sabato 30 aprile 2016

TECNOLOGIA. Quando il saggio indica la strada col dito, gli stolti di google map guardano l'iphone

lunedì 25 aprile 2016

 AUTOANALISI. Se consideriamo che la maggioranza degli italiani - durante il fascismo - era fascista, dobbiamo dunque ammettere che ogni 25 aprile celebriamo prima di ogni cosa la liberazione da noi stessi.

domenica 24 aprile 2016

Un governo senza anima in una paese senza quorum


(Pensieri a freddo a una settimana esatta dal referendum )

di Alfonso Diego Casella


(Francesco Granacci, Entrata di Carlo VIII a Firenze)
 

UN TEMPO C'ERA Pier Capponi. Il consigliere fiorentino che rispose a Carlo VIII che se voi suonerete le vostre trombe noi suoneremo le nostre campane. Adesso  c’è Pier Cappella. Pier Cappella da Rignano sull’Arno. Vale a dire uno che si piega a novanta gradi alle corporazioni del petrolio. L’Italia in fondo è un paese è in svendita, un tanto al chilo.
E Pier Cappella è un pupazzetto alieno, atterrato su palazzo Chigi. Un  servo telegenico, in perfetto stile Minions. Paffuto, lievemente panciuto, con una neolingua confezionata ad arte da banchieri e pubblicitari di successo, esclusivamente per esprimere un nulla raffinato. La neolingua degli slogan regressivi. In effetti questo governo con i famosi Minions del cartone animato, di punti in comune ne ha veramente molti. A cominciare dall’abilità che ha nel comunicare con lo spettatore medio, senza pronunciare mai nulla di sensato. Proprio come fanno i deliziosi cartoni animati: papaghena, banana, muak muak muak, papaya, ta-ta-ta, bala tu.


DEL RESTO, BASTA ascoltare il premier cinque minuti buoni al teleschermo per rendersi conto che l’idiozia del marketing verbale Minions è arrivato massicciamente al potere, impadronendosi per sempre delle nostre lingue e senza più dover spadroneggiare in piazza con i suoi carri armati in modo da impedirci di protestare in libertà.
Prendiamo per esempio il rituale antropologico dei notiziari di regime - vale a dire quel cerimoniale ossessivo di danza delle lingue. Anche lì, i titoli festosi oscillano tra l’analfabetismo di ritorno e la censura asettica, senza bisogno quindi né di olio di ricino né di bastone.

NON C'E' DICHIARAZIONE ufficiale che faccia questo governo perennemente ufficioso che non presenti le caratteristiche pre-infantili del cartone animato in oggetto. La rappresentazione mediatica è identica. Identico lo scopo: riprodurre empaticamente con lo spettatore un contagioso meccanismo di stupidità collettiva. Governo o Minions che siano, sono due facce della stessa medaglia: due icone vuote del libero pensiero assente. Due meravigliosi gadget della postdemocrazia sia apolitica che diseducativa. Una vasta operazione di marketing. O meglio, l’immagine al potere senza nessuna immaginazione.

LI ACCOMUNA soprattutto lo stesso scopo: sia i Minions in forma di cartone digitale che Pier Cappella con i suoi ministri e ministresse sono perennemente alla ricerca di un padrone. Un padrone da servire fedelmente. E possibilmente cattivo.
Insomma, questo governo-ombra - di un’ombra ancora più potente di lui - è la parodia politica perfetta di un cartone animato di successo. Come dire, la reincarnazione mediatica di un corpo politico decomposto e in avanzato stato di putrefazione, che dopo tanti decenni finalmente rinasce.

RESTA ANCORA un mistero. Il mistero del suo avanzare/sostare nei sondaggi. È chiaro che il successo nei sondaggi di un governo non eletto è il sondaggio stesso. E cioè l’allucinazione collettivo-televisiva che la stessa simulazione ripetuta del successo fittizio finisce per imprimersi – autorappresentandosi - nella mente dello spettatore medio trasformandosi così da miraggio impossibile, in aritmetica reale e consolidata. Come se l’amplificazione dello stesso refrain spingesse lentamente lo spettatore nel baratro di una percezione malata, a causa della stessa identica domanda ossessiva di uno stalker professionale. La cui risposta, invece che risultare un conteggio viziato dal maquillage statistico diventa invece orientamento della pubblica opinione, del tutto spontaneo e consensuale.  

