale occupa tre quarti del presepe con la sua statuina elefantiaca. Adoremus, certo. Ma qualche leccatina servile non guasta mai. Pastori abruzzesi come Bruno Vespa per esempio chiamano già in raccolta tutto il pecorame televisivo per una puntata natalizia di "Grotta a Grotta" da improvvisare. Edizione straordinaria.

Nicole Minetti recita la stauina tettoluta della massaia che inforna il pane. La Carfagna in reca doni: un calendario su cui posa nuda contro una grotta. C'è Gasparri sul cammello con altri due servi scellerati e vestiti da sceicchi in pompa magna da perfetti Re magi. Con oro lingua e birra. Non manca nessuno. Bossi che canta un inno religioso sconnesso, sottotolato in latino. LaRussa che scalcia come un mulo con Brunetta sulla soma mentre risalgono assieme la china delle montagne. La Santanché con una cesta in testa si appresta a inginocchiarsi. Completamente rifatta. Sicuramente la più bella e la più rifatta tra tutte le statuine del presepe. C'è il calzolaio della grotta accanto interpretato da Vittorio Sgarbi. Emilio Fede che fa il bue e riscalda il neonato con il suo alito di whisky.
Le papi girls, le pecore sfilano davanti al redentore. Alfonso Signorini in abiti da zampognaro. Tutti portano dei doni al figlio della nipote di Mubarak. Tutti fedelissimi. Religiosissimi servi del Signore. A uno a uno sfilano, parlamentari, pidiellini incalliti, soldati e pretoriani. Sulle montagne appaiono perfino statuine di cartapesta di piccoli e responsabilissimi Scilipoti. In gruppo, sempre pronti a servire la causa nuova e vecchia: sia il nuovo Messia, sia combattere da bravi partigiani e in favore di Erode - dipende da chi offre più prebende e panettone.

Buon Natale a tutti i lettori di Karakirisushi. E' nato. E' nato. Questa la lieta novella. E' nato il figlio di Ruby. I servi del Signore cantano tutti in onore del loro capo: tu scendi dalle stelle. Tutti pronti, per il grande festino di Natale.

domenica 18 dicembre 2011

Tanto rigore per nulla

RIGORE FINANZIARIO o rigor mortis sociale? Non si sa. Una cosa è certa. Mercato e democrazia sono incompatibili. E questo governo di fatto è stato sequestrato dai mercati. Monti e tutti i suoi ministri sono stati presi come ostaggio. Provate a immaginare una specie "ndrangheta" o di anonima sarda globale e invisibile. Plurilaureata. Che gioca in Borsa. E che invece di quotare nasconde il debito pubblico di uno Stato sovrano nel caveau di una banca. E che dica poi: se volete che io compri i vostri titoli di Stato l'interesse è questo. Pagatemi questo Spread. Prendere o fallire.

INSOMMA LA MANOVRA è "implicitamente" iniqua, dal momento che il governo deve rispettare le condizioni di riscatto stabilite dal mercato. Altro che equità.
Nel mercato prevalgono le oscillazioni determinate dal panico finanziario. Nella democrazia dovrebbero vigere invece le più banali regole di equità sociale. Ma siamo sull'orlo della bancarotta. La democrazia è sospesa. Almeno fino a data da destinarsi. Sipario.

lunedì 12 dicembre 2011

L'Europa delle Signorie



C'ERA UNA VOLTA L'ITALIA del Rinascimento. Di Michelangelo. Di Leonardo da Vinci. L'Italia di Machiavelli e della Scienza Politica. Insomma, per farla breve l'Italia della cultura. Dell'Univeristà. L'Italia come modello europeo di architettura, senso estetico, pittura e civiltà urbana. E poi ci fu l'Italia litigiosa. Frammentata dalle lotte sanguinose tra fratelli. Famiglie rivali. Quella spezzata in due dallo Stato Pontificio. Perennamente sottoposta al giogo delle potenze straniere. E controllata, saccheggiata. Un declino che fu studiato a tavolino. E ci rese anemici oltre che nemici: Guelfi contro Ghibellini, Bianchi contro Neri. Montecchi contro Capuleti.

