venerdì 27 giugno 2014

Ogni volta che tocchiamo il fondo ci regalano una ruspa.

giovedì 26 giugno 2014

Tutti salgono sul carro del vincitore: il più coerente, è il cavallo.

mercoledì 25 giugno 2014

Bisogna elevare il nulla all'ennesima potenza se vogliamo sommare lo zero.

domenica 22 giugno 2014

La banalità non richiede attenzione e chi la professa con una completa e onesta mediocrità è giusto che venga premiato.

venerdì 20 giugno 2014

Ieri ho visto un iphone che si faceva un selfie da solo.

mercoledì 18 giugno 2014

 Non si rimpiange niente se sai che ricapiterà.

venerdì 13 giugno 2014

Soccer sacks lives as they were socks and sucks critical mass from our brains getting us sick

giovedì 12 giugno 2014

Il calcio è una spettacolare associazione a delinquere di stampo mafioso a livello globale legalizzato da una enorme massa di persone in buona fede con una malattia virale contagiosa denominata tifo. (GUARDATEVI DAL GUARDARE IL MONDIALE)

mercoledì 11 giugno 2014

He invented a cyber fireplace for virtual lovers dating in chat-rooms online

martedì 10 giugno 2014

Per vivere da solo uno ne deve valere almeno due e devono possedere entrambi un buon livello di autostima.

lunedì 9 giugno 2014

L'ombrellone a fiori


 Perché io sto male? Ma scusate, dottore: e che psicanalista siete? Il fatto è che tengo una certa esperienza di femmine da spiaggia io, dottore. Che ne ho visti di culi belli. E tette grosse tatuate, piccole, a pera. E radioline, cocomeri messi al fresco dentro l’acqua. E zainetti. E deejay, bambini che giocano a pallone. Femmine a volleyball sulla spiaggia. E io niente, sempre qui a fare l’ombrellone. Fermo. Mi aprono e mi chiudono. Mi aprono e mi chiudono, a comando, manco se sono un oggetto e basta. Oddio, un oggetto veramente lo sono. Non lo voglio mica negare. Però pure io tengo un’anima. Altrimenti mica ci finivo qua, in cura, a guarire dalla depressione.

E chi lo ha detto che gli oggetti non si possono innamorare mai delle persone. Prendi quella lì dell’ombrellone accanto per esempio, la biondina di Milano, che guarda i fiorami stampati e mi tocca. E dice, che bello questo ombrellone vintage, dove l’hai comprato?


E perché, scusate dottore, che noi non la teniamo quella cosa che chiamate eccitazione? Sono un ombrellone, ma con l’anima. Per questo mi devo essere depresso. E allora non riesco più ad aprirmi e chiudermi come facevo una volta, le aste si spezzano facile. Vengono via. Nessuno più mi guarda.

Il direttore della clinica dice che devo restare al mare, a prendere iodio, che fa bene lo iodio. Ma mi tengono al chiuso, per paura del vento, casomai il vento mi porta via, quando si alza forte la notte. E ne volano un sacco di ombrelloni. Anzi, sapesse che paura che teniamo, di volare in aria. Se ne parla al buio, a ombrelloni chiusi. Si chiacchiera del più e del meno tra ombrelloni. E c’è chi è innamorato del bagnino. O della signora accanto, della figlia col cane pastore. E chi del commercialista di Tuturano, di un’avvocatessa di Uggiano Montefusco, di Pulsano, chi di quello che fa boddybuilding a una palestra di Maruggio.

Credimi dottore, la notte qui è un puttanaio. Tutti a bisbigliare. Mentre i ragazzini con l’orecchino cantano con le chitarre: O mare nero mare nero mare nero tu eri chiaro e trasparente come me.

E magari suonassero una buona volta Signora Lia di Claudio Baglioni, oppure la canzone che fa: quella sua maglietta fina tanto stretta al punto che immaginavo tutto. O quella lì che dice: e adesso non ci sei che tu soltanto tu e sempre tu… eccetera eccetera.


Ecco, io quella volta lì mi innamorai sul serio dottore. E’ da allora che sono depresso, un amore mai corrisposto, manco mi guardava quella, la signora. La vedevo abbronzarsi io, si toglieva il reggiseno. Che bello poi tornare in macchina la sera, disteso obliquo sul sedile, e le sfioravo il braccio mentre guidava.

Mapi, così si chiamava, lei, sì, Mapi.

L’unico amore della mia vita da ombrellone. Mi portava al mare tutti i giorni. E col passare degli anni mi lasciò in soffitta, ad ammuffire, non la vidi mai più. Cambiò casa. Nel trasloco mi dimenticò. I proprietari nuovi che mi scovarono non andavano tanto spesso al mare, no. Loro mi usavano come ombrellone in seconda, ne avevano un altro, più importante, più nuovo, era quello di famiglia. Le donne erano tutte più grosse su questa spiaggia, i ragazzi più tamarri, mangiavano teglie di pasta al forno e braciole, arrostivano salsicce bevevano birra e ruttavano, scoreggiavano come dannati. Ascoltavano canzoni che facevano così: Nu jeans e na maglietta la faccia acqua e sapone, m’a fatto nnammurà de chesta libbertà.

Tutti amavano Nino D’angelo sotto questo ombrellone… dottore. Tutti cantavano in coro dentro la macchina, quando si tornava la sera: m’a fatta nnammura’ questa aria da bambina che tu hai… E mi deprimevo, mi deprimevo. Una volta litigarono con uno che aveva una bancarella di angurie. E mi tirarono in testa a questo tizio delle angurie, vennero i carabinieri, perché oltre agli ombrelloni lanciati, spuntarono i figli di questo con spranghe e pistole. Nessuno ebbe il coraggio di venirmi a raccattare, ero a terra. Rimasi lì, nella capanna del tizio dei cocomeri, che si guardava la televisione fino a notte fonda e faceva la guardia ai cocomeri.

Io pensavo sempre alla signora Mapi, a quando cantavamo assieme: E adesso non ci sei che tu adesso tu e sempre tu. Oppure quando cantavamo passerotto non andare via nei tuoi occhi il sole muore già. Fu allora che la depressione prese il sopravvento. Quello dei cocomeri lo arrestarono, perché erano rubati. Mi abbandonarono così dentro questa discarica, dove ho conosciuto finalmente a voi, dottore. E mi piace assai questa legge nuova dello stato, che tutti gli oggetti, prima di essere riciclati devono essere psicanalizzati, in modo da conoscere meglio le loro tendenze, i sentimenti, la loro personalità, l’ego il super ego e l’Es.


E così vi racconto la mia storia dottore, quella della signora Mapi. Chissà quanti anni avrà adesso. Eh, sì, che volete. A occhio e croce sarà un filino  stagionata pure lei. Mapi, che poi si chiamava Maria Pia, ma tutti quanti dicevano Mapi.



domenica 8 giugno 2014

Oggi si commemora l'oblìo di tutte le commemorazioni che domani non ci saranno.

sabato 7 giugno 2014

Se il format è la sostanza la forma non ha più valore.

venerdì 6 giugno 2014

Numbers take over human beings when we have to measure them all together.
In democrazia la maggioranza dei non votanti non si considera parte di un sistema minoritario.

giovedì 5 giugno 2014

L'astensione elettorale è un suffragio universale parallelo.

mercoledì 4 giugno 2014

Proteste e buoi dei paesi tuoi


BASTA. NON VOGLIO più commemorare lo studente d'oriente da sempre immortalato anniversario dopo anniversario mentre blocca il carro armato nella piazza a Tien an men contro la tirannide del bla bla bla.  Basta. Per una volta sola lasciatemi contare quanti Jan Palach si sono dati fuoco in Grecia come altrove per chiedere più giustizia sociale diritti e dignità: tutte povere vittime incolpevoli del capitalismo nostrale dal volto umano oramai ridotto barbaramente a barbecue da macelleria sociale e truccato oscenamente da austerity col lipstick totalitario e la minigonna democratica come parametro di Maastricht oblige.


TUTTI JAN PALACH rimasti ignoti e mai celebrati in nessun luogo. Senza una data da ricordare poiché la strategia comunicativa delle agenzie globali ha mutato ogni commiserazione patetica in misera commozione mediatica facendo in modo che quest'ultima prendesse il sopravvento su ogni autentica commemorazione collettiva, esiliando così quel gesto estremo e rivoluzionario in uno smemorato oblìo da jingle pubblicitario.

lunedì 2 giugno 2014

La roulette russa è un tipo di suicidio ex comunista.
Se fosse vero che i panni sporchi si lavano in famiglia a ogni single spetterebbe un bagno in camera.