lunedì 23 aprile 2012

lunedì 16 aprile 2012

2001, spedizione punitiva



ANZITUTTO SI POTREBBE COMINCIARE così sul film in questione: che il potere ha una paura fottuta dell'anarchia, proprio in quanto il potere in sé è sicuramente la forma più compiuta di anarchia. E l'una, ovviamente, esclude l'altra. Ma il film Diaz, tecnicamente impeccabile, onesto nel riferire i fatti del fatidico G8, non può osare oltrepassando troppo (forse per pubblica decenza) l'inverosomiglianza della realtà, degli accadimenti e come esattamente si svolsero. Non può riportare i dialoghi più crudi. Che pure esistono nelle carte. E cioè, non può riportare gli atti processuali nella loro crudeltà più dettagliata. Boh. Sarà stata una ordinaria esigenza di copione. Necessità della produzione. O magari l'idea di compiere una sceneggiatura a misura di audience. Volontà precisa di non far scappare via lo spettatore medio dal cinema con i conati di vomito, nel corridoio o nella biglietteria. Quindi, l'intenzione del regista (intenzione onesta, per carità) è stata solo quella di consegnare lo spettatore alla strada, una volta lasciato il cinema, solo con un bel pugno nello stomaco. E basta. Il che va bene. Che è sicuro meglio di niente. Senz'altro meglio che uscire da un film dei fratelli Vanzina. Vacanze di Natale 46755.

IL FILM OFFRE PERO' SPUNTI storici ben più laceranti. La democrazia in Italia per esempio. Ecco, a guardare bene l’itinerario storico del nostro Belpaese: diciamo così, dall'unità in poi, tranne brevissime parentesi, quanta vera democrazia abbiamo veduto? Come dire, tra un liberalismo post unitario corrotto e il ventennio fascista, tra una prima repubblica stragista irrimediabilmente ammalata di guerra fredda e una seconda Repubblica che scende a patti con la mafia. E ancora, tra un quasi ventennio berlusconiano e il post populismo mediatico che ci ha portati a letto con il non eletto governo Monti. Insomma, quanta democrazia c'è stata? Quale è stato il processo di sviluppo democratico, quale elaborazione politica, quale catarsi psicanalitica ha guarito il popolo italiano? E quanto siamo cresciuti in termini di quoziente democratico? Abbiamo mai condannato le entità criminali anonime che hanno commesso stragi sul nostro territorio? Siamo mai stati in grado di stabilire una qualunque forma di verità processuale?

 
E I MANGANELLI DEI POLIZIOTTI della Diaz, non sono forse un reperto archeologico squadrista di chiaro stampo fascista? Perché, se buon sangue non mente, a regola, nemmeno il dna politico dovrebbe farlo. E poi, se il fascismo è stato un virus che abbiamo creato in laboratorio ed esportato a livello europeo, quali sono gli anticorpi legislativi che abbiamo messo in atto dal dopoguerra in poi nello stato e nelle istituzioni? Ed è qui che volevo arrivare: il parallelo cinematografico per spiegare che nessun anticorpo è stato mai innescato. Esiste infatti una potente metafora poetica e profetica di quanto poi sarebbe avvenuto a Genova: una sorta di 2001 Odissea nella Diaz. Sì, esiste un film simile, politicamente fantascientifico, assolutamente antelitteram nel senso storico del termine e che anticipa le torture (non viste, nel film) della scuola Diaz. Bene, questo film è Salò o le 20 giornate di Sodoma, di Pier Paolo Pasolini. E' in questa chiave che andrebbe riletta la pellicola di Daniele Vicari, in modo da vedere le due storie accoppiate. Una, insomma, come la naturale prosecuzione dell'altra: da Salò fino alla Diaz. E la morale pasoliniana si rivelerebbe uguale e intercambiabile: il potere, senza nessun controllo democratico, diventa una pura forma di anarchia. Anzi, è peggio: anarchia istituzionalmente organizzata, a vantaggio d’una sparuta élite dominante, a livello globale. Perché, a conti fatti diciamocelo pure, è veramente ridicolo pensare di poter difendere 8 semplici capi di stato da 7 miliardi di teste residenti sul pianeta.
Buona visione a tutti.

mercoledì 11 aprile 2012

diariospycam / Umberto Bossi

Trota è figlio a mia insaputa.

(Liberamente tratto e ispirato - nonché interamente inventato - dal dario personale di Umberto Bossi)

venerdì 6 aprile 2012

diariospycam / Renzo Bossi

Ieri ho rilasciato ai giornali la seguente frase: non ho nascosto alcun faldone, mai rivelerò dove mi ho diplomato. E che cosa trovo oggi a pagina 10 di Repubblica? Bella questa. Il titolo completamente stravolto: " Non ho nascosto alcun faldone, mai rivelerò dove mi sono diplomato".
Ecco, i soliti giornalisti a stravolgere i fatti come vogliono loro. Io gli avevo specificato "dove mi ho diplomato". E loro, furbi, senza rispetto, cambiano le carte in tavola, e riportano i fatti come dicono loro, scrivono: "Dove mi sono laureato".

(Liberamente tratto e ispirato - nonché interamente inventato - dal dario personale di Renzo Bossi)

giovedì 5 aprile 2012

Pensionato si dà fuoco come Jan Palach

«Il governo di occupazione di Tsolakoglou (ndr. il regime fantoccio instaurato in Grecia dai nazisti) ha azzerato ogni traccia della mia sopravvivenza, che si basava su una pensione dignitosa dopo i contributi che ho versato io solo per 35 anni e senza l'aiuto dello stato. La mia età non mi permette la possibilità di una reazione individuale forte, senza escludere che se un greco avesse imbracciato un kalashnikov il secondo sarei stato io. Non posso trovare altro modo per avere una fine dignitosa, prima di cominciare a cercare nella spazzatura per sopravvivere e diventare un peso per i miei figli. Credo che i giovani senza futuro un giorno prenderanno le armi e impiccheranno capovolti i traditori della patria a piazza Sintagma, come hanno fatto il 1945 gli italiani a Mussolini nel piazzale Loreto».



(Ultima lettera di un pensionato greco che si dà fuoco in piazza, davanti al Parlamento)

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