COSI' FU CHE L'ITALIA delle banche, della via Francigena, del Mercantilismo venne assorbita dai nuovi stati europei emergenti. Dalle loro amministrazioni più centrali e più efficienti. Come vi riuscirono è storia nota, semplice: approfittarono della debolezza politica scaturita dagli egoismi, dai piccoli egocentrismi, dall'etnocentrismo delle minime divisioni interne. Di città-stato contro città-stato che muovendosi guerra s'infiacchivano e fallivano miserabilmente e finanziariamente. Prese così il sopravvento l'Europa degli imperi e quello delle nazioni. Il destino della Gran Bretagna che di lì a poco dominò il mondo. I confini ispanici, entro i cui confini non tramontava mai il sole. Il Gold Standard come valore economico planetario di riferimento.

C'ERA QUINDI UNA VOLTA L'EUROPA della rivoluzione industriale. Del progresso. Della macchina a vapore. Della rivoluzione francese e dei diritti universali. L'Europa delle sinfonie. Allegretto andante. Presto con fuoco. Leggero moderato. L'Europa delle Sonate. Di Mozart. Di Giuseppe Verdi. Dell'Opera e della Scala di Milano. Della letteratura mitteleuropea. Di Joyce a Trieste. L'Europa come modello di civiltà. Certo, vi fu anche l'Europa del colonialismo, del dispotismo, dell'Assolutismo e del Diritto divino. Ma fu pure l'Europa del Welfare state, dell'Esposizione Universale, del Surrealismo, del Dadaismo, del Marxismo. L'Europa dei sindacati. Dei lavoratori e della Psicanalisi. L'Europa della Belle Epoque.

MA ANCHE QUESTO SOGNO svanì. La frammentazione egoistica e il protezionismo degli stati-nazione indebolì quella forma civiltà come era già accaduto con l'Italia rinascimentale. E questo avvenne attraverso la potenza distruttrice della prima e seconda guerra mondiale. Due conflitti che segnarono il declino: il requiem degli stati-sovrani. Il declino dell'Europa e l'inizio dell'egemonia americana in termini di nuovo modello di civiltà. La lezione amara fu però assorbita e infine capita. L'idea fu che una volta ricostruito il continente bisognava andare oltre le querelles. E così come un tempo si era andato oltre le città-stato, ora bisognava superare il concetto di Stato-nazione. Fu allora che si inventò l'Europa unita così come l'abbiamo intesa noi fino all'altro ieri. L'Europa che va oltre i confini nazionali. Federalista? Non si è mai capito. Funzionalista? Nemmeno. Intergovernamentale? Forse. Nel bene o nel male fu tuttavia l'Europa dei Trattati di Roma. Di Maastricht. L'Europa di Altiero Spinelli e del suo visionario Manifesto di Ventotene.

E PROPRIO COME VENNE smantellata e saccheggiata l'Italia post rinascimentale così verrà smantellata l'Europa delle nazioni. L'Europa delle Signorie. Delle piccole borghesie straccione. Allo stesso modo. Del resto cosa era l'Europa unita nella sua diversità, se non un travestimento in grado di coprire le magagne della sua invereconda conflittualità? Nessuna coerenza politica a conti fatti. Né economica. Né fiscale. Vittima povera della nuova aristocrazia finanziaria che governa chiunque su scala globale. Una pseudo sovranità politica senza alcuna sovranità economica.

