lunedì 8 aprile 2013

Margaret Thatcher / diariospycam

A mio modesto avviso bisognerebbe privatizzare la morte. Basta con l'elaborazione collettiva del lutto. Basta col cerimoniale pubblico. Le bande paesane non remunerative di straccioni dilettanti cockney. La tromba. Il tamburo. La ciaramella irlandese. L'uniforme gualcita. Non c'è profitto con un funerale così. Non c'è nessuno stimolo chiaramente utilitarista. Niente Jeremy Bentham. Né Adam Smith. Privatizzare l'anima. Ecco cosa voglio. Trasformare l'oltretomba in un assoluto Laissez-fare. Conficcare i paletti intorno ai Gironi infernali. E concederli per esempio a una immobiliare quotata in Borsa. Privatizzare l'inferno se occorre. Farlo funzionare a energia atomica per esempio. Tutto quel fuoco darlo in concessione. A un magnate russo magari. Quotare le pene del contrappasso in Borsa. E scommettere sui futuri peccatori. Brokers su brokers ci vogliono qui. Investire sull'anima. O venderla al diavolo perché venga triplicata di valore.
Lo confesso. Prima di attraversare lo Stige ho pretesto la privatizzazione dei mezzi navigabili. E' comparso coi remi un tizio barbuto. Aveva la scritta sul fianco destro della barca: Trasporto Fluviale Caronte & Figli Ltd. Da viva sostenevo che chiunque viaggiasse in autobus al di sopra i venticinque anni non poteva che essere un fallito. Tutto quanto è pubblico quaggiù, tranne le corna del diavolo e i propri peccati. Sulla mia lapide domani scriveranno: qui riposa l'ex premier britannico Margaret Thatcher sfidò i minatori e finì sottoterra.