martedì 17 novembre 2015

Autoanalisi nazionale






E PENSARE che l'ultima volta che abbiamo gridato "Guerra Guerra" noi italiani, eravamo in una piazza piena, a Roma, inizio estate del 1940. Al balcone di Palazzo Venezia c'era un tizio dalla pelata lucida, l'uniforme militare di orbace, il quale urlava davanti a un pubblico estasiato di aver appena consegnato agli ambasciatori di Francia e d'Inghilterra la dichiarazione di guerra. Evviva, evviva la guerra. Era il giorno della nostra entrata in guerra quello, della guerra contro la Francia. Ironia della storia vuole che fossimo schierati proprio contro la Francia, così come adesso lo siamo contro l'Isis.

CONQUISTAMMO una fascia di territorio francese, combattemmo oltralpe, dopo in Grecia, in Africa, in Russia, poi perdemmo. Ci bombardarono, ci nascondevamo nei rifugi, i bambini battevano i denti, gli adulti pure. Rasero al suolo intere città. Morti. Morti. Morti. Qualcuno ci disse all’epoca che l’Isis eravamo noi, fanatici alleati di Hitler. Italiani bastardi che avevano sbagliato a osannare i loro leader quando ci mettevano in bocca la parola Guerra, Guerra. Avevamo sbagliato a seguirli, a obbedirli, a lasciarli gridare dal balcone col microfono. Non andavano applauditi. Oggi questo lo sappiamo. Ora lo sappiamo di aver sbagliato e che quello si chiamava pensiero unico.

MA NOI quel giorno applaudivamo, poverini, tutti riuniti in piazza, applaudivamo, esattamente come oggi lo facciamo davanti al televisore a schermo piatto, magari mentre ci mangiamo due sofficini, due fettuccine con gli asparagi. E allora diciamo masticando, ecco... così ora imparano questi bastardi. Avete colpito i nostri valori diciamo masticando. Adesso vedrete finalmente cosa significa, cosa significa colpire i valori dell'occidente: il ristorante, il concerto, la partita di pallone. La dovete smettere di colpire la nostra democrazia. Dovete lasciare in pace i nostri sofficini al forno. I nostri supermercati. E giustamente applaudiamo Hollande, davanti al teleschermo, esattamente come un tempo applaudivamo il tizio con la pelata lucida quando diceva Guerra, Guerra, soltanto che Hollande ha più capelli in testa di quell'altro lì. Però è stempiato, così mi pare. Certo, ha un'amante pure lui. Mi sa che ci deve essere stato qualche scandalo, ma non si chiama Claretta questa volta. Ha un altro nome. Sia come sia alla fine di questo scandalo di Hollande ce ne siamo dimenticati. L'occidente d'altronde è cristiano, si confessa al prete, intercede presso Dio e gli viene perdonato tutto. Ci rimettono ogni peccato. E poi, si sa, l'uomo è cacciatore. Non a caso sgancia bombe ovunque, per vendicare a uno a uno i morti di Parigi, i nomi dei dispersi. Mentre noi rispettiamo solenni un minuto di silenzio per i morti, quelli di Parigi,  perché il resto sono figli di puttana. Vale a dire quelli uccisi dai bombardamenti dei francesi. No, non sono morti. Sono figli di puttana. Così come le altre vittime del terrorismo che vengono sgozzate oppure cadono dagli aerei. Niente, sono figli di puttana. E pure  se volessimo piangerle come persone - a nostra discolpa - possiamo sempre dire di non conoscere l'inno Siriano né l'inno russo né l'inno libanese.

INVECE CANTIAMO orgogliosi La Marsigliese, un testo che se qualcuno provasse a tradurlo, sembra quasi scritto da qualche frangia estremista dell'Isis. Ma questo oggi non importa, oggi non riusciamo nemmeno più a capire quello che diciamo in italiano, figurarsi in francese. E pensare che noi abbiamo pure invaso all'epoca una fascia di territorio francese. Sì, proprio noi che oggi cantiamo l'inno nazionale. Le lacrime sull'attenti. E pensare che Francia-Germania, la partita di pallone dell'altro giorno, oggi è solamente una partita. Una roba pacifica e senza bombe, escluse quelle dei terroristi. Ma quelle due squadre di pallone si sono dichiarate due guerre mondiali. Si sono odiate, scannate per un secolo, erano convinte entrambe di avere ragione. E l'uno scannava l'altro, l'uno invadeva l'altro. La nazionale che giocava in casa chiedeva riparazioni di guerra, al trattato di Parigi, invadeva la Ruhr. E quelli invadevano Parigi, si riprendevano Strasburgo. Rivolevano indietro l'Alsazia e la Lorena, la Saar soprattutto. La Saar. L'acciaio e soprattutto il carbone, che era l'equivalente del petrolio a quei tempi. Bastardi tedeschi dicevano i francesi. Bastardi francesi, replicavano i tedeschi. Rigore. Fuorigioco. Entrata a gamba tesa. E pure noi li abbiamo odiati questi francesi a cui oggi cantiamo l'inno nazionale. Tifavamo sempre contro. Così come un tempo odiavamo gli inglesi, perché mangiavano cinque volte al giorno. Dio stramaledica gli inglesi - diceva sempre quello con la pelata lucida - perché mangiano cinque volte al giorno. 

E PENSARE poi che quando quel signore con la pelata lucida pronunciò la famosa frase dal balcone "basta con queste cuginanze bastarde" riferendosi ovviamente ai cuginetti francesi, noi abbiamo applaudito, abbiamo applaudito esattamente come oggi applaudiamo la pelata lucida di Sallusti quando difende a spada tratta il titolo del suo degno compare direttore: "Bastardi islamici". Spiegandoci in televisione che Belpietro ha fatto bene da un punto di vista deontologico e professionale, appunto perché questi qui sono veramente dei bastardi. E perché chi uccide è chiaramente un bastardo per definizione e va eliminato con tutto quello che c'è intorno: case, palazzi, bambini. E' un po' come se il tizio del primo piano mi bruciasse la cucina e io gli rispondo buttando giù l'intero quartiere. E pretendo di avere ragione. E' sempre uguale, ieri come oggi, ora come allora, è sempre il pensiero unico che prevale.

IN REALTA' la storia non si ripete, la storia è sempre la stessa: sono gli applausi semmai, che si ripetono, puntuali, di generazione in generazione; è il consenso baciapile al capo che si ripete, è il popolo bue che si riproduce sempre con il suo stesso DNA servile. Purtroppo siamo solo squallide macchinette programmate a dire sì. In una piazza, davanti al televisore, su internet. Sempre e comunque, programmati, a dire sì. Sì. E' il destino triste delle claques del teatro globale che gli esperti di comunicazione chiamano audience, pubblico e perfino popolo.

E SE INVECE la smettessimo una buona volta di tingerci la faccia su facebook di bandiere francesi, di cantare inni, ma cominciassimo a rendere giustizia ai morti? Di piangerli per davvero. E cioè cercando di capire chi è che li ha trucidati. Chi è stato. Come nei Gialli, cercare di trovare il colpevole. Investigare su coloro che da sempre armano e hanno armato questi rozzi fanatici impazziti. Su chi investe a piene mani sulla loro follia, con l'aspettativa di spartirsi il bottino di una guerra à la carte. Come dire, un bel colpo di scena finale. E' troppo facile incolpare soltanto i sicari per un massacro così complesso: costoro sono orribili, infami quanto vuoi, dalla efferatezza calcolata, dalla crudeltà spietata. Va bene. Efficienti a misura dell'odio che nutrono per le loro vittime. E va bene anche questo. Ma il mandante? E dico bene, il mandante. Perché in qualunque Giallo che si rispetti bisogna per forza trovare il nome del mandante, se la trama lo consente e l'editore te lo pubblica: chi li addestra a questi qua? Chi gli vende le Toyota a go-go su cui sgallettano coi mitra? Chi gli compra il petrolio? Mistero. Un Giallo. Sarebbe così bello se la smettessimo per un attimo di applaudire chiunque ci capiti a tiro e cominciassimo a ragionare finalmente per sospetto e con la testa. Partire dal punto di vista delle vittime che reclamano giustizia e verità per approdare al sicario e collegarlo finalmente al nome misterioso del mandante. Allora sì che renderemmo giustizia ai morti di Parigi e fuori Parigi. Allora sì che scriveremmo tutti insieme un romanzo meraviglioso.