IL RISULTATO E SOTTO GLI OCCHI di tutti con il Vertice dei giorni scorsi. L'Inghilterra che si tira fuori dal gioco. E si ritorna indietro. Si ritorno a un attimo delle due guerre mondiali. Riaffiorano questioni di confini "economici". Si ritorna ai dispetti tra stati. Si rivive la famosa crisi delle sedie vuote: ovvero, il preludio dell'Europa a due velocita. O forse a due lentezze. Nazionalismi fiacchi e fuochi di ritorno. E perché no, becero protezionismo. Una vecchia e brutta storia, dagli auspici già noti. Un pericoloso déjà vu. Eccola qua l'Europa delle Signorie divorata giorno dopo giorno dal signoraggio globale.

sabato 10 dicembre 2011

diariospycam / Umberto Bossi

Mi sono rifatto una verginità con questo governo Monti. Così oggi ho partecipato alla Sagra dello gnocco fritto. E c'era gente. Lo gnocco fritto bolliva nell'olio di soia. Odoravo di strutto. Ruttavo bevendo birra e poi sparavo al microfono le medesime cazzate che io sparavo quando ero giovane. Ma non sono più giovane purtroppo. Sono vecchio adesso. Che cosa è successo in tutto questo tempo, non lo so. Che cosa ho detto in tutto questo tempo, non lo so. Vivo come scisso. Scisso da me dico: in perenne secessione politica tra l'io di ieri e quell'altro di oggi.

(Liberamente tratto e liberamente ispirato - nonché interamente inventato - dal diario personale di Umberto Bossi)

venerdì 9 dicembre 2011

L'utopia della base





Stasera alle ore 21


BLUE TRAIN CLUB



Poggibonsi (Siena)


reading / presentazione del libro:



L'UTOPIA DELLA BASE


(Un collettivo operaio nella Toscana tra gli anni '60 e '70)

di Francesco Corsi / Pietro Peli / Stefano Santini


Reading:


Alfonso Diego Casella

Interverranno:


Dario Ceccherini


Fabio Dei - Università di Pisa


Severino Saccardi - "Testimonianze"

lunedì 5 dicembre 2011

Lacrime napulitane


CERTO CHE NON CI facciamo mancare niente noi. Una ministra valletta che fa i calendari e poi viene catapultata misteriosamente alle Pari Opportunità. Un primo ministro miliardario che nega la crisi. Un ministro delle Riforme che rutta. Fa le pernacchie. Scorreggia. Sbadiglia diciotto volte in un discorso di appena dieci minuti. Un ministro che porta a spasso il porco col collare tanto per fare un dispetto ai credenti di fede musulmana. Un ministro che tira calci ai giornalisti. Che scalpita peggio di un cavallo pazzo.

ECCO, CI MANCAVA SOLO un ministro che piangeva. E toh, la nuova ministra del Lavoro. Non ricordo neppure il nome. Né lo me lo voglio ricordare. Dice la signora a un certo punto della conferenza stampa, che ci vogliono sacrifici. Lacrime ci vogliono. E toh. Piange in diretta, per rafforzare il concetto. Come se fossimo tonti e avessimo bisogno di una sceneggiata alla Mario Merola per capire meglio: "Bell'e papà, avimme a fatica'... lacrime napulitane, bell' e papà".
A questo punto ci aspettiamo un ministro che sanguini dal vivo, alla Padre Pio. Un ministro con le stimmate sul palmo delle mani e in grado davvero di farci vivere l'unico miracolo italiano possibile: la normalità. Sì. Quello che ci manca appunto, è la normalità. A noi, un ministro normale non capita mai.

CHE PENA. MICA CHIEDIAMO TROPPO. Come dire, uno che non piange. Uno che non fa calendari. Uno che non rutta. Che non tiri calci come un mulo... Insomma, uno che faccia il ministro e basta. Senza soap opera come contorno. Senza clamore. Uno che parla e basta. E che, se ci vogliono lacrime, dica: lacrime. E se ci vuole sangue, dica: sangue. Uno che parli. Che chiami le parole col proprio nome. Senza troppi fronzoli teatrali. Senza commozioni cerebrali. Senza velleità non verbali. Senza metafore spropositate. Senza usare gesti per indicare col dito, come succede in genere alle scimmie. Ah, che bella la vecchia politica: l'arte oratoria. I comizi. Che bello era possedere il vecchio dono della parola.