lunedì 3 novembre 2014

Il regime del rovescio e lo stato di diritto






I REGIMI INIZIANO sempre così, prendono piede impercettibilmente, lavorano dentro, come le malattie inguaribili: consumano gradualmente l'intero corpo sociale organo dopo organo, lo fiaccano giorno dopo giorno, lo stordiscono con notiziari-psicotropi ad alto dosaggio farmacologico e poi kaputt.

ECCO ALLORA CHE il flusso degli eventi scivola gelatinoso davanti a un divano durante l’ora di cena, attraversa lo schermo e finisce davanti agli occhi inermi dello spettatore medio che sta mangiando i bastoncini Findus, senza nemmeno colpirlo, quasi non-visto, non percepito nemmeno come pericolo. D’altronde, se non esiste un danno fisico incombente, un dolore reale imminente, se i bastoncini hanno avuto una cottura normale, è chiaro che non esiste nessuna anomalia o allarmismo rispetto al flusso degli eventi che prosegue sempre più compatto e sempre più invisibile.

IL VANTAGGIO DELLA SUA invisibilità consiste in questo: poiché ogni ferita sociale non viene mai avvertita dallo spettatore medio come dramma  individuale, bensì come trauma collettivo-distante dai suoi bastoncini,  verrà per sempre relegata a evento che potenzialmente gli appartiene ma che di fatto non lo riguarda mai direttamente di persona. I regimi iniziano così, con la perdita di senso, di appartenenza, con l’indifferenza o l’ignoranza di ciò che sta accadendo oltre i nostri bastoncini.

COSI' E' LA MACABRA sentenza di appello sul Caso Cucchi, in perfetto stile macelleria Diaz, benché  questa volta si è andati ben oltre la formula assolutoria e giustificazionista dei fatti di Genova, in cui  ci furono sì casi di tortura, ma poiché  la legge italiana non prevede la tortura come fattispecie di reato non si poté ipotizzare né il reato né comminare alcuna pena. Nel caso Cucchi  si va oltre il pretestuoso horror vacui legislativo, perché la sentenza non è né assolutoria né giustificazionista, ma è una pubblica dichiarazione di omertà istituzionale, omertà che consolida tra l’altro un teorema che da oggi in poi potrebbe valere come giurisprudenza ed è il seguente: ogni volta che c'è di mezzo lo stato, non si sa mai chi è stato. Ovvero, tutti assolti per non aver commesso quello che hanno fatto.

QUESTO RAGIONAMENTO VALE in tutti i campi del diritto in cui il ruolo di imputato è riservato allo stato o agli uomini dello stato. Prendiamo per esempio il caso degli "indicibili accordi"  Stato-mafia, a cui il presidente della repubblica Giorgio Napolitano ha  risposto davanti ai magistrati qualche giorno fa con un secco: nenti viddi e nenti sacciu.  Ecco un altro onorevole esempio di omertà istituzionale, cosa a cui curiosamente siamo abituati da decenni tra omissis nei processi sulla strategia della tensione e “non ricordo” nei fatti che riguardano la strategia  della conservazione.

E COSI' L'EX MINISTRO della Repubblica Scajola, che ricompare da imputato in tribunale per la nota vicenda della casa con vista sul Colosseo, quella ricevuta in regalo a sua insaputa. L’ex ministro, già assolto in primo grado, tra l'ilarità generale, in quanto l'imputato poteva anche non sapere,  si è presentato al processo di secondo grado. Condanna quasi certa, perché a quanto pare questa seconda volta l'ex ministro non poteva non sapere. E come per incanto, essendo quasi impossibile assolverlo con una nuova scappatoia giuridica, spunta dal cilindro la scure salvifica dei termini di prescrizione, a orologeria. L’ex ministro dunque non è stato assolto, ma chi se ne frega – dirà lui - il reato però è prescritto. Può godersi quindi la bella casa ricevuta a sua insaputa. E se l’avesse venduta godersi il prezzo pieno.

ALLA FINE CIO' CHE contraddistingue il Regime del rovescio da uno Stato di Diritto è la banalità con cui accettiamo il male, il fatto appunto di recepirlo come una attività normale, ordinaria, a volte addirittura necessaria - ce lo chiede l'Europa per esempio, slogan con cui si accetta qualunque imposizione fiscale e qualunque scempio da macelleria sociale.




E' LA BANALITA' DEL MALE che si è cristallizzata dentro di noi, l'accettiamo, perché è concessa a piccole dosi, giorno dopo giorno, a gocce di sonnifero, dispersa nel flusso caotico e destabilizzante degli eventi. Non c’è anomalia, irregolarità, che non venga legittimata dalla prassi consolidata del contrario, basta che venga ripetuta come una pubblicità, con la medesima regolarità incessante e intonata automaticamente come un jingle, come un refrain maniacale e ossessivo. Infilarlo qua e là nel flusso degli eventi come un din don che ti risveglia. Insomma, come dire,  l'eccezione mediatica ha circondato ormai la Regola. La patologia ha preso inavvertitamente il sopravvento sabotando qualunque equilibrio fisiologico pre-esistente, e lo fa lavorando all'interno del corpo sociale, procedendo per vie oscure e misteriose sia agli uomini che alla ragione umana.