L'UNICA DIFFERENZA rispetto al regno dei cartone animati è semmai che questo governo le leggi le emana per davvero. Come se esistesse realmente fuori dai sondaggi e fuori dalla televisione. Manco se fosse espressione di una maggioranza consistente, coerente, una entità rappresentativa eletta democraticamente dal popolo italiano. E questo è appunto il danno politico che si aggiunge alla beffa dei sondaggi.    
Ricapitoliamo dunque, a una settimana dal referendum è chiaro che:
1)      È impossibile abrogare lo “status quo” politico-affaristico delle  lobby - che si sono disegnate su misura lo “Sblocca Italia” elevando così il malloppo a ragione di stato.
2)      Da una parte c’è un governo cartone animato senz’anima - e ironia del vocabolario, più i cartoni sono senz’anima, più nel gergo tecnico si definiscono “animati” - mentre dalla parte opposta c’è un paese senza quorum.

INSOMMA COME DIRE, la finzione televisiva da una parte. E dall’altra vige l’audience passivo-elettorale: un popolo di masochisti ebeti, tristemente affabulati dai telequiz, dai sofficini Findus, un popolo-bue perennemente in trance, il quale ama ascoltare a ripetizione la favola del lupo cattivo a patto però che sia lo stesso il lupo a raccontargliela. Da qui, una vasta tipologia di profili altamente suggestionabili che possono riassumersi 

TANTO CHE costoro si bevono in un sorso la bugia secondo la quale  - dopo il quorum mancato - i petrolieri ci regaleranno tanti posti di lavoro. Più o meno gli stessi posti lavoro che ci doveva portare l’Expo. Ricordate quanto lavoro ci dovevano portare i cantieri corrotti della ultima Expo? E gli appalti con le sue belle infiltrazioni politico-mafiose? La ‘Nrangheta e la politica a braccetto, prezzi gonfiati, ve li ricordate? Quanti posti di lavoro ci sono stati? Chiedetelo un po’ in giro alle manovalanze extracomunitarie sottopagate. A quei poveracci  sottoposti senza contratto a turni di lavoro estenuanti. Disumani. Notte e giorno. Ridotti in schiavitù per costruire quella ridicola babele smontabile del magna-magna globale. Un ridicolo carnevale formato cartongesso situato ai bordi di una povera Milano, non soltanto da bere. Ma questa volta finalmente anche da mangiare.  

IN EFFETTI, una volta sparecchiati i padiglioni non ci è rimasto altro che un immenso deserto affamato. Nemmeno una cattedrale nel deserto, dato che ogni paese si è riportato indietro al sua di cattedrale. Altro che abuso della credulità popolare! Altro che abuso della credulità elettorale! Questo vuol dire essere minchioni e basta, se davvero lo stesso popolo-bue continua credere ancora al miracolo economico alle trivelle. E che, esattamente come l’Expo, ci porteranno tanti posti di lavoro. Senza nemmeno sapere che le compagnie petrolifere pagano allo stato ( e quindi neanche al territorio che inquinano) un magro 10% dei loro altissimi profitti. Naturalmente lo pagano  a babbo morto, vale a dire alla fine di uno sconto gratuito – per la costruzione della piattaforma - che si prolunga per anni e anni e che si chiama franchigia.


AL NETTO DI TUTTO ciò, va detto che l’unico fatto rilevante è questo. Che tra un governo senza anima e un paese senza quorum esiste fortunatamente una soglia di speranza, una quota “periscopica” corrispondente a un risicato 32% e che comunque sopravvive - nonostante tutto - dentro l’abisso del silenzio in cui è stato condannato. Quasi 13 milioni di esseri viventi, una specie non ancora estinta. Ma sicuramente non protetta, trattandosi appunto di teste che pensano. Chiamiamola pure società civile residuale contro la società dello spettacolo. Chiamiamola confraternita sotterranea di illusi che sognano di vivere un giorno in un paese migliore. Fattostà che costoro non credono né alle balle di Pier Cappella né all’incantamento televisivo degli imbonitori da tre soldi. Senz’altro sono una minoranza. Una minoranza che reclama i suoi diritti. Un elettorato adulto, che detesta i cartoni animati di regime. E cioè i Minions in salsa ministeriale. Un elettorato insomma che rifiuta la retorica che ci vorrebbe da questo momento in poi un popolo di santi. Di poeti. E adesso anche di fottutissimi trivellatori.   

 

 

 

 

giovedì 21 aprile 2016

Non lasciamoci prendere dal panico, tanto prima o poi sarà il panico a prendersi cura di noi.

sabato 2 aprile 2016

Promenade in Puglia

 

 

 

 
PRESENTAZIONE DEL ROMANZO
  Promenade
 di Alfonso Diego Casella 
 

 
Venerdì 8 aprile
- ore 18.30 - 
 IL CIRCO DELLE FARFALLE
 via Giancola n. 4
 
Francavilla Fontana
 (Brindisi)
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Sabato 9 aprile
ore 18.30
LIBRERIA LETTERA 22 
Via Guglielmo Marconi n. 133
 
Mesagne 
(Brindisi